La Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2024, conosciuta anche come COP29, è stata la XIX Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, organizzato dall'Azerbaigian e si è tenuta presso lo Stadio Olimpico di Baku dall'11 al 24 novembre 2024 ma era previsto che si sarebbe conclusa il 22 novembre.
Oltre alla 29ª Conferenza delle Parti dell'UNFCCC (COP29), comprendeva anche la 19ª Conferenza delle Parti del Protocollo di Kyoto (CMP19), la 6ª Conferenza delle Parti dell'Accordo di Parigi (CMA6), la 61ª sessione dell'Organismo sussidiario per la consulenza scientifica e tecnologica (SBSTA61) e la 61ª sessione dell'Organismo sussidiario per l'attuazione (SBI61).
Contesto In base alla prassi della rotazione tra i gruppi regionali delle Nazioni Unite, l'organizzazione della Conferenza del 2024 spettava al Gruppo Europa orientale. In conseguenza dell'opposizione della Russia nei confronti dei paesi dell'Unione europea, nel corso della COP28 di Dubai veniva decisa la candidatura dell'Azerbaigian con l'accordo dell'Armenia, nell'ambito della normalizzazione delle relazioni tra i due Stati.
Dopo la COP28 Riferendosi all'impegno formulato nel corso del G20 del 2021, tenuto a Roma, di piantare 1.000 miliardi di alberi, il 27 marzo 2024 la rivista Nature Cities ha pubblicato la ricerca Global spatial assessment of potential for new peri-urban forests to combat climate change, coordinata dalla Fondazione per il Futuro delle Città, in collaborazione con l'università di Firenze e l'università Ca' Foscari di Venezia, nel quale si dimostra che sono disponibili a livello globale tra 141 e 322 milioni di ettari in aree periurbaneLe aree periurbane sono aree entro 10 chilometri dai centri abitati e più grandi di cinque chilometri quadrati. con la possibilità di piantare da 106 a 241 miliardi di alberi, con conseguenti benefici sulla qualità dell'aria e per la mitigazione delle temperature urbane.
L'8 maggio 2024 il quotidiano britannico The Guardian ha pubblicato un'inchiesta secondo la quale il 77% degli scienziati del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) ritiene che il riscaldamento globale crescerà di almeno 2,5 °C, prevedendo un «futuro con carestie, conflitti e migrazioni di massa, guidati da ondate di calore, incendi, inondazioni e tempeste di intensità e frequenza ben superiori a quelle che hanno già colpito».
Nel maggio 2024 il National Bureau of Economic Research (NBER) ha pubblicato un documento intitolato The Macroeconomic Impact of Climate Change: Global vs. Local Temperature che stima che i danni macroeconomici derivanti dal cambiamento climatico siano sei volte maggiori di quanto si pensasse in precedenza; che l'aumento di temperatura di 1 °C riduce il PIL mondiale del 12%; che la temperatura globale è fortemente correlata agli eventi climatici estremi. Il riscaldamento globale implica una perdita di benessere attuale del 29% e un costo sociale del carbonio di 1.065 dollari per tonnellata. Questi impatti suggeriscono che la politica unilaterale di decarbonizzazione è economicamente vantaggiosa per i grandi paesi come gli Stati Uniti.
Il 22 luglio 2024 è stato il "Climate Emergency Day", nel quale gli orologi del clima hanno segnato che restano meno di 5 anni per limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C.
Il 30 settembre 2024 è stata chiusa l'ultima centrale a carbone del Regno Unito, la Ratcliffe-on-Soar Power Station, sita nel borough di Rushcliffe, con una potenza di .
Il 16 ottobre 2024 è stato pubblicato il World Energy Outlook 2024 dell'Agenzia internazionale dell'energia (IEA). Si prevede che la domanda per ciascuno dei tre combustibili fossili (carbone, petrolio e gas naturale) raggiungerà il picco prima del 2030. Inoltre, sulla base delle attuali politiche, l'Agenzia prevede un picco «imminente» delle emissioni di CO₂ senza che si verifichi successivamente un forte calo. Su questa base le proiezioni dell'Agenzia prevedono che il riscaldamento globale aumenterebbe di 2,4 °C entro il 2100.
