La Vita Columbani et discipulorum eius (trad. "Vita di Colombano e dei suoi discepoli") è un testo agiografico, scritto in lingua latina, del VII secolo, opera del monaco Giona di Bobbio. Essa narra, secondo i canoni del genere agiografico, la vita e i miracoli di san Colombano, fondatore del monastero di Bobbio, e di alcuni suoi discepoli particolarmente illustri. È unanimemente considerata dalla critica "uno dei più importanti monumenti letterari nel secolo VII sul continente"F. Brünholz, Histoire de la littérature latine au moyen âge, I/1, Louvaine-la-Neuve 1990, p. 184. Citato in Giona di Bobbio Vita di Colombano e dei suoi discepoli, a cura di Aldo Granata e Inos Biffi, Milano 2001, p. XVI..

Contenuti L’opera si apre con un prologo, dedicato agli abati Valdeberto e Boboleno, il primo abate di Luxeuil e il secondo di Bobbio, nel quale l’autore dichiara le circostanze in cui nacque il testo e confessa la propria impreparazione di fronte al compito assegnatogli.

Segue a questa il primo libro, dedicato alla figura di Colombano. L’autore percorre la vita del santo nelle sue tappe principali, concentrandosi prevalentemente sulla fase “continentale” della sua esistenza: i capitoli I-IV trattano la nascita in Irlanda (regione alla quale è dedicato anche un breve testo poetico in esametri ritmici), il sogno avuto dalla madre, l’educazione nelle arti liberali, l’entrata in monastero fino alla decisione di partire per la Gallia. I capitoli V-XVII narrano l’incontro con re Sigeberto, la fondazione del monastero di Luxeuil, che diverrà una delle principali enclave del monachesimo colombaniano, i numerosi miracoli compiuti (celebre l’occasione in cui avrebbe ammansito un orso sul punto di azzannare il cadavere di un cervo). Nei capitoli XVIII-XXX l’autore presenta la collaborazione con re Teodorico e la successiva opposizione della regina Brunechilde, che risulterà nell’esilio di Colombano, l’incontro con Clotario, le profezie da lui annunciate sulla fine di Teodorico e Brunechilde, poi avveratesi, arrivando poi fino alla partenza per l’Italia, l’incontro con il re longobardo Agilulfo, la fondazione di Bobbio e, infine, la morte. Seguono due inni dedicati a Colombano, entrambi pensati per essere cantati in occasione della festa liturgica del santo.

Nel secondo libro vengono narrate le vicende di alcuni discepoli del santo Irlandese, ideali successori alla guida del movimento da lui creato. Il primo (capitoli I-VI) è Attala, successore di Colombano nella direzione del cenobio di Bobbio, di cui ci vengono presentati i miracoli e la visione avuta poco prima della morte. Segue la vita di Eustasio (cap. VII-X), abate di Luxeuil, di cui vengono narrati i miracoli e lo scontro con il monaco Agrestio, il quale dopo una missione ad Aquileia aveva aderito allo scisma dei Tre Capitoli. Sono poi inseriti numerosi miracoli avvenuti nel monastero femminile di Éboriac (cap. XI-XXII), fondato dalla badessa Burgundofara secondo la regola di Colombano. Segue una biografia dell’abate Bertulfo (cap. XXIII), successore di Attala e, per concludere, alcuni miracoli compiuti da monaci bobbiesi (cap. XXIV-XXV).

