Il patrimonio ecclesiastico e monumentale del comune di San Benedetto del Tronto accoglie quattordici edifici di culto storici e contemporanei, distribuiti all'interno dei quartieri storici del Paese Alto, della Marina e di Porto d'Ascoli.
Chiese del borgo antico
Abbazia di San Benedetto Martire
Antica pieve eretta originariamente tra i secoli IV e XII secolo, fu completamente ricostruita nel XVIII secolo in stile tardo-neoclassico. L'edificio custodisce la tomba di San Benedetto Martire, santo patrono della città. Il titolo di "Abbazia" risale al 1521, come testimoniato da una lapide funeraria interna recante tale data. Il 12 giugno 1679 il vescovo diocesano Monsignor Orsini eseguì una ricognizione canonica per la traslazione delle reliquie del martire dalla cripta della cappella. Il primitivo luogo di culto sorse sopra il sacello del santo, martirizzato in un periodo compreso tra il 284 e il 304.
La struttura, interamente realizzata in laterizio, presenta una facciata lineare scandita da cornici e paraste, sormontata da un timpano in pietra. L'interno si sviluppa a navata unica e ospita, oltre all'altare maggiore, sei altari laterali (tre per lato). Tra i beni storici e artistici si conservano diverse epigrafi, lapidi e pregevoli tele: una pala d'altare raffigurante l'Ultima Cena (1707), opera del pittore fermano Ubaldo Ricci; una Madonna del Rosario anonima del XVI secolo e una Madonna del Carmelo del XVIII secolo. Vi si trovano inoltre un simulacro dell'Immacolata Concezione del 1856, un Cristo Morto della seconda metà dell'Ottocento e l'altare monumentale dedicato al patrono. I finestroni sommitali della navata sono decorati da vetrate artistiche policrome che raffigurano le simbologie dei sacramenti (battesimo, confessione, cresima, matrimonio, ordine sacro e unzione dei malati). All'interno della chiesa sono custodite anche le spoglie del venerato Padre Giovanni dello Spirito Santo.
L'aula liturgica, strutturata su una pianta a navata unica, è illuminata lateralmente da una serie di finestroni monumentali provvisti di vetrate artistiche policrome a mosaico, le quali raffigurano l'iconografia e le simbologie teologiche dei sacramenti. Sulla controfacciata interna, a destra del portale d'ingresso principale, si conserva murata una porzione della lapide sepolcrale paleocristiana d'età dioclezianea, considerata il reperto archeologico primario del primitivo "Castrum Sancti Benedicti".
Sotto il profilo storico-artistico, l'apparato decorativo e le cappelle perimetrali accolgono opere pittoriche e plastiche di rilievo: Pala dell'Ultima Cena: collocata stabilmente nel catino dell'abside semicircolare, la tela venne eseguita nel 1707 dal pittore fermano Ubaldo Ricci; Pala della Madonna del Rosario: manufatto d'impianto rinascimentale risalente al XVI secolo, profilato da mandorle concentriche che illustrano i misteri della recita mariana; Pala della Madonna del Carmelo: opera dipinta dall'artista ascolano Nicola Antonio Monti, incentrata sull'iconografia della consegna degli scapolari a santa Apollonia, santa Lucia e san Nicola di Bari; Simulacro dell'Immacolata Concezione: effigie scultorea lignea oggetto di profonda venerazione popolare e legata allo storico voto pubblico cittadino del 1855 a memoria della cessazione dell'epidemia di colera; Scultura del Cristo Morto: opera plastica della seconda metà del XIX secolo, esposta alla venerazione nei riti della Settimana Santa accanto alla statua della "Madonna Addolorata".
Presotto l'altare monumentale dedicato a san Benedetto martire, situato nel transetto, è collocata la lipsanoteca che custodisce le reliquie del santo patrono della città, raffigurato in un simulacro come giovane soldato romano.
Sulla base esterna del campanile è affissa una lapide commemorativa, posta l'8 dicembre 1954 in memoria delle vittime dell'epidemia di colera che colpì duramente San Benedetto del Tronto tra il 1854 e il 1855; il morbo decimò la popolazione cittadina, che all'epoca contava circa 5 000 residenti. L'iscrizione testimonia storicamente la profonda devozione della comunità sambenedettese verso la Vergine Maria quale ringraziamento per la cessazione del contagio.
