Biografia Primi anni

Con questi versiGiacomo Zanella, Versi, Firenze, G. Barbera, 1868, p. . della poesia intitolata A Fedele Lampertico, scritta nel 1868, Giacomo Zanella descrive il suo amato paese, Chiampo, situato nella verde campagna vicentina. Il poeta nacque a Chiampo il 9 settembre 1820, da famiglia di modeste condizioni. Il padre, Adriano, possedeva un negozio di generi vari; la madre, Laura Beretta, era imparentata con alcune notabili famiglie del luogo. Nel villaggio natio il poeta trascorse i primi otto anni della sua vita.

Percorso scolastico e professionale A Vicenza frequentò le prime due classi del Ginnasio comunale e fu poi iscritto, come convittore, alle scuole del Seminario vescovile della stessa città. Quel soggiorno nel Seminario vicentino, secondo il Fogazzaro, spiega come Giacomo Zanella "acquistasse tardi quella libertà intellettuale in cui trovò la sua vita" e parlerà di quel "piccolo mondo vicentino, fra il 1830 e il 1840", come di un mondo "cinto da un altro (...) quasi sconosciuto".Antonio Fogazzaro, Giacomo Zanella. Discorsi, Milano 1941, p.217.

Era infatti quello un ambiente ancorato alla tradizione umanistica, dove non era lecito esprimere attitudini proprie, né accogliere esperienze letterarie più recenti. Zanella fu però sempre legato da riconoscenza e affetto ai suoi maestri che, pur essendo ancora legati alla scuola classica, si dimostrarono aperti alle idee più moderne. Dalla Valle leggeva ai suoi scolari gli inni di Terenzio Mamiani e, come ricorda Lampertico, fu egli stesso ad avvicinarlo alle poesie di Leopardi.

Fu la lettura di Leopardi certo importante per la sua formazione culturale; egli amò in modo particolare questo poeta, del quale accolse, nelle sue poesie, i temi e le cadenze. Gli autori italiani più coltivati nel Seminario vicentino e che Zanella cominciò a conoscere e amare furono Alfieri, Monti, Foscolo e Giuseppe Parini.

Fattosi chierico nel 1837, entrò negli ordini maggiori nel 1841 e il 16 agosto 1843 fu ordinato sacerdote, per essere subito dopo nominato professore nel Seminario, ove stette fino al 1853. Nel 1847 sostenne con il massimo dei voti e la lode uno dei tre esami previsti per la laurea in filosofia; ciò ha dato origine all'idea che fosse laureato in filosofia, ma Zanella non concluse il percorso.Vittorio Zaccaria, Giacomo Zanella e l’università di Padova, in Padova e il suo territorio, IV (1989), n.22 dicembre, pp.8-11.

Dal 1853 al 1857, essendosi dimesso dall'insegnamento in Seminario, fu istitutore privato di giovani a Vicenza, tra cui Antonio Fogazzaro. Nel 1857 acquisì l'abilitazione all'insegnamento, avendo sostenuto gli esami relativi presso l'Università di Padova e fu assegnato dapprima al Liceo Santa Caterina di Venezia, poi dal 1859 al 1862 al Liceo ginnasio Antonio Pigafetta di Vicenza, dove aveva studiato, e infine al Santo Stefano di Padova, dove fece solo da direttore. Dal 1863 fu maestro di Vittoria Aganoor, per circa 15 anni.

Dal 1866 ebbe la cattedra di letteratura italiana all'Università di Padova, dove nel 1871-72 fu elevato alla carica di Magnifico rettore. Si dimise dall'insegnamento nel 1876. Successivamente fu sovraintendente scolastico al Collegio delle Dame Inglesi di Vicenza e direttore della scuola rurale femminile di Polegge, una frazione di Vicenza.

Il soffio dei nuovi tempi Intanto con gli avvenimenti di Pio IX era entrato più che mai nel Seminario il soffio dei nuovi tempi. Nel 1843 era uscito il libro di Vincenzo Gioberti sul primato morale e civile degli italiani e fu accolto subito con immenso entusiasmo. Il 1848 fu giobertiano.

Le riforme di Leopoldo II, l'insurrezione in Sicilia, lo statuto a Torino, a Firenze e finalmente a Roma; tutta l'Italia, in pochi mesi, si trovò ad essere costituzionale, ad eccezione dei territori austriaci e dei ducati veneti, anch'essi in potere austriaco.

