La 56ª edizione dell'Esposizione Internazionale d'Arte è stata inaugurata a Venezia il 9 maggio 2015 (con pre-apertura il 6, 7 e 8 maggio), è stata chiusa il 22 novembre, in contemporanea con l'Expo 2015 di Milano. L'Esposizione del 2015 e si è svolta sotto la direzione artistica del nigeriano Okwui Enwezor che ha scelto come titolo All the World's Futures.
Il 9 maggio si è tenuta la cerimonia di inaugurazione e di premiazione nella Sala delle colonne di Ca' Giustinian e in diretta streaming.
Biennale Arte 2015 Nel presentare l'Esposizione del 2015, il curatore Okwui Enwezor ha citato il dipinto Angelus Novus di Paul Klee nell'interpretazione del filosofo Walter Benjamin: «"l'angelo della storia" ai cui piedi si accumulano, sempre più alte, le macerie della distruzione moderna. [...] Benjamin ci porta a riflettere come il mondo dell'arte possa stimolarci a vedere più lontano, oltre la prosaica apparenza delle cose.»
All the World's Futures rifletteva sull'attuale "stato delle cose" e sull'"apparenza delle cose" tramite tre Filtri: "vitalità", "disordine" e il Capitale: Vitalità: sulla durata epica. Filtro che proponeva «una drammatizzazione dello spazio espositivo come un evento dal vivo in continuo e incessante svolgimento», con opere che esistono già e contributi realizzati appositamente ed esclusivamente per la Biennale. Il giardino del disordine. «Il concetto originale di giardino nasce nell'antica Persia in cui era concepito come un paradiso, uno spazio chiuso fatto di tranquillità e piacere. Nel corso dei millenni il giardino si è trasformato, diventando l'allegoria della ricerca di uno spazio ordinato e puro.» I Giardini della Biennale con i suoi padiglioni, si proponevano «come il sito emblematico di un mondo disordinato, di conflitti nazionali e di deformazioni territoriali e geopolitiche», con l'esposizione di nuove opere. Il Capitale: una lettura dal vivo. Nelle intenzioni del curatore Enzewor «lo sfruttamento della natura attraverso la sua mercificazione sottoforma di risorse naturali, il crescente sistema di disparità e l'indebolimento del contratto sociale hanno di recente imposto il bisogno di un cambiamento», che ha così deciso la lettura dal vivo de Il Capitale (Das Kapital) di Karl Marx, con la quale dieci attori per tutti i sette mesi di apertura della Biennale si alternavano a leggere per intero il libro di Marx. Pur essendo Il Capitale è uno dei libri meno adatti a una lettura pubblica la scelta del curatore stava nel tentativo di far sentire sempre lo spettatore "in mezzo" a un'opera che gli è impossibile vedere per intero.
ARENA All'interno del Padiglione Centrale ai Giardini della Biennale, l'architetto ghanese-britannico David Adjaye è stato incaricato di predisporre lo spazio ARENA come luogo di raccolta della parola, del canto, degli spartiti, dei copioni, dei recital, delle proiezioni di film e foro delle discussioni. Per tutta la durata di All the World's Futures, artisti, musicisti, compositori, attori, intellettuali, studenti e visitatori erano invitati a contribuire al programma delle letture e delle performance. Das Kapital Oratorio. Il rito sikh dell'Akhand Path (una recitazione ininterrotta del libro sacro per la quale si alternano più lettori nell'arco di diversi giorni), ha ispirato la lettura integrale de Il Capitale di Marx da parte di dieci attori che si alternavano, tre volte al giorno, dal 6 maggio al 22 novembre, per la regia del britannico Isaac Julien. Gli statunitensi Jason Moran e Alicia Hall Moran hanno presentato Work Songs, con il quale mappano e approfondiscono il tempo dei canti di lavoro nelle prigioni, nei campi, nelle case. Il britannico Jeremy Deler ha presentato Broadsides and Ballads of the Industrial Revolution, con le quali esplora il tema delle condizioni di vita e di lavoro nelle fabbriche, a partire dalla fine del XIX secolo. I libanesi Joana Hadjithomas e Khalil Joreige hanno letto il loro testo Latent Images: Diary of a Photographer, basato sul lavoro del fotografo Abdallah Farah, terza parte del progetto Wonder Beirut. La croata Ivana Müller ha proposto We Are Still Watching, una pièce letta dagli stessi spettatori come una "comunità istantanea". La bosniaca Maja Bajevic ha presentato il video Arts, Crafts and Facts, con il quale rappresenta la denigrazione del lavoro umano causato dalla finanziarizzazione dell'economia globale. Il tedesco Olaf Nicolai ha presentato la nuova performance Non consumiamo... (to Luigi Nono), ispirata alla composizione in due parti Un volto, e del mare / Non consumiamo Marx (1969) di Luigi Nono. Lo statunitense Charles Gaines ha presentato la nuova composizione Sound Texts, basata su cinque arrangiamenti tratti dalle sue Notes on Social Justice. Il francese Mathieu Kleyebe Abonnenc ha presentato Evil Ni**er, Gay Guerrilla, Crazy Nig**er, For Julius Eastman, un memoriale temporaneo alla musica e alla personalità del compositore afroamericano Julius Eastman (1940-1990). Il giornale italiano The Tomorrow ha organizzato due seminari, Figures of Kapital e Tales on Kapital, come riflessione sul testo di Marx.
