Biografia La famiglia Gianni Mantero, all’anagrafe Giovanni Luigi, è figlio di Enrica Sovera e di Carlo, imprenditori tessili con un piccolo laboratorio di maglieria, e annesso negozio,Jessica Anaïs Savoia (volume a cura di), Mantero: cento anni di architettura, 2011, Nodo Libri, Como, Catalogo della mostra dal 8 giugno al 7 luglio – Como, Spazio Culturale Antonio Ratti (ex Chiesa di San Francesco). ed è l’ottavo e ultimo di otto fratelli. Il primogenito Giuseppe Camillo (Novi Ligure, 12 settembre 1876 – Como, 17 agosto 1951), che in seguito cambia il nome in Riccardo, nel 1895 parte in biciclettaRaffaella Polato, Franco Mantero. Il polo della seta, 2021, Corriere della sera, Milano, 13 dicembre, p. 11. con una piccola valigia, alla volta di Como in cerca di fortuna.Grazia Maria Mottola, Quel filo sottile che legava la Mantero, 2001, Corriere della sera, Milano, 6 febbraio, p. 50. Non sono note le motivazioni che spingono Riccardo a lasciare giovanissimo la famiglia. Il distretto comasco del tessile è fiorente ma Riccardo di seta non ne sa niente e il primo lavoro che svolge è quello di carbonaio.Enrico Mannucci, Una bici e una valigetta, così fu fondata la dinastia della seta comasca, 2015, SETTE (Corriere della sera), Milano, 24 aprile, pp. 68-70. In seguito è occupato nella ditta di tessitura Camozzi-Rosasco e poi nell’azienda Bosisio-Camani-Cattaneo con la mansione di rappresentante-venditore di “tessuti lisci e operati” (peculiarità della casa), ed è operativo sulla piazza di Milano. Il contatto diretto con i clienti gli permette ben presto di conoscere le loro aspettative e contemporaneamente impara a giudicare le caratteristiche fisiche e figurative del prodotto proposto, affinando il tatto e l’occhio. Provvisto di un innato istinto mercantile e con l’aiuto di uno dei soci, Luigi Cattaneo, col quale ha un buon rapporto e che lo aiuta anche a trovare i setaioli in grado di soddisfare le richieste non presenti nei campionari delle grandi aziende, nel 1902 si mette in proprio fondando la “Ditta Riccardo Mantero”. Il brand è tuttora ai vertici della propria categoria.
In seguito tutta la famiglia si trasferisce a Como e buona parte di essa, tranne Gianni, è coinvolta a vario titolo nell’azienda. Gli studi Terminato il liceo e poco interessato ad un impiego nell’azienda del fratello Riccardo, Gianni s’iscrive nel 1913 all’Accademia di belle arti di Brera a Milano, per il biennio obbligatorio per gli studenti di ingegneria civile. Terminato il biennio, sospende gli studi a causa della guerra che lo vede arruolato, col grado di sottotenente, nel Reggimento Genio Zappatori della Divisione Mantova, e destinato inizialmente sul fronte trentino e nel 1917 in prima linea nella zona del Carso. È fatto prigioniero e trasferito in un campo prigionia in Ungheria dov’è lungamente ricoverato in ospedale per farlo rimettere in buone condizioni. Qui conosce giovani ingegneri austriaci, tedeschi e polacchi che ritroverà negli anni ’30 nell’ambito del Movimento Moderno. Torna a casa nel 1919 e riprende gli studi completando il triennio di Ingegneria Civile e laureandosi nel 1922 al Regio Istituto Tecnico Superiore, in seguito Politecnico di Milano, con una tesi discussa innanzi a uno dei più solerti architetti milanesi del periodo: Giovanni MuzioEnrico Mantero, Gianni Mantero, un interprete del razionalismo europeo in Alessandra Coppa e Giovanna D'Amia (a cura di), Razionalismo lariano. Riletture e interazioni, 2020, Maggioli, Santarcangelo di Romagna, pp. 170-172, ISBN 978-88387-4463-1. che resterà un riferimento importante per alcuni anni. La maturità Nel 1927 sposa Margherita Perti, con la quale ha due figli: Edoarda ed Enrico. Gianni Mantero è uno dei cittadini italiani che anche a causa della sua classe di nascita, si ritrova coinvolto anche nella seconda guerra mondiale. È richiamato con il grado di Capitano nel Reggimento Genio Pontieri della ricostituita Divisione Mantova, che nel gennaio 1943 è dislocata in Calabria con compiti di difesa costiera. Dopo l’8 settembre rimane bloccato in zona con i suoi Genieri, sino al termine della guerra. Fa ritorno a Como nel 1945. Il secondo dopoguerra Gli anni della ricostruzione lo vedono impegnato nella consueta professione di ingegnere. In seguito è affiancato anche dal giovane architetto e figlio Enrico, fin dai primissimi anni ’60. Nella seconda metà dello stesso decennio abbandona il lavoro per dedicarsi quasi esclusivamente alla passione per la grafica d'arte e per la raccolta di ex libris.
