Sciglio (Scigghiu in siciliano) è una frazione di Roccalumera, comune italiano della città metropolitana di Messina in Sicilia.
L'abitato sorge a monte del centro comunale a circa 1,98 Km di distanza, denominato anche Xilij, Xiglio, Xsciglio, Sciglij, deriva dal tardo greco Skullaion trasformatosi poi in latino Scyllaeum che significa scoglio o rupe, in riferimento al massiccio “Serro Croce” che lo dominaAbbate Lucia, Toponomastica siciliana di origine araba nel versante tirrenico e ionico dei Peloritani, Alessandria, Edizioni dell'Orso, 2008, pag. 21, ISBN 978-88-6274-049-4.. Geografia fisica Territorio Sciglio sorge in una conca semi pianeggiante alle pendici dei rilievi collinari-montuosi dei Monti Peloritani occupando con l'abitato le pendici delle degradazioni collinari che lo circondano. Il territorio è in prevalenza moderatamente montuoso, la sua punta più elevata è Pizzo Speria, con i suoi 936 metri. Da questa altitudine si degrada dolcemente fino a valle. I rilievi sono più ripidi sul lato nord (Serro Croce) con un dislivello maggiore del versante opposto e sono divisi dal vallone Bucolia all’interno e dal torrente Sciglio nella parta mediana. Sul versante meridionale il pendio degrada dolcemente dai 431 metri di Pizzo Cucco ai 394 metri di Contrada Contrisa, ai 368 metri di Contrada Turco, ai 323 metri del Borgo San Vito, ai 309 metri di Contrada Galluffi fino a scendere ai 102 metri di Sciglio.
A Nord e Sud è diviso rispettivamente, dalla frazione di Allume e dalla frazione Rocchenere del Comune di Pagliara, dalle pendici montuose peloritane che degradano verso il mare.
Orografia Il territorio ha diversi torrenti a scarso regime d’acqua: Bucolica, San Nicola e Sciglio, quest’ultimo è il maggiore per dimensione e per lunghezza, nasce nell'entroterra peloritano e discendendo costeggia la parte sud dell'abitato proseguendo fino al Mar Ionio in cui sfocia all'altezza della Piazza Santa Maria del Carmelo di Roccalumera.
Il torrente è per la maggior parte dell'anno in secca e durante i mesi invernali può essere interessato da piene vigorose in concomitanza con abbondanti precipitazioni. Lungo il percorso del torrente sorgevano diversi mulini ad acqua che servivano l'abitato di
Clima Sciglio ricade nella fascia climatica Csa secondo la classificazione dei climi di Köppen,con clima caldo e secco in estate e mite e piovoso in inverno.
Storia XVI secolo Le prime notizie storiche dell'abitato di Sciglio risalgono al XVI secolo, quando compare in un “notamento di case” redatto nel 1530, trascritta il 27 dicembre 1821 dal sacerdote Carmelo Ungaro di Fiumedinisi, vistata dal funzionario del Regno delle Due Sicilie Vincenzo Parisi e custodita nell’Archivio della Chiesa Madre di Allume; il documento così recita:
Del 1545 le notizie rilasciate agli ufficiali del Regno di Sicilia riportano la presenza di grandi aeree boschive ad uso delle vicine miniere di AllumeCascio Angelo, Allume e le sue miniere, Enna 1995, pagg.61-62., così come confermato in un successivo documento del 13 settembre 1589 in cui vengono inventariati i beni del Monastero di Santa Maria di Mandanici che riporta tra i possedimenti un bosco di querce ed alberi da frutto per una rendita annua di 70 onceCarpo Armando, Mandanici sulle tracce del passato, Messina, Armando Siciliano Editore, 2007, pagg. 170-171..
