Lacquisizione dei verbi frasali in inglese (o apprendimento dei verbi frasali nella lingua inglese) è uno degli ambiti di ricerca dell'acquisizione della lingua inglese ed è focalizzato sui verbi frasali, noti anche come verbi sintagmatici. Secondo i descrittori ampliati del CEFR, siccome la lettura libera volontaria senza troppi intoppi equivale al B2, la conoscenza di tutti verbi frasali più diffusi nei loro significati più usuali si può classificare come un argomento linguistico di livello B2.
Questo ambito di studio in linguistica applicata è affiancato all'acquisizione della pronuncia, morfologia e preposizioni, sintassi, ortografia e idiomi nella stessa lingua straniera (L2) oltre alla generica acquisizione del vocabolario.
Questo ambito di ricerca riguarda anche l'acquisizione dell'inglese come lingua nativa/materna (L1).
I verbi frasali
I verbi frasali (phrasal verbs, PVs) sono una componente del vocabolario della lingua inglese, insieme alle singole parole e agli idiomi. Nella lingua inglese, occupano 1/3 del vocabolario (Li, Zhang, Niu et al., 2003); in totale, si contano 3000 verbi frasali in inglese, di cui 700 di uso quotidiano (Bywater, 1969; McArthur e Atkins, 1974; Cornell, 1985). Secondo un'altra stima più aggiornata di McCarthy e O'Dell (2004), in inglese si contano oltre 5000 verbi frasali, anche se quelli più diffusi in assoluto secondo la PHaVE List sono solo 150 (Garnier e Schmitt, 2015). Il loro numero totale comunque è in continua crescita a causa dei neologismi, per cui i verbi frasali sono una categoria lessicale tuttora produttiva. Sono presenti anche in altre lingue germaniche, come il tedesco, l'olandese e le lingue scandinave; in misura più limitata, sono presenti anche in alcune lingue romanze. I verbi frasali sono composti da un verbo a cui si lega una preposizione o particella avverbiale che è invariabile morfologicamente e separabile, per cui in mezzo ai due elementi si inserisce un oggetto diretto; in alcuni casi, le particelle avverbiali sono due (e.g., get on with, look forward to). Tuttavia, non esiste un consenso tra linguisti sulla definizione esatta di verbo frasale siccome alcuni linguisti li descrivono come un verbo seguito sempre e solo da una particella avverbiale. Non tutti i verbi frasali sono separabili.
Siccome i verbi frasali sono vocaboli composti da più parole, sono detti "sequenze formulaiche" o "espressioni multi-parola" (Multi-Word Expressions, MWE); Nattinger (1980) chiama simili espressioni "poliparole" (polywords) e Ushigusa (2008) le chiama "multiparole" (multiwords). Svariati verbi frasali sono diffusi in inglese fin dai livelli più elementari (e.g., "stand up, sit down"), ma una conoscenza molto approfondita dei verbi frasali appartiene al livello intermedio e avanzato; in generale, anche il livello di conoscenza delle altre espressioni multi-parola sono un indicatore di un livello di conoscenze e competenze in lingua inglese alto e vicino ai nativi. Tali vocaboli entrano a fare parte del vocabolario attivo/produttivo/espressivo dell'inglese se sono usati attivamente nell'output (scritto o orale), mentre entrano a fare parte del vocabolario passivo se sono riconosciuti all'interno dell'input (scritto o orale) pure se non sono mai usati; nel caso dell'uso, è necessario anche un uso corretto.
