La Real Casina di Ballo fu una residenza borbonica di Ferdinando III a Partinico. Si trovava a sud del paese lungo la strada di Ragali, oggi via Principe Umberto. Il re l'acquistò dal marchese della Gran Montagna Francesco Paolo del Castillo il 7 aprile del 1800, con atto redatto dal notaio Marco Antonio Maurici di Palermo.
Storia Il luogo dove fu realizzata la casina di Ballo (nome derivato dalla famiglia De Ballis che ne ebbe possesso negli anni) era appartenuto agli inizi del XVI secolo alla famiglia Sanches-Roys, poi passato a Giacomo Grignano,Archivio di Stato di Palermo, ND, notaio Antonio Occhipinti, n,3786 del 19 luglio 1582. nativo di Marsala. Questi, intorno al 1554-55, intraprendeva la costruzione di una torre successivamente acquisita (1590) da Giovanni De Ballis. La famiglia De Ballis si era arricchita notevolmente poiché aveva ricoperto incarichi importanti come mastri portulani del regno di Sicilia. Nella città di Alcamo, dove alloggiavano, avevano costruito una torre cittadina su due livelli arricchita da mensole e merlatura in pietra contornata. Ottenute inoltre in concessione le terre a Partinico del Grignano, trasformavano la torre esistente prendendo ad esempio quella urbana dove abitavano. Nel 1711 si hanno notizie che il luogo era in possesso della famiglia Ruffo di Messina, i cui eredi con sposalizi la cedettero alla nobile stirpe dei Villadicani principi di Mola (ME). Infine il 31 luglio 1762 la proprietà immobiliare è assegnata con l'imposizione di un censo al marchese della Gran Montagna Vincenzo del Castillo. Egli si trasferisce a Partinico insieme alla moglie Francesca Ferro e Sieripepoli Baronessa di San Giorgio, prendendo alloggio nella casina di Ballo e trasformandola in un palazzo signorile. Vincenzo del Castillo muore lasciando erede della tenuta il figlio Francesco Paolo del Castillo, che con compromesso (alberano) del 23 dicembre 1799Archivio di Stato di Palermo, ND, notaio Marco Antonio Maurici, Volume 31104, carte 91 dal 157v a 250v. si impegna a venderla per deferenza al sovrano Ferdinando III di Borbone.
Infatti Ferdinando, fuggito da Napoli insieme alla corte a causa dei moti rivoluzionari che portarono alla repubblica Partenopea e non avendo sedi idonee a rappresentarlo, si dedicò all'acquisto di palazzi e terre. Di ritorno da una battuta di caccia sul monte Inici presso Balata di Baida, si fermò alcuni giorni del Natale del 1799 nel paese della Sala di Partenico. Deliziato dal luogo decise di visitare alcune tenute accompagnato da alcuni dignitari e dal cavalier Felice Lioy, intendente generale della Commenda della Magione. Tra le varie proprietà visitate, raggiunse la tenuta agreste del marchese della Gran Montagna in contrada di Ballo, ove sorgeva una casina. Il re acquistò quindi per il figlio Leopoldo (principe di Salerno) le circa otto salme di terra con annesso baglio, nominandolo nel contempo Commendatario della Magione ed assegnando il bene alla direzione amministrativa del Lioy. Da quel momento i cittadini di Partinico iniziarono a riferirsi al baglio col nome di real casina di Ballo o real casina di Partinico. Il sovrano dette incarico all'architetto camerale Carlo Chenchi di ristrutturare la casina, per poter ospitare la sua persona ed il suo seguito durante le battute di caccia. Il professionista fece tre progetti di massima i cui disegni sono consultabili presso l'archivio di Stato di Palermo, trasformando il complesso in una villa signorile degna di ospitare l'aristocratica corte siciliana.
Descrizione
L'impianto planimetrico del complesso rurale della casina di Ballo rientra nella tipologia di baglio a impianto quadrangolare (irregolare) con un'unica corte, delimitato da corpi bassi (su due lati) e con piano residenziale in elevazione sul fronte principale. Occupava una superficie di 3456 m² compresa la corte interna. L'area calpestabile del piano terra inclusi i 95 m² della torre era di 1757 m², mentre il piano primo si sviluppava per 432 m², destinato esclusivamente all'abitazione nobile con camere pavimentate con mattoni verdi o celeste, pitture sulla banconate e nei soffitti dei dammusi reali.
