Il culto della Ragione è una forma di celebrazione laica e razionalista sotto il governo giacobino-montagnardo nel periodo della Rivoluzione francese, durante la prima parte del Regime del Terrore.
Il culto della "Dea Ragione" era una sorta di religione atea diffusa dai rivoluzionari più radicali, nell'ambito della politica di scristianizzazione, anticlericalismo e secolarizzazione della Francia rivoluzionaria, specie da Jacques-René Hébert, Joseph Fouché e Pierre-Gaspard Chaumette, col favore anche di elementi più moderati vicini all'illuminismo enciclopedista e radicale. Queste particolari credenze si diffusero in maniera organizzata in Francia soprattutto dalla fine del 1792 al 1794. Furono tra le prime forme moderne di "religione civile" di ispirazione laica e patriottica. Il culto della Ragione venne poi frenato dal decreto della Convenzione nazionale sulla libertà di religione, voluto da Robespierre, il quale, contrario all'ateismo e considerando tutte le manovre hébertiste tra cui la scristianizzazione un subdolo tentativo di agenti inglesi per provocare la controrivoluzioneAlbert Mathiez, Le Banquier Pérrégaux in Annales révolutionnaires, Parigi, 1920, pose un freno deciso, ottenendo il rispetto della Costituzione civile del clero e in seguito istituendo il culto dell'Essere Supremo, ispirato al deismo.
Contesto Questi culti si propagarono nel clima d'insicurezza dovuto al pericolo d'invasione da parte di truppe straniere, in particolare prussiane, che minacciavano di restaurare l'antico regime.
Essi costituirono elementi, accanto al calendario rivoluzionario francese, della scristianizzazione che accompagnò la Rivoluzione francese. Trovarono giustificazione in una certa forma di resistenza civica, come la ricerca della difesa dei diritti della Rivoluzione, soprattutto della libertà, dal momento che il clero cattolico - e, per estensione, il cattolicesimo - era considerato il puntello dell'assolutismo nella nazione minacciata proprio dalle truppe dei regimi assolutistici europei dell'epoca (Austria, Prussia, Russia). Questi "culti" ebbero il loro apogeo durante il periodo del Terrore, fino a quando con il culto dell'Essere Supremo, istituito per decreto dalla Convenzione nazionale su proposta di Maximilien de Robespierre, leader del Club dei Giacobini e del Comitato di salute pubblica, fu posto un limite alla scristianizzazione più attiva.
Origini filosofiche
Dal punto di vista filosofico, i culti della Ragione e dell'Essere Supremo derivano dal sincretismo degli ideali razionalisti degli illuministi, accomunati oltretutto da un retroterra culturale di origine massonica, che attribuiva alla Dea Ragione le sembianze dell'antica divinità egizia IsisFranco Cardini, Il libro delle feste: risacralizzazione del tempo, Philobiblon, 2003, pp. 98-100., come nella statua che fu innalzata in suo onore in Place de la Bastille il 10 agosto 1793 a Parigi.Lo stesso nome "Parigi" deriverebbe da Par-Isis, che significa «vicino a Iside», a testimonianza di un suo tempio che esisteva effettivamente presso il luogo di fondazione della capitale francese, eretto all'incirca nel IV secolo dai Romani (cfr. Selene Ballerini, I 7 veli di Iside, Akkuaria, 2004, p. 63). Questa cosa è assai discussa poiché si ritene normalmente che il nome Paris derivi dal nome romano della città, Lutetia Parisiorum, poi divenuto Parisii. Esso derivava dalla popolazione locale dei galli Parisi. L'ateismo derivava invece dal pensiero di Paul Henri Thiry d'Holbach, Denis Diderot, Pierre Bayle, Claude-Adrien Helvétius, Jacques-André Naigeon, Julien Offray de La Mettrie, Sylvain Maréchal ma, in forma rivoluzionaria, soprattutto del prete ateo Jean Meslier, che nel suo Testament predicava il rovesciamento violento di religione e monarchia. Holbach nel suo Sistema della natura si era espresso a favore di una spiritualità laica che venerasse in maniera naturalistica la Ragione personificata, seppur non in maniera organizzata, opponendosi quanto al teismo delle religioni come il cristianesimo quanto al deismo di Voltaire, scrivendo una "preghiera" in opposizione a quella di Voltaire nel Trattato sulla tolleranza."O natura, sovrana di tutti