Il 17 ottobre 2024 è stato presentato il Rapporto 2024 dell"ASviS - Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile", Coltivare ora il nostro futuro, che analizza il posizionamento dell'Italia rispetto ai 17 Obiettivi dell'Agenda 2030 e fornisce un quadro delle iniziative introdotte sinora nel mondo, in Europa e in Italia a favore dello sviluppo sostenibile. Secondo il Rapporto, tra il 2010 e il 2023 in Italia si sono riscontrati peggioramenti per cinque obiettivi: povertà, disuguaglianze, qualità degli ecosistemi terrestri, governance e partnership; miglioramenti molto contenuti per sei obiettivi: cibo, energia pulita, lavoro e crescita economica, città sostenibili, lotta al cambiamento climatico e qualità degli ecosistemi marini; miglioramenti più rilevanti per cinque obiettivi: salute, educazione, uguaglianza di genere, acqua e sistemi igienico-sanitari e innovazione, mentre l'unico miglioramento molto consistente interessa l'economia circolare. Secondo l'analisi condotta in collaborazione con Prometeia, dei 37 target da raggiungere entro il 2030 solo otto sono raggiungibili, 22 non potranno essere raggiunti e per sette il risultato è incerto.
Il 24 ottobre 2024 l'UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente) ha pubblicato lEmissions Gap Report 2024: No more hot air... please! Il rapporto esamina quanto gli Stati devono promettere di ridurre i gas serra nel prossimo aggiornamento dei Contributi determinati a livello nazionale (NDC), che si terrà all'inizio del 2025, prima della COP30. Per raggiungere l'obiettivo di 1,5 °C sono necessari tagli dei gas serra del 42% entro il 2030 e del 57% entro il 2035. Se non aumentassero le ambizioni dei nuovi NDC e non si iniziasse a realizzarli immediatamente, si metterebbe il mondo sulla strada per un aumento della temperatura di 2,6-3,1 °C nel corso di questo secolo, con impatti debilitanti sulle persone, sul pianeta e sulle economie. Rimane tecnicamente possibile raggiungere un obiettivo di 1,5 °C, con l'energia solare, l'eolica e le foreste che promettono tagli alle emissioni rapidi e radicali. Per sfruttare questo potenziale, NDC sufficientemente forti dovrebbero essere sostenuti urgentemente da un approccio governativo globale, da misure che massimizzino i co-benefici socioeconomici e ambientali, da una maggiore collaborazione internazionale che includa la riforma dell’architettura finanziaria globale, da una forte azione del settore privato e un aumento minimo di sei volte degli investimenti per la mitigazione. I paesi del G20, in particolare i membri con le maggiori emissioni, dovrebbero fare il lavoro più gravoso.
Il 28 ottobre 2024 è stato pubblicato il Bollettino n. 20 dell'Organizzazione meteorologica mondiale (WMO), intitolato The State of Greenhouse Gases in the Atmosphere Based on Global Observations through 2023, che mostra le frazioni molari medie di superficie a livello globale per l'anidride carbonica (CO₂), il metano (CH4) e il protossido di azoto (N₂O) e le confronta con le frazioni molari dell'anno precedente e con i livelli preindustriali. Nel 2023 le concentrazioni di anidride carbonica hanno raggiunto 420 ppm (parti per milione), quelle del metano 1.934 ppb (parti per miliardo) e quelle del protossido di azoto 336 ppb, rispettivamente il 151%, il 265% e il 125% dei livelli preindustriali (anno 1750); in particolare l'anidride carbonica ha visto un incremento dell'11,4% in soli 20 anni.
Il 28 ottobre 2024 il Segretariato dell'UNFCCC ha pubblicato il Rapporto di sintesi 2024 dei Contributi determinati a livello nazionale che esamina i dati forniti da 168 Stati (Parti) sui 195 che hanno aderito all'Accordo di Parigi. Secondo il Rapporto gli attuali piani combinati, se pienamente attuati, vedrebbero emissioni di 51,5 GtCO₂eq (Gigatonnellate equivalenti) nel 2030, un livello inferiore solo del 2,6% rispetto al 2019. Per limitare l'incremento del riscaldamento globale a 1,5 °C, le emissioni di gas serra devono essere ridotte del 43% entro il 2030 e del 60% entro il 2035 rispetto ai livelli del 2019.