Analisi storico-letteraria L'eredità di Colombano Con la morte di Colombano, sopraggiunta nell’anno 615, si spegneva un uomo che aveva portato, grazie al suo forte zelo missionario, un forte rinnovamento spirituale in tutta la Gallia, come evidente dalle sue lettereI. Biffi, La disciplina e l’amore: un profilo spirituale di san Colombano, Milano 2002, p. 34., fondando monasteri e incoraggiando una vita monastica molto severa. Nonostante la sua indubbia santità e una religiosità dai tratti quasi “mistici”Ivi, p. 38., oltre alla grande popolarità raggiunta presso tutti i livelli sociali, il suo carattere rude e intransigente lo portò allo scontro con parte del clero merovingio e con alcuni suoi seguaciJonas of Bobbio, Life of Columbanus, Life of John of Réomé, and Life of Vedast, translated with introduction and commentary by A. O’Hara and I. Wood, Liverpool 2017, p. 28.. La situazione peggiorò dopo il bando inflittogli nel 610, quando alcuni monaci abbandonarono Luxeuil. Tra le questioni più problematiche vi era quella del calcolo della pasqua, che Colombano voleva mantenere secondo l’uso irlandese, diverso da quello continentaleIvi, p. 30.. Anche dopo la sua morte il santo rimase una figura controversa: pensiamo al fatto che il monaco Agrestio riuscì ad organizzare un sinodo nel quale accusò Colombano di eresiaIvi, pp. 29-30.. La genesi della Vita Columbani è legata probabilmente a questo evento, e in generale alle controversie che seguirono alla morte del santoIvi, p. 31..

Genesi e formazione dell’opera Come dichiarato da Giona stesso nel prologo, l’opera gli venne commissionata da Bertulfo e dai monaci di Bobbio intorno al 639Giona di Bobbio, Vita di Colombano cit., pp. 4-7.:

Come evidente da questo passo, la richiesta di Bertulfo si limitava al solo Colombano, mentre fu Giona stesso, in seguito, a concepire un più ambizioso progetto in due libri (come precisato più avanti nel testo), che includesse anche le vite dei suoi discepoli. Questo ha portato molti studiosi a ipotizzare che l’opera sia stata scritta non di getto, ma in fasi successive: Il finale della Vita di Eustasio, ad esempio, sembra molto simile a quello del primo libro, indizio che forse originariamente quella era la conclusioneA. Dubreucq, La tradition manuscripte de la Vie de saint Colomban et de ses disciples. Étude préliminaire, in L’eredità di San Colombano: memoria e culto attraverso il medioevo, sous da direction de E. Destefanis, Rennes 2017, pp. 147-160, p. 151.. La stessa natura fortemente composita del II libro costituisce una prova in tal sensoIvi, pp. 149-150..

Fonti, metodo e intenti La Vita Columbani appartiene al genere letterario dell’agiografia, molto diffuso nel medioevo, che consisteva nella narrazione della vita di un santo, figura insigne per virtù e fervore religiosoP. Chiesa, La letteratura latina nel Medioevo, Roma 2017, p. 29.. Questo genere conosceva insigni esempi greci e latini già nella tarda antichità, e proprio ad alcuni di questi si richiama Giona nel primo capitolo del I libroGiona di Bobbio, Vita di Colombano cit., pp. 18-21.:

