Rea () è un personaggio della mitologia greca. È una Titanide della terra, della fertilità e della maternità. Nella mitologia romana corrisponde ad Opi e venne successivamente assimilata alla dea frigia Cibele (Magna Mater). Nella mitologia etrusca corrisponde ad Uni.
Etimologia
L'origine del nome (o ) appare d'interpretazione complessa e controversa tra i linguisti.
Tra le ipotesi etimologiche principali: Una tradizione la ricollega al verbo greco (rhéō, "scorrere"), interpretando Rea come la personificazione del flusso delle acque o del tempo. In quanto divinità della terra, è stata ipotizzata un'associazione con il nome di Era e con il termine arcaico (éra, "terra"), sebbene sia un'ipotesi considerata indimostrabile. L'etimologo Albert Carnoy propone che il nome derivi dalla radice indoeuropea *ueru (da cui il greco , eurýs, "largo", "ampio"), inteso come epiteto riferito alla terra per indicarne la natura "estesa".
Genealogia
Figlia di Urano (il cielo) e di Gea (la terra).
Sposò il fratello Crono che la rese madre di Zeus, Estia, Demetra, Era, Ade (che Apollodoro chiama Pluto) e Poseidone.
Secondo la tradizione dei miti orfici, Rea viene identificata od assimilata a Demetra ed in questo contesto, fu anche la madre di Persefone avuta da Zeus.
Il latino Igino (che chiama Rea con il nome di Opi) scrive che sia figlia dell'Etere e di Gea e poi conferma sia lo sposo che i suoi figli seppur con i nomi romani.
Mitologia
Il personaggio di Rea occupa una posizione centrale nella mitologia classica, pur evolvendosi in modo differente a seconda delle tradizioni religiose e letterarie. Se nella tradizione teogonica classica (rappresentata da Esiodo e Apollodoro) essa agisce principalmente come figura materna fondamentale per il passaggio di potere da Crono a Zeus, nella tradizione orfica la sua identità si fonde con quella della terra e della fertilità universale, arrivando a sovrapporsi a Demetra. Successivamente, nella poesia ellenistica e romana, la sua figura si arricchisce delle connotazioni cosmiche, mistiche e montane tipiche della dea anatolica Cibele.
La profezia e la divorazione dei figli
Al pari degli altri Titani, Rea rimase confinata nelle viscere della madre Terra (Gea) finché il fratello Crono non evirò il padre Urano, prendendo il potere supremo. Divenuta sposa di Crono, Rea ed il marito lottarono contro Ofione ed Eurinome scacciandoli dall'Olimpo per instaurare il proprio regno.
Urano e Gea però, profetizzarono a Crono che sarebbe stato a sua volta spodestato da uno dei suoi stessi figli e per evitare che la profezia si avverasse, Crono decise di inghiottire ciascun figlio non appena Rea lo dava alla luce e furono così divorati nell'ordine Estia, Demetra, Era, Ade e Poseidone. Questo continuo infanticidio provocò in Rea un dolore profondo e insopportabile.
L'inganno di Rea e la nascita di Zeus
In cinta del sesto figlio (Zeus) Rea decise di sottrarsi al tragico destino dei precedenti neonati. Si rivolse quindi ai genitori Urano e Gea per elaborare un piano che le permettesse di partorire in gran segreto e di punire Crono. Su consiglio dei genitori, Rea si recò a Creta e si nascose nei pressi di Litto in una grotta sul monte Ida, dove diede alla luce Zeus all'interno di una grotta (oggi identificata con Psychro), oppure sul monte Ditte.
Per ingannare lo sposo, Rea avvolse in fasce una grossa pietra e la consegnò a Crono (oppure fu sua madre Gea) e questi, credendola il figlio appena nato, la inghiottì immediatamente senza accorgersi dello scambio ed affidò il piccolo Zeus alle cure di Amaltea e per impedire che Crono udisse i pianti del bambino, Rea incaricò i Cureti (oppure ai Coribanti) di eseguire danze belliche attorno alla grotta, percuotendo ritmicamente gli scudi con le lance.
La liberazione dei figli, l'omphalos e la Titanomachia
Quando Zeus fu cresciuto, con l'aiuto di Meti somministrò a Crono una bevanda che gli fece vomitare dapprima la pietra e poi i cinque figli precedentemente inghiottiti. che uscirono vivi ed illesi.
La pietra vomitata da Crono fu consacrata da Zeus nel tempio di Apollo a