La storia di Novate Milanese nel Medioevo rappresenta l'insieme degli avvenimenti storici riferibili a Novate Milanese che hanno avuto luogo nel periodo convenzionalmente compreso tra la caduta dell'Impero romano d'Occidente (476) e il primo viaggio di Cristoforo Colombo (1492).

Età romana e longobarda Di Novate Milanese non si ebbe alcuna risultanza storica attestata durante l'età romana e longobarda: è accertato però che nelle vicinanze di Novate, benché non direttamente sul suo territorio, passava la strada romana Mediolanum-Bilitio, che metteva in comunicazione Milano, originandosi da Corso Sempione, con Bellinzona.

Nel mentre che di Novate non si hanno notizie certe, a Milano si assistette sotto i bizantini (533-568) alla ricrescita della città, che tuttavia non tornò ad assumere il prestigio che ebbe nel periodo romano; ai bizantini susseguirono i longobardi (568-774) e fu allora che iniziò ad assumere una notevole rilevanza nel contesto del governo civico la figura dell'arcivescovo, tanto che sul finire del IX secolo, l'arcidiocesi iniziò a infeudare le pievi del milanese a famiglie di spicco, che divennero così feudatarie dell'arcivescovo, prendendo il nome di "capitanei".. Infatti, se nella città di Milano, per influenza degli imperatori romani, si diffuse rapidamente il cristianesimo, lo stesso non avvenne nelle campagne, dove i culti pagani perdurarono più a lungo.

È inoltre certo che già a fine IX secolo Novate era parte della pieve di Bollate,. sorte queste in Lombardia verso la metà del V secolo, esse andavano a costituire le prime circoscrizioni territoriali a base religiosa, tendenzialmente coincidenti ai preesistenti distretti territoriali, celtici o romani, di natura politica o amministrativa.

IX e X secolo

La prima traccia documentata dell'esistenza di Novate Milanese risale all'877, quando comparse su documento il toponimo "Novate": una pergamena, conservata in originale a Milano, presso l'archivio capitolare della basilica di Sant'Ambrogio, redatta a Trenno il 17 marzo di quell'anno.

L'atto fu redatto da un certo notaio Dominator e il suo contenuto riguarda il lascito testamentario del giudice Averolfo, probabilmente milanese, a favore dei religiosi della basilica milanese di Sant'Ambrogio. A intervenire nell'atto furono proprio due sacerdoti della basilica, tali Leone e Gisefredo, che in rappresentanza dei propri colleghi vennero immessi nel possesso giuridico dei beni legati dal giudice: tra questi, oltre ad alcuni possedimenti a Trenno, anche una piccola abitazione di campagna con annesso vigneto, sita a Novate..

Tale atto notarile riveste una notevole importanza storica, giacché permette di rilevare, da un lato come il toponimo "Novate" fosse già al tempo perfettamente consolidato e dall'altro che, al tempo, a Novate esistevano fondi agricoli di proprietà dei residenti della città, Milano: Novate, infatti, era propriamente un piccolo villaggio rurale immerso nella campagna attorno a Milano.

Il contenuto dell'atto era il seguente:

Una seconda occorrenza del toponimo "Novate", utile alla conferma del suo status, può essere rinvenuta in un documento datato giugno 912, redatto da un notaio milanese di nome Adelberto... La carta riguardava il passaggio di proprietà di alcuni beni tra Ingelberto, chierico della parrocchia di San Pietro in Caminadella e Idelberga, badessa del monastero del Gisone: tra i beni ceduti alla badessa figurano alcune proprietà agricole site "in vico et fundo Novate" e specialmente trattavasi di orti, viti, campi coltivabili, prati e boschi di castagni.. Queste indicazioni confermano come nel X secolo Novate fosse un centro abitato caratterizzato da una natura prettamente agricola.

