Il duomo di Parma (al Dòmm in dialetto parmigiano), il cui nome ufficiale è quello di cattedrale di Santa Maria Assunta, consacrata nel 1106, è il luogo di culto cattolico più importante di Parma, la chiesa madre della diocesi omonima; è sede di una parrocchia compresa nella zona pastorale della città. Sorge in piazza Duomo, accanto al Battistero e al Palazzo vescovile.
Esternamente è in stile romanico, con la facciata a capanna, tipica anche delle chiese di altre città del settentrione d'Italia (ad esempio Piacenza, Pavia e Cremona). Internamente l'impianto romanico è rimasto, anche se gran parte degli interni (navata centrale, cupola, transetto) sono dovuti a successivi interventi rinascimentali. Alcune delle cappelle laterali sono state successivamente affrescate in stile gotico.
Nel giugno 1834 papa Gregorio XVI l'ha elevata al rango di basilica minore. Catholic.org - Basilicas in Italy
Storia Origini e ricostruzione nel IX secolo Una basilica paleocristiana posta nell'attuale piazza Duomo, la basilica ecclesia Sanctae Mariae, faceva parte del complesso episcopale, che comprendeva anche un battistero e la dimora del vescovo, e che si trovava in una zona allora periferica rispetto al cuore della città.
In seguito ad un incendio, che distrusse l'antica basilica, nel IX secolo, sotto l'episcopato di Guibodo, vennero avviati i lavori di ricostruzione della chiesa madre di Parma, in un sito poco distante da quello dell'antica chiesa. Al vescovo Guibodo si deve anche l'istituzione del Capitolo della Cattedrale. Nell'890 la cattedrale, dedicata a Maria Vergine madre di Dio, venne chiamata Domus.
L'attuale cattedrale La cattedrale voluta da Guibodo venne distrutta da un incendio nel 1055 o 1058. La ricostruzione, origine della fabbrica dell'attuale cattedrale, iniziò ad opera del vescovo Cadalo, più tardi conosciuto come Onorio II (antipapa dal 1061), e terminò nel 1074. La cattedrale fu consacrata nel 1106 da Pasquale II. Secondo alcuni studiosi, la facciata fu in parte ricostruita a seguito del terremoto del 1117, con lavori protrattisi fino al 1178. L'intero edificio a tre navate fu rivisto e ricostruito successivamente da Benedetto Antelami. Il protiro e loggia centrale della facciata, così come la cornice a coronamento superiore della facciata, furono aggiunti nel 1281 da Giambono da Bissone. La torre campanaria fu ricostruita dal vescovo Obizzo Sanvitale tra il 1282 e il 1290.
Era prevista la costruzione di un altro campanile, gemello al primo, alla sinistra della facciata, mai realizzato. A partire dal XV secolo vennero aggiunte le cappelle laterali, decorate da affreschi di notevole interesse.
Fulmine Nella notte fra il 21 il 22 ottobre 2009 il campanile della cattedrale venne raggiunto da un fulmine che colpì la copia dell'Angelo d'Oro, in particolare la grande croce che la scultura regge con la mano destra. I lavori di ristrutturazione in seguito all'incendio che si sviluppò all'interno della guglia terminarono il 19 settembre 2015.
Descrizione Esterno Facciata
La facciata della cattedrale di Santa Maria Assunta dà su piazza Duomo, sul lato opposto rispetto al Palazzo vescovile. Fu costruita, come tutta la chiesa, dopo l'incendio del 1055 o 1058 e terminata entro il 1074 dal vescovo Cadalo, anche se molte aggiunte ci furono fino al 1178 e poi, successivamente, nel 1281 quando furono aggiunti il protiro con loggia superiore e le tre cornici a livello del tetto.