Questo precipitare degli eventi parve conferma del disegno di Gioberti: la condotta antipatriottica di papa Pio IX attuava di quel disegno una metà; l'altra metà era negata dalla fermezza antiliberale dell'Austria. Ma il 25 aprile, anche l'Imperatore d'Austria promulgava una costituzione e in seguito, da Venezia a Milano fu tutto un incendio di valore popolare. La guerra degli stati italiani contro l'Austria, erompeva quasi spontanea e più che guerra era un soccorso portato dagli eserciti ai popoli della Lombardia e della Venezia, "intrepidi difensori dei propri diritti".

Zanella seguì i fatti del 1848 con ansia e con profonda, convinta fede patriottica. Il 10 giugno, Vicenza cadde e la polizia, messa in sospetto da qualche voce, diffidando dei sentimenti patriottici di Zanella, il 4 marzo del 1850, fece una perquisizione in casa del professore. La polizia trovò dei manoscritti e una copia dell'opera Le mie prigioni di Pellico, che sequestrò.

Da Padova, ben sedici anni dopo, scrivendo a Lampertico, felicitandosi per la sua elezione a Deputato al Parlamento nazionale, ricordava di aver scritto per lui, nel 1849, delle quartine dove nominava Roma e il Campidoglio. Ciò nonostante, i sospetti continuarono, e Zanella fu costretto a rinunciare alla cattedra. Lasciare l'insegnamento causò al poeta un grande dolore e per distrarsi egli si diede, con maggior intensità e ardore, agli studi dell'antichità classica, specialmente allo studio del greco.

Dopo l'unificazione del Veneto all'Italia (1866), quale poeta e patriota stimato venne incaricato dal prof. Ferdinando Coletti nel 1879 di scrivere una dedica per un album da donare a Teresa Cibele Legnazzi, per attestare a questa patriota il riconoscimento per l'attività clandestina svolta nei Comitati segreti. L'album è preziosa testimonianza del periodo risorgimentale in quanto contiene le fotografie e le lettere di adesione di duecentoventun patrioti, "il fior fiore dell'intelligenza e del patriottismo veneto".

Zanella traduttore Zanella fu buon traduttore dal greco e dal latino, molto prima di iniziare le traduzioni degli scrittori stranieri. Appartengono al periodo antecedente al 1850 alcune traduzioni di versioni bibliche; dal 1850 in poi egli traduce con passione dai classici latini e greci, specialmente da Tibullo, Ovidio, Catullo e Anacreonte.

Oltre allo studio approfondito delle lingue classiche sappiamo che Zanella, in questi anni, si dedicò allo studio della lingua tedesca e approfondì quello della lingua inglese, già iniziato in Seminario. Questo studio non fu senza effetti sulla sua poesia dove si possono cogliere più di un'eco o di una reminiscenza di quei poeti tanto amorevolmente letti e più tardi tradotti.

Nel 1850 si ammalò gravemente la madre e Zanella, rimasto profondamente addolorato e turbato, cadde in quella malinconia che, molti anni più tardi, in forma tanto più grave, lo allontanerà da tutti. Nel 1857 fu nominato supplente per la filosofia e per la letteratura italiana, a Venezia, e il 29 luglio professore effettivo nel Ginnasio-Liceo di Santa Caterina.

Il 14 settembre 1858 venne destinato definitivamente presso il Ginnasio-Liceo di Vicenza, dove rimase per sei anni.

Il 30 gennaio 1862 fu nominato direttore provvisorio e il 22 dicembre 1863 direttore effettivo del Ginnasio liceale di Padova e in questa città il poeta, che era tanto legato nell'affetto alla sua Vicenza, si trasferì non senza dispiacere.

Prime pubblicazioni Nel 1864 gli era stato chiesto di pubblicare i suoi versi, ma il poeta è restio e solamente nel 1867 si lascerà finalmente convincere e, dopo intenso lavoro di riordino, anche aiutato e sorretto dagli amici, finalmente il volume è pronto. Il libro venne stampato presso l'editore Barbèra nel 1868 con il titolo di Versi e ottenne presto un grande successo soprattutto nell'ambiente veneto, dove Zanella aveva molti amici fedeli e affezionati.

