La Camera Reginale costituì una vera e propria dote assegnata da Federico III, Re di Sicilia, alla consorte Eleonora d'Angiò come dono di nozze nel 1302.

Costituiva una sorta di feudo a disposizione della regnante e veniva amministrata da un governatore. Il dominio col tempo cambiò, tuttavia si può genericamente dire che era formata dai territori dei comuni di Paternò, Mineo, Vizzini, Castiglione di Sicilia, Francavilla di Sicilia, Siracusa, Lentini, Avola, il borgo messinese di Santo Stefano di Briga e l'isola di PantelleriaS. Di Matteo, Storia della Sicilia: dalla preistoria ai nostri giorni, Arbor, 2006, p. 241. Il Castello Maniace fu la sede della Camera Reginale che, morta Eleonora, venne ereditata dalle Regine che si susseguirono, sino al 1537 quando venne abolita. Sovrane che godettero della dote della Camera Reginale Eleonora d'Angiò Elisabetta di Carinzia Costanza d'Aragona Antonia del Balzo Bianca di Navarra Eleonora d'Alburquerque Maria di Castiglia Giovanna Enríquez Isabella di Castiglia Germana de Foix

L'ultima regina della Camera: Germana de Foix Quando Isabella di Castiglia morì prematuramente, nel 1504, la Camera Reginale tornò sotto la totale facoltà del re suo marito, Ferdinando II d'Aragona, il quale, l'anno seguente, decise di nominare Giovanni Cardinas (Juan de Cárdenas) «portiere delle porte di Siracusa» (carica civica), e alla fine di quello stesso anno la fece governare dal viceré di Sicilia: Guglielmo Raimondo VI Moncada.

Tuttavia, il re di Aragona e Castiglia si risposò a breve: nel 1505 la sua seconda moglie divenne Germana de Foix, figlia dell'infante di Navara Giovanni di Foix-Étampes e nipote del re Luigi XII di Francia, alla quale assegnò, il 1 aprile del 1506, la «Cámara de la reina de la Ciudad de Zaragoza»Francisca Hernández-León de Sánchez, Doña María de Castilla, esposa de Alfonso V el Magnánimo, 1959, p. 71. (detta anche «Camera de Sicilia»Prudencio de Sandoval, Historia de la vida y hechos del Emperador Carlos V, p. 50, 1634.).

Germana nominò governatore della Camera Pere Sánchez de Calatayud, ai siciliani noto come Almerigo Centelles (acquisì il cognome del lignaggio Centelles, grazie al diritto di maggiorasco), il quale divenne nel 1513 anche presidente del Regno di SiciliaCarmelo Trasselli, Da Ferdinando il Cattolico a Carlo V: l'esperienza siciliana, 1475-1525, 1982, p. 422..

Sempre nel 1513, il fratello del governatore aretuseo, Guillem Ramón Centelles, fu nominato in Spagna vescovo di Siracusa.Egli nel 1513 era il canonico di Valencia, e da allora venne appellato dai Catalani come «bisbe de Çaragoça de Sicilia», ovvero vescovo di Siracusa. Vd. José Mª Castillo del Carpio, La Generalitat valenciana durante el siglo XVI: Su estructura burocrática , 2013, p. 172.Dopo la morte del vescovo Dalamu (Dalmazio), avvenuta nel 1511, Almerigo Centelles prese possesso anche del vescovado siracusano, cosicché fece dare il posto vacante a suo fratello Ramón, religioso di Spagna. Ma questi non poté incominciare mai l'incarico datogli dla fratello, poiché giunto a Palermo, nel 1516 - dove si era inizialmente recato per volere della corte iberica -, morì durante il viaggio che lo avrebbe dovuto condurre a Siracusa. Il posto da vescovo della città rimarrà vacante fino al 1518, poiché anche il successore di Ramón non riuscirà a giungere nella chiesa siracusana.

L'unione di Germana con Ferdinando II non poté tuttavia durare a lungo, poiché il re Cattolico (colui che insieme a Isabella legò il proprio nome alla scoperta dell'America, in quanto finanziatore della spedizione di Cristoforo Colombo) morì il 23 gennaio di quell'anno.

