Il Congresso di Vienna fu una conferenza tenutasi presso il castello di Schönbrunn, nell’allora capitale dell'Impero austriaco, dal 1º novembre 1814 al 9 giugno 1815 (benché diverse datazioni riportino l'inizio e la fine del Congresso al 18 settembre 1814 e al 9 giugno 1815). Vi parteciparono le principali potenze europee allo scopo di ridisegnare la carta dell'Europa e ripristinare l'Ancien régime dopo gli sconvolgimenti apportati dalla rivoluzione francese e dalle guerre napoleoniche. Con il Congresso di Vienna si apre infatti quella che viene definita come l'età della Restaurazione in Europa che può considerarsi conclusa con i moti del 1848.

Per la prima volta gli Stati europei decisero che il modo giusto di mettere fine a una guerra fosse riunire tutti gli Stati interessati e discutere una soluzione valida per tutti: un'idea che è sopravvissuta fino ad oggi. L'idea che i grandi conflitti e le questioni internazionali andassero risolte da riunioni a cui partecipavano tutte le nazioni coinvolte era oramai entrata nella cultura della diplomazia europea. Un secolo dopo, questa idea avrebbe assunto la forma della Società delle Nazioni e, a meno di 150 anni dalla chiusura del Congresso, avrebbe portato alla nascita delle Nazioni Unite.

L'apertura del Congresso

Il Congresso di Vienna si tenne nella capitale dell'allora Impero austriaco, dal 1° novembre 1814Albert Malet e Jules Isaac, Révolution, Empire et première moitié du siècle XIX, edizioni Hachette, 1929, p. 404. al 9 giugno 1815. Un ruolo di primo piano ebbe la partecipazione delle maggiori quattro nazioni europee vincitrici: Austria, Regno Unito, Prussia e Russia, che tentarono così di dare un nuovo stabile assetto all'Europa dopo l'avventura napoleonica. Insieme ad altre delegazioni di diversi stati anche la Francia partecipò al congresso per l'abile azione diplomatica di Talleyrand, vescovo prima della rivoluzione dell'89, deputato rivoluzionario, collaboratore di Napoleone e in quel periodo ministro degli esteri di Luigi XVIII. Egli riuscì a far applicare per la Francia, vittima del tiranno napoleonico, il principio di legittimità secondo il quale dovevano essere restaurati sui loro troni i sovrani illegittimamente spodestati da Napoleone. La Francia del resto aveva già stipulato la pace con un precedente trattato siglato a Parigi il 30 maggio 1814.

Le discussioni continuarono malgrado il ritorno di Napoleone dall'esilio e la sua riassunzione del potere in Francia nel marzo 1815, e l'atto supremo del Congresso fu firmato nove giorni prima della sua finale disfatta nella battaglia di Waterloo, avvenuta il 18 giugno 1815.

Tecnicamente, il Congresso di Vienna non si svolse come un normale congresso, dato che non si riunì mai in sessione plenaria, e la maggior parte delle discussioni avvenne in sessioni informali tra le grandi potenze.

Le decisioni prese dal Congresso seguirono due linee-guida per l'assegnazione dei territori europei ai vari sovrani:

il principio di equilibrio, concepito con lo scopo di non concedere ad alcun paese la supremazia territoriale in Europa, ma, al contrario, di equilibrare le forze delle varie potenze europee in modo che nessuna di queste potesse prevalere sulle altre: questo principio portò alla nascita, ad esempio, del Regno Unito dei Paesi Bassi (da non confondersi con quello odierno), che funse da "cuscinetto" tra la Francia e la Confederazione germanica; il principio di legittimità per riassegnare il trono ai legittimi sovrani deposti durante il periodo napoleonico, come ad esempio accadde nella Francia post-rivoluzionaria, a capo della quale venne nominato sovrano il fratello minore del re Luigi XVI ghigliottinato, Luigi XVIII, considerato come legittimo successore di Luigi XVIIDalla morte del padre nel 1793, fu considerato re di Francia e di Navarra col nome di Luigi XVII dai monarchici francesi e dalle corti europee, anche se era stato imprigionato dai repubblicani. Non regnò mai effettivamente e si spense all'età di dieci anni, nel 1795, a causa delle dure condizioni di prigionia.; in questo modo veniva ripristinata la monarchia, anche se in questo caso si trattava di una monarchia costituzionale (benché "ottriata", cioè elargita per volontà sovrana). Questo principio tuttavia non venne sempre rispettato: ad esempio le repubbliche di Venezia e di Genova non vennero ricostituite. L'ordinamento degli stati restaurati venne lasciato ai singoli sovrani, ma fu generalmente costituito da quello tipico delle monarchie assolute: senza parlamenti o con rappresentanze non elettive.