La Pieve di Bollate, alla quale Novate Milanese apparteneva probabilmente già dal X secolo,. era parte del più ampio contado della Martesana, a sua volta uno dei sei contadi nei quali era ripartita la campagna attorno a Milano, e precisamente Martesana, Bazana, Seprio, Burgaria, Stazzona e Lecco.. Il contado della Martesana si collocava nella vasta regione a nord-est di Milano, che può essere geograficamente compresa tra i due rami del lago di Como, estendendosi a sud di tale lago, fino al limite nord di Milano.. La sua vasta estensione portò a una ripartizione del contado in due aree, così come risulta dal catalogo delle case degli Umiliati (1298): la Martesana di mezzo (Martesana de Medio) e la Martesana abduana (Martesana de ripa Abduae infra). Della prima erano parte le Pievi di Asso, Incino, Cantù, Mariano, Alliate, Seveso, Desio e Bollate; della seconda erano invece parti le pievi di Garlate, Brivio, Vimercate, Trezzo, Gorgonzola, Cornegliano, Settala e Segrate. Le pievi di Bruzzano e Missaglia erano invece parzialmente in un territorio e parzialmente nell'altro.

Il contado della Martesana, la cui prima risultanza storica risale al 931, ebbe la particolarità di avere raggiunto l'autonomia da Milano in tempi più tardi rispetto agli altri contadi del milanese: tant'è che nel 1131, quando tutti gli altri contadi avevano un proprio conte, la Martesana rimaneva assoggettata al conte di Milano.

Al 940 risalgono ulteriori conferma dello status delle terre novatesi e si ha inoltre notizia di come alcune di queste terre fossero rese oggetto di contratto di livello, forma simile alla moderna enfiteusi,. con la quale il proprietario di un fondo ne concedeva l'usufrutto al livellario, per un periodo di tempo che poteva anche raggiungere la perpetuità.. Nella specie, a Novate si legge che un fondo di proprietà del monastero del Gisone fu concesso a titolo di livello ventennale a tali Medelberto e Romano, rispettivamente dei borghi di Cesano e Novate, a fronte di un corrispettivo annuale corrisposto in natura al ricorrere delle festività di San Lorenzo e San Martino. Una ventina di anni più tardi, un documento datato 24 settembre 963 ‒ nel registrare la permuta di alcune terre con Walperto, di Carrobbio ‒ attesta l'esistenza a Novate di una località denominata "Besana"..

XI secolo Attorno al 1035, l'arcivescovo milanese Ariberto da Intimiano iniziò ad attuare una politica molto dura nei confronti della classe popolare, a danno specialmente dei valvassori che cominciarono a tramare contro l'arcivescovo e la grande nobiltà feudale.. L'arcivescovo, dopo aver in un primo tempo tentato una risoluzione pacifica, non esitò a sedare la rivolta con la forza armata: i valvassori, sconfitti, dovettero allontanarsi da Milano e trovarono asilo nei comuni circostanti la città.

Lì, cominciarono a riorganizzarsi per affrontare nuovamente l'arcivescovo milanese e al tempo stesso ne approfittarono per fare unire a loro anche gli abitanti dei contadi prossimi a Milano; questi ultimi infatti, specie con riguardo ai contadi della Martesana e del Seprio, già da alcuni anni avevano manifestato volontà secessioniste rispetto al conte di Milano, tanto che tali due contadi avevano de facto assunto la forma repubblicana e si erano autonomamente dotati di consoli, incaricati di rivestire alcune funzioni amministrative e giurisdizionali. Così, alcuni abitanti della Martesana e del Seprio colsero l'occasione di affiancarsi ai valvassori milanesi per affrontare il governo arcivescovile: le fazioni arrivarono allo scontro nella primavera del 1036 nei pressi di Lodi, conclusosi con la battaglia di Campomalo..

Nell'aprile 1042 venne rogata a Novate una compravendita di notevole interesse per la storia locale, non tanto per i beni oggetto della stessa, quanto piuttosto per il fatto che risulta essere il più antico documento che conferma l'esistenza in quel luogo di una chiesa dedicata a san Protaso, compatrono della città... Il terreno oggetto della vendita era posto in una zona detta "Vialba", quest'ultima situata in località "Braida" e risultava confinante per un tratto con le proprietà della basilica milanese di Sant'Ambrogio e per un altro con le proprietà della suddetta chiesa novatese di San Protaso. Se quindi l'esistenza della chiesa è certa sin dal XI secolo, occorrerà attendere il 1573 per avere una sua prima descrizione accurata.