Il re Cattolico lasciò scritte nel suo testamento precise disposizioni riguardo al futuro della città di Siracusa e delle terre che, tramite la Camera Reginale, da essa dipendevano:

N.B. Il re nel documento parla di sé stesso in prima persona plurale. Inoltre si trascrive di seguito solamente l'introduzione del testamento e le parti più importanti che riguardano il volere di Ferdinando su Siracusa; ergo, non è il testo riportato nella sua integrità.

Il re Cattolico ordinò quindi che la città di Siracusa restasse sotto speciale amministrazione della regina Germana (da essa la regina riceverà 30.000 fiorini d'oro per la sua personale rendita), ma le impedì di mettere nel suo governo persone estranee o nemiche della corte; in altre parole: «que la governacion, y justicia dellas tuviessen personas naturales» (che il governo e la giustizia fossero affidati a persone native del luogo).Prudencio de Sandoval, Historia de la vida y hechos del Emperador Carlos V, Parigi 1634, p. 51. E specificò inoltre, Don Ferdinando, che in caso la sua vedova decidesse di contrarre seconde nozze, la città sarebbe dovuta ritornare in possesso degli eredi della corona d'Aragona; questa era la sua volontà.

Le terre della Camera tra Germana e Carlo V d'Asburbo

Il re Cattolico nel suo testamento nominò come suo successore al trono il nipote Carlo d'Asburgo, figlio di sua figlia Giovanna d'Aragona e di Castiglia (detta Giovanna la Pazza e impossibilitata a regnare), non avendo potuto avere con Germana il tanto sperato figlio maschio (la coppia ebbe un bambino, Juan de Aragón y Foix, ma morì poche ore dopo essere nato), la quale veniva affidata, secondo le ultime volontà del re, alla protezione del giovane Carlo.

Mentre Carlo d'Asburgo aspettava di stabilirsi in Spagna per essere incoronato primo re del regno spagnolo unificato, in Sicilia, nel 1516, scoppiarono dei violenti tumuti; incominciati a Palermo: lo scopo dei ribelli isolani era far capitolare il viceré Hugo de Moncada, poiché, sostenevano, non essendo più in vita colui che lo aveva eletto, ovvero il re Cattolico, i siciliani non erano più obbligati a riconoscere in Moncada il continuatore del potere regio.

Il vescovo di Siracusa, Ramón Centelles, venne allora mandato dalla regina Giovanna in missione diplomatica: nel gennaio del 1516 il suo compito era quello di studiare l'origine della rivolta siciliana e di tranquillizzare i ribelli, convincendoli che non appena il nuovo re fosse giunto in Spagna ci sarebbero stati importanti risvolti per loro (ciò doveva comunque avvenire nella massima prudenza e segretezza).Cancilleria de Ferdando II, Itinerum Sigilli Segreti, 3678, ff. 158 r.160v. cit. in La Sicilia di Ferdinando il Cattolico: tradizioni politiche e conflitto tra Quattrocento e Cinquecento (1468-1523) (Simona Giurato), 2003, pp. 298-299. Al prelato della chiesa siracusana, Ramón, il Consiglio della corte spagnola affidò poi anche un altro compito di grande importanza: dal mese di agosto egli doveva indagare sullo status dell'Inquisizione siciliana, la quale sembrava essersi troppo distaccata dalla conformità che doveva mantenere con la sua gemella; l'Inquisizione spagnola:

La città di Siracusa non poteva comunque essere coinvolta nella ribellione siciliana, poiché il testamento del re Cattolico la stabilizzava in ogni caso, avendola affidata, chiaramente, alla vedova Germana de Foix, con il titolo di sua regina. Eppure essa venne trascinata ugualmente nella rivolta: prima venne il capitano d'armi Pietro II Cardona, da Catania (città demaniale e non reginale), che ne prese il controllo e la pose in clima di guerriglia (egli sosteneva gli avversari del Moncada, e non la regina vedova, che erano desiderosi di mettere un uomo nuovo al comando del vicereame.), poi sopraggiunsero i lentinesi (la cui città era stata presa dal Moncada e staccata dai domini di Germana), i quali, fomentando ulteriormente gli animi degli abitanti di Siracusa, in massa sostennero che il capoluogo reginale aretuseo dovesse dichiararsi a favore dell'abolizione del potere della regina sulle loro terre. I siracusani, quindi, venivano invitati all'ennesima ribellione da entrambe le fazioni (senza considerare che essi, tempo prima, erano stati minacciati di pena di morte se non avessero finalmente giurato fedeltà alle regine della Spagna).

