La Madonna di Capo Colonna, detta anche Madonna di Capocolonna, è un'immagine mariana venerata a Crotone, conservata nella cattedrale di Santa Maria Assunta e storicamente legata al santuario di Santa Maria di Capo Colonna, situato sull'omonimo promontorio; il dipinto raffigura la Vergine nell'atto di allattare Gesù, secondo il tipo iconografico della Galaktotrophousa, e la sua datazione è stata oggetto di interpretazioni differenti, poiché alla tradizionale attribuzione a un'epoca bizantina più antica si affianca una collocazione nella seconda metà del Quattrocento, con una cronologia comunque non anteriore al XV secolo.
Il culto della Madonna di Capo Colonna è documentato almeno dalla seconda metà del XVI secolo ed è al centro delle celebrazioni mariane crotonesi che si svolgono annualmente nel mese di maggio, assumendo particolare solennità ogni sette anni; dal 1988 la Beata Vergine Maria sotto il titolo di Capocolonna è inoltre patrona principale dell'arcidiocesi di Crotone-Santa Severina.
Descrizione e datazione Nella configurazione attuale l'immagine presenta Maria frontalmente, avvolta in un ampio manto scuro e apparentemente in posizione eretta, mentre sostiene il Bambino nell'atto dell'allattamento, riprendendo un modello iconografico diffuso nell'arte cristiana orientale e occidentale; la composizione originaria è stata ricostruita come una raffigurazione della Vergine seduta in trono, successivamente modificata nella parte inferiore attraverso il panneggio fino a conferirle l'attuale aspetto, mentre la postura del Bambino sarebbe rimasta compatibile con l'originaria posizione seduta.
La pittura sarebbe stata originariamente eseguita a tempera su una tavola lignea e successivamente trasferita su tela in seguito al deterioramento del supporto; tale trasformazione dovette comunque precedere il 1633, poiché in quell'anno l'immagine risulta già documentata come dipinto su tela applicato a tavole deteriorate, mentre sulla superficie sono presenti piccoli fori ricondotti all'antica consuetudine di applicare direttamente al dipinto gioielli e altri ornamenti votivi.
Storia Dalle prime attestazioni al Settecento La presenza dell'immagine e del relativo culto è documentabile con continuità dalla seconda metà del Cinquecento: la cappella dedicata alla Vergine del Capo nella cattedrale esisteva durante l'episcopato di Antonio Minturno, tra il 1565 e il 1570, quando il vescovo dispose che ogni sabato vi fossero celebrati un ufficio mariano e le Litanie lauretane; il 21 febbraio 1579 l'altare della cappella fu quindi dichiarato privilegiato in perpetuo mediante un indulto di papa Gregorio XIII, mentre nel dicembre 1583, durante un periodo di siccità, il vescovo Giuseppe Faraone autorizzò il trasferimento processionale dell'immagine dalla città al promontorio di Capo Colonna, pratica che nei decenni successivi sarebbe stata ripetuta anche in occasione di altre calamità. Una relazione di visita ad limina del 1597 attestava quindi nella cattedrale un'immagine della Vergine detta «del Capo», già nota per i miracoli che le venivano attribuiti, mentre nel 1598 il canonico Giovanni Nicola Basoino raccolse in un manoscritto i racconti relativi ai prodigi associati all'effigie, formando il nucleo del cosiddetto Libro dei miracoli; l'originale non è pervenuto e il testo oggi conosciuto deriva da una copia realizzata nel 1741 da Raimondo Torromino sulla base di un manoscritto già deteriorato e lacunoso, successivamente pubblicata nel 1824, con alterazioni riscontrate soprattutto nella parte iniziale.
Tra la fine del Cinquecento e l'inizio del XVII secolo si svilupparono le tradizioni relative all'origine apostolica dell'immagine: nelle relazioni episcopali del 1603 e del 1606 è attestata la credenza secondo cui il dipinto sarebbe stato realizzato dall'evangelista Luca, mentre nel 1610 compare la narrazione che ne attribuiva il trasporto a Crotone a Dionigi l'Areopagita; tali tradizioni risultano cronologicamente molto posteriori all'epoca alla quale riferiscono la realizzazione e l'arrivo dell'immagine e non coincidono con la datazione storico-artistica moderna.