Essa è a capanna, con paramento murario in blocchi di pietra (arenaria) squadrati. La parte inferiore è liscia e vi si aprono i tre portali. I due laterali sono più piccoli ed antichi di quello centrale rifatto nel XIII secolo e tutti sono leggermente strombati e sormontati da una lunetta chiusa a vetrate. Il portale centrale è preceduto da un protiro, opera di Giambono da Bissone (1281), con arco a tutto sesto, poggiante su due colonne corinzie ognuna delle quali a sua volta sorretta da un leone stiloforo. Il bordo esterno del sottarco è ornato da un ciclo di rappresentazioni scultoree dei mesi dell'anno, recuperato dal portale più antico. Il protiro termina con una loggia con copertura a doppio spiovente e volta a botte, il cui archivolto è decorato con motivi ad archetti; la copertura è sorretta da una colonnina corinzia per lato. I battenti del portale centrale, finemente scolpiti in legno a rilievo, sono opera di Luchino Bianchino (1491). Alla destra del portale centrale è situata la lastra tombale del matematico Biagio Pelacani (1416).
Nella parte superiore della facciata, si aprono tre logge, disposte su livelli differenti. La loggia inferiore è costituita da quattro trifore con archetti poggianti su colonnine. La loggia intermedia ha il medesimo schema, ma è meno alta. Al centro, sopra la loggia del protiro, si apre una grande monofora con arco a tutto sesto, che dà luce all'interno. Nella seconda metà del XII secolo era presente un rosone, ma l'aggiunta della loggia sporgente sopra il protiro nel 1281 lo aveva dimezzato e fu quindi sostituito al tempo da una finestra, la cui vetrata fu prima dipinta ad olio nel XVI secolo e quindi sostituita da una vetrata fusa a piombo nel 1954 da Carlo Corvi e Guido Montanari. Visibile dall'interno, raffigura lo stemma del Monte di Pietà di Parma tra i santi Ilario e Bernardo.
La terza loggia segue l'andamento dei due spioventi del tetto ed è costituita da una successione di monofore sorrette anch'esse da colonnine; un elemento simile compare nello stesso periodo nel San Michele di Pavia. Le colonnine superiori alla loggia e la triplice cornice a coronamento con archetti intrecciati, torciglione e scaletta di sapore gotico sono in marmo rosso veronese ed aggiunte anch'esse nel 1281 per assecondare l'innalzamento del tetto.
Decorazioni della facciata
Il portale sinistro risale presumibilmente al XII secolo.Laudedeo Testi e Marco Pellegri, La cattedrale di Parma, Edizioni Silva, Parma, 2005 Su ogni lato, due dei tre capitelli sono decorati con figure animali e fantastiche. Da sinistra a destra: sirena due leoni due uccelli o grifoni due grifoni che bloccano un altro animale La sirena, con sguardo ieratico che tiene senza sforzo e saldamente nelle mani la sua coda bi-caudata, dove una coda reca tralci vegetali e l’altra si è trasformata in mostro, rappresenta l’uomo giusto che riesce a governare le forze del male.Maurizio Chelli, Manuale dei simboli dell’arte. Il medioevo, Edizioni EDUP, Roma, 2005 I due grifoni sul lato opposto tengono con il loro arto e il becco una preda bloccata. Sono simbolo di Gesù Cristo Giudice che nel suo dualismo salva e punisce ed in questo caso imprigiona un’anima ribelle maligna. Si tratta di due anime contrapposte, una giusta, vincente e libera e la seconda peccatrice, perdente e punita. Sugli altri due capitelli, i due leoni e i due uccelli (o grifoni) che fondono le loro teste in una sola rappresentano il Cristo Salvatore, ancora nel suo dualismo di “punitore” e “salvatore”. Tra i due uccelli forse era presente ancora una creatura, ma sicuramente non tenuta bloccata con becchi e zampe, come nel primo caso, alludendo al Cristo Salvatore che tutela a protegge senza che vi sia lotta. La posizione più interna e vicina all’entrata della chiesa di queste due coppie indica il passaggio del fedele dal mondo esterno fatto di lotta tra il bene ed il male a quello interno rassicurante della chiesa, dove il Cristo ha definitivamente vinto il male. I tre archivolti recano girali vegetali.
Il portale destro coevo ha un peggiore stato di conservazione. Si distingue la Visitazione sul capitello più a destra ed un archivolto con animali.