Nel maggio di quello stesso anno la vicina Milano fu scossa da moti rivoluzionari parecchio intensi: il popolo, addestrato militarmente per la difesa, si rivolta contro la classe nobiliare e l'arcivescovo, riuscendo a estrometterli dalla città. All'assedio milanese prestarono contributo, come già accaduto nel 1036, anche gli abitanti del contado della Martesana, sempre desiderosi di ottenere una propria indipendenza politica da Milano: l'assedio si concluse dopo tre anni con una soluzione pattizia negoziata con Lanzone, capitano del popolo milanese..

Alla seconda metà del XI secolo risalgono ulteriori notizie sulle terre di Novate: molte di esse risultavano di proprietà del già citato monastero del Gisone, che sovente le concedeva a titolo di livello o di precario ai massari locali... Fra tali concessioni, ne emerge una risalente al 1088 che peraltro dà conto dei nomi di alcuni massari novatesi: con l'atto, rogato a Milano il 29 febbraio di quell'anno, la badessa del monastero concedette il godimento decennale di alcune terre di Novate ai massari di nome tali Adamo, Giovanni (detto Spada), Ambrogio (detto Gaiardo), Alberto e fratelli, Pietro (detto Sclano), Giovanni (detto Gaido), altri due Giovanni, Adamo de Trenno, Obizo e Amizo Machinerio; questi ultimi si obbligavano a pagare un corrispettivo annuo al monastero, in tre cadenze annuali, fissate una a Pasqua e le due restanti alle festività di san Lorenzo e san Martino.

Due ulteriori compravendite intervenute alla fine del secolo attestano l'esistenza di due località a Novate chiamate rispettivamente "Rovorxelli" e "Cerniviga": il primo atto fu rogato a Milano nel 1089 e riguardava la vendita di un campo di 32 tavole, confinante a est con le proprietà di san Protaso; il secondo fu invece rogato a Novate nel 1096, con oggetto la vendita di un terreno da 1 pertica e 21 tavole, per il corrispettivo di 43 denari d'argento..

XII secolo

Nei primi anni del XII secolo, Novate venne coinvolta nella guerra decennale combattuta tra il comune di Milano e quello di Como: il contado della Martesana si schierò a sostegno di Como, incassando tuttavia una dura sconfitta nell'agosto 1127..

I martesani e Federico Barbarossa Irrotto nella scena locale Federico Barbarossa, nel 1158 questi assediò Milano, portando a un cambio di tendenza nel campo delle alleanze militari dei contadi del Seprio e della Martesana, che fino a quel momento si erano sempre schierati contro Milano. In tale occasione, invece, gli abitanti dei due contadi si schierarono accanto ai milanesi, nel tentativo di respingere l'azione militare dell'imperatore. La difesa di Milano e dei suoi alleati si rivelò tuttavia infruttuosa, e anzi Novate e gli altri paesi della Martesana dovettero subire devastazioni, saccheggi e incendi delle strutture e dei campi, ad opera delle milizie del Barbarossa.

La pace tra l'imperatore e Milano venne siglata il 7 settembre 1158, quando Barbarossa, giunto a Monza, finì anzi per concludere un accordo di amicizia e alleanza proprio con i contadi del Seprio e della Martesana ‒ gli stessi che fino a pochi mesi prima stavano combattendo al supporto di Milano ‒ dietro l'esborso di una ingente somma di denaro e favore dei due contadi e ponendo al governo di questi il conte Gozwin von Heinsberg.

Poco meno di due anni più tardi, il 29 luglio 1160, le truppe milanesi di Porta Nuova, Porta Comasina e Porta Vercellina mossero un'offensiva militare verso i territori della Martesana, provocando la conseguente reazione dell'alleato imperiale:. le truppe martesane, benché supportate da Barbarossa, incassarono una nuova sconfitta, con l'imperatore costretto a rifugiarsi a Como.. L'anno successivo lo stesso Barbarossa assediò nuovamente Milano fino a quando il 1º marzo 1162 i consoli milanesi dovettero abbandonare la città, spostandosi a Lodi, dichiarando la sottomissione di Milano all'imperatore Barbarossa.