Al Libro dei miracoli risale anche il più noto racconto tradizionale relativo al dipinto, ambientato nel giugno 1519, secondo il quale due galee ottomane sarebbero approdate nei pressi del promontorio e, dopo avere saccheggiato la chiesa, avrebbero tentato inutilmente di bruciare l'immagine, successivamente portata a bordo, gettata in mare e infine recuperata sulla costa da Agazio Lo Morello; il racconto non deriva tuttavia da una testimonianza contemporanea agli avvenimenti, essendo stato messo per iscritto diversi decenni più tardi e conservato attraverso la copia settecentesca di un originale perduto e già allora deteriorato, mentre la documentazione archivistica attesta un'incursione ottomana a Capo delle Colonne nei primi giorni di luglio del 1517 e la presenza di un Agazio Lo Morello negli atti crotonesi della seconda metà del Cinquecento, fino al 1591. Un'altra tradizione devozionale colloca nel 1638 un assedio della città, durante il quale i crotonesi avrebbero esposto l'immagine della Madonna sulle mura cittadine e gli assedianti si sarebbero ritirati alla vista dell'effigie, episodio successivamente interpretato come un intervento protettivo della Vergine; la narrazione entrò stabilmente nell'iconografia del culto e fu raffigurata, tra l'altro, in un dipinto realizzato da Filippo De Falco nel 1904.
Nel corso del Seicento l'effigie fu inoltre interessata da diversi interventi: intorno al 1632 il dipinto su tela fu ritoccato e ravvivato da un pittore non identificato, mentre l'anno seguente la tela venne rimossa dalle tavole deteriorate sulle quali era stata precedentemente incollata e applicata a una lastra di rame da un artigiano fatto giungere da Catanzaro; nel Settecento una descrizione pubblicata nel 1743 presenta l'immagine come alta circa cinque palmi, con il Bambino sul petto della Vergine e iscrizioni greche ai lati, mentre nel 1749, durante l'episcopato di Gaetano Costa de Portu, la tela fu rivestita d'argento lasciando visibile la sola parte figurativa.
Dall'Ottocento all'età contemporanea Nel corso dell'Ottocento, dopo un'interruzione durata circa vent'anni, il vescovo Leonardo Todisco Grande ripristinò nel 1844 la processione solenne dell'immagine verso Capo Colonna mediante un editto emanato il 1º maggio, che regolava il trasferimento del quadro, le celebrazioni cittadine e il pellegrinaggio verso il promontorio, indicando espressamente l'effigie come «antico Quadro».
Il 7 maggio 1893 l'immagine fu solennemente incoronata in seguito a un decreto del Capitolo Vaticano; nel 1913 Filippo De Falco realizzò per l'altare del santuario una riproduzione in scala 1:1 del dipinto conservato nella cattedrale, successivamente utilizzata anche come testimonianza dello stato dell'effigie maggiore prima degli interventi del Novecento. Nel 1928 il Quadro Grande fu dotato di una cornice d'argento, mentre nel 1935, in occasione del primo Congresso mariano regionale celebrato a Crotone, intorno al capo della Vergine furono poste dodici stelle di brillanti.
Nella notte tra il 13 e il 14 ottobre 1983 l'immagine fu privata mediante furto dei gioielli e degli ornamenti votivi che l'accompagnavano; il dipinto fu successivamente sottoposto a restauro a Cosenza, recuperando la leggibilità della policromia e rendendo nuovamente evidente il gesto dell'allattamento, fino ad allora fortemente attenuato dall'annerimento della superficie, mentre il rinnovamento dell'apparato ornamentale fu affidato all'orafo crotonese Gerardo Sacco, autore nel 1986 di una nuova cornice in argento lavorato e pietre preziose. L'intervento contribuì anche alla successiva rilettura iconografica e cronologica dell'opera, permettendo di riconoscere con maggiore chiarezza il tipo della Madonna del Latte e favorendo il superamento della precedente interpretazione dell'immagine come Odigitria.