Per lusso e grandezza, la casina di Ballo era una vera e propria villa suburbana, avente gli agi e le comodità delle abitazioni di città, con alle dipendenze parecchi fabbricati anche a destinazione rurale: magazzino d'orzo, magazzino di frumento a cantoniera, magazzino dell'oglio, riposto delle ulive, magazzino di legni, stalla, guard'arnese, pagliera, rimessa, cantina, locali per il curatolo, locali per il guardiano. Un teatro e persino un cafeausLuoghi di delizia, spesso piccoli tempietti arricchiti con vegetazione lussureggiante, con cui la società dell'Ottocento era solita abbellire i parchi a contorno delle ville private per intrattenersi con gli ospiti: archetipo dei caffè moderni. Il cafeaus nella casina di Ballo era collocato all'interno della grande corte. Vi si accedeva direttamente dalla via di Ragali attraverso un ambiente denominato Entradotta. L'area era costituita da dei vialetti in terra battuta che si intersecavano, ricca di colonne e panchine in pietra ed adombrate da rigogliosi alberi ed arbusti. (all'interno della corte del baglio chiamata anche piccola flora). Una chiesiuola con sagrestia dedicata a Santa Maria della GraziaLa festività annuale cadeva l'8 settembre. e una imponente torre conosciuta come torre di Ballo. Quest'ultima risultava la torre urbana più grande presente a Partinico. Di forma quadrata aveva lati lunghi 11,85 m, e uno spessore della murata di 90 cm. Si sviluppava su due livelli con quattro ambienti per piano ed aveva un'altezza complessiva di 13 m circa, coronata da mensoloni in pietra e merlatura. Sul lato sud-est, era stata accorpata una solenne scala in pietra a due rampe con scalini larghi 1,5 m, che portava ad un portico costituito da sei colonne quadrate con parapetto sormontato da vasoni in pietra. Mentre dal lato opposto la torre si appoggiava alla casina.
Declino La casina di Ballo con terre e giardini fece parte della grande tenuta che il sovrano volle a Partinico ricordata col nome di Real Podere. Con il congresso di Vienna (1815), gli esponenti della real casa borbone rientrarono a Napoli. Il complesso fu un'ultima volta utilizzato come dimora da S.A.R. il principe di Salerno nel 1834 durante il passaggio che egli fece insieme alla moglie (Maria Clementina d'Asburgo-Lorena) per visitare il tempio di SegestaNota operativa dall'Archivio di Stato di Palermo - Partinico li 18 luglio 1834
Num. 674
Oggetto: Parteciparsi un esito per acconci di strade pel passaggio di S.A.R. Principe di Salerno.
Signor Ecc.za
Per l’avviso ricevuto ieri, che S.M.R. il Pri.pe di Salerno Commendatore della Magione, cui è aggregato questo Comune, transiterà oggi per questo Comune sudetto, onde trasferirsi in Segesta, e di ritorno da colà si porterà dimani in questo Real Podere, e Casina di sua proprietà, ed essendo bisognosa di pronti ripari la strada che dalla via regia porta alla Real casina, ossia dalla cantoniera di Vito d’Amico passando per il piano nominato di Galluzzo, va a sboccare rimpetto la sudetta Real Casina dispostone subito l’accomodo colla costruzione del corrispondente selciato, che di già sino a questa sera è stato eseguito, e disborzato coll’assistenza del capo m.ro comunale, e col possibile risparmio per la tenue somma di onze due. Imploro quindi che l’Ecc. V. si compiaccia autorizzare le sudette onze due sul fondo ammesso nello stato discusso per l’acconci delle strade comunali ed attendo le superiori sue autorizzazioni.
Il sindaco Antonino notar Messana. La casina infine, subì nel tempo, l'irrimediabile avanzare dell'urbanizzazione del paese e fu quasi del tutto demolita, tranne per il magazzino di frumento a cantoniera ancora visibile tra le vie Barranca e Porcaro.
Note
Categoria:Architetture di Partinico