Attività professionale Dopo la laurea, intraprende l'attività di ingegnere civile utilizzando i disegni della propria tesi per il progetto della sede della "Ditta Riccardo Mantero", adibita anche a residenza familiare. Il 15 luglio 1922 viene posata la prima pietra dell'edificio in stile lombardo-medioevale in via Volta a Como, ultimato l'anno successivo.
Tra il 1925 e il 1926 realizza il Palazzo Barazzoni, edificio ad appartamenti caratterizzato da un'impostazione eclettica. La critica del tempo rileva nei suoi lavori di questo periodo un tentativo di «purificazione» formale attraverso un neoclassicismo manierato, pur nel rispetto del rigore costruttivo.Carlo A. Felice (prefazione di), Gianni Mantero Ingegnere, 1933, Hermes, Merano, p. 3.
Una svolta stilistica avviene nel 1928 con la sede dei Magazzini Mantovani e delle relative residenze, primo centro commerciale della città dotato di scala mobile.Gianni Mantero, Negozio Mantovani in Como, 1930, Rassegna di architettura, Milano, pp. 268-269. L'opera segna l'abbandono dell'eclettismo e l'adesione alle teorie architettoniche di Adolf Loos.
Nel 1929 viene chiamato da Giuseppe Terragni a far parte della commissione tecnica istituita per difendere il Novocomum dalle polemiche seguite alla sua costruzione. L'evento consolida il suo legame con il gruppo dei razionalisti comaschi, con i quali partecipa alla IV Esposizione Internazionale d'Arte Decorativa di Monza (1930) curando la "sala della biancheria" all'interno della Sartoria Moderna.
Tra le sue opere più rilevanti figura la sede della Canottieri Lario (1931), influenzata dal linguaggio di Walter Gropius e considerata un esempio compiuto di architettura razionalista applicata alle funzioni sportive.Gian Battista Facchetti, Mattia Fornara, Gianni Mantero e la zona sportiva di Como in Alessandra Coppa e Giovanna D'Amia (a cura di), Razionalismo lariano. Riletture e interazioni, 2020, Maggioli, Santarcangelo di Romagna, pp. 162-168, ISBN 978-88387-4463-1.
Nel 1933 collabora con il Gruppo 7 e Mario Cereghini alla "Casa sul lago per l'artista" per la V Triennale di Milano. La struttura, concepita come costruzione sperimentale per l'isola Comacina, viene realizzata in legno e smontata al termine della manifestazione.
Negli anni successivi realizza la Casa del Balilla e il rifacimento dello Stadio Sinigaglia. Nel secondo dopoguerra si dedica all'edilizia residenziale; nel 1960 progetta, con la collaborazione del figlio Enrico, il Park Hotel Meublé di Como.
Nel 2011 la città di Como ha dedicato alla sua figura e a quella del figlio la mostra "MANTERO. Cento anni di architettura", allestita presso l'ex Chiesa di San Francesco.
Parziale elenco di opere architettoniche realizzate 1922-1923 Sede delle Seterie Mantero, via Volta, Como. 1925-1926 Palazzo Barazzoni, via Garibaldi angolo viale Varese, Como 1927 Cappella Nava, Cimitero di Civate (Lc) 1928-1932 Tennis Club Villa Olmo, Como 1929 Casa Campi ad Appiano Gentile (Co) 1930 Edicole funerarie Bini, Buzzi, Mantero, Pusterla e tomba Gilardoni, Cimitero Monumentale, Como 1930-1931 Ampliamento e ristrutturazione casa Albertini, via Zezio, Como 1930-1931 Casa Baragiola, via Vittorio Emanuele II, Como 1932-1933 Villa Pirovano, via Sant’Elia, Como 1934-1935 Casa Soc. An. Imm. Diana, via Mentana angolo via XX Settembre, Como 1936 Villa Carmela, Brunate (Co) 1936-1937 Casa Molteni Bettoni, via Parini, Como 1936-1937 Ristrutturazione casa Mantero, Stomaino, Cernobbio (Co) 1940-1941 Casa della Madre e del Bambino, via Italia Libera, Como 1946 Edificio S. Chiara, via Milano, Como 1946-1947 Ristrutturazione Villa Cavicchini, Roncate, Como 1946-1948 Ampliamento stabilimento Mantero, Menaggio (Co) 1947 Villa Ferrari, Argegno (Co) 1947-1952 Casa Marzorati-Ferrari, via Fratelli Cairoli, Como 1948-1949 Villa Sacchi, Moltrasio (Co) 1948-1950 Asilo Somaini, Lomazzo (Co) 1949-1960 INA-Casa Menaggio, Lomazzo, Oggiono, Porlezza (Co) 1953-1955 Quartiere “Maestri Comacini” Cooperativa Edificatrice, via Alciato, Como (con Silvio Longhi, Luigi Ponci, Luciano Trolli) 1954 Edificio, via Albertolli 9, Como (con Carlo De Piera) 1955 Oratorio, Rovenna, Cernobbio (Co) 1955-1965 Edificio residenziale, via Rosales, via Scalabrini e Edificio abitazioni e uffici, via Bellinzona, Como 1956-1958 Casa “La Benvenuta”, via Magenta, Como 1956-1962 Quartiere “Giussani” Cooperativa Edificatrice, via Zezio, Como (con Silvio Longhi, Luigi Ponci, Luciano Trolli) 1959-1962 Quartiere “Secondo Risorgimento” Cooperativa Edificatrice, via Briantea, Como (con Silvio Longhi, Luigi Ponci, Luciano Trolli) 1961-1965 Condominio San Rocco, viale Masia angolo via Recchi, Como 1962 Edificio residenziale, via Scalini, Como 1966 Scuola media, Albate, Como (con Enrico Mantero) Incisore e collezionista
Verosimilmente, Gianni Mantero conosce l’ex libris e la xilografia già durante il biennio di studi all’Accademia di Brera, tuttavia se ne appassiona durante la guerra, grazie alla conoscenza delle opere che Adolfo De Carolis ha realizzato per D’Annunzio.Alberto Longatti (presentazione di), Una raccolta d’arte di eccezione in Mostra di Ex Libris dalla raccolta di Gianni Mantero, 1975, BNEL Bianco e Nero Exlibris Libro Figurato, Como, Catalogo della mostra, 12 – 25 aprile, Serre Ratti Via Borgovico. Nel 1922 disegna il suo primo ex libris, l’iniziale M intrecciata a foglie, poi stampato per mezzo di un cliché. Consigliato da due valenti xilografi Giulio Cisari e Bruno da Osimo, comincia a “grattar legni” e nel 1924 incide il primo ex libris a suo nome: un capitello bizantino, intagliato con la tecnica xilografica. Oltre ai buoni consigli, Giulio Cisari e Bruno da Osimo gli realizzano alcuni ex libris, che costituiscono il primo nucleo della nascente collezione. Nel 1928 Giovanni Scheiwiller, direttore presso la Libreria Hoepli, informa Mantero che l’editore ha in cantiere un manuale sugli ex libris italiani, a cura di Jacopo Gelli, chiedendogli perciò d’inviare i suoi esemplari. Mantero invia tre ex libris: uno di Bruno da Osimo e altri due “ipse fecit”. Il volume “Gli ex libris italiani” ha come sottotitolo “Guida del raccoglitore”, è pubblicato nel 1930 in seconda edizione di quella edita nel 1908 e presenta ben 1234 illustrazioni.Jacopo Gelli, Gli ex libris italiani, 1930, Hoepli, Milano. A pagina 279, alla voce Mantero Gianni, sono illustrati e descritti due ex libris. Il titolare di entrambi è Gianni Mantero, uno “ipse fecit”, con motto “accende lumen sensibus”, raffigura una lampada ad olio mentre l’altro è realizzato da Bruno da Osimo. In calce alla pagina è scritta la frase: “Il T., (titolare) ingegnere, ha nome di buon silografo” che insieme alla pubblicazione dell’indirizzo, dà il via a un nutrito giro di scambi con altri collezionisti che impegna Mantero nella commessa di nuovi ex libris ai migliori artisti del ramo.