gli esseri, e voi, sue figlie adorabili, virtù, ragione, verità, siate per sempre le nostre solo divinità. A voi son dovuti l’incenso e gli omaggi della terra. Mostraci, dunque, o natura, ciò che l’uomo deve fare per ottenere la felicità che tu fai desiderare! Virtú, riscaldalo con il tuo fuoco benefico! Ragione, guida i suoi passi incerti nei sentieri della vita! Verità, la tua fiaccola lo illumini! Unite, divinità soccorritrici, il vostro potere per sottomettere i cuori. Bandite dai nostri spiriti l’errore, la malvagità, il turbamento; fate regnare al loro posto la scienza, la bontà, la serenità. L’impostura confusa non osi mai mostrarsi. Fissate da ultimo i vostri occhi, da così lungo tempo abbagliati o accecati, sugli oggetti che dobbiamo cercare. Allontanate per sempre e quei fantasmi orridi e quelle chimere seducenti che servono unicamente a farci delirare. Traeteci fuori degli abissi in cui la superstizione getta, rovesciate il fatale impero della magia e della menzogna, strappate loro il potere che vi hanno usurpato. Comandate senza eccezione ai mortali, spezzate le catene che li opprimono, lacerate il velo che li copre, calmate i furori che li inebriano, spezzate nelle mani sanguinose della tirannide lo scettro con cui li si schiaccia, relegate gli dèi che li affliggono nelle regioni immaginarie dalle quali la paura li ha fatti uscire. Ispirate coraggio all’essere intelligente, dategli energia; osi da ultimo amare, stimare se stesso, sentire la sua dignità; osi liberarsi, sia felice e libero, sia sempre lo schiavo unicamente delle vostre leggi, perfezioni la sua sorte, ami i suoi simili, goda lui stesso e faccia godere gli altri. Consolate il figlio della natura dei mali che il destino lo costringe a subire; attraverso i piaceri che la saggezza gli permette di gustare apprenda a sottomettersi alla necessità. Conducetelo senza apprensioni alla meta di tutti gli esseri; insegnategli che non è fatto né per evitarla né per temerla.»
Questi culti volevano rappresentare una simbolica adorazione degli ideali di libertà (d'espressione, di pensiero, ecc.) e di uguaglianza nati con l'Illuminismo. Una nuova Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino fu emanata nel 1793, dopo quella del 1789.
Dal punto di vista politico, essi erano emanazione del giacobinismo radicale, che tuttavia poi virò verso il culto dell'Essere Supremo di ispirazione deista.
La scristianizzazione
Il termine scristianizzazione ("déchristianisation") è una descrizione convenzionale dei risultati di una serie di politiche distinte di tipo anti-cristiano e di forte secolarizzazione anche imposta, condotte da vari governi di Francia tra l'inizio della Repubblica del 1792 e il Concordato del 1801, che costituiscono la base del più tardo e meno radicale movimento di laicità ma in particolare indica la politica tenuta durante la rivoluzione nel periodo tra agosto 1792 e giugno 1794. L'obiettivo della campagna era la distruzione della pratica religiosa cattolica e della religione stessa, in particolare del cristianesimo, o come risultato minimo, un forte anticlericalismo per ridurla ad un fenomeno circoscritto alla sfera privata del cittadino. C'è stato un lungo dibattito scientifico sulla possibilità che il movimento di scristianizzazione sia stato motivato da istanze popolari o imposto da chi era al potere.
Inizialmente furono varati dall'Assemblea nazionale costituente il sequestro dei beni ecclesiastici per colpire gli alti prelati e le proprietà della Chiesa, prima esenti da tasse come i nobili, poi la costituzione civile del clero, il matrimonio civile, la fine delle discriminazioni contro protestanti (cominciata nel 1787) ed ebrei (1790), il rigetto del cattolicesimo come religione di Stato (aprile 1790), la piena libertà di culto e di pensiero antireligioso, la gestione pubblica dei cimiteri, la soppressione delle scuole religiose e degli ordini, il divieto dei voti monastici, la soppressione degli ordini religiosi regolari non considerati "utili" (13 febbraio 1790), la chiusura forzata di monasteri e conventi (13 dicembre 1790), e fu introdotto il divorzio. Si cominciarono a celebrare i battesimi repubblicani.