Acquisizione dei verbi frasali in inglese L'acquisizione nell'inglese L2
I discenti di inglese L2, quando sono ancora principianti, tendenzialmente utilizzano strategie evitanti nel momento in cui incorrono nei verbi frasali, per cui optano per dei sinonimi formati da una sola parola; i primi studi sulle strategie di evitamento dei verbi frasali da parte dei discenti di inglese L2 risalgono a Dagut e Laufer (1985). Le strategie evitanti sono usate anche nella propria lingua nativa (L1) in presenza per esempio di costrutti difficili. I sinonimi (sovra)utilizzati al posto dei verbi frasali sono parole tendenzialmente più formali e dunque adatti a un contesto più formale, per cui il discente in un contesto informale può sembrare un po' scostante, presuntuoso e autoritario (stand-offish, coinceited, authoritative) oppure formale e tecnico (formal and technical). La tendenza a non usare i sinonimi dei verbi frasali non si nota in modo marcato in lingua tedesca, che in partenza ha i verbi frasali. Inoltre, il coreano ha in partenza una struttura simile ai verbi frasali, cioè i verbi seriali (serial verbs), per cui i coreani riescono a usare alcuni verbi frasali, ma non tutti. Il cinese ha pure due costrutti simili, i verbi risultativi (che formano a loro volta il complemento risultativo) e i verbi direzionali (che formano a loro volta il complemento direzionale), ma anche i discenti cinesi di livello intermedio e in parte anche quelli di livello avanzato mostrano un comportamento evitante nei confronti di gran parte dei verbi risultativi. Inoltre, in cinese il complemento risultativo e il complemento direzionale sono dei costrutti inseparabili, contrariamente all'inglese, per cui la sintassi funziona diversamente. Anche i discenti thailandesi di livello intermedio, i discenti arabofoni e i discenti catalani di livello C1 secondo il CEFR mostrano fenomeni di evitamento nei confronti dei verbi frasali; per la precisione, i 17 discenti catalani di inglese C1 hanno selezionato 244 verbi singoli (60% circa) e 176 verbi frasali (40% circa). Tuttavia, lo studio sui discenti catalani presenta il limite di avere testato i discenti solo in forma scritta e non in forma orale, inoltre il campione di studenti presi in esame è limitato.
La strategia evitante deriva da un'interferenza con la propria L1 (lingua madre/nativa): infatti, i verbi frasali spesso non sono presenti o sono presenti in misura marginale; di contro, sono presenti verbi singoli, dunque mancano le sequenze formulaiche come controparte. Addirittura, i discenti in un test a scelta multipla in cui sono presenti sia un verbo frasale che la sua controparte come verbo singolo, segnerebbero la seconda come alternativa più corretta secondo loro. Inoltre i discenti potrebbero non identificare un verbo frasale in una frase, per cui credono che il verbo e la preposizione non formano un'unità lessicale ma sono due elementi separati. Come secondo fenomeno, i discenti sceglierebbero intenzionalmente di memorizzare nel vocabolario attivo/produttivo/espressivo e usare attivamente un comune verbo rispetto al corrispettivo verbo frasale. Un controesempio è in olandese, siccome i discenti olandesi di livello avanzato secondo uno studio evitano di usare alcuni verbi frasali in inglese che hanno un corrispettivo in L1; in altre parole, la mancanza di contrasto tra L1 e L2 li scoraggia a usare alcuni verbi frasali che suonano troppo olandesi. La ragione di fondo di questo controesempio è il timore di fare un errore di interferenza con L1 (Jordens e Kellerman, 1981; Kellerman, 1977), timore del tutto infondato. Pertanto, paradossalmente non tutto ciò che è trasferibile da una L1 a una L2 tramite transfer positivo è nei fatti trasferibile. Ad esempio, i costrutti in L1 che sono ritenuti opachi, irregolari e rari dal discente di L2 possono non essere trasferiti in L2 con trasfer positivo, se trasferibili (Kellerman, 1983).