Si le Congrès danse, il ne marche pas (Se il Congresso danza, non cammina)

Dopo la caduta e l'abdicazione di Napoleone a Fontainebleau (6 aprile 1814) e la ratifica della prima Pace di Parigi, la sesta coalizione venne sciolta, mentre sul trono di Francia fu posto il legittimo sovrano, Luigi XVIII di Borbone, fratello minore del decapitato Luigi XVI. Secondo l'articolo XXXII del trattato di pace si sarebbe dovuto riunire a Vienna un congresso plenario delle potenze vincitrici per dare un nuovo assetto e un ordine durevole all'Europa, che per quasi vent'anni era stata calpestata, devastata e ridotta allo stremo dalla lunga guerra contro l'imperatore francese.

I sovrani vincitori e i loro ministri plenipotenziari si incontrarono in un primo momento a Londra; soltanto nell'autunno del 1814 il Congresso ebbe inizio a Vienna. Vi presero parte le delegazioni diplomatiche di quasi tutte le nazioni europee. Dall'ottobre 1814 al giugno 1815 Vienna, e soprattutto il luogo d'incontro, il Dipartimento di Stato (più tardi anche la Cancelleria di Stato) nel Palazzo di Ballhausplatz, sede del Principe di Metternich, divenne il cuore del continente per la sua centralità politica. Anfitrione di questo grande consesso fu l'imperatore d'Austria Francesco I d'Asburgo-Lorena. Gli ospitanti cercarono di rendere il soggiorno delle personalità d'alto rango il più piacevole possibile.

I lavori del Congresso furono continuamente inframezzati da feste, cene, balli e ricevimenti tenuti dalla corte austriaca, dai nobili viennesi oppure dalle numerose delegazioni convenute. La continua atmosfera di festa fece coniare al principe Charles Joseph de Ligne la famosa immagine del "Congresso danzante"L'espressione, riportata in varie forme sembra debba attribuirsi originariamente al commento del Principe di Ligne: «Le Congrès ne marche pas; il danse.» («Il Congresso non cammina; danza).». In una lettera al principe de Talleyrand del 1º novembre 1814, Ligne scrisse:

Anche diversi contemporanei, nonostante deplorassero l'immobilità politica, misero però in risalto la magnificenza e lo splendore dell'evento. Il segretario-generale del Congresso, il conte Friedrich von Gentz, in una lettera del 27 settembre 1814, scrisse:

Tuttavia, alcuni storici sono dell'opinione che il Congresso non trascurò i suoi impegni effettivi tra i vari balli e tutti gli altri intrattenimenti, ma stabilì le linee guida del nuovo ordine di pace e stabilità dell'Europa, anche se la grossolana quanto pungente opinione del feldmaresciallo Blücher sembrerebbe dare un'altra impressione.

Partecipanti

Al Congresso, il Regno Unito fu prima rappresentato dal ministro degli esteri, il Visconte Castlereagh; dopo il febbraio 1815, dal Duca di Wellington; e nelle ultime settimane, dopo che Wellington se ne andò per affrontare Napoleone, dal Conte di Clancarty. L'Austria era rappresentata dal principe Klemens von Metternich, il ministro degli Esteri, e dal suo delegato, Barone Wessenberg. La Prussia era rappresentata dal principe Karl August von Hardenberg, il cancelliere, e dal diplomatico e studioso Wilhelm von Humboldt.

