Figlio del brigadiere dei Carabinieri Antonio Mattei, di Civitella Roveto nella Marsica, fondò una piccola azienda chimica. Durante la seconda guerra mondiale prese parte alla Resistenza, divenendone una figura di primo piano e rappresentandone la componente "bianca" in seno al CLNAI.

Nel 1945 fu nominato commissario liquidatore dell'Agip, che era stata creata nel 1926 dal regime fascista. Invece di seguire le istruzioni del Governo, Mattei riorganizzò l'azienda, fondando nel 1953 l'Ente Nazionale Idrocarburi (ENI), di cui l'Agip divenne la struttura portante. Sotto la sua guida, l'ENI diventò una multinazionale del petrolio, protagonista del miracolo economico postbellico.

Fu parlamentare dal 1948 al 1953 per la Democrazia Cristiana. Successivamente, rese l'ENI un centro di influenza politica attraverso la proprietà di media quali il quotidiano Il Giorno e finanziamenti ai partiti. Si collocò sempre vicino alla sinistra democristiana, in particolar modo a Giorgio La Pira e Giovanni Gronchi.Sveva Bertini, Mattei e Gronchi: la “diplomazia del petrolio” tra Italia e Urss, Osservatorio Globalizzazione, 11 dicembre 2020Sveva Bertini, Un democristiano tra De Gasperi e Fanfani: Mattei e la politica italiana, Osservatorio Globalizzazione, 6 gennaio 2021Andrea Muratore, La visione strategica di Enrico Mattei, Opinio Juris, 13 agosto 2020

Sotto la sua presidenza, l'ENI negoziò rilevanti concessioni petrolifere in Medio Oriente e un importante accordo commerciale con l'Unione Sovietica. Queste iniziative contribuirono a rompere l'oligopolio delle Sette sorelle che allora dominavano l'industria petrolifera mondiale. Mattei introdusse inoltre il principio per il quale i Paesi proprietari delle riserve dovevano ricevere il 75% dei profitti derivanti dallo sfruttamento dei giacimenti.Italy: Powerful Man , Time Magazine, 2 novembre 1962; Giorgio Galli, Enrico Mattei: petrolio e complotto italiano, p. 127.

Morì in un incidente aereo nel 1962 nei pressi di Bascapè (PV), precipitando con il suo jet privato per circostanze mai completamente chiarite, oggetto di ben tre indagini che durarono anni e si scontrarono con gravi depistaggi: una prima inchiesta giudiziaria aperta a Pavia (1963-1966) e una commissione d'inchiesta nominata dal Ministero della difesa (1962-1963) conclusero che si sarebbe trattato di un semplice incidente, dovuto probabilmente alle avverse condizioni meteorologiche oppure ad un errore del pilota; un'altra indagine giudiziaria aperta sempre a Pavia nel 1994 e chiusa definitivamente nel 2004 arrivò invece alla conclusione opposta, cioè che si trattò «con certezza o almeno con un alto grado di probabilità» di un vero e proprio attentato, i cui responsabili sono rimasti ignoti ed incerto il movente.Motivazioni della sentenza emessa dalla terza sezione della Corte d'Assise di Palermo in data 10 giugno 2011, a firma del presidente Giancarlo Trizzino e del giudice estensore Angelo Pellino, cit. pp. 1199-1250. È stato provato giudizialmente che il giornalista Mauro De Mauro fu rapito ed ucciso mentre stava per divulgare quanto aveva scoperto proprio sulla morte di Mattei. Inoltre, secondo il parere di alcuni studiosi, anche Pier Paolo Pasolini sarebbe stato assassinato perché aveva iniziato ad indagare sulla morte di Mattei.Gianni D'Elia, Il petrolio delle stragi, Effigie, Milano 2006Giallo Pasolini di Carla Benedetti su L'Espresso

È sepolto a Matelica, città in cui ha vissuto a lungo e dove tuttora risiede parte della sua famiglia.

