In fisiologia, la saliva è il liquido che viene secreto dalle ghiandole salivari situate nella cavità orale. Le tre coppie di ghiandole salivari sono le parotidi a secrezione sierosa pura, le sottomandibolari e le sottolinguali a secrezione mista prevalentemente sierosa per le prime e mucosa per le seconde.
Composizione
La composizione della saliva umana risulta essere molto varia. Essa è un fluido composto da acqua (98-99%) e, per la parte restante, da molecole organiche e inorganiche; più dettagliatamente: Elettroliti di cui: 2-21 mmol/L ione sodio, 10-36 mmol/L ione potassio, 1,2-2,8 mmol/L ione calcio, 0,08-0,5 mmol/L ione magnesio, 5-40 mmol/L ione cloruro, 25 mmol/L ione bicarbonato, 1,4-39 mmol/L ione fosfato; Muco composto da glicosaminoglicano e glicoproteine; Composti antibatterici come l'enzima perossidasi e immunoglobuline di tipo A (IgA); Enzimi. I principali sono: α-amilasi (EC3.2.1.1), conosciuta come ptialina lisozima (EC3.2.1.17), con funzione antibatterica. Lipasi (EC3.1.1.3). Altri enzimi tra cui: fosfatasi acida (EC3.1.3.2), lattoperossidasi (EC1.11.1.7), superossido dismutasi (EC1.15.1.1), aldeide deidrogenasi (EC1.2.1.3); Cellule umane; Batteri e in certi casi anche virus; Altre sostanze in misura minore (pepsina, testosterone, urogastrone). La saliva presenta mediamente un pH vicino alla neutralità che oscilla da 6,5 a 7,5 e al giorno ne viene prodotta una quantità variabile tra 0,6 e 2 litri. È caratterizzata dalla presenza di ormoni steroidei (comprendenti il cortisolo, il testosterone, il deidroepiandrosterone, gli estrogeni, il progesterone e l'aldosterone), peptidi, ioni inorganici (Fe^3+,Mg^2+,Na+,K+,Ca^2+,Cl-,HPO4^2-e HCO3-), composti organici e vari enzimi. È ricca anche di agenti (sostanze ed enzimi) antibatterici come la lattoferrina (Lf), il lisozima, le mucine (MG1 e MG2), le immunoglobuline IgA, IgM, IgG, l'alfa-amilasi e composti organici come l'albumina, l'urea, gli acidi urici, i lattati e la creatinina.
La lattoferrina, una glicoproteina in grado di chelare due atomi di ferro per molecola è il più importante fattore dell'immunità naturale della saliva che protegge i tessuti dall'aggressione di batteri, miceti e virus patogeni. Differentemente dalla mucina salivare (MG2), che è riportata possedere un'attività candicida e battericida verso il micobatterio parodontale Aggregatibacter actinomyctemcomitans, la lattoferrina salivare, oltre ad avere un'attività antimicrobica dovuta alla sua capacità di legare due atomi di ferro per molecola sottraendolo ai batteri patogeni, possiede anche un'attività anti-infiammatoria dimostrata in vitro ed in vivo.
La saliva contiene circa 20 µg/ml di lattoferrina mentre altri fluidi come quello crevicolare ne contengono 1,23 µg/ml. È stato inoltre dimostrato che i livelli di lattoferrina e MG2 sono alterati nei soggetti affetti da patologie orali. Queste alterazioni, ma soprattutto la diminuzione della concentrazione di MG2 e di lattoferrina, sono particolarmente importanti. In particolare, la diminuzione della concentrazione di lattoferrina è rilevante per l'insorgenza di processi infiammatori patologici che sono associati a tutte le patologie infettive del cavo orale. L'infiammazione patologica distruttiva, dovuta in parte alla carenza di lattoferrina nella saliva, è indotta anche da vari fattori come il sovraccarico di ferro libero e disponibile (circa 100 μM) nella saliva e nelle cellule. L'eccesso di ferro libero, dovuta alla carenza di lattoferrina, stimola la moltiplicazione microbica, la sintesi di radicali tossici dell'ossigeno (ROS), i processi infiammatori, la formazione di pigmenti e l'insorgenza di black stain.
