La Commenda della Magione era una organizzazione ecclesiastica fondata a Palermo intorno alla metà del 1100 dal gran cancelliere conte Matteo Aiello (o da Salerno), durante il regno di Guglielmo I detto il Malo re di Sicilia (1120-1166), sotto il titolo di monastero cistercense o chiesa della Ss. Trinità del Cancelliere. La commenda era l'assegnazione a un suo membro di una rendita o fondo appartenente all'ordine cavalleresco religioso di appartenenza. Matteo Aiello ottenne e riorganizzò come cancelliere la Chiesa della Magione e gli uniti possedimenti, avendo anche giurisdizione su tutte le case o mansiones ricevute dall'Ordine nell'isola. L'istituzione si arricchì notevolmente negli anni, amministrando beni e gestendo elargizioni regali e donazioni private.
Storia L'anno esatto di costituzione è incerto, ma risulta testimoniato come il fondatore fosse operante già nel dicembre 1154 nella cancelleria normanna del regno (Guillelmi I regis diplomata). Alcune fonti sostengono che cofondatore insieme a Matteo Aiello sia stato anche Tancredi di Sicilia conte di Lecce (1138-1194), che si era proclamato re di Sicilia durante gli incerti anni 1189-1193, dopo la morte di Guglielmo II re di Sicilia (r. 1166-1189). Nel corso dei regni dei due Guglielmi e fino al 1193, il complesso monastico della Commenda fu amministrato dai monaci cistercensi. I due re arricchirono l'ordine con alcuni casali, terre e del diritto sulle decime dei raccolti. Il casale più imponete fu quello chiamato “Risalaimi” ubicato vicino alla cittadina di Misilmeri in provincia di Palermo.
Dopo la morte di Tancredi, Enrico VI Hohenstaufen arrivò nell'Isola e fu incoronato re di Sicilia insieme a Costanza d'Altavilla nella notte di Natale 1194. Tolse l'amministrazione della Commenda ai cistercensi che avevano appoggiato Tancredi e con regio privilegio l'assegnò all'ordine Teutonico “ordo hospitalis Sanctae Mariae theutonicorum Jerusalem” a cui lo stesso imperatore apparteneva. Fu subito esentato dalle gabelle, mentre il figlio Federico II di Svevia, con proprio privilegio del 1221, donò la casa e l'ospedale di San Giovanni dei Lebbrosi di Palermo con tutti i suoi beni annessi.
Per trecento anni, il nuovo ordine attraverso un precettore generale amministrò i beni, accorpando sempre nuove elargizioni e donazioni, accumulando immense ricchezze. Nella città di Palermo disponeva: dell'amministrazione di centinaia di case, due mulini, di terreni vastissimi. Di impianti di irrigazione da cui riscuoteva notevoli guadagni con gli affitti; (tutte le acque correnti dall'acqua di Maredolce al “pertuso”, chiamate “le acque del pertuso). In tutta la Sicilia furono accorpati sotto la sua dipendenza molti altri possedimenti o istituti, come le Commende gerosolimitane, le abbazie di Parco e Partinico, le baronie di Prizzi e Palazzo Adriano, le dipendenze di Alia e Bisacquino, le tenute reali di Ficuzza e Boccadifalco. Ma tra tutte, quella più importante, l'unione dei beni appartenuti al Gran Priorato di Messina.
L'ultimo precettore dell'ordine teutonico fu Enrico Oemeister, il quale nel 1492 fu accusato di malversazione da Guglielmo Verblinguen (anch'egli membro dell'ordine teutonico, miles e revisore in Sicilia su incarico del gran maestro dell'ordine) Il precettore si rifiutò di ricevere la visita e il Verblinguen chiese al re di Sicilia Ferdinando III d'Aragona di intervenire. Il re assecondò la richiesta ed Enrico Oemeister trovandosi in serie difficoltà rassegnò le dimissioni nella persona del pontefice Innocenzo VIII (1432-1492). Il papa approfittò dell'occasione e con disappunto del gran magistero dell'Ordine, allontanò dalla Magione i cavalieri teutonici, affidando l'amministrazione all'abate commendatario Cardinale Rodrigo Borgia. Costui divenuto papa col nome di Alessandro VI nominò precettore commendatario il cardinale Federigo Sanseverino che rifiutò. Quindi con Bolla del 1495 elesse Alfonso d'Aragona già vescovo di Cesaraugusta (Saragozza, Spagna), figlio naturale dell'allora re Ferdinando d'Aragona e di Sicilia. Rimostranze arrivarono dall'ordine teutonico alla persona del re da parte del suo membro incaricato Adolfo Gerolzegh che chiedeva che la magione ritornasse ai suoi originari proprietari. Nella suprema aula della città di Madrid nella seduta del 26 maggio 1496, udite le parti si decise in favore di Alfonso, ove prevalsero le concessioni fatte in precedenza dal papa. Le proteste non cessarono e sulle nuove querele, sua maestà Ferdinando il 9 gennaio 1498 decise di assegnare all'ordine cavalleresco una pensione di 100 scudi d'oro, con il diritto di restituzione della commenda alla morte del vescovo. Alfonso incassava in Sicilia ingenti somme di denaro provenienti dalle ricche rendite della magione e dall'amministrazione del feudo di MonrealeNon fu mai vescovo di Monreale, ma assunse la carica di amministratore del feudo nel 1505, dimettendosi nel 1512. elargito da papa Giulio II. Alla sua morte avvenuta il 20 febbraio 1520, re Carlo V con conferma papaleLa conferma da parte del papa si ebbe solo in quel periodo, successivamente si aprì una diatriba sul diritto di appartenenza., rivendicò la commenda come patrimonio regio e dispose della magione in favore di Geronimo di Valenza.