Gli autori qui indicati da Giona come in qualche modo canonici sono Atanasio (Vita Antonii, originariamente in greco, tradotta in latino da Evagrio), Girolamo (Vita Pauli e Vita Hilarionis) e Postumiano (Vita Martini). Menzionando costoro, egli si inserisce esplicitamente nel sottogenere della biografia monastica, in quanto tutti e quattro i biografati erano monaciM. Lenkaityte, La vie de Saint Colomban e la tradition monastique, in Archivium Bobiense XXXI, Bobbio 2009, pp. 120-156, p. 123.. Delle altre figure menzionate (Ilario, Ambrogio e Agostino) non si specifica l’autore, probabilmente perché, più che rimarcare i loro biografi come modelli letterari, Giona intendeva precisare che, proprio come questi santi, anche Colombano era pienamente aderente all’ortodossia e avverso all’eresiaGiona di Bobbio, Vita di Colombano cit., p. 20.. Dell’agiografia monastica Giona riprende, per la descrizione di Colombano, molti luoghi comuni (la conversione alla vita monastica, la peregrinazione...) ma li fa propri e li adatta alle condizioni diverse in cui si era formato il santoM. Lenkaityte, La vie de Saint Colomban cit., p. 151-152.. Altre fonti agiografiche individuate dagli studiosi sono i Dialogi di Gregorio Magno e l’Historia Francorum di Gregorio di ToursS. Brufani, Giona di Bobbio e la Vita Columbani discipulumque eius: alle radici della civiltà europea, in Le radici medievali della civiltà europea: atti del Convegno di studio svoltosi in occasione della quattordicesima edizione del Premio internazionale Ascoli Piceno: Ascoli Piceno, 6-7 dicembre 2000. A cura di E. Menestò, Spoleto 2002, pp. 137-156, p. 148.. Non mancano ovviamente, come ci si aspetta in un testo agiografico, numerosi riferimenti e citazioni bibliche, usati come riprova della santità del protagonista. Giona mostra anche una buona conoscenza degli scrittori classici, specialmente di Virgilio, citato a più riprese (ad esempio nel prologo, dove si menziona Bucoliche I, 80) e persino, in un passo tuttavia controverso (I,3), un libro oggi perduto delle Historiae di Tito LivioLa controversia è legata al fatto che il manoscritto M, invece che Livius, riporta la lezione quidam. Vedi Giona di Bobbio, Vita di Colombano cit., p. 28.. Sembrano aver avuto un certo influsso anche le opere dello stesso Colombano, dal momento che Giona riecheggia alcune espressioni rare attestate prevalentemente in Colombano (es. in I,3 il grecismo cenodoxia, presente in Epistulae V, 16Ivi, p. 32.).

Oltre al filone letterario a cui si riallaccia, l’autore, nel prologo, rimarca con forza anche la veridicità di quanto narra, in una dichiarazione programmaticaIvi, p. 6-7.:

Giona visse e scrisse in un’epoca molto vicina a quella di Colombano, avendo conosciuto di persona i discepoli diretti del santo, e in più occasioni in effetti si rifà alla loro testimonianzaIvi, p. 22., il che rende l’opera di Giona generalmente affidabile, pur nell’idealizzazione tipica di un testo agiograficoIbidem.. Come ha sottolineato J. WilsonJ. Wilson, The reliability of Jonas, in Mélanges Colombaniens, pp. 81-86, p. 86, cit. ivi, p. XXV., egli “ebbe a disposizione tutti i mezzi che il più diligente biografo può desiderare”. D’altra parte, gli studiosi hanno anche evidenziato alcune vistose omissioni: egli, ad esempio, non menziona lo scontro tra Colombano e il clero franco che si concluderà con il suo esilio, attribuendo tutto alla regina Brunechilde, così come non parla della questione del computo della pasqua e dello scisma dei Tre Capitoli, a cui Colombano aveva aderitoS. Brufani, Giona di Bobbio e la Vita cit., pp. 152-154.. Per spiegare i motivi di tale scelta è bene comprendere gli intenti perseguiti da Giona: egli, come i suoi committenti, intendeva scrivere per mantenere la memoria del grande santo, ma allo stesso tempo presentarlo come pienamente inserito nel contesto religioso continentale, scagionandolo da qualsiasi accusa di eresiaIvi, p. 155.. Ma Giona non si limita a celebrare il grande santo: egli infatti concepisce la propria opera come un grande progetto agiografico, nel quale le peregrinazioni del santo e le sue fondazioni definiscono uno spazio all’interno del quale è praticata la sua regola e nel quale agiscono altre figure in modo coraleS. Boesch Gajano, Giona di Bobbio: un affresco della santità colombaniana nel contesto dell’agiografia medievale, in L’eredità di San Colombano cit., pp. 183-192, p. 185..

Fondamentali infine, all’interno dell’opera di Giona, sono i miracoli, in tutto più di cento. Essi sono interpretati dall’autore come sanzione divina della santità di Colombano, conseguenza naturale della sua virtùGiona di Bobbio, Vita di Colombano cit., p. XXV. e dell’obbedienza dei monaciS. Boesch Gajano, Giona di Bobbio: un affresco della santità colombaniana cit., p. 185..

La lingua e lo stile