La Francia di Luigi XVIII era rappresentata dal ministro degli Esteri Charles Maurice de Talleyrand-Perigord. Sebbene la delegazione ufficiale della Russia fosse guidata dal suo ministro degli Esteri, il conte Karl Vasil'evič Nessel'rode, lo zar Alessandro I per lo più operò personalmente. Inizialmente, i rappresentanti delle quattro potenze vincitrici sperarono di escludere i francesi da una seria partecipazione ai negoziati, ma Talleyrand riuscì abilmente a inserirsi nei dibattiti interni sin dalle prime settimane.

Poiché la maggior parte del lavoro al Congresso fu svolta da queste cinque potenze (assieme, per certi temi, con le rappresentanze di Spagna, Portogallo e Svezia; sui temi tedeschi, di Hannover, Baviera, e Württemberg; su quelli italiani, dello Stato Pontificio e dei Regni di Sardegna e di Napoli e Sicilia), la maggior parte delle delegazioni non ebbe molto da fare al Congresso, e l'ospite, l'imperatore Francesco I d'Austria sostenne splendidi intrattenimenti per mantenerle occupate.

Le materie su cui si discusse furono molteplici e in generale solo le perdite territoriali a danno dei francesi non furono oggetto di discussione. Queste erano già state decise riportando i confini francesi a quelli precedenti le avventure napoleoniche.

Mutamenti territoriali

Il principale risultato del Congresso, a parte la ratifica della perdita, che era già stata stabilita dalla "Pace di Parigi", dei territori che la Francia si era annessa tra il 1795 e il 1810, fu l'accrescimento della Russia, che guadagnò gran parte del Ducato di Varsavia e la Finlandia, e l'ingrandimento del territorio della Prussia, che acquistò la Westfalia, la Renania settentrionale e parte della Polonia.

Il consolidamento della Germania, dai quasi 300 stati del Sacro Romano Impero (disciolto nel 1806) in un sistema (molto più gestibile) di trentanove stati, fu confermato. Questi stati andarono a costituire una blanda Confederazione Tedesca sotto la guida di Prussia e Austria.

Europa centrale In particolare le materie trattate furono quelle polacco-tedesche.

Lo zar presentò un piano in cui prevedeva la creazione di una Polonia indipendente, satellite della corona russa. Questo piano fu fortemente osteggiato dalle altre potenze e, alla fine, si giunse a un accordo, spartendo la Polonia e attribuendo gran parte della Sassonia al sovrano prussiano. In generale si portò la composizione della Confederazione Tedesca a 39 stati, sotto il controllo di Austria e Prussia.

L'oggetto più controverso al Congresso fu, infatti, la cosiddetta crisi sassone-polacca. I russi e i prussiani avanzarono una proposta secondo la quale la maggior parte dei territori austriaci e prussiani della Polonia sarebbero andati alla Russia, che avrebbe creato un regno polacco indipendente in unione personale con la Russia, con lo zar Alessandro quale re.

In cambio, i prussiani avrebbero ricevuto come compensazione tutta la Sassonia, il cui re veniva considerato abdicante per non aver abbandonato Napoleone abbastanza in fretta. Gli austriaci, i francesi, e gli inglesi non approvarono questo piano e, ispirati da Talleyrand, firmarono un trattato segreto il 3 gennaio 1815, consentendo alla guerra, se necessario, per impedire che il piano russo-prussiano producesse il suo effetto.

Sebbene nessuna delle tre potenze fosse particolarmente pronta alla guerra, i russi non vollero sfidarle e si elaborò presto una composizione amichevole, per cui la Russia ricevette il grosso del Ducato napoleonico di Varsavia come Regno di Polonia (chiamato Polonia del Congresso), ma non ricevette il distretto di Poznań (Granducato di Poznan), che fu dato alla Prussia, né Cracovia, che rimase una città libera. La Prussia ricevette il 40% della Sassonia (più tardi nota come provincia di Sassonia), con la restante parte resa al re Federico Augusto I (Regno di Sassonia).