XVII secolo Nel 1613 quando Giovanni La Rocca, proprietario delle miniere di Allume, acquistate nel 1606 da Ferdinando Gonzaga, sposò Isabella Lanza e Abbate, vedova del barone di Fiumedinisi Antonino Colonna e Romano, dal quale ereditò il bosco di San Michele, riunì i territori dell'abitato di Sciglio e quello di Allume e diede origine giuridica alla Terra di Roccalumera, avendo ottenuto la licentia populandi dal viceré di SiciliaCascio Angelo, I marchesi di Roccalumera: famiglia La Rocca D’Alcontres, Tomasa Fiumedinisi 1997, pagg. 11-12..
Durante tutto il secolo si hanno notevoli produzioni di atti, costituiti dai riveli generali di beni e di anime, con cui si possono ricostruire le conformazioni dei gruppi familiari presenti a Sciglio ed i loro possedimenti, nonché la conformazione paesaggistica del tempo, dominata da alberi di Gelso, terreni coltivati, uliveti e vigne
In particolare, nei riveli del 1636 compare la presenza di un mulino detenuto per metà da Paolo SantoroArchivio di Stato di Palermo, Tribunale Real Patrimonio, Busta n.° 1619, filza n.° 3, f. 63 recto. e per l'altra metà da Giovanni SantoroArchivio di Stato di Palermo, Tribunale Real Patrimonio, Busta n.° 1619 , filza n° 3 f. 139 verso., la presenza già in questo periodo di un mulino fa presagire quanto importante sarà nei secoli per il territorio Scigliese l’attività di molitura. Ancora oggi sono infatti ben visibili lungo le sponde del torrente Sciglio le vestigia di circa una decina di ormai diroccati mulini ad acqua.
Da alcuni riveli di Pietro Basili si viene a conoscenza che alcuni territori di Sciglio ricadevano nel Territorio di Pagliara confinante:
XVIII secolo A cavallo tra questo secolo ed il precedente si ha un incremento della popolazione di Sciglio, testimoniato dall’elevarsi dei dati relativi ad abitazioni esistenti nel piccolo borgo rurale.
In questo secolo l'abitato di Sciglio si estendeva oltre quello che oggi è il nucleo abitativo e diviso sotto la giurisdizione di più “Terre”, anche se prevalentemente ricadenti nel marchesato di Roccalumera.
Notiamo la presenza della divisione in “Scilij Majoris”, quello che è in prevalenza il nucleo abitativo odierno, che viene citato nell’atto di matrimonio di Domenico Rasconà e Grazia Spataro del 28 novembre del 1724Archivio Storico Arcipretura SS. Rosario di Allume, Libro dei Matrimoni: 1674 – 1428, ff. 104 recto-verso, 105 recto.:
e quella di "Scilij parvuli", Sciglio Piccolo, ricadente sotto il Territorio di Pagliara, citata nel rivelo di Giuseppe Pittignelli del 1748Archivio di Stato di Palermo, Deputazione del Regno, Busta n.° 4192, f. 71 recto. e di un altro territorio con il medesimo nome, citato negli atti di matrimonio di tra Giuseppe Campagna e Sebastiana Santoro del 1725, però ricadente sotto il Territorio di FiumedinisiArchivio Storico Arcipretura SS. Rosario di Allume, Libro dei Matrimoni: 1674 – 1428, ff. 112 verso, 113 recto – verso, 114:
Si può ipotizzare la presenza di due o più territori denominati “Scilij parvuli”, uno dipendente da Pagliara e uno da Fiumedinisi.
Nel 1743 l'abitato venne colpito dall'epidemia di peste che divampò in Italia in quell'anno, portata da una nave genovese giunta a Messina, interessò il territorio di Roccalumera dal mese di ottobre, come riportato nella "Relazione Istorica della Peste" di Francesco TestaTesta Francesco, Relazione Istorica della Peste che attaccossi a Messina nell’anno mille settecento quarantatrè, Palermo 1745,(online:pagg. 88-90 ; :
Nel 1749 si ha la prima notizia di una contrada denominata Santissimo Salvatore comparsa in un atto di vendita di Caterina Marisca alla Chiesa Madre del Santissimo Rosario di Roccalumera, che può essere oggi identificata con la zona attigua alla Chiesa che allora prendeva questo titolo, e di cui resta traccia nella toponomastica odierna nella piccola via San SalvatoreArchivio Storico Arcipretura SS. Rosario di Allume, Copia Venditionis facta per Catharina Marisca favoris Venerabilis Ecclesia Majoris Roccalumarie, Casa dello Sciglio, 31 Agosto 1749.