Il portale centrale reca sull’architrave la data e firma dell’autore: “Nell’anno 1281, indizione nona, furono fatti i leoni per opera del maestro Giambono da Bissone e la tempo dei fratelli Guido, Nicolai, Bernardino e Benvenuto della fabbriceria”. Il fregio soprastante, che corre fino a tutti i lati interni laterali del protiro, reca sui lati leoni e draghi che emanano racemi vegetali, simbolo della difficoltà della vita terrena generata dal male. Sui lati obliqui del fregio una vigorosa e faticosa lotta tra il bene ed il male, che si tramuta in maggiore controllo sul fregio centrale, dove compaiono simboli positivi ed in controllo, come l’uomo che combatte una chimera, un cervo (anima pia) che è cacciato da un centauro (maligno) ma che sembra accettare il suo martirio con serenità e dignità, leoni e grifoni in controllo su serpenti e lepri senza scampo. Al centro, che è sempre la posizione più importante, un cacciatore con il corno che tiene al guinzaglio un cane (il cacciatore è sempre simbolo positivo nel medioevo perché procaccia cibo per la comunità e disinfesta boschi e campagne da bestie pericolose per l’uomo, bestiame e raccolto).
I due leoni stilofori tengono sotto le zampe un drago (a sinistra) ed un bue (a destra) e rappresentano il Cristo Giudice che condanna e salva, rispettivamente, le anime peccatrici e benigne. I leoni sostengono colonne con capitelli corinzi mentre più indietro, addossate alla facciata, coppie di colonne binate con capitelli corinzi più piccoli racchiudono la strombatura del portale con sei semicolonne per lato, di cui le tre maggiori lasciate rispettivamente lisce, decorate con motivi vegetali e decorati col torciglione. Dopo i capitelli la decorazione prosegue negli archivolti con motivi ancora vegetali.
Nella modanatura più esterna della volta a botte del protiro sono state inserite le formelle recuperate dal più antico portale (data incerta nell’arco 1070-1200). Raffigurano il ciclo dei mesi, a partire da marzo in basso a sinistra (l’anno medievale iniziava il 25 marzo, data in cui si festeggiava l’annunciazione e concepimento di Gesù, nove mesi prima del Natale) fino a febbraio in basso a destra. Nella modanatura corrispondente della loggia soprastante motivi ad archi.
Campanile
Alla destra della facciata, su piazza Duomo, si eleva la torre campanaria, alta 63 metri.
Essa fu costruita in stile romanico lombardo tra il 1284 e il 1294 in sostituzione di una torre più antica. Solo la cuspide e l'angelo posto sulla sommità furono realizzati più tardi, in data imprecisata dopo il 1336. Il paramento murario è in mattoni scuri a vista, ad eccezione degli angoli, rivestiti con blocchi di marmo. Il campanile è suddiviso orizzontalmente in quattro fasce da cornicioni decorati con archetti ciechi ogivali in marmo, di sapore gotico. Ogni fascia è poi suddivisa, su ciascuno dei quattro lati, in quattro campi mediante lesene.
Nella prima fascia, quella più bassa, si aprono, sul lato anteriore, due finestre rettangolari e, sul lato destro, una porta. La seconda fascia non ha aperture sull'esterno. Su ognuno dei quattro lati della terza fascia si apre una piccola bifora e, su quello anteriore, si trova il quadrante dell'orologio. Nella parte superiore della quarta fascia, infine, su ognuno dei quattro lati si apre una trifora, corrispondente alla cella campanaria. Alla sommità del campanile, corre una prima cornice ad archetti piccoli intrecciati, quindi una seconda cornice in pietra ed infine una balaustra in marmo e, ai lati, vi sono delle guglie. La copertura è costituita da una cuspide a forma piramidale, con base ottagonale e, sopra di essa, vi è una statua in rame martellato e dorato di un angelo anemografo di 1,42 metri con in mano la croce, entrambi costruiti dopo il 1336 (l'angelo è una copia dell'originale, attualmente collocato nel Museo diocesano).