Inoltre, i verbi frasali più difficili sono già in partenza dei vocaboli più difficili da capire e da ricordare, per cui la causa dell'evitamento non è una differenza strutturale interlinguistica tra L1 e L2, ma è una causa semantica/legata al significato: a volte, il loro significato è letterale e privo di particolari ambiguità o è completivo (e.g., take away, burn down), mentre altre volte il significato è più opaco, idiomatico e figurato (e.g., face off, play down) e crea maggiori problemi. La classificazione di Armstrong dei verbi frasali si divide in tre tipi: direzionali (traducibili letteralmente siccome sia il verbo che la particella avverbiale hanno significato letterale), aspettuali (solo la parte verbale ha significato letterale, per cui sono parzialmente opachi) e idiomatici (entrambi i componenti non hanno significato letterale, per cui sono opachi). Una classificazione simile, basata sul tasso di opacità semantica, è quella di Laufer e Eliasson (1993) in verbi frasali semanticamente trasparenti, semanticamente semi-trasparenti (cioè trasparenti solo se messi in contesto) e semanticamente opachi. I verbi meno opachi, il cui significato è letterale, vengono preferiti dai coreani siccome corrispondono ai verbi seriali. Lo stesso fenomeno era già stato notato nei discenti di origine ebraica che imparano l'inglese L2 da Dagut e Laufer (1985), nei discenti cinesi di livello intermedio e avanzato e nei discenti catalani di inglese C1 secondo il CEFR in un test di traduzione (in particolare, questi ultimi hanno usato al 60% circa dei verbi frasali con significato letterale e al 40% circa dei verbi frasali con significato idiomatico).
You (1999) discute l'ipotesi del differenziale di marcatura (Markedness Differential Hypothesis, MDH) di Eckman (1977) applicata al coreano, spiegando che i verbi frasali in inglese sono sintatticamente più marcati dei verbi seriali coreani, per cui per i coreani i verbi frasali restano più difficili da imparare; l'ipotesi del differenziale di marcatura, nel campo dell'acquisizione delle lingue straniere, è contrapposta all'ipotesi dell'analisi contrastiva (Contrastive Analysis Hypothesis). In generale, l'Analisi degli Errori (Error Analysis) di Pit Corder, come tecnica di indagine nel campo dell'acquisizione linguistica, è insufficiente siccome non spiega i fenomeni di evitamento, evidenziati per primi da Schachter (1974).
Un'altra difficoltà dei verbi frasali, nel caso in cui siano acquisiti ascoltando input orale da parte di nativi, è la tendenza dei nativi a ridurre in fonetica le particelle avverbiali; dunque, il secondo membro dei verbi frasali tende a sfuggire alle orecchie dei discenti.
Inoltre, un'altra difficoltà è l'inserimento di un lungo oggetto all'interno di un verbo frasale "aperto e spezzato", per cui la particella avverbiale viene dislocata a fine frase: quando l'oggetto è lungo, se il verbo frasale non si spezza allora la frase è più semplice da processare cognitivamente; tuttavia, a volte con oggetti lunghi la particella è dislocata.
Infine, i verbi frasali sono diffusi in poche famiglie linguistiche, come le lingue germaniche e le lingue romanze (entrambe discendenti dal proto-indo-europeo), per cui sono diffusi in poche lingue (Celce-Murcia & Larsen-Freeman, 1999). Pertanto, nel caso in cui la lingua di partenza non abbia questo tipo di vocabolo o ne abbia una quantità limitata, è già in partenza più difficile imparare i verbi frasali per il discente siccome ha meno possibilità di fare perno su un trasferimento di conoscenza da L1 a L2; in altre parole, è più difficile che avvenga un transfer positivo da L1 a L2 (Kellerman, 1983) e, se avviene un transfer, è comunque possibile che porta il discente a fare errori di comprensione, per cui il transfer è negativo. Di contro, il transfer avviene più facilmente se per esempio il discente di inglese L2 parla tedesco L1; infatti, i parlanti di tedesco mostrano più verbi frasali nella loro produzione orale e scritta rispetto ai discenti di altre nazionalità e L1 (e.g., parlanti italiani, francesi e spagnoli). Siccome i verbi frasali hanno un significato a volte chiaro e a volte opaco, sono detti "imprevedibili". Secondo Sinclair (1996), i verbi frasali sono il "flagello del discente" (the scourge of the learner).
Una parlata colloquiale o una scrittura largamente priva di verbi frasali suona artificiosa a un parlante nativo, che invece usa i verbi frasali ad alta frequenza e con naturalezza, per cui i discenti di L2 devono imparare a usare correttamente grandi quantità di verbi frasali nella loro output e dunque farli entrare nel vocabolario attivo. Un discente di inglese L2 viene esposto in media a un verbo frasale ogni 150 parole (Gardner e Davies, 2007).