Il termine maranza è un vocabolo gergale italiano con cui si intende indicare un individuo appartenente a una schiera, comitiva, o compagnia di giovani rumorosi caratterizzati dall'ostentazione di atteggiamenti spavaldi e ineducati, dall'uso un gergo triviale e da un codice di abbigliamento vistoso.

Per antonomasia«C’è voluto poco per far scivolare nel razzismo palese una parola apparentemente innocua», secondo Angiola Codacci-Pisanelli, Come la parola "maranza" è passata da presa in giro bonaria a insulto razzista, L'Espresso, 22 gennaio 2026. e metonimia, la parola viene anche associata e usata per definire la sottocultura che essi esprimono e il relativo fenomeno di costume sociale.

Etimologia e onomaturgia L'etimologia della parola, incerta, deriverebbe dallargot con cui alcune comunità settentrionali si sono relazionate col fenomeno migratorio: si tratterebbe di una sovrapposizione tra maranza () – un appellativo già usato nei dialetti meridionali per indicare, con connotazioni dispregiative e razziste, una persona di origine nordafricana – e i termini marrakesch o marocco, usati negli anni Ottanta e Novanta in riferimento proprio agli italiani meridionali.

Vi è una possibile retrodatazione fin verso gli anni Settanta Domande e risposte Treccani, secondo cui il termine sarebbe da ricondurre agli ambienti giovanili di quegli anni e all'azienda audiofila Marantz, dal quale l'appellativo gergale sarebbe nato e con cui venivano denominati all'epoca i giovani chiassosi e rumorosi.Tale ipotesi sarebbe parzialmente avallata dal linguista Giuseppe Antonelli, che dedica un approfondimento nella sua rubrica "L’ultima parola" sul settimanale «7» del «Corriere della sera» del 2024. Un'altra tesi sostiene che il termine sia una crasi tra zanza (equivalente a tamarro) e marocchino.

In ogni caso, il termine maranza era già usato negli anni Ottanta e Novanta, specie nell'Italia settentrionale, come sinonimo generico di "tamarro"Michele Bisceglia, Filologia maranza, Rolling stone, 18 novembre 2023. e in riferimento a un abitante delle periferie urbane, non necessariamente giovane, dai modi coatti o rozzi e solito indossare abiti vistosi. Una prima attestazione della parola appartiene a un brano di Jovanotti, Il capo della banda (1ª parte), scritto nel 1988 e pubblicato nell'album La mia moto nel 1989:

La parola conobbe uno slittamento semantico tra il 2019 e il 2021, quando essa tornò in auge e diventò di uso comune nel linguaggio gergale giovanile: da allora ha assunto un significato tendenzialmente peggiorativo, grazie alla diffusione e mediazione dei social media. Il termine si è riaffermato a partire dall'estate del 2022, grazie a diversi raduni di giovani che hanno catturato l'attenzione dei media nazionali e di reti sociali come TikTok.

Caratteristiche Il maranza viene indicato di solito e in modo generico come un giovane italiano di seconda generazione, quasi sempre maschio, in molti casi nato in Italia con origini nordafricane oppure nordafricano immigrato in Italia, rumoroso, il quale è solito esprimersi con gergo triviale e atteggiamenti da strada. È identificabile anche per il vestiario, composto da abiti e accessori griffati e vistosi, spesso di marchi contraffatti, riconducibili all'ascolto assiduo di musica del genere trap o drill.. Tra gli artisti più ascoltati figurano Baby Gang, Rondodasosa, Simba La Rue e altri cantanti della scena trap milanese.

Questa definizione ha coinciso con una diffusione e circolazione del termine anche nei mass media, con accezione negativa, intollerante e preconcetta. In particolare si autodefiniscono "maranza" numerosi artisti della scena trap italiana.

Accoglienza I maranza hanno diviso l'opinione pubblica: secondo alcuni il fenomeno sociale è collegato alla microcriminalità e alla delinquenza giovanile, e diversi giornali hanno segnalato vari casi di cronaca i cui presunti responsabili sarebbero riconducibili a tale fenomeno di costume. Il ministro Antonio Tajani, in occasione di una discussione riguardante il cosiddetto ius scholae, tenutasi nell'estate del 2025, si è così espresso sul tema: «preferite i maranza o i ragazzi che vanno a scuola per dieci anni, e poi possono chiedere la cittadinanza e diventare cittadini italiani? Perché i maranza sono quelli che non vanno a scuola e vanno a delinquere in mezzo alla strada. E io i maranza non li voglio».

In un articolo del Corriere della Sera, venivano definiti «bulletti 2.0 in cerca di risse» e «giovani che si muovono in gruppo con lo scopo di importunare turisti, passanti e coetanei per le strade».

Emma Avezzù, procuratrice per minori, afferma che «la rapina sembra quasi finalizzata a fare il video, come se quello fosse l’obiettivo principale. Purtroppo, per chi lavora con i minori, non è nemmeno una novità. Si riprendono con la droga in mano, con le pistole, con le banconote rubate. E adesso, anche mentre compiono rapine a mano armata».

Per contro, altri considerano il fenomeno non necessariamente pericoloso, attribuendogli una connotazione parodica e autoconsapevole, talvolta sottolineandone le contraddizioni. Secondo la sociologa Anna Curcio, quello dei maranza «è l'atteggiamento nichilista di una generazione cresciuta nella crisi, nelle disuguaglianze. È una reazione».

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