Per avere un’idea approssimativa sul ricavo annuale della commenda si consideri che, papa Urbano VIII (1568-1644) il 3 aprile 1626 concede solo una piccola parte di tali guadagni a “Tommaso Doria, figlio di Carlo Doria duca di Tursi e nipote di Giannettino Doria cardinale prete del titolo di San Pietro in Montorio, la pensione annua di tremilatrecento ducati d'oro sulla commenda della Magione di Palermo concessa a vita per diritto di patronato regio da re Filippo IV d'Asburgo allo zio cardinale, e ordina all'uditore generale della curia causarum della Camera apostolica e all'arcidiacono della chiesa palermitana di procedere a tale assegnazione”.
Per i successivi tre secoli la Commenda della Magione fu amministrata da 16 abati commendatari, ovvero un ecclesiastico (o un laico in rari casi) che percepivano gli inesauribili redditi, l'ultimo fu il cardinale palermitano Don Antonio Branciforti dei Principi di Scordia, Vescovo di Girgenti (l'odierna Agrigento) nominato nel gennaio del 1776. La carica dava posto come pari nel braccio ecclesiastico del Parlamento siciliano, entrando subito dopo gli arcivescovi, i vescovi e l'archimandritaSuperiore di un monastero di rito greco ortodosso. di Messina.
Il 30 maggio 1787 con real dispaccioIl Real dispaccio seguiva un rescritto del 16 ottobre 1786, ove il re rivendicava i beni tutti degli antichi cistercensi. "Il re ha rilevato dalla rappresentanza del conservadore Simonetti, e dalle carte attenenti alla Badia della Magione, che la medesima, dotata dal re Guglielmo II, fu data ai monaci cistercensi, e che dopo la di loro soppressione, l'Imperatore Enrico VI ne dispose, come di beni del patrimonio del Principe. Ha altresì S.M. rilevato, che dopo una illegittima risegna fatta in mano del Papa dal possessore, onde ne seguirono due collazioni, ripigliarono i sovrani della Sicilia il loro diritto. Quindi avvalendosi S.M. di quel dritto, che è annesso alla sua Real Corona, l'ha dichiarata Commenda dell'Ordine Costantiniano, e l'ha conferita al Real Principe di D. Gennaro; e nel tempo stesso ha ordinato, che se ne dia l'amministrazione a codesto Conservadore Simonetti, il quale si esigge le rendite, e le ritenga alla diposizione della M.S.; procurando anche di rivendicare i dritti, ed i fondi, che ne siano illegittimamente distratti, o usurpati; nell'intelligenza, che quanto siasi operato senza l'espresso Regio assenso dee riputarsi nullo, e procedersi alla reintegrazione esecutivamente"., Ferdinando IV di Borbone re di Napoli, accorpò il complesso amministrativo al Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, nominando intendente generale della Commenda il Cavalier Felice Lioy (già cavaliere costantiniano), avvocato fiscale don Donato Tommasi (allievo di Paolo Balsamo) ed abate commendatario il figlio infante Gennaro di Borbone-Due Sicilie (morto nel 1789 a 9 anni), quindi la carica passò all'altro fratello Leopoldo di Borbone-Due Sicilie principe di Salerno (1790-1851) ed infine al nipote di quest'ultimo Leopoldo di Borbone-Due Sicilie conte di Siracusa (1813-1860). Al cavalier Felice Lioy successe col titolo di regio amministratore dei beni di Magione Ficuzza e suoi aggregati, il marchese delle Favare don Giuseppe Ugo, il quale nel 1833 fu accusato di malversazione e dovette difendersi davanti la Gran Corte dei Conti di Napoli.
