La guerra d'inverno (in finlandese: talvisota; in svedese: vinterkriget; ), nota anche come guerra russo-finlandese, è un conflitto che fu combattuto tra il 30 novembre 1939 e il 12 marzo 1940 dalla Finlandia e dall'Unione Sovietica. L'attacco alla Finlandia da parte dell'Unione Sovietica ebbe come conseguenza l'espulsione di quest'ultima dalla Società delle Nazioni.

I sovietici avanzarono diverse richieste, tra cui la cessione da parte della Finlandia di consistenti territori di confine in cambio di altre terre, giustificando la richiesta per motivi di sicurezza, principalmente la protezione di Leningrado, situata a 32 km dal confine finlandese. Quando la Finlandia rifiutò, i sovietici invasero il paese. Nonostante la superiore potenza militare, soprattutto in carri armati e aerei, l’Unione Sovietica subì gravi perdite e inizialmente fece pochi progressi. La Finlandia respinse gli attacchi sovietici per più di due mesi, infliggendo ingenti perdite agli invasori, con temperature che scendevano fino a −43 °C.

A seguito di una riorganizzazione del proprio esercito, i sovietici riuscirono a sfondare nell'Istmo Careliano, portando al termine della guerra nel marzo 1940 con la firma del trattato di Mosca, per il quale la Finlandia cedette all'Unione Sovietica circa il 12% del proprio territorio, tra cui gran parte della Carelia, alcune isole nel golfo di Finlandia nonché, all'estremo nord, la propria porzione della penisola di Rybačij. Gli alleati occidentali ma anche l'Italia supportarono la Finlandia. La guerra d'inverno portò la Finlandia a riavvicinarsi alla Germania nazista, e fu alla base della guerra di continuazione del 1941 con la Finlandia schierata contro l'URSS e con le potenze dell'Asse nell'operazione Barbarossa.

Antefatti

Il territorio della Finlandia fu conquistato e annesso al Regno di Svezia nel XII secolo; nel 1721, la parte meridionale prospiciente il golfo di Finlandia, fino alla sponda settentrionale del lago Ladoga, fu annessa all'Impero russo a seguito della sconfitta svedese nella grande guerra del nord. Nel 1809 l'intero territorio fu ceduto alla Russia. Lo zar Alessandro I lo incorporò nell'Impero russo elevandolo a granducato, dotato di grandi privilegi e autonomia, creando così le premesse storiche per la nascita dello Stato finlandese..

Nella seconda metà dell'Ottocento lo zar Alessandro III abolì gran parte dei privilegi di cui godeva il granducato, allo scopo di rendere più omogeneo il suo vasto impero, sia per linguaggio che per amministrazione. Il crescere del nazionalismo e del panslavismo in Russia portarono a una politica di russificazione forzata da parte dall'ultimo zar, Nicola II. Questo processo fu visto dalla élite intellettuale finlandese come una minaccia alla propria cultura e alla propria autonomia, facendo nascere l'aspirazione a una completa indipendenza..

La prima guerra mondiale, la Rivoluzione russa e il collasso dell'impero fornirono alla Finlandia l'occasione per guadagnarsi l'indipendenza, che venne proclamata il 6 dicembre 1917. Ne seguì lo scoppio della guerra civile fra i comunisti, supportati dalla Russia bolscevica, e i "bianchi", supportati dalla Germania e guidati dal generale Carl Gustaf Emil Mannerheim, aristocratico ed ex ufficiale dell'Esercito imperiale zarista. La guerra, breve e sanguinosa, terminò con la sconfitta dei comunisti, i cui superstiti furono imprigionati, uccisi o costretti a fuggire in Russia...

