Storia degli studi

Il nome deriva dalla Madonna col Bambino in trono e santi conservata al Museo di Palazzo Ducale di Mantova, verosimilmente proveniente dalla chiesa domenicana di San Vincenzo, individuata come opera cardine del maestro.

Il primo a proporre un corpus organico di opere riconducibili a questa mano fu Andrea Ugolini (1993), che definì un gruppo di dipinti omogenei per stile, soggetti e soluzioni formali. Successivi ampliamenti del catalogo sono stati proposti da diversi studiosi, tra cui D. Benati, S. L’Occaso, B. Furlotti e F. Fumi Cambi Gado.

Il catalogo aggiornato più ampio è stato presentato da Ugolini nel 2021, comprendente circa cinquanta opere.

Identificazione dell’artista La figura del Maestro di San Vincenzo Martire è stata oggetto di diverse ipotesi attributive. Le principali sono due:

Bartolomeo di Bernardo Fancelli Proposta avanzata e approfondita da Stefano L’Occaso (2011; 2023). L’identificazione si basa su:

presenza documentata di Bartolomeo Fancelli a Mantova negli anni di attività del Maestro (1522–1524); formazione presso la bottega del Perugino, cui rimandano vari stilemi del Maestro; legami familiari fra i Fancelli e l’ambiente gonzaghesco; analogie tra la tavola firmata del 1507 (Compianto su Cristo morto) e opere del corpus del Maestro.

L’identificazione rimane aperta poiché la produzione certa di Fancelli è limitata a un solo dipinto firmato.

Bernardino Bonsignori Attribuzione proposta da parte della critica a partire dagli studi di B. Furlotti (2000).

L’ipotesi si fonda su:

affinità fra il linguaggio del Maestro e quello della bottega dei Bonsignori; compatibilità cronologica con l’attività nell’area mantovana; rapporti documentati della famiglia Bonsignori con committenze gonzaghesche.

Questa identificazione è stata più volte ripresa ma non ha trovato un consenso maggioritario.

Altre ipotesi minori Sono stati proposti anche i nomi di Marco Meloni e Luigi Anguissola, ma tali identificazioni hanno ricevuto scarso seguito nella letteratura più recente.

Caratteristiche stilistiche Il Maestro di San Vincenzo Martire presenta un linguaggio riconoscibile, con:

forte dipendenza dai modelli di Pietro Perugino (panneggi, paesaggi sereni, cieli sfumati); eredità mantegnesca negli scorci e nelle architetture; ricorso sistematico a incisioni di Albrecht Dürer, soprattutto dalla Grande Passione; figure sottili, panneggi complessi, incarnati uniformi; paesaggi collinari con vegetazione minuta e città turrite; frequente uso di iconografie devozionali e formati medio-piccoli.

Corpus delle opere attribuite L’elenco seguente comprende le opere più generalmente accettate dalla critica, incluse quelle ricorrenti nel catalogo Ugolini (2021) e negli studi successivi.

Opere Madonna col Bambino, la beata Osanna Andreasi e santi, Mantova, Palazzo Ducale. Madonna col Bambino e due sante, Mantova, Palazzo Ducale. Crocifissione, Mantova, Palazzo Ducale. Deposizione, Aix-en-Provence, Musée Granet. Seppellimento di Gesù, Aix-en-Provence, Musée Granet. Madonna col Bambino, san Giovannino e due sante, Ferrara, Pinacoteca Nazionale. San Nicola da Tolentino, Filadelfia, Philadelphia Museum of Art. Compianto su Cristo morto (1507), collezione privata, Firenze (firmato Bartolomeo Fancelli). Madonna col Bambino, copia da Mantegna (già Christie’s, Roma 1996). Madonna col Bambino, Collezione Oertel, Monaco. Madonna col Bambino, due sante e due angeli musicanti, già Collezione Cernazai, Udine. Veronica, Collezione Demandolx Dedon, Marsiglia.

Adorazione dei Magi, collezione privata (fototeca Berenson). Madonna col Bambino e i santi Giovanni Battista e Girolamo, Modena, BPER. Annunciazione, collezione privata Torre San Patrizio. Matrimonio mistico di Santa Caterina, già Collezione Mos. Adorazione del Bambino, depositi della Pinacoteca Nazionale di Bologna. Cristo coronato di spine, Muzeum Narodowe, Varsavia.

Cristo giovane (serie) Cristo giovane, Collezione d'Arte del Castello di Praga. Cristo giovane, Palazzo d’Arco, Mantova. Cristo giovane, sagrestia della Basilica di Santa Maria della Salute, Venezia (ex Galleria Piero Corsini).

Opere legate al ciclo della Grande Passione Salita al Calvario, collezione privata Verona. Salita al Calvario, collezione privata ubicazione ignota. Deposizione di Cristo nel sepolcro, (in fototeca Zeri n. 65774), già Jacques Hageraats, L’Aia; oggi collezione privata Torre San Patrizio.

Iconografia e modelli Numerose opere mostrano dipendenze dirette dalle xilografie di Albrecht Dürer della Grande Passione (1511), talvolta combinate in un’unica composizione. Il maestro rielabora tali modelli attenuando la tensione drammatica presente nelle fonti nordiche e integrandole con paesaggi di ascendenza peruginesca.

Contesto storico-artistico L’attività del Maestro di San Vincenzo Martire si colloca nel momento di transizione della pittura mantovana:

dopo la morte di Andrea Mantegna (1506); prima dell’arrivo di Giulio Romano (1524).

L’artista rappresenta una figura chiave per comprendere la diffusione nello stato gonzaghesco delle forme peruginesche e il ruolo delle stampe nordiche nel rinnovamento figurativo dell’Italia settentrionale.

Bibliografia D. Benati, I dipinti antichi della BPER, 1987. D. Benati, Francesco Bianchi Ferrari e la pittura a Modena fra '400 e '500, 1990. A. Ugolini, Altre pitture del Cinquecento rimosse da Bologna, 1993. R. Zama, Gli Zaganelli, 1994. B. Furlotti, Bernardino Bonsignori, 2000. F. Fumi Cambi Gado, Bartolomeo di Bernardo Fancelli e il Compianto su Cristo morto, 2005. A. Ugolini, Il Maestro di San Vincenzo: un comprimario a Mantova, 2008. S. L’Occaso, Catalogo generale delle collezioni del Palazzo Ducale di Mantova, 2011. A. Ugolini, Pictrix 44 – Un nuovo catalogo per il Maestro di San Vincenzo Martire, 2021. M. Ferretti, La funzione Perugino, 2023. S. L’Occaso, Isabella d’Este, Perugino e Bartolomeo Fancelli, 2023.