Biografia Giovinezza e formazione

Enrico Mattei nacque ad Acqualagna, attuale provincia di Pesaro e Urbino, il 29 aprile 1906 in una famiglia modesta, figlio della marchigiana Angela Galvani originaria di Acqualagna e di Antonio,Ad Antonio Mattei fu tributato un encomio solenne per aver contribuito all'arresto del noto brigante Musolino, ma materialmente non partecipò all'arresto, che fu condotto da due suoi sottoposti Carabinieri Reali Amerigo Feliziani da Baschi (Umbria) e Antonio La Serra da San Ferdinando di Puglia; la vicenda è ben dettagliata su una pagina web dedicata al sottufficiale dei Carabinieri nativo di Civitella Roveto (in Abruzzo), dove Enrico trascorse molti periodi dell'infanzia e dell'adolescenza, venendo a contatto con la realtà rurale del luogo (il suo stesso nonno, Angelosante, era un carrettiere),In seguito fu anche conferita a Enrico Mattei la cittadinanza onoraria del comune di Civitella Roveto, in virtù dei contributi al progresso economico apportati da presidente dell'ENI. e da cui trasse ispirazione nella forte dedizione al lavoro d'industriale.

Conseguita la licenza elementare a Casalbordino, dove il padre era stato mandato a comandare la stazione dei Carabinieri, frequentò la Regia Scuola Tecnica a Vasto, città alla quale rimase profondamente legato, tanto da contribuire al riscatto della zona in futuro, da presidente dell'ENI. L'ENI, assieme all'IRI, decise di creare nel 1962 la Società Italiana Vetro (SIV), sfruttando il metano rinvenuto nella zona del vastese, precisamente nel paese di Cupello, che conferì a Mattei la cittadinanza onoraria nella seduta di Consiglio comunale del 2 ottobre 1961. Poiché in età giovanile non dimostrava costanza negli studi, fu avviato all'attività lavorativa dal padre, che lo fece assumere come apprendista in una fabbrica di letti metallici a Matelica, dove la famiglia si era trasferita nel 1919, e qui avvenne il suo primo contatto con i prodotti chimici, in particolare vernici e solventi.

Divenuto ragioniere, a vent'anni intraprese la carriera dirigenziale in una piccola azienda dov'era entrato come operaio. Successivamente si trasferì a Milano, dove inizialmente svolse l'attività di agente di commercio nel settore chimico e delle vernici (lavorando come venditore alla MaxMeyer). A trent'anni avviò una propria attività nel settore chimico, con la quale riscosse un certo successo, sino a divenire fornitore delle forze armate italiane. Nel 1936 sposò la ballerina austriaca Margherita Paulas.

Ruolo nella Resistenza italiana

Durante la seconda guerra mondiale partecipò alla Resistenza come partigiano, tra i cosiddetti "bianchi" o "guelfi" (quelli, cioè, che si riferivano all'area politica cattolica),Molte informazioni sull'attività partigiana di Mattei vengono da resoconti, interviste, testi e altri scritti di Boldrini, di Italo Pietra e dell'amico Marcello Colitti, oltre che del citato Spataro e di Orio Giacchi. dimostrandosi subito un valido condottiero e un buon diplomatico (come ne disse in seguito Marcello Boldrini e come, in un contesto più drammatico, confermò Mario Ferrari Aggradi).Richiesto nel 1944 di un parere sull'eventuale affidamento a Mattei della rappresentanza della DC in seno al CLNAI, Ferrari Aggradi ne trovò utile per la contingenza la «personalità forte avvezza a funzioni di guida e organizzazione». A latere resta il giudizio di Luigi Longo, del quale divenne amico personale: «Sa utilizzare benissimo le sue relazioni con industriali e preti», essendo l'uomo di riferimento della Democrazia Cristiana nel CLN. In tale attività consolidò le sue amicizie con altri partigiani che rimasero per lui persone di riferimento nell'ambito della politica. In seguito, proprio fra i suoi compagni di Resistenza avrebbe cercato, da presidente dell'Eni, gli uomini fidati a cui affidare la sua sicurezza personale.Il suo caposcorta da presidente dell'Eni era infatti Rino Pacchetti, che selezionava gli uomini della vigilanza con preferenza per i partigiani. Così in Perrone, Obiettivo Mattei, e in molte altre fonti.

