So è il quinto album in studio del cantante britannico Peter Gabriel, pubblicato il 19 maggio 1986 dalla Charisma Records.

Dopo aver lavorato alla colonna sonora del film Birdy (1984), il produttore Daniel Lanois è stato invitato a rimanere nello studio casalingo di Gabriel durante il 1985 per collaborare al progetto successivo del cantante. Le prime sessioni di So videro coinvolti Gabriel, Lanois e il chitarrista David Rhodes, per poi crescere fino ad includere un numero di percussionisti. Anche se Gabriel continuò a utilizzare il pionieristico sintetizzatore Fairlight CMI, le canzoni scaturite da queste sessioni erano notevolmente meno sperimentali rispetto al materiale inciso negli album precedenti, e fondevano sonorità pop e rock con elementi world music tradizionali, in particolare con stili africani e brasiliani.

il suo lavoro più riuscito, così come quello musicalmente più accessibile, So ha trasformato Gabriel da artista di culto a superstar internazionale. L'album ha ricevuto il plauso unanime della critica specializzata, venendo lodato per le sue sonorità e fusione di generi differenti, ed è stato nominato per il Grammy Award all'album dell'anno.

So è il disco di maggior successo commerciale di Gabriel, è stato certificato cinque volte platino dalla Recording Industry Association of America (RIAA) e tre volte platino dalla British Phonographic Industry (BPI). Molte delle canzoni contenute nell'album sono divenute dei classici dell'artista, raggiungendo la vetta delle classifiche inglesi e americane. Particolare successo ottenne il singolo Sledgehammer, che conquistò il primo posto nella Billboard Hot 100 e venne accompagnato da un famoso video premiato con ben nove MTV Video Music Awards. L'album è stato inserito al 187º posto nella lista dei 500 migliori album di tutti i tempi stilata da Rolling Stone.

Registrazione

Dal 1978, Gabriel viveva in una casa di campagna nel nordest di Bath in Somerset. Nei primi anni ottanta il cantante decise di assemblare uno studio di registrazione economico nel fienile adiacente alla casa, composto da due stanze: una in cui Gabriel avrebbe registrato la sua voce e lavorato sui testi, e un'altra dove sarebbe invece stata assemblata la musica. Mentre preparava So, Gabriel considerò Nile Rodgers e Bill Laswell degli Chic come potenziali produttori per l'album. Alla fine si rivolse a Daniel Lanois, con cui aveva appena lavorato alle musiche del film Birdy. Lanois era già conosciuto nel panorama musicale per le sue collaborazioni con Brian Eno e per aver prodotto The Unforgettable Fire degli U2.

Le prove iniziarono nel maggio 1985 e vedevano coinvolti Gabriel, Lanois e il chitarrista David Rhodes. Gabriel aveva iniziato a lavorare su alcune canzoni, e fornì a Lanois e Rhodes delle strutture di accordi attorno alle quali costruire le proprie composizioni improvvisate. Lanois ha ricordato che avevano "un bel punto di partenza in questo tipo di scenario, non è una buona idea avere un sacco di gente intorno perché diventi nervoso quando stai facendo sprecare tempo ad altre persone". Di conseguenza, durante queste sessioni si respirava un'atmosfera rilassata e scherzosa. Successivamente ai tre si aggiunsero l'ingegnere del suono Kevin Killen, il bassista Tony Levin e il batterista Jerry Marotta, che vennero inoltre aiutati dai percussionisti Manu Katché e Stewart Copeland e dal violinista L. Shankar.

La dotazione tecnica di base dello studio comprendeva il rivoluzionario sintetizzatore Fairlight CMI, che Gabriel aveva utilizzato nel suo quarto album. Lo stesso artista affermò in un'intervista rilasciata a Billboard: "Il processo decisionale creativo è diventato più importante della tecnica. Si dispone di una gamma più ampia di strumenti, una gamma più ampia di decisioni." Pur rimanendo sempre ispirato per la produzione di nuova musica, in quel periodo Gabriel faticava a comporre testi e rinviava la loro stesura di continuo. La sua propensione ad essere insoddisfatto per ciò che scriveva, costrinse il tecnico Kevin Killen a isolare determinate performance vocali come traccia master, al fine di mantenere le altre piste disponibili in caso di ulteriori modifiche ai testi. Lanois prese misure sfavorevoli per incoraggiare la scrittura di Gabriel, ad esempio distruggendo il suo telefono molto usato nei boschi vicini e, in una occasione, serrando la porta dello studio per bloccare l'artista al suo interno.

Verso la fine delle registrazioni, Gabriel divenne ossessionato con la tracklist dell'album e mise in ordine su una musicassetta tutte le parti iniziali e finali delle canzoni per capire come i suoni legavano tra di loro. La sua intenzione originale era quella di avere In Your Eyes posta in chiusura del disco, ma a causa della sua rilevante linea di basso, il brano dovette essere collocato all'inizio del lato B, in modo da permettere alla puntina del giradischi di avere più spazio disponibile per vibrare e ottenere una resa sonora migliore. Con le successive stampe su CD, questa limitazione veniva rimossa e il brano è stato posto come ultima traccia dell'album. So venne completato nel febbraio 1986 e la sua realizzazione costò 200 000 sterline. Le sovraincisioni ebbero luogo presso i Power Station Studios di New York, mentre la masterizzazione finale venne effettuata ai Townhouse Studios di Londra.