I lentinesi, approfittando dell'assenza del governatore di Siracusa, Almerigo Centelles - il quale era andato ad accompagnare Moncada da Carlo d'AsburgoMoncada, chiamato a giustificarsi di ciò di fronte al re Carlo, dirà di essersi impadronito della città della Camera per evitare che i nobili siciliani prendessero il controllo su troppe città siciliane, per poi chiedere a sua altezza (all'epoca dei fatti ancora principe, in quanto non riconosciuto re in Spagna, nonostante il testamento del re Cattolico), condizioni di riscatto troppo dure. Ma Carlo, non gradendo questo gesto intraprendetende di lealismo nei suoi confronti, chiederà, spinto anche dal volere di Germana, al futuro viceré Ettore di intervenire nell'area siracusana e riportare l'ordine che vi era precedentemente (ovvero il dominio reginale). Vd. Carmelo Trasselli, Da Ferdinando il Cattolico a Carlo V: l'esperienza siciliana, 1475-1525, vol. 2, p. 1982, p. 656. -, irruppero nel castello Maniace e cacciarono da esso la moglie e i figli di Centelles. Ne seguì il tumulto generale anche tra i siracusani: ci fu la provocata ribellione nei confronti della regina e la città si dichiarò fuori dal potere reginale. I lentinesi non tolleravano lo stare sotto la giurisdizione dei siracusani, a tal punto che essi scrissero al re Carlo, nel 1516, la seguente accorata supplica:

Durante la ribellione, il capoluogo aretuseo non subì le ire della Spagna, ma Lentini sì, poiché si venne a sapere, dopo il verificarsi dei fatti (nel 1522), che il capopopolo lentinese, il prete Matteo Sancetta, era stato torturato dalla R.G.C. (la Regia Gran Corte di SiciliaEsistente fin dai tempi dei re Normanni, la R.G.C. si divideva nei due supremi tribunali dell'isola: Civile e Criminale, emettendo regolarmente sentenze come la tortura e la pena di morte. Cfr. Lo stato presente di tutti i paesi, e popoli del mondo naturale, politico, e morale, 1762, p. 112.). La situazione dell'area siracusana si placò infine insieme a quella generale delle altre città di Sicilia: quando Carlo iniziò a regnare, sostituì Hugo de Moncada con il viceré Ettore Pignatelli, il quale, attuando una dura repressione, nell'aprile del 1517, ristabilì l'autorità monarchica spagnola sull'isola. Quello stesso anno Carlo conobbe, di persona, Germana de Foix e tra i due nacque una relazione d'amore che, per ovvi motivi, era proibita e mal vista dalle Cortes spagnole.

La regina, ancora vedova, aveva chiesto al re Carlo di far ripristinare la Camera regianle di Siracusa, che per diritto ereditario le spettava, il nuovo re, quindi, da Bruxelles scrisse a Ettore Pignatelli il 28 marzo 1517, dandogli l'ordine di riportare i siracusani al governo della regina Germana. La città tornò ufficialmente al potere reginale nel febbraio del 1518, anno in cui fu concesso l'indulto a tutti i siracusani che si erano precedentemente ribellati (per i lentinesi invece il perdono venne concesso nel novembre del 1522Carmelo Trasselli, Da Ferdinando il Cattolico a Carlo V: l'esperienza siciliana, 1475-1525, vol. 2, 1982, p. 656-657.).

Nel 1519 la situazione politica risultava tuttavia ancora turbolenta: vi fu l'ingerenza del viceré Ettore nell'elezione del governatore della Camera, che piazzò un uomo del suo entourage al comando della capitale reginale, Giacomo Alliata (fondatore, o rifondatore,Aa.Vv., Costruire la seconda natura: La città in estensione in Sicilia fra Isola delle Femmine e Partinico, p. 90. del centro urbano trapanese di Castellammare del Golfo e luogotenente del maestro giustiziere del regno), la qual cosa non fu gradita dai siracusani (il viceré di Sicilia non aveva infatti potere amministrativo nei domini della regina, egli poteva intervenire solo su richiesta dei sovrani).