Concentrazione di ferro libero nella saliva La concentrazione di ferro libero nella saliva oscilla, in situazioni non patologiche, tra 0,1 e 1,0 µM, a seconda che l’analisi sia eseguita prima o dopo i pasti, mentre in situazioni patologiche raggiunge concentrazioni significativamente maggiori. L’aumento patologico del ferro libero intra ed extracellulare è conseguente ai disordini nell’omeostasi del ferro: sovraccarico di ferro nei tessuti e secrezioni e carenza di ferro in circolo (anemia da carenza di ferro). I dettagli nella seguente sezione.
Inoltre, va menzionato che le analisi del contenuto di ferro nella saliva, riportate in letteratura, sono riferibili al ferro totale e non distinguono mai la concentrazione di ferro libero da quello emico derivante dal sanguinamento (degradazione dell’emoglobina), importante fattore di crescita e di virulenza dei batteri patogeni anaerobi, associati alle parodontopatie.
È stato riportato che il sovraccarico di ferro libero e disponibile nella saliva è critico per il passaggio dei batteri dallo stato planctonico a quello sessile in biofilm che caratterizza le infezioni orali pressoché ineradicabili. Inoltre, poiché il sovraccarico di ferro libero può essere osservato non solo nelle secrezioni, ma anche all’interno delle cellule dell’ospite, i batteri Gram-positivi aerobi intracellulari facoltativi, come Streptococcus mutans ed i batteri Gram-negativi anaerobi intracellulari facoltativi, come Prevotella intermedia, ne usufruiscono per aumentare la loro moltiplicazione e, quindi, la severità delle gengiviti e delle parodontopatie.
Pertanto, i batteri patogeni competono con l’ospite per ottenere ferro sintetizzando delle piccole molecole (siderofori) ed i relativi recettori, oppure altri batteri patogeni, anaerobi facoltativi, come Porphyromonas gingivalis, acquisiscono il ferro direttamente dalla lattoferrina o dall’eme. Il risultato, quindi, della competizione tra la lattoferrina ed il batterio per l’acquisizione del ferro è considerato come uno dei più importanti fattori che consentono o meno la colonizzazione, la persistenza microbica nel cavo orale e la malattia. Il sovraccarico di ferro, nelle secrezioni o nei tessuti, caratterizza, quindi, lo stato patologico dell’ospite ed è dovuto:
all’assenza o alla diminuzione della lattoferrina nella saliva; al sanguinamento delle gengive che induce il rilascio dell’eme; ai processi infiammatori; ad una carenza di ferro in circolo.
Il sovraccarico di ferro libero ed emico, pertanto, concorre all’aumento della suscettibilità dell’ospite alle infezioni inducendo la moltiplicazione dei batteri extracellulari e a quella degli intracellulari facoltativi associati alle gengiviti e alle parodontiti.
L’assenza o la diminuzione della lattoferrina nella saliva è correlata a carenze ormonali in quanto la sua sintesi è sotto il controllo degli estrogeni. Ne consegue che sia nelle donne in gravidanza che nella popolazione al di sopra dei 50 anni, la carenza di lattoferrina nella saliva aumenta la suscettibilità dell’ospite a patologie infettive del cavo orale come alitosi, gengiviti e parodontiti.
Nella saliva umana, il contenuto di ferro (da 0,1 a 1,0 µM) può aumentare a causa del sanguinamento gengivale dovuto alle infezioni ed ai relativi processi infiammatori. Pertanto, la saliva rappresenta un modello interessante per studiare l’influenza della concentrazione di ferro e lattoferrina sulle infezioni batteriche. Infatti, il diverso rapporto tra ferro e lattoferrina svolge un ruolo importante nello stile di vita di diversi batteri in quanto il ferro libero, dovuto alla completa saturazione in ferro della lattoferrina, modula l’aggregazione e la formazione del biofilm. Una saliva con numerosi batteri in forma aggregata è tipica di soggetti senza carie, mentre quella con scarsi aggregati è tipica di soggetti con carie.