L'Assemblea Legislativa, su forte pressione dei Girondini, nel maggio-giugno 1792, votò tre decreti volti a prevenire e contrastare un'eventuale controrivoluzione, tra cui la deportazione dei preti refrattari (27 maggio). L'11 giugno il re Luigi XVI oppose il suo veto, provocando una nuova agitazione rivoluzionaria che il 20 giugno sfociata nel primo assalto alle Tuileries. Nella giornata del 10 agosto 1792 con il secondo assalto, la monarchia del Regno di Francia subì il colpo finale, venendo abolita in favore della Repubblica il 21 settembre dalla Convenzione nazionale. Il re fu condannato a morte e ghigliottinato il 21 gennaio 1793. Il 18 agosto furono chiuse dal governo provvisorio le congregazioni religiose ancora permesse. Papa Pio VI reagì emettendo diverse scomuniche specie contro i preti costituzionali e proclamando re Luigi XVI martire "in odio alla fede".
In seguito, su impulso principale di Giacobini e Cordiglieri (Montagnardi), si volle colpire con più forza la Chiesa in ogni campo, poiché ritenuta la "quinta colonna" dell'Ancien Régime. I rivoluzionari più radicali ritenevano la religione cristiana dominante, in particolare la religione cattolica, superstiziosa e tirannica, sostenendo che ogni essere umano si sarebbe dovuto ispirare a ideali come la ragione, la libertà e la natura. Anche il deputato moderato François-Antoine de Boissy d'Anglas, protestante ugonotto, arrivò ad affermare: «Il cattolicesimo è servile per sua natura al dispotismo, per essenza intollerante e dominatore, abbruttente per la specie umana, complice di tutti i crimini del re». Il terreno era fertile per una reazione molto dura contro la Chiesa.
Sostenitori Fra coloro che, a vario titolo, appoggiarono la scristianizzazione e videro con favore la diffusione di ateismo e agnosticismo vi furono personalità anche in contrasto fra di loro sui metodi e sulle idee, sia moderati sia radicali: i giacobini Joseph Fouché e Collot d'Herbois, l'hebertista Pierre-Gaspard Chaumette, il cordigliere e giacobino Jean-Paul Marat, il giacobino Bertrand Barère, il girondino Nicolas de Condorcet (in maniera moderata), Antoine-François Momoro e naturalmente lo stesso Jacques-René Hébert. Propagatori della scristianizzazione furono soprattutto rappresentanti in missione, dai citati Joseph Fouché (nella Nièvre e nella Côte-d'Or), e Chaumette (a Parigi), che furono fra gli organizzatori principali della campagna antireligiosa, con gli hébertisti - anche se lo stesso Hébert, che pure vi partecipò, non era completamente d'accordo con il totale ateismo e l'anti-cristianesimo, essendo più vicino alle posizioni del prete costituzionale e proto-comunista Jacques Roux - al violento Jean-Baptiste Carrier (Nantes e Vandea). Nel 1793 il deputato Anacharsis Cloots, autodefinitosi "il nemico personale di Dio", propose in una mozione alla Convenzione Nazionale perché venisse innalzato, a Parigi, un monumento a Jean Meslier, onde celebrare l'ateismo da lui propugnato. Anche lo scrittore marchese de Sade si pronunciò a favore.
Azioni (1793-94)
In particolare, il rappresentante Joseph Fouché, ex seminarista divenuto seguace delle teorie dell'illuminismo antireligioso radicale, massone e futuro capo della polizia segreta di Napoleone e all'epoca un giacobino filo-hebertista che fu noto anche come "il mitragliatore di Lione", venne inviato a reprimere le rivolte nel dipartimento della Nièvre e diffondervi le idee della Rivoluzione.