La Salerno longobarda fu il periodo storico della dominazione longobarda nella città di San Matteo, durato per cinque secoli e mezzo.

Premesse

Salerno fu conquistata dai Longobardi di Arechi I di Benevento nel 620. Da allora, per più di cinque secoli e fino al 1077, la città di San Matteo fu dominata da una minoranza di origine germanica, che le ha lasciato un'impronta indelebile. Con il Principato di Salerno di Guaimario IV, Salerno divenne de factoL'imperatore del Sacro Romano Impero -Enrico III- mai accettò né riconobbe "ufficialmente" che la Salerno di Guaimario fosse la capitale del sud-Italia continentale. Anzi, subito agì contro Guaimario per paura del suo accresciuto potere territoriale la capitale di tutto il meridione continentale italiano, unificato per la prima volta dai tempi della fine dell'Impero romano.

Del resto il Principato di Salerno, intorno all'anno 1000, era il territorio più meridionale del Sacro Romano Impero: gli imperatori germanici lo invasero in varie occasioni allo scopo di mantenerlo totalmente soggetto e limitarne l'autonomia. Inoltre, la Salerno longobarda poté vantare la presenza della scuola medica salernitana, una delle prime "università" di medicina in Europa, cui per la prima volta parteciparono anche delle donne, dette Mulieres Salernitanae: Trotula de Ruggiero, Rebecca Guarna ed Abella SalernitanaEdoardo D'Angelo, , Enciclopedia Federiciana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani.

Salerno fu anche l'unico territorio longobardo d'Italia a sviluppare una flotta per commerci nel Mediterraneo: nel 1058 un "privilegium mercaturae" concesso dal principe Gisulfo II di Salerno attesta pure la nascita di un mercato franco collegato con le attività marittime.

Va anche ricordato che navi salernitane parteciparono alla presa di Mahdia, nell'attuale Tunisia: nella seconda metà dell'anno mille, Mahdia, allora governata dai vassalli Ziridi dei Fatimidi, viene attaccata ripetutamente e, per breve tempo, conquistata dalle Repubbliche marinare di Genova e Pisa con l'aiuto di Gaeta, Amalfi e Salerno (attacco che, tuttavia, non sortì effetti duraturi).

Storia

Origini del dominio longobardo (620-840) Salerno, trovandosi al centro della costa della regione Campania, ha sempre avuto origini "settentrionali" nella sua storia: fu infatti fondata dai Romani, in un territorio peraltro ove in precedenza si erano insediati anche gli etruschiNell'odierno rione periferico di Fratte si trovano resti etruschi, nel parco archeologico etrusco-sannitico.. A differenza della vicina Napoli quindi, che fu fondata dai Greci e poi dominata dai Bizantini, Salerno "romana" divenne "longobarda" attorno al 620.

Dopo una lunga lotta tra i Bizantini ed i Longobardi iniziata intorno al 620, nel 646 la città cadde definitivamente in mano a questi ultimi come parte del Ducato di Benevento, anche se le testimonianze di presenze longobarde, già a partire dal VI secolo, sono accertate dal ritrovamento di una tomba, nel Complesso archeologico di San Pietro a Corte, di una bambina di nome Teodonanda, morta il 27 settembre 566Luciana Baldassarri, "Salerno nella leggenda", p.13, ed. BiMed, ISBN 88-88543-00-7. Con l'avvento della dominazione longobarda, la città conobbe un periodo particolarmente prospero della sua storia, durato circa cinque secoli.

Nel 774, il principe di Benevento Arechi II decise di trasferire la sua corte a Salerno, che si popolò di molte famiglie longobarde. La città acquistò importanza e furono edificate numerose opere, tra cui la sontuosa reggia, della quale rimangono tracce sparse nel centro storico. Questa reggia (ora quasi completamente scomparsa) era un'edificazione alla quale si affiancava la "Cappella Palatina" (Chiesa di San Pietro a Corte).