Programma film Arena. All'Arena della Biennale è stata proposta una rilettura della storia del cinema alla luce del Capitale di Marx. Berwick Street Film Collective The Nightcleaners, 1975 Yusuf Shahin Bāb al-ḥadīd (Cairo Station), 1958 Al-Ard (The Land), 1969 Al-ʿuṣfūr (The Sparrow), 1972 Charlie Chaplin Tempi moderni (Modern Times), 1936 Duvet Brothers Blue Monday, 1984 Ritwik Ghatak Meghe Dhaka Tara (The Cloud-Capped Star), 1960 Straub e Huillet Geschichtsunterricht (Lezioni di storia), 1972 Klassenverhältnisse (Rapporti di classe), 1984 Fortini/Cani, 1976 Isaac Julien Frantz Fanon: Black Skin, White Mask, 1996 Stuart Hall Memorial, 2014 Territories, 1984 Djibril Diop Mambéty Touki Bouki, 1973 Chris Marker La jetée, 1962 La sixième face du pentagone, 1968 Le fond de l’air est rouge, 1977 Sans Soleil, 1983 Sandra Lahire Uranium Hex, 1987 Allan Sekula e Noël Burch The forgotten space, 2012 Mrinal Sen Calcutta 71, 1971 Interview, 1971 Padatik, 1973
Arsenale Anche l'Arsenale è stato sede di diverse performance: Jennifer Allora e Guillermo Calzadilla hanno presentato In the Midst of Things, opera corale su musiche di Gene Coleman ispirato a La Creazione di Franz Joseph Haydn (1796-1798), a sua volta tratto dal libro della Genesi e dal poema Paradiso perduto di John Milton (1667), sulle origini del mondo e del genere umano. Tania Bruguera ha ricreato Untitled, presentato alla 7ª Biennale dell'Avana (2000) e censurato dalle autorità cubane. La spagnola Dora García ha presentato la performance The Sinthome Score, nella quale due artisti interpretano dieci serie di movimenti corporei, uno per ogni capitolo del testo Le Sinthome di Jacques Lacan dedicato agli scritti di James Joyce. Lo statunitense Theaster Gates ha presentato l'installazione Martyr Construction, realizzata con i resti della chiesa cattolica di St. Laurence, nel South Side di Chicago.
A collegare le due sedi principali della Mostra (Giardini e Arsenale), il francese Saâdane Afif ha presentato The Laguna's Tribute: A Corner Speaker in Venice, uno Speakers' Corner nel quale un oratore, su una cassa di bronzo, declama rivolto verso la laguna veneziana.