Contenuto So è stato definito l'album commercialmente più accessibile e meno sperimentale di Gabriel. Come per i lavori precedenti, la sua base principale è nell'art rock, tuttavia nel caso di So, Gabriel sviluppa una maggiore attenzione alla melodia e combina ora questo genere con elementi di musica africana e soul. Le canzoni sono fortemente influenzate dalla world music tradizionale, in particolare vengono prese in prestito le distintive percussioni della musica africana e brasiliana. In un'intervista del 2011, Gabriel ha svelato: "Per un po' di tempo mi ero occupato delle mie sperimentazioni strumentali, ora volevo scrivere autentiche canzoni pop, anche se alle mie condizioni." Jon Pareles del The New York Times fece notare che "[Gabriel] non ha solo aggiunto percussioni africane e violini indiani a canzoni ordinarie; queste sono parte integrante dell'opera". La produzione di Daniel Lanois emerge per la sua struttura, piena di dettagli ambientali e "calore immacolato che conferisce ad ogni nota una stanza per respirare, le sue trame sontuose (nello stile prediletto del tempo) senza essere sterile".

Lato A L'album si apre con la batteria dell'ex-Police, Stewart Copeland che introduce il primo brano Red Rain. Gabriel desiderava avere un inizio potente, tuttavia era contrario all'utilizzo di percussioni "metal"; fu Lanois a convincerlo a lavorare insieme a Copeland. La traccia vede Gabriel cantare nel suo registro più alto, sullo sfondo di un testo che riflette un forte senso di vulnerabilità attraverso problematiche sociali quali la tortura e il sequestro. L'idea è stata ispirata da un sogno ricorrente dell'artista, nel quale vedeva il sangue umano sprofondare all'interno di un mare rosso. Il testo riprende le avventure di Mozo, uno straniero vagabondo, che era apparso nei primi due lavori solisti del cantante. La seconda traccia è una delle canzoni più famose di Gabriel, Sledgehammer, anche se fu l'ultima a venire concepita per l'album. Quando la maggior parte dei musicisti aveva impacchettato la propria attrezzatura e sembrava pronto a lasciare lo studio, il cantante chiese loro di riassemblare rapidamente tutto e lavorare su una nuova idea che aveva avuto. Il brano venne in parte ispirato dalla musica di Otis Redding, motivo per cui Gabriel contattò il trombettista Wayne Jackson, che aveva suonato in tour con Redding, per registrare i corni all'interno della traccia. Aperto da un flauto bamboo Shakuhachi, il ritmo è dominato dal suono di ottoni, in particolare della tromba di Jackson, mentre il testo abbonda di allusioni sessuali. Il batterista Manu Katché registrò le sue parti in una sola ripresa, in quanto credeva che ogni versione successiva sarebbe stata inferiore rispetto alla sua interpretazione originale della musica.

Le tracce successive presentano tematiche più serie e impegnative. Il terzo brano Don't Give Up è una critica diretta alla politica interna condotta dall'allora primo ministro britannico Margaret Thatcher, colpevole di aver provocato un aumento della disoccupazione, ed è stato ispirato dalla famosa fotografia Migrant Mother di Dorothea Lange, che ritraeva una donna e un bambino durante la grande depressione americana. La traccia si apre con un cupo pattern ritmico di tamburi tom-tom a bassa tonalità ideato da Gabriel, e che Lanois voleva utilizzare come il fulcro centrale di una canzone. Tony Levin aggiunse il basso per creare un suono più armonioso, e durante la seconda metà della traccia, posizionò un pannolino dietro le corde del suo strumento per smorzare le note. Gabriel scrisse il testo pensando a una conversazione tra un uomo disoccupato e la propria amata. Inizialmente si rivolse a Dolly Parton per interpretare la donna, ma questa rifiutò; la parte fu in seguito accettata da Kate Bush. Il ruolo della Bush era quello di rispondere alle parole cantate da Gabriel, nella storia quello di confortare il marito che aveva perso il posto di lavoro. Il primo lato dell'album si chiude con That Voice Again, brano in cui Gabriel esplora il tema della coscienza morale, prendendo in esame le "parole dei genitori nella nostra testa che ci possono sia aiutare che distruggere". Scritta con la collaborazione del chitarrista David Rhodes, la canzone nacque dopo le discussioni iniziali del cantante con il regista Martin Scorsese riguardo alla colonna sonora del film L'ultima tentazione di Cristo (1988).

Lato B In Your Eyes è stata definita come la miglior canzone d'amore di Gabriel. Ispirato dalla Sagrada Família e il suo architetto Antoni Gaudí, il cantante esprime sopra un rullo di tamburi il suo unico desiderio di sentirsi completo agli occhi della propria amante. La potente atmosfera del brano viene trainata dal caratteristico scat del musicista senegalese Youssou N'Dour, che canta nella sua lingua madre. Gabriel aveva sviluppato interesse per la scrittrice americana Anne Sexton dopo aver letto la sua raccolta di poesie To Bedlam and Part Way Back. A lei decise di dedicare la sesta traccia del disco, Mercy Street, chiamata così in riferimento a 45 Mercy Street, un poema pubblicato in un'altra antologia postuma della poetessa. Il brano è incentrato su una delle numerose composizioni forró che Gabriel aveva registrato a Rio de Janeiro. Quando questo materiale fu rinvenuto in studio, venne accidentalmente riprodotto a una velocità del dieci per cento più lenta rispetto all'originale, fornendogli una qualità sonora granulosa che secondo Gabriel e Lanois evidenziava meglio i piatti e le chitarre. La traccia contrappone due cantati armoniosi di Gabriel, uno dei quali è il coro che risulta un'ottava sotto la voce principale, destinato a dare un inquietante effetto sessuale, che si rivelò tuttavia difficile da catturare eccetto nei momenti in cui Gabriel si fosse appena svegliato.