A quest'epoca, accanto alla popolazione romanizzata viveva una numerosa minoranza germanica. Studiosi come AjelloDocente dell'Università di Salerno () stimano che a quest'epoca a Salerno oltre un terzo della popolazione parlasse la lingua longobarda, pur mescolata notevolmente con parole e frasi neo-latine. Il professore Ajello afferma che a Salerno, in quel secolo, su una popolazione di circa 6000 abitanti, oltre 2500 erano Longobardi, concentrati nel quartiere alto del centro storico, sul colle dove vi era il Castello di Arechi.Ancora oggi nelle prime classi delle scuole elementari dell'area urbana di Salerno sulle pendici iniziali del "monte Bonadies" (sulla cui cima c'e il castello) la maggioranza dei bambini ha capelli castano-biondastri ed occhi parzialmente chiari

A Salerno e dintorni si erano infatti rifugiati molti Longobardi profughi (forse un migliaio, sempre secondo Ajello, ma altri studiosi, come D'Ambrosio, credono fossero il doppio), che con le loro famiglie scapparono dalla Langobardia Maior nel Nord Italia dopo la sua conquista da parte dei Franchi Carlo Magno. Alcuni di questi Longobardi fuggiti dai Franchi si rifugiarono prima ad Amalfi, e successivamente furono trasferiti a Salerno (nel rione "Fornelle", detto anche "Amalfitano") dal longobardo Sicardo nell'838.

Qualche decennio dopo, nell'849, il Principato di Salerno divenne indipendente da Benevento, acquisendo i territori del Principato di Capua, la Calabria settentrionale e la Puglia fino a Taranto.

Attorno all'851, anno di fondazione del principato a seguito delle lotte di successione per il trono beneventano tra Siconolfo e Radelchi, fu avviata l'attività della locale zecca. La monetazione di Salerno continuò ininterrottamente anche in epoca normanna fino alla soppressione della zecca nel 1198 per ordine dell'imperatrice Costanza d'Altavilla.A seguito dell'istituzione dell'autonomo principato longobardo di Salerno, Siconolfo iniziò a battere "solidi d'elettro" e "denari d'argento" sui quali continuava a comparire la dizione princeps benebenti per le pretese al trono avanzate da Siconolfo. Inizialmente, dunque, furono coniati soprattutto i suddetti due tipi monetali, fino al periodo compreso tra l'ascesa al trono di Gisulfo I e la caduta del principato con Gisulfo II, cento anni dopo. In questo periodo iniziarono ad essere coniati "tarì d'oro" ad imitazione delle monete islamiche circolanti nel sud Italia e nella vicina Amalfi. Inizialmente questi tarì erano riproduzioni più o meno fedeli degli originali, con legende pseudo cufiche, successivamente sostituite con scritte inneggianti ai sovrani cattolici del principato. Tale scelta era dettata da motivi economici. Da diversi anni, infatti, nell'Italia meridionale circolavano monete bizantine e islamiche come i roba' i degli emiri siciliani e del Nordafrica. Con Gisulfo II inizia la coniazione di "follari" sui tipi dei modelli bizantini, con la raggiunta di alti livelli stilistici come per il "follaro alle fortificazioni" riportante la famosa dicitura Opulenta Salernum

La Salerno longobarda divenne presto, col suo Principato, il maggior baluardo difensivo europeo-cristiano nel meridione della penisola italiana, davanti ai reiterati tentativi di conquista arabo-musulmani.

Infatti l'assedio di Salerno dell'871/872 fu uno dei principali episodi delle incursioni degli Arabi Aghlabidi nell'Italia meridionale, mentre portavano avanti la conquista della Sicilia. La città di Salerno era dotata di forti difese e, malgrado l'uso di potenti macchine d'assedio arabe, l'assedio, durato oltre un anno, fallì. Il principe Guaiferio di Salerno condusse la difesa, ottenendo una importante vittoria intorno al forte che ora viene detto "La Carnale" in riferimento alla "carneficina" di Arabi che vi avvenne. L'assedio fu levato anche grazie all'arrivo di un esercito di Longobardi e Franchi sotto il comando dell'imperatore carolingio Ludovico II.