Prospettive storiche Mentre il corpus di All the World's Futures è costituito da nuove opere commissionate specificamente per la Biennale, l'Esposizione del 2015 era formata anche da una rassegna di prospettive storiche realizzate da artisti viventi e non, organizzate in forma di piccole antologie:
Nella sala d'ingresso del Padiglione centrale era posto Il Muro Occidentale o del Pianto di Fabio Mauri, già esposto alla 45ª Biennale del 1993: un muro alto quattro metri composto da valigie di vari materiali e dimensioni. Nella stessa sala si trovavano: I numeri malefici (1978), Macchina per fissare acquerelli (2007), la registrazione audio di Fabio Mauri e Pier Paolo Pasolini alle prove di "Che cosa è il Fascismo" (1971, 2005). Le scritte al neon realizzate da Bruce Nauman tra il 1972 e l'inizio degli anni ottanta. LAtlante di Harun Farocki, dedicato all'opera integrale del regista tedesco Harun Farocki deceduto nel 2014. Un set completo tratto dall'edizione originale di Let Us Now Praise Famous Men del fotografo statunitense Walker Evans, realizzato nel 1936. Il regista sovietico Sergej Ėjzenštejn. 134 fotografie della serie Passengers scattate dall'artista multimediale Chris Marker tra il 2008 e il 2010. La retrospettiva postuma dedicata allo statunitense Terry Adkins. Una versione ridotta del video Nachrichten aus der ideologischen Antike (2008) del regista tedesco Alexander Kluge sul Capitale di Marx. Un'antologia dei questionari del tedesco Hans Haacke e la sua installazione Blue Sail del 1965. I dipinti della peruviana Teresa Burga. Le sculture Igun Hammer (1981), Freedom Weapon Variant (1986-1992), September Portion (1991), Texas Tales (1992) dello statunitense Melvin Edwards. I 36 dipinti in olio su tela della serie Skulls della sudafricana Marlene Dumas. Gli acquarelli dell'egiziana Inji Aflatoun (o Efflatoun). L'earthwork Dead Tree (1969) dello statunitense Robert Smithson. La pittura acrilica Earth's Creation (1994) dell'aborigena australiana Emily Kame Kngwarreye. Il regista senegalese Ousmane Sembène. Le installazioni del cubano Ricardo Brey. La statunitense Adrian Piper ha presentato l'installazione/performance The Probable Trust Registry: The Rules of the Game #1-3. Le tele del giapponese Tetsuya Ishida che rappresentano le pressioni e le ansie della vita quotidiana contemporanea. I dipinti del tedesco Georg Baselitz.
Progetti speciali Giardini Esternamente al Padiglione centrale, nei Giardini della Biennale sono state collocate alcune sculture: La Masa Militarizada di Walead Beshty; Two Orchids, due orchidee monumentali, di Isa Genzken; RB Ride, grandi installazioni tubolari in metallo di Carsten Höller; l'interattivo With a Rhythmic Instinction to be Able to Travel Beyond Existing Forces of Life (green, Rule 1) di Philippe Parreno; Coronation Park, nove statue di Raqs Media Collective.
Alle Gaggiadre dell'Arsenale: The Phoenix, i mitici uccelli Fenghuang realizzati con scarti e detriti di cantiere da Xu Bing.
Al Giardino delle Vergini: Labour Garden di Emily Floyd; The Last Garden di Sarah Sze; Lagimoana del samoano Lemi Ponifasio.
Creative Time Summit Creative Time è una organizzazione non profit costituita nel 1974 a New York con lo scopo di commissionare e presentare ambiziosi progetti di arte pubblica. Dal 2009 viene organizzato il Creative Time Summit, «un incontro annuale per pensatori, sognatori e operatori che lavorano all'intersezione di arte e politica».
Il 7º Summit si è tenuto al Teatro alle Tese dall'11 al 13 agosto 2015 sul tema The Curriculum e ha discusso il significato della produzione, trasformazione e diffusione della conoscenza in un mondo difficile e controverso come quello di oggi.
E-flux journal Su invito del curatore Enwezor e-flux journal, rivista mensile d'arte, ha pubblicato articoli quotidiani dal 6 maggio al 4 settembre 2015 che hanno formato il n. 65 della rivista con il titolo Supercommunity, al quale hanno collaborato un centinaio di autori con poesie, racconti brevi, opere teatrali, sceneggiature e altre forme epistolari.
Gulf Labor Artist Coalition Gulf Labor Artist Coalition, coalizione di artisti internazionali che lavora per garantire che i diritti dei lavoratori migranti siano tutelati durante la costruzione dei musei sull'isola Sa'diyyat, ad Abu Dhabi, ha organizzato cinque appuntamenti sul principio che le libertà degli artisti sono collegate ai diritti dei lavoratori che costruiscono e mantengono gli spazi espositivi.
The Invisible Borders Trans-African Project