La poesia di Zanella cominciava ad affermarsi quando più debole si faceva sentire quella di Prati e di Aleardi con le sue forme stucchevoli e lacrimevoli, e si può collocare tra il periodo che intercorre tra la poesia di Leopardi e quella di Carducci.

Pertanto la voce poetica di Zanella s'impone in quel periodo della seconda generazione romantica che darà poi inizio al moto di reazione, con la Scapigliatura da una parte e la poesia realistica dall'altra, per giungere sino al neoclassicismo di Carducci, mentre all'influsso del parnassianesimo francese si mescolava quello del sorgente scientismo e del positivismo.

Zanella, inserito in questo complesso di esperienze, riesce, forse più di altri poeti e scrittori dell'epoca, a distinguersi per certe caratteristiche proprie, tanto da apparire quasi una figura isolata.

Estetica Dove trovasse la sua estetica Zanella, ce lo dice: "Io la mia estetica l'ho trovata da un pezzo nel vecchio Omero. Il cantore sia libero; la materia che prende a trattare sia possibilmente nuova e resa amabile dalla bellezza del verso. Ecco il canone supremo, immortale dell'arte".Giacomo Zanella, La poetica nella Divina Commedia, in Scritti varii, Firenze, Le Monnier, 1877, pp. 3-4. Egli voleva, nella poesia, precisione, sobrietà e purezza di forme, ed è facile comprendere come mai egli fu così spesso severo contro l'arte poetica dei suoi tempi.

Zanella si preoccupa non solo della forma, ma anche del contenuto della poesia e per le sue liriche egli usò pure le forme metriche classiche della lirica italiana, mentre non fu favorevole né alla canzone libera del tipo leopardiano, né ai metri barbari.

Nel 1870 scrive l'ode Gli Ossari di S. Martino e Solferino che fu oggetto d'interpretazioni inesatte e tendenziose. In questa ode vi sono due versi particolarmente fieri contro i repubblicani, allora capeggiati da Felice Cavallotti.

Gli anni della malinconia Nel 1871 fu eletto Rettore dell'Università di Padova per l'anno accademico 1871-1872, anno in cui si ammala gravemente la madre, alla quale il poeta era legato da profondo affetto. In quello stesso anno, 1872, la madre muore lasciando Zanella in uno stato di profonda depressione, dal quale non seppe reagire né con il corpo né con lo spirito per molti anni.

Nel 1875 Zanella chiese e ottenne dal ministro Bonghi di essere collocato a riposo. Gli fu conferito il titolo di professore emerito della facoltà di Lettere e filosofia nell'Università di Padova. Più tardi l'Università di Napoli gli propose la cattedra di letteratura italiana nella facoltà di lettere, ma egli declinò l'offerta.

Villetta a Cavazzale Nel 1876 il poeta sembra riprendersi ma sente, dopo quegli anni di "fiera malinconia", il desiderio della solitudine e della pace campestre per poter dimenticare, a contatto con la natura tanto amata, i travagli del "secol faccendiere".

Nel 1878, si fece costruire una villetta a Cavazzale, sulle rive del fiume Astichello, e lì trascorse i suoi ultimi anni, recandosi ogni tanto in città a trovare gli amici.

La raccolta di poesie: Astichello In questi anni Zanella seppe dare il meglio del suo spirito e della sua arte, perché seppe trascrivere con semplicità le sensazioni che le cose minute della natura gli risvegliavano e i sonetti, raccolti sotto il nome di l'Astichello, sono senza dubbio tra le sue cose migliori.

Nel dicembre del 1887 si reca a Firenze, per leggere all'Accademia della Crusca la commemorazione di Giuseppe Barbieri. Sarà questa una delle ultime volte in cui si recherà in città.

Morte

Il 14 febbraio 1888, il poeta fu colto da grave malore in casa del suo amico Fedele Lampertico. Si riebbe e ritornò nella sua villetta in campagna, ma lì non ebbe grande miglioramento e la malinconia si faceva ogni giorno maggiore. Chiuso nella sua villetta presso l'Astichello, Zanella accoglieva gli amici, ma dinanzi a loro rimaneva muto e lontano. La fine non tardò a venire: la notte del 17 maggio 1888 egli spirava.

A memoria di Zanella si leggono sulla tomba i seguenti versi:

Fu deciso di erigere in una delle piazze della città, la statua del poeta e fu indetto un concorso tra i vari scultori.