Dominio salernitano del meridione continentale d'Italia (840-1077)

A partire dal principe Siconolfo, che si titolò come "Langobardorum gentis princeps" secondo il Chronicon Salernitanum, Salerno divenne la capitale di un Principato che arrivò a controllare con Guaimario III e Guaimario IV tutto il meridione continentale italiano. Con Guaimario III (che governò dal 994 al 1027), Salerno entrò in una fase di grande splendore, testimoniato dall'iscrizione Opulenta Salernum incisa sulle monete del tempo. A lui si deve la riduzione a vassalli del Principato di Salerno delle città di Amalfi, Gaeta e Sorrento, e l'annessione di molti dei residui possedimenti bizantini in Puglia e Calabria. Ma fu il suo successore, Guaimario IV, a raggiungere il massimo dominio, occupando l'Aspromonte della Calabria meridionale e costruendovi nel 1044 un forte longobardo-normanno a Squillace, espellendo cosi dalla penisola italiana i Bizantini per la prima volta dai tempi delle guerre gotiche. Guaimario divenne anche Duca di Puglia e Calabria nel 1042, ma nel 1047 l'imperatore Enrico III lo disautorizzò ufficialmente, iniziando la crisi che porterà alla sua morte ed alla fine del Principato di Salerno, pochi decenni dopo.

L'eredità di Guaimario IV includeva il dominio su Salerno, Amalfi, Gaeta, Melfi, Puglia, Calabria e in maniera alterna su Capua. Inoltre, Giovanni V, Duca di Napoli, si dichiarò vassallo del principe Guaimario IV nel 1039 e gli rimase fedele durante tutto il suo regno. Egli fu senz'altro l'ultimo grande principe longobardo del sud Italia e, secondo alcuni storici, il più capace.

A valergli tanto favore, fu soprattutto il suo carattere, che lo storico John Julius Norwich riassume scrivendo «per tutta la vita dovette lottare contro le spregiudicate ambizioni [dei suoi rivali], e lo fece senza mai venir meno alla parola data, né mancare ai suoi impegni. Fino alla morte, il suo onore e la sua buona fede non vennero mai offuscati».. Altri motivi furono la sua intelligenza politica, il favore papale ed inizialmente quello imperiale d'occidente, ma specialmente la spada dei suoi fedeli mercenari Normanni.

Nel 1077, l'ultimo principe longobardo, Gisulfo II, figlio di Guaimario IV, fu costretto alla resa di Salerno in favore dei normanni di Roberto il Guiscardo. Con la morte di Gisulfo II, avvenuta nel 1091 (dopo che nel 1089 fu "Duca di Amalfi" per un solo anno), finiva definitivamente l'epoca longobarda in Italia.

Va inoltre precisato che il castello e la cinta muraria creati dai longobardi, erano un capolavoro per l'epoca e resero Salerno "per natura e per arte imprendibile, non essendo in Italia una rocca più munita di essa", come testimonia Paolo Diacono nella sua "Historia Langobardorum": il castello, infatti, non capitolò mai; solo durante l'assedio del normanno Roberto il Guiscardo, nel 1077, costretti alla fame, gli occupanti longobardi patteggiarono la resa.

La Salerno longobardo-normanna (1077-1194) La popolazione di Salerno (che aveva circa 35.000 abitanti alla fine del XI secolo, secondo il De Simone), rimase sotto il dominio della consistente minoranza longobarda-salernitana anche dopo il 1077. Infatti, la moglie del Guiscardo era la longobarda Sichelgaita, che ebbe molta influenza sul marito.

Va anche precisato che i Normanni non erano un popolo come i Longobardi, ma un gruppo di guerrieri mercenari provenienti dal Nord Europa, che in poche occasioni si trasferivano nel meridione italiano con le rispettive famiglie. Ed in molti casi si sposavano a Salerno con donne longobarde (come nel caso del Guiscardo con Sichelgaita): per questo molti studiosi affermano che dal 1077 si ebbe ancora una Salerno "longobarda", almeno parzialmente e per un secolo ancora fino al Duecento.

Dopo la fine del Principato di Salerno, furono numerosi i salernitani di origine longobarda che si unirono ai Normanni nelle loro conquiste: Salerno divenne la capitale "de facto" dell'unificato meridione italiano sotto i Normanni, che conquistarono anche la Sicilia mussulmana.