Nel 1919 la Finlandia divenne una repubblica e il partito comunista fu dichiarato fuorilegge. Tra il 1919 e il 1920 i finlandesi sostennero con l'invio di truppe la guerriglia antisovietica delle forze bianche nella Carelia orientale, aspirando ad annetterne il territorio (nel quale era presente una consistente minoranza, i careliani orientali, ritenuta parte del popolo finlandese, anche se fra le due genti non era mai esistito alcun rapporto storico a parte la comune origine linguistica ugro-finnica), insieme a quello della penisola di Kola, per creare una "Grande Finlandia"..

La pace tra Finlandia e Russia sovietica fu firmata a Tartu, in Estonia, il 2 febbraio 1920. Poiché all'epoca della pace la Russia sovietica era ancora impegnata nella guerra civile e in quella sovietico-polacca, la Finlandia riuscì a ottenere frontiere molto vantaggiose, comprese quelle lungo l'istmo careliano, dove il confine fu fissato lungo il fiume Sestra a soli 32 km da Pietrogrado, poi Leningrado, allora capitale della Russia. In pratica la Finlandia ottenne la stessa frontiera che aveva quando, come granducato, apparteneva all'Impero russo e in più la regione e il porto di Petsamo sul Mar Glaciale Artico..

Per tutti gli anni venti e trenta i rapporti fra le due nazioni restarono ostili, e non valse a mitigare la reciproca diffidenza la firma di un patto di non aggressione, stipulato nel 1932 e rinnovato nel 1934 per altri dieci anni. La propaganda sovietica additò più volte la Finlandia come uno degli Stati nemici della rivoluzione, inoltre il governo sovietico nutriva forti sospetti riguardo alla politica estera finlandese, poiché, nel 1918, la Finlandia aveva aperto il proprio territorio all'intervento delle truppe tedesche e, un anno dopo, aveva concesso l'uso delle proprie basi navali al Regno Unito per attaccare le navi russe. La Finlandia, dal canto suo, non abbandonò mai le proprie rivendicazioni territoriali sulla Carelia sovietica e fu periodicamente percorsa da agitazioni politiche provocate da movimenti di ispirazione nazionalista e autoritaria, quando non fascista: in particolare il Movimento di Lapua (bandito infine nel 1932 dopo un fallito tentativo di colpo di Stato) e il suo successore, il Movimento Patriottico Popolare. Nella propaganda dei nazionalisti finlandesi dominavano temi di odio etnico verso i russi, considerati, sulla base dell'oppressione nei decenni passati, come il "nemico acerrimo"..

I negoziati

Nella primavera del 1938 il secondo segretario della Legazione sovietica a Helsinki, nonché membro dell'NKVD, Boris Jarcev,. telefonò al ministro degli esteri finlandese Rudolf Holsti chiedendo un incontro urgente per discutere, in via confidenziale, "alcune questioni della massima importanza". L'incontro avvenne il 14 aprile e Jarcev riferì delle preoccupazioni del governo sovietico circa una possibile guerra con la Germania, chiedendo quale sarebbe stato l'atteggiamento della Finlandia in tal caso. Più precisamente, essendo molto probabile ad avviso del governo sovietico che i tedeschi avrebbero cercato di portare l'attacco anche dal territorio finlandese, se la Finlandia avrebbe permesso ai tedeschi di passare attraverso il proprio territorio o se non si sarebbe opposta con la forza a una tale evenienza..

Le conversazioni continuarono nei mesi successivi e il 18 agosto Jarcev precisò le richieste sovietiche: qualora il governo finlandese avesse ritenuto di non poter concludere un trattato militare, l'Unione Sovietica avrebbe considerato sufficiente un impegno scritto con il quale la Finlandia si fosse dichiarata pronta a respingere ogni possibile attacco e ad accettare l'aiuto militare sovietico; in contropartita, l'Unione Sovietica avrebbe garantito l'inviolabilità delle frontiere finlandesi e avrebbe stipulato un trattato economico vantaggioso per la Finlandia impegnandosi ad acquistare, senza limiti quantitativi, i prodotti agricoli e industriali finlandesi..