Nel 2007 Sacco realizzò per il santuario un trittico d'argento dedicato alla storia degli ornamenti dell'effigie e l'11 maggio dello stesso anno furono applicati un nuovo diadema sul capo del Bambino e dodici stelle di brillanti intorno a quello della Vergine; in occasione del settennale del 2019, la cornice del Quadro Grande fu sottoposta a un intervento conservativo affidato all'orafo Michele Affidato, comprendente la rimozione delle ossidazioni, la brunitura di alcuni rilievi e il consolidamento degli angoli inferiori mediante l'applicazione di due barre d'argento.
Culto e celebrazioni La devozione alla Madonna di Capo Colonna è storicamente legata sia alla cattedrale, dove l'immagine viene custodita, sia al santuario posto sul promontorio Lacinio; già tra la fine del Cinquecento e il Seicento sono documentate processioni dirette al Capo in occasione di siccità e altre calamità, generalmente autorizzate dal vescovo su richiesta delle autorità cittadine, mentre nel 1607 una processione verso il santuario vide la partecipazione del clero e delle confraternite provenienti da Cutro e Isola di Capo Rizzuto, attestando una diffusione del culto anche oltre la città.
Le celebrazioni contemporanee si svolgono durante il mese di maggio e culminano nel pellegrinaggio notturno dalla cattedrale al santuario di Capo Colonna nella notte tra il terzo sabato e la terza domenica del mese; l'immagine sosta sul promontorio durante la domenica e, nelle celebrazioni annuali ordinarie, il rientro avviene tradizionalmente via mare, mentre ogni sette anni ricorre il cosiddetto settennale, durante il quale viene portato in processione il Quadro Grande e il ritorno verso la città avviene invece via terra.
Il riconoscimento ecclesiastico del patronato fu formalizzato il 12 marzo 1988, quando papa Giovanni Paolo II, con la lettera apostolica Croton urbs, confermò la Beata Vergine Maria sotto il titolo «di Capocolonna» quale patrona principale dell'arcidiocesi di Crotone-Santa Severina, accogliendo la richiesta presentata dall'arcivescovo Giuseppe Agostino il precedente 7 gennaio.
Miracoli attribuiti Nel corso dell'Ottocento e del Novecento diversi eventi che interessarono Crotone furono interpretati nell'ambito della devozione popolare come manifestazioni della protezione della Madonna di Capo Colonna; tali attribuzioni appartengono alla tradizione religiosa e non costituiscono attestazioni della natura soprannaturale degli avvenimenti cui si riferiscono.
L'8 marzo 1832 un violento terremoto colpì il Crotonese; a Crotone non furono registrate vittime nonostante i danni agli edifici e la circostanza venne attribuita nella tradizione devozionale all'intercessione della Vergine, mentre a memoria dell'evento fu costruita un'edicola votiva in largo Umberto I.
Alla Madonna fu attribuita nella tradizione devozionale anche la protezione della città durante un'epidemia di colera del 1851, mentre un'analoga interpretazione si sviluppò dopo il terremoto del 28 dicembre 1908, che devastò soprattutto Messina e Reggio Calabria: nel circondario di Cotrone non fu registrato «danno alcuno» e anche tale circostanza fu successivamente ricondotta alla protezione della Madonna di Capo Colonna.
Copie e immagini processionali Alla devozione verso l'effigie maggiore si accompagnò nel tempo la diffusione di copie destinate sia al culto privato sia ad altri edifici religiosi; nel Seicento immagini della Madonna del Capo sono documentate anche al di fuori della cattedrale, tra cui una copia conservata nella chiesa di Santa Chiara.
La riproduzione realizzata da Filippo De Falco nel 1913 per il santuario è distinta dall'immagine di dimensioni inferiori comunemente denominata Quadricello, utilizzata nelle celebrazioni annuali al posto del Quadro Grande; nel 2023 il Quadricello risultava ancora impiegato nel pellegrinaggio e nelle processioni ordinarie.