Il clan di Mangialupi è un clan mafioso originario del quartiere "Mangialupi" della zona sud di Messina.

Storia Il clan è stato reso famoso da numerose operazioni volte a impedire il traffico di stupefacenti e il traffico di armi, poiché è stato designato come possibile detentore di arsenali della 'Ndrangheta, visti anche gli stretti rapporti intrattenuti con le cosche della Calabria Ionica. Sono stati documentati anche contatti con la criminalità catanese, campana e della provincia di Messina.

Tra la gli anni 80 e la fine degi anni 90, il comando del clan si indica nelle figure di Salvatore Surace, poi di Pietro Trischitta(imputato al maxiprocesso dell'86 ed ex affiliato di Luigi Sparacio), ed in seguito degli Aspri(tra i quali Benedetto fu imputato al maxiprocesso dell'86). Dopo il 2000 con l'arresto dei precedenti "capi", le fonti giornalistiche indicano come "reggenti" i fratelli Trovato.

Nel corso della fine degli anni '70, gli anni '80 e gli anni '90, a Messina si verificarono diversi conflitti tra gruppi mafiosi, ma il contesto mafioso di Mangialupi non viene menzionato nelle cronache, lasciando intendere la sua estraneità.

Nel 2000, venne sgominato un narcotraffico di eroina e cocaina destinati ai "salotti buoni" di Messina.

Nel 2009 furono sequestrati beni per un valore di circa 20 milioni di euro, tra questi oltre ad autovetture e motocicli, 25 abitazioni: di cui una nella centralissima via Argentieri (tra la Cattedrale ed il Municipio), e altre due sul Viale San Martino (il viale più commerciale di Messina). Gli appartamenti del Viale San Martino erano utilizzati come covi, e al loro interno furono trovate ingenti quantità di droghe e 1 milione di euro in contanti. Secondo il quotidiano locale "Tempostretto" il PM Giuseppe Verzera avrebbe dichiarato di non aver visto nulla di simile in carriera e ha sospettato che in quei covi forse potevano essere stati ospitati latitanti di recente. Nello stesso anno nel rione Mangialupi furono sequestrati mitragliatori kalashikov, altri tipi di mitragliette, fucili, pistole e munizioni oltre a dosi significative di eroina, cocaina, anfetamine e hashish.

L'operazione "supermarket", avvenuta nel 2012, scoprì un giro di affari ed estorsioni. Tali affari furono possibili attraverso la collaborazione con alcuni imprenditori che si occupavano di distribuzione alimentare. Furono sequestrati preventivamente beni per un valore complessivo di 500.000 euro. Secondo quanto reso noto dai quotidiani locali all'udienza finale del processo, l'imputato Giovanni Trovato avrebbe detto al PM “Dottore Verzera, mi sta dicendo qui il mio collega di cella che lei quando andava all’università andava in motoscafo”. Poiché il PM possedeva effettivamente un motoscafo che teneva nella spiaggia davanti casa negli anni di università, tale frase suonò come una grave minaccia.

Nel 2013, nel rione Mangialupi, sono stati scoperti diversi arsenali, all'interno di essi: una mitraglietta Uzi con la canna filettata per il montaggio del silenziatore, pistole semiautomatiche Beretta, pistole Revolver, un fucile semiautomatico Breda calibro 12, vari chilogrammi di polvere da sparo, migliaia di cartucce, diversi chilogrammi di esplosivo (tritolo) e persino una penna-pistola artigianale, completamente operativa.

Nel 2016, nel corso dell'operazione "Gioia" gli investigatori scoprirono una rete di spaccio nelle zone di Oliveri, Falcone e Furnari, documentando i rapporti per i rifornimenti con il clan di Mangialupi, anche in territorio storicamente oggetto della mafia barcellonese.

Nel 2017 fu condotta l'operazione "Dominio" per la quale sono stati impiegati 190 uomini e 50 mezzi delle forze dell'ordine. Essa ha sgominato un giro d'affari in capo al clan dal valore di 10 milioni di euro, suddivisi nel seguente modo: 18 immobili, tra cui una lussuosa villa con piscina e un prestigioso appartamento con attico, 3 società di noleggio di apparecchiature di gioco e scommesse, una rivendita di generi di monopolio e una barca.

Nel 2019 tramite l'operazione "Tunnel" fu sgominato un traffico di marijuana localizzato nel rione Mangialupi, avvenuto con la collaborazione di trafficanti albanesi. L'indagine era iniziata due anni prima a causa del rinvenimento di 42kg di marijuana nel tunnel della ferrovia dismessa nei pressi del rione Bisconte e di altri 32kg acquistati a Martina Franca. L'organizzazione disponeva di armi.

Nel 2025 ebbe luogo l'operazione "Gerarchia" attraverso una retata di arresti che ha coinvolto 14 persone. Oggetto di sequestro sono stati oltre 3 chili di cocaina, 20 di marijuana e 2 di hashish, che si stima avrebbero fruttato circa un milione e mezzo di euro. La droga veniva trasportata dalla Calabria a Messina anche attraverso l'uso di moto d'acqua. Il gruppo non era affatto sprovvisto di armi: furono rinvenuti 3 fucili, 2 mitragliette e 3 pistole.

Note

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