Inoltre, in individui affetti da gengivite e parodontite, l’elevata concentrazione di ferro e la presenza di emina induce la moltiplicazione di microorganismi che, a loro volta, sintetizzano le proteasi con cui degradano la lattoferrina. La degradazione della lattoferrina a causa delle proteasi batteriche potrebbe essere responsabile, in vivo, della ridotta o assente attività della Lf. Occorre, tuttavia, ricordare che i risultati sull’associazione tra la concentrazione della lattoferrina nella saliva e le patologie microbiche del cavo orale possono essere influenzati dalla procedura sperimentale, dal flusso salivare, dalla presenza o assenza di ferro disponibile, dalla presenza di frammenti di lattoferrina derivanti dalla digestione enzimatica batterica, dall’età e dal sesso del soggetto e, pertanto, devono essere ben valutati.
Risulta evidente, quindi, seguire con attenzione le linee guida specifiche, prima di procedere alla raccolta dei campioni di saliva, al fine di minimizzare eventuali errori. In particolare, cibi e bevande non devono essere assunti almeno 2 ore prima del prelievo e le bevande alcooliche 24 ore prima, al fine di evitare la non attendibilità e la non ripetibilità dei risultati.
Funzioni La saliva svolge molteplici funzioni, prima fra tutte la difesa nei confronti dei patogeni orali. Il ruolo che svolge la saliva all'interno del cavo orale può essere così riassunta:
Diluizione ed eliminazione degli zuccheri; Capacità tampone, bilanciamento demineralizzazione/remineralizzazione; Azione di detersione per l'allontanamento dei batteri non ancora adesi, trasporto degli ioni calcio, fluoro e fosfato in tutto il cavo orale; Attività antimicrobica per la presenza di enzimi quali lisozima, lattoferrina, ione tiocianato, anticorpi specifici (IgA, IgG, IgM), sistema mieloperossidasico.
La variazione del flusso salivare può essere influenzata da numerosi fattori fisiologici e patologici, reversibili o irreversibili. La saliva gioca quindi un ruolo cruciale nel mantenimento della salute delle strutture del cavo orale, partecipa alla formazione del bolo alimentare come parte attiva nel processo di digestione degli alimenti e protegge il cavo orale da possibili infezioni. Inoltre, studi su di essa permettono di determinare i marcatori di malattie sistemiche, intercettare l'assunzione di droghe e farmaci ormonali.
Secrezione Ghiandole secretorie Le ghiandole che secretano la saliva nella cavità orale possono essere suddivise in due grosse categorie:
Ghiandole salivari maggiori: sono tre grosse ghiandole extramurali pari annesse alla bocca che producono la maggior parte della saliva (il 93% del totale), e sono: Parotide: è la maggiore delle tre ghiandole, localizzata al di sotto del meato acustico esterno fra il ramo della mandibola e i fasci del muscolo sternocleidomastoideo. È molto voluminosa con un dotto principale, il dotto parotideo di Stenone, che si porta in avanti e medialmente, perfora il muscolo buccinatore della guancia e sbocca al livello della mucosa della guancia, all'altezza del secondo molare superiore. Il suo secreto è essenzialmente sieroso e si inattiva durante la notte; Sottomandibolare: presente al di sotto del muscolo miloioideo. In avanti raggiunge la fossetta sottomandibolare, indietro invece non rimane sotto il miloioideo, bensì scavalca il margine posteriore del muscolo e ci si porta sopra raggiungendo la sottolinguale che si trova, appunto, sopra il muscolo miloioideo. Il dotto escretore, il dotto di Worton, sbuca proprio nella porzione che si trova sopra il muscolo miloioideo e sbocca sulla caruncola linguale, ai lati del frenulo della lingua. Ha un secreto prevalentemente sieroso ma è mista; Sottolinguale: composta da varie unità ghiandolari, alcune delle quali munite di condotti propri che sboccano ai lati del pavimento della lingua, ai lati della caruncola linguale dove sono presenti delle pieghe arcuate della mucosa (pieghe sottolinguali), mentre altre confluiscono in un unico dotto escretore principale, il dotto del Bartolino, che sbocca a livello della caruncola linguale, di lato al dotto di Worton (più mediale). Hanno una secrezione mucosa anche se è una ghiandola mista;