Tali proposte furono considerate dal governo centrista del primo ministro finlandese Aimo Cajander come una violazione della sovranità finlandese e in conflitto con la politica di neutralità perseguita dalla Finlandia di concerto con le nazioni scandinave: esse pertanto vennero lasciate cadere. Ufficialmente la politica estera finlandese era di equidistanza fra la Germania e l'Unione Sovietica; tuttavia certi episodi sembravano indicare una certa sintonia col regime nazista tali da alimentare la diffidenza e la preoccupazione delle autorità sovietiche. Infatti, i più alti ufficiali delle forze armate finlandesi avevano intrattenuto contatti continuativi con la gerarchia militare tedesca e avevano più volte effettuato visite in Germania.; .

Il 30 giugno 1939 il capo di stato maggiore dell'Esercito tedesco, generale Franz Halder, era stato cordialmente ricevuto a Helsinki come ospite del governo finlandese, insignito di una decorazione ufficiale e invitato ad assistere alle manovre delle forze armate finlandesi nell'istmo di Carelia. Due mesi dopo avevano avuto luogo lungo la frontiera con l'Unione Sovietica le più grandi manovre militari mai organizzate dalla Finlandia e, come osservatori, erano stati invitati tutti gli addetti militari esteri tranne quelli sovietici. All'inizio dell'anno, inoltre, le fortificazioni lungo la frontiera istmica con l'URSS erano state dimostrativamente rafforzate da migliaia di volontari della Società accademica di Carelia (Akateeminen Karjala-Seura), un movimento politico accademico e studentesco di estrema destra, fortemente anti-russo, che mirava dichiaratamente all'espansione della Finlandia nella Carelia sovietica.

Dopo l'occupazione tedesca, nel marzo del 1939, della Cecoslovacchia e del Territorio di Memel in Lituania, in aprile Stalin avviò trattative con la Francia e il Regno Unito proponendo una "triplice alleanza", una coalizione militare che avrebbe dovuto garantire la sicurezza in Europa contro l'espansionismo tedesco e, se necessario, entrare in guerra contro la Germania. Alla fine di luglio i colloqui giunsero a un punto morto: a Stalin sembrava che le Potenze occidentali non prendessero sul serio la proposta di una tale alleanza e fossero più interessate a brandirne la possibilità come uno spauracchio nei confronti della Germania.. In marzo il ministro degli esteri sovietico, Maxim Litvinov, propose alla Finlandia l'affitto di cinque piccole isole nel Golfo di Finlandia come posti di osservazione per la Marina sovietica, ma il governo finlandese rigettò la proposta, nonostante il generale Mannerheim, allora presidente del Consiglio di difesa finlandese, avesse avvisato di non respingerla senza tentare di giungere a un accordo..

La strategia militare sovietica era basata sulla convinzione che in un modo o nell'altro la Finlandia sarebbe stata utilizzata dalla Germania per portare l'attacco verso Leningrado. Tale convinzione fu ulteriormente rafforzata dalla riluttanza mostrata dalle potenze occidentali ad accettare le richieste sovietiche riguardo alla propria sicurezza nel Baltico durante i negoziati dell'estate del 1939. Stalin si convinse che le potenze occidentali speravano in una guerra fra la Germania e l'Unione Sovietica e, di conseguenza, accettò le proposte di accordo avanzate dai tedeschi all'inizio di maggio: il 23 agosto 1939 firmò un patto di non aggressione con Adolf Hitler (patto Molotov-Ribbentrop).. Stalin ottenne così dalla Germania ciò che Francia e Regno Unito gli avevano decisamente negato durante i negoziati per la "triplice alleanza": mano libera nel Baltico per mettere al sicuro le posizioni strategiche sovietiche in un'area ritenuta vitale per la sicurezza di Leningrado. Nel contesto del negoziato, "mano libera" significava il diritto di procedere preventivamente per contrastare sul nascere ogni possibile tentativo di sovversione o invasione tedesca dei Paesi baltici indipendentemente dalla volontà dei loro stessi governi..