Nel 1760 si trova una descrizione di Sciglio nel Lexicon Topographicum Siculum dell’Abate benedettino Vito Maria Amico e Statella:
XIX secolo Da un atto di matrimonio del 1819 tra Francesco Campagna e Maria SaltizziArchivio Storico Arcipretura SS. Rosario di Allume, Liber Sponsalium: 1785 – 1850, f. 162 verso. si apprende che:
la citata Chiesa delle Anime Purganti sorgeva nell’odierno quartiere Botteghelle di Roccalumera, che come apprendiamo da quest’atto, a quel tempo veniva denominato come Sciglio, dunque lo “Scilij parvuli” dell’atto di matrimonio del 1725 si identifica con questa zona, fatto confutato anche dalla nomenclatura di alcune mappe dell'epoca che indicano il quartiere di Botteghelle come Marina di Sciglio.
Monumenti e luoghi di interesse
Architetture religiose In Via San Cosimo, nel centro originario di Sciglio, sorge la Chiesa parrocchiale dei Santi Cosma e Damiano. Edificata verosimilmente nel XVII secolo, la chiesa, originariamente dedicata al Santissimo Salvatore, è citata in un atto di morte del 27 settembre 1674, conservato nei registri dell'Arcipretura del Santissimo Rosario. Già dalla seconda metà del XVIII secolo vi si veneravano i santi Cosma e Damiano, dal cui culto la chiesa è stata popolarmente identificata come dedicata ai due santi Medici. La piccola chiesa di stile barocco presentava oltre all'altare maggiore due altari laterali e la copertura era costituita da una volta a botte; dopo i lavori realizzati tra il 1955 e il 1957 sono stati asportati gli stucchi, rifatto l'altare maggiore e demolita la volta. Negli anni '60 è stato realizzato l'odierno altare monumentale. L'edificio si presenta a navata unica con annesso campanile; la facciata è arricchita dal portale in pietra rosacea realizzato nel 1758, il campanile è novecentesco. La piazza antistante, con le tipiche merlature, è stata riedificata sul finire degli anni '90.Giuseppe Campagna, Sciglio e i Santi Cosma e Damiano. Storia, fede, tradizione, Capitolo II
Monumenti
Nella piazza omonima all'intersezione della Via San Cosimo con la SP 25Bis, in corrispondenza del ponte sul torrente Sciglio, sorge il monumento ai caduti scigliesi durante le guerre mondiali. Il monumento, composto da una struttura di cemento con base a croce e stele in marmo bianco, commemora i cittadini che hanno perso la vita negli scontri durante la Prima guerra mondiale e la Seconda guerra mondiale.
Economia
Storica
I Mulini Fin dal XVI secolo si hanno notizie della presenza di Mulini ad acqua lungo il corso del Torrente Sciglio, testimonianza del fatto che nel corso dei secoli nella frazione di Sciglio sia fiorita l'attività di molituraGiuseppe Campagna, Sciglio e i Santi Cosma e Damiano. Storia, fede, tradizione, pagg. 16-17. Fino agli anni Cinquanta del XIX secolo la gente si recava in questi mulini per macinare il grano e trarne farina per la pasta e il pane. Ancora oggi, presso i ruderi di dieci di queste strutture, si vedono queste enormi ruote in legno, caratterizzate da numerose pale dentro cui cadeva l’acqua e poi faceva girare l’ingranaggio.
Fabbrica dell'essenza