Andati vani alcuni tentativi di approccio, alla fine del 1942, con le organizzazioni clandestine antifasciste (per le quali la passata simpatia per il fascismo costituiva un'ovvia ragione di diffidenza), entrò nella Resistenza nel 1943 con una lettera di presentazione di Boldrini che lo fece ricevere a Roma da Giuseppe Spataro,L'episodio è stato rivelato in seguito dallo stesso Spataro ne I democratici cristiani dalla dittatura alla repubblica, Mondadori, Milano, 1868. che in una clandestinità d'altro genere stava provando a riorganizzare il Partito Popolare dopo la stesura del cosiddetto Codice di Camaldoli. Spataro lo accreditò presso i popolari milanesi e, dopo l'armistizio di Cassibile (reso pubblico l'8 settembre 1943), Mattei cominciò a operare nelle Marche per il CLN. Alla formazione conferì inizialmente un apporto di natura logistica e organizzativa, procurando armi, vettovaglie e viveri, medicine, e altri generi utili; riuscì inoltre a intessere una rete informativa, nella quale coinvolse anche diversi parroci, grazie alla quale si procacciava informazioni "fresche" sugli spostamenti del nemico. Non appena la sua attività cominciò a destare attenzione, assunse il nome di battaglia di "Marconi" e quando le SS cominciarono a interessarsi più da vicino alla sua persona, perquisendogli la casa di Matelica, Mattei tornò a Milano dove, dopo un periodo di quiete, si mise a capo di una formazione operante nell'Oltrepò Pavese.

Arruolò un numero rilevante di volontari (dai iniziali, al 25 aprile del 1945 se ne sarebbero contati oltre )Montanelli, Cervi, op. cit.; ma Giorgio Galli, in Storia della Democrazia Cristiana, parla di 30 000. Mattei ne reclamò 65 000. e condusse diverse azioni militari, di tanto in tanto rientrando a Milano, dove Boldrini nel frattempo era preso dalla costruzione della nascente Democrazia Cristiana insieme a Giuseppe Dossetti, Amintore Fanfani, Ezio Vanoni, Augusto De Gasperi (fratello di Alcide), Orio Giacchi,Il quale era anche stato il legale dell'azienda di Mattei. Enrico Falck (della omonima famiglia di industriali) e altri futuri esponenti della DC.

Nel 1944 Mattei fu chiamato a rappresentare le formazioni partigiane cattoliche nella Segreteria per l'Altitalia della nascente DC di De Gasperi e Gronchi. raccontò Giacchi che Mattei gli si sarebbe presentato autocandidandosi o forse imponendosi come candidato («Sono italiano, ma anche cattolico, vorrei menar le mani in uno schieramento cattolico»). Divenne così un dirigente del partito.

Nel frattempo ottenne il diploma di ragioneria e si iscrisse insieme al fratello alla facoltà di Scienze politiche dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Poco dopo divenne, su investitura di Giacchi, il rappresentante della DC presso il ramo militare del CLNAI.La carica era formalmente quella di "membro aggiunto"; oltre a Mattei per la DC, vi era in questo ruolo anche Mario Argenton per i liberali. Divenne anche il capo militare delle bande partigiane cattoliche, e come tale si fece mediatore, ponendo in contatto le formazioni partigiane anche non cattoliche e il clero.Sui rapporti fra clero e partigiani, una commossa testimonianza del generale Raffaele Cadorna Jr alla Madre Superiora delle Suore di Riparazione di Milano, che avevano ospitato partigiani del Corpo Volontari della Libertà, fu successivamente resa nota dallo stesso Mattei. Con Falck si diede alla raccolta di fondi e i due ebbero un discreto successo nell'attività, tanto che fu incaricato anche di amministrarli. Longo lo definì «il tesoriere del Corpo volontari della libertà, onesto, scrupoloso, imparziale». Fu poi vice capo di Stato maggiore addetto all'intendenza.