Chiesa del cimitero monumentale
Costruita all'interno del perimetro del cimitero monumentale, originariamente istituito nel 1813, la struttura si distingue per l'imponente facciata d'ingresso rivestita in marmo bianco, disposta in asse prospettico rispetto ai viali principali del camposanto. L'interno ospita decorazioni sacre contemporanee, tra le quali rileva un grande mosaico raffigurante la Risurrezione.
Chiesa rurale della Madonna della Pietà Situata all'interno del quartiere Ponterotto, nei pressi del complesso cimiteriale, l'edificio è una piccola chiesa rurale a pianta rettangolare risalente al XVII secolo. Il luogo di culto ha ospitato per secoli una grande tela raffigurante la "Madonna della Pietà" (datata fine Seicento), successivamente trasferita per ragioni di tutela presso la moderna Chiesa della Madonna del Suffragio. Il dipinto, a lungo ritenuto opera del pittore marchigiano Carlo Maratta, è stato storicamente riattribuito dagli studiosi all'artista abruzzese Giovanni Battista Buonacore.
Chiese del centro storico
Cattedrale di Santa Maria della Marina
Eretta per iniziativa municipale nel corso del XIX secolo in onore della Madonna della Spiaggia, costituì la prima struttura religiosa edificata al di fuori delle mura del borgo antico. La consacrazione dell'edificio fu celebrata con rito solenne il 7 febbraio 1973, in concomitanza con la sua elevazione a concattedrale. Sotto il profilo istituzionale, il 30 settembre 1986 la chiesa divenne la cattedrale ufficiale della diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto. Nel 2001 la chiesa è stata insignita del titolo di basilica minore.
Il sagrato d'ingresso è preceduto da una breve gradinata in marmo. I prospetti esterni sono caratterizzati da una facciata rettilinea e geometrica alla base, che si sviluppa in senso verticale verso la sommità; all'interno di una nicchia centrale è collocata una statua marmorea a grandezza naturale raffigurante la Madonna, scolpita in marmo di Carrara dal maestro Giuliano Pulcini (originariamente posizionata all'aperto sul sagrato). Nel 1986, in memoria del quarantesimo anniversario della scomparsa di monsignor Francesco Sciocchetti (avvenuta nel 1946), fu inaugurato un monumento commemorativo arricchito da un bassorilievo e dal dipinto recuperato da una preesistente cappella di Lourdes, opere eseguite dallo scultore offidano Aldo Sergiacomi a testimonianza dell'attività sociale, civile e religiosa dei fratelli Sciocchetti.
L'interno conserva un monumentale organo a canne di elevato pregio artistico, originariamente custodito presso la Basilica della Santa Casa di Loreto. Nel 1912, in seguito all'abbattimento della chiesa di San Filippo ad Ascoli Piceno, il curato locale acquistò i marmi lavorati degli altari risalenti al XVII secolo, reimpiegandoli per la costruzione di tre altari interni: due sono collocati lungo la navata sinistra e dedicati rispettivamente al Sacro Cuore di Gesù e a San Biagio, mentre il terzo sorge lungo la navata destra ed è intitolato ad Sant'Antono di Padova.
Chiesa di San Giuseppe
Progettata dall'architetto Ignazio Cantalamessa e costruita a partire dal 1870, la chiesa costituì il principale punto di riferimento spirituale per lo storico quartiere del Mandracchio, l'antico nucleo della marineria bassa sorto attorno alla caratteristica e retrostante via Laberinto.
Eretto in stile neoclassico con elementi decorativi in laterizio faccia vista, l'edificio presenta un portale monumentale ornato da fregi e timpani in pietra, prospiciente su piazza Giacomo Matteotti (l'antica piazza d'Armi cittadina). Le ampie vetrate policrome interne furono realizzate nel 1988, in concomitanza con un radicale restauro conservativo dello stabile, su disegno dell'artista locale Marcello Sgattoni. L'aula ecclesiale custodisce pregevoli opere pittoriche e plastiche, tra le quali una tela seicentesca raffigurante la Fuga in Egitto, una raffigurazione della Madonna del Rosario di Andrea Tavernier e la Sacra Famiglia, opera del pittore sambenedettese Armando Marchegiani.