Il 29 ottobre le alte temperature riscontrate nel Mar Mediterraneo hanno provocato il fenomeno meteorologico denominato DANA (depresión aislada en niveles altos o goccia fredda) che ha colpito la zona di Valencia, in Spagna, causando 222 vittime, 93 dispersi, migliaia di sfollati e danni stimati per almeno 30 miliardi di euro.
Il 7 novembre 2024 Copernicus Climate Change Service (C3S), del programma europeo Copernicus, ha diffuso i dati relativi a ottobre 2024, che ha registrato la temperatura media globale di 15,25 °C, 1,65 °C sopra la media, quindi il «secondo ottobre più caldo di sempre», mentre 15 degli ultimi 16 mesi sono stati almeno 1,5 °C sopra la media pre-industriale. «È ormai praticamente certo che il 2024 sarà l'anno più caldo mai registrato».
Presidenza
A presiedere la COP29 è stato indicato Mukhtar Babayev, ministro dell'Ecologia e delle Risorse naturali dell'Azerbaigian dall'aprile 2018. Babayev ha lavorato per 26 anni nella State Oil Company of Azerbaijan Republic (SOCAR), la compagnia petrolifera nazionale.
Il comitato organizzatore, inizialmente formato da soli uomini, dopo le numerose proteste intervenute è composto da 29 uomini e 12 donne.
Critiche La decisione di assegnare la COP29 all'Azerbaigian è stata criticata da attivisti per i diritti umani e analisti politici a causa delle violazioni dei diritti umani in Azerbaigian. Michael Rubin, componente dell'American Enterprise Institute (AEI) ed ex funzionario del Pentagono, ha scritto che la vittoria dell'Azerbaigian nell'assicurarsi la candidatura per ospitare la COP potrebbe ritorcersi contro: «La diplomazia del caviale e le comunicazioni delle società di pubbliche relazioni possono influenzare gli ingenui, gli ignoranti o i corruttibili, ma si farà luce anche sul rentierismo, sulla corruzione e sugli abusi del Paese».
Stephan Pechdimaldji, esperto in comunicazioni, ha scritto che «quando i partecipanti interverranno alla COP29 a Baku, visiteranno anche un'area conosciuta dagli scienziati locali come «l'area ecologicamente più devastata del mondo». Il ricercatore Simon Maghakyan in un articolo pubblicato da Time, ha descritto l'Azerbaigian come «un petro-aggressore repressivo» il cui falso ambientalismo «si fa beffe della crisi esistenziale che affrontiamo come specie» e «minaccia la credibilità di quella che è probabilmente la causa più importante del mondo». Secondo l'International Trade Administration del governo statunitense nel 2022 la produzione di petrolio e gas ha costituito quasi la metà del PIL dell'Azerbaigian e oltre il 92,5% delle sue entrate da esportazioni.
In Azerbaigian la libertà di stampa, di espressione, di associazione e di riunione sono notevolmente limitate. Secondo Human Rights Watch numerosi oppositori politici sono tenuti prigionieri. L'Azerbaigian è al 164º posto su 180 nell'Indice della libertà di stampa stilato annualmente da Reporter senza frontiere.
Nell'ottobre 2024 Human Rights Watch ha pubblicato l"Accordo con il paese ospitante" (Host Country Agreement, HCA) stipulato tra l'UNFCCC e l'Azerbaigian, firmato il 23 agosto. Sebbene l'Accordo sia stato reso pubblico prima dell'inizio della Conferenza sul clima, a differenza della COP28, è stato descritto come «deludente ma non sorprendente». Human Rights Watch ha affermato che l'Accordo è pieno di «significative carenze e ambiguità nella tutela dei diritti dei partecipanti». L'Accordo è stato pubblicato insieme al rapporto di Human Rights Watch che espone gli sforzi del governo dell'Azerbaigian per «mettere a tacere i suoi critici», nel quale diversi attivisti e giornalisti sono stati arrestati con accuse penali gravi e infondate.
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