Con l'unità d'Italia, la Commenda della Magione di Palermo transitò nei beni dello Stato Sabaudo, fu sciolta in forza del Regio Decreto n.997 del 16 novembre 1862. Ed infine soppressa definitivamente nel 1891 dal Ministero delle Finanze e da quello dell'Interno con proprie note e disposizioni, depositando tutto l'archivio documentario nel costituito archivio di stato di Palermo.
Beni e amministrazioni della Commenda della Magione di Palermo Amministrazione del feudo e chiesa di Margana a Prizzi (PA). Terre di Girgenti, acqua della Sabucia. Ipogeo della Gurfa, Alia (PA).
Casale fortificato e feudo di Meselarmet (Salemi TP). Mulini a Palermo, in c.da San Giovanni de' Leprosi, Scaffa e Surci.
Chiesa di San Leonardo e Santa Elisabetta ad Avola e SS. Trinità a Polizzi. Chiesa di Santa Maria d'Alemanna nel castello di Geraci (PA).
Terre di Lentini, Borgesia e Roccabianca.
Feudo di Sant'Andrea e chiesa di Maria SS. dei Miracoli in Castronovo, Castronovo di Sicilia (PA). Ex feudo di Gibilcanna, Chiusa Sclafani (PA).
Territorio di Falsomiele e Santa Maria di Gesù (PA).
Feudo e chiesa di Sant'Elisabetta in Corleone (PA). Beni in Malaspina, Terre Rosse e Colli (PA).
Beni urbani in Troina (PA).
Terre nel feudo dell'Allegranza in c.da San Giovanni de' Leprosi (PA).
Terre e censi nella c.da Mangifaraci a Favara (AG).
Feudo Canzaria e chiesa della SS. Trinità in Noto (CT).
Censi per le terre a Montepellegrino (PA).
Tenute in Pagliara e Pagliarizzi in Troina (PA).
Gebelle sulle terre di Musica d'Orfeo e Torrelunga (PA).
Feudo di Rebuttone (PA). Ex feudo San Lio di Lentini (SR).
Territorio della Xilata nel feudo Allegranza, Trabia (PA).
Chiesa di S. Margherita di Sciacca e S. Maria degli Alemanni in Messina.
Feudi di Gibilmanna, Montagnola di Calatrasi e atti di Cannavata in territorio di Monreale (PA).
Concessioni enfiteutiche dei feudi Monaci, Molara, Giardino Soprano e Sottano (Baronia di Prizzi).
Fosse di neve ne' feudi Lupo, Ficuzza e Cappelliere dell'azienda di Morreale (PA).
Ospedale del Monte di Pietà di Sciacca (AG).
Abbazia di Parco (Altofonte) e Partinico (PA) dal 1799.
Feudo del Parco Vecchio in Partinico (PA).
Concessioni di terre nei feudi della Falconeria, Comuni e Cannavata in Partinico (PA).
Feudo Rabitalà (Rapitalà), (PA).
Madrice Chiesa di Partinico (PA).
Concessioni di beni nei feudi Giannella e S. Leonardo in Partinico (PA).
Feudi di Falconeria e Margi, Sala di Partinico (PA).
Amministrazione del Forno o pubblico panizzo (zagato) di Partinico (PA).
Acqua di Mirto in Partinico (PA).
Censi in Noto e Siracusa e chiesa di S. Giovanni in Girgenti (AG).
Commenda di S. Giovanni di Rodi in Marsala (TP).
Commenda Borea di Siracusa.
Commenda di S. Maria Maddalena in Girgenti.
Commenda di Piazza (Armerina) (EN).
Cappella di S. Eustachio dentro la Matrice Chiesa di Piazza (Armerina) (EN).
Commenda di S. Stefano Protomartire detta Schittini dentro la chiesa della Commenda di S. Giovanni La Guilla di Palermo.
Commenda di S. Maria in Mazzara (TP).
Commenda di Ragusa e Vizzini (RG).
Casale di Castania, Castell'Umberto (ME).
Commenda di S. Giovanni di Flori in Catania.
Feudo Milici in Castroreale (ME).
Beni priorato di S. Giovanni Battista di Taormina (ME).
Feudo Scattino di Messina.
Commenda di Caltagirone (PA).
Commenda di S. Maria del Cannitello (ME).