Santuario della Madonna del Santissimo Sacramento
Posto a breve distanza dall'antico palazzo municipale, il santuario (noto anche come chiesa dei padri sacramentini) è retto dai religiosi della Congregazione del Santissimo Sacramento e riflette la spiritualità di san Pier Giuliano Eymard. Ricavata tramite la riconversione architettonica dell'ex Teatro Virginia, la struttura fu consacrata l'8 dicembre 1939 dal vescovo Luigi Ferri, le cui spoglie sono custodite all'interno dell'edificio. Il presule promosse l'istituzione del santuario all'interno della diocesi di Ripatransone per destinarlo specificamente alla pratica dell'Adorazione perpetua del Santissimo Sacramento.
L'edificio presenta un impianto moderno suddiviso in tre navate, provvisto di arredi fissi in legno realizzati dall'ebanista locale Ermenegildo Mauro. La parete absidale è interamente decorata da un monumentale mosaico eseguito dall'artista contemporaneo Giovanni Hajnal; l'opera raffigura l'episodio evangelico della Cena di Emmaus, dominato dalla figura slanciata del Cristo risorto nell'atto di spezzare il pane dinnanzi ai discepoli, sullo sfondo di una grande croce iconografica.
Chiese al di fuori del centro storico
Chiesa di San Filippo Neri
Sorge nella zona di confine settentrionale tra il territorio comunale di San Benedetto del Tronto e quello di Grottammare. L'edificio, espressione dell'architettura sacra contemporanea, presenta un impianto a pianta poligonale la cui configurazione volumetrica richiama la geometria di uno strobilo (o pigna). Lo spazio interno è scandito da una struttura portante in calcestruzzo a vista sottoposto a bocciardatura, che genera una serie di costolature scure volte a riflettere la complessa articolazione dei volumi esterni direttamente all'interno dell'aula liturgica. La prima pietra fu posta il 2 luglio 1961 e la solenne consacrazione fu celebrata il 19 marzo 1976.
Chiesa della Madonna del Suffragio
Ubicata all'interno del quartiere Ponterotto, lungo l'asse del torrente Albula, la struttura si caratterizza per l'utilizzo quasi integrale del calcestruzzo armato lasciato a vista, sia nei prospetti esterni sia negli ambienti interni. Il fronte principale dell'edificio è preceduto da un esteso porticato adiacente alla torre campanaria. Sotto il profilo visivo rileva l'impianto di illuminazione trasversale del presbiterio, coadiuvato da un lucernario cilindrico che concentra la luce zenitale direttamente sull'altare maggiore. Il soffitto è definito da una orditura di travi calate in cemento armato disposte secondo una specifica geometria estetica e strutturale. Il luogo di culto è stato consacrato il 1º aprile 1979.
Chiesa di Sant'Antonio di Padova
La posa della prima pietra avvenne il 10 dicembre 1939 ma l'edificio fu aperto al culto e consacrato dal vescovo Vincenzo Radicioni solo il 21 marzo 1953. Nata a metà del XX secolo come una modesta chiesa sussidiaria, la struttura reinterpreta in chiave contemporanea l'impianto "a sala" caratteristico delle fabbriche medievali degli ordini mendicanti. La facciata principale prospetta su un sagrato preceduto da una gradinata monumentale in travertino che conduce al portale d'ingresso in legno. In posizione frontale rispetto al sagrato, oltrepassato l'asse viario urbano, sorge il complesso del convento dei frati minori.
Chiesa di San Pio X
Situata nel quartiere Marina di Sotto, non distante dal complesso dello stadio Riviera delle Palme, la chiesa fu eretta a partire dal 1º febbraio 1965 per far fronte allo sviluppo demografico della zona. Il moderno tempio a pianta trapezoidale, progettato dall'architetto Remo Radicioni, è stato consacrato il 27 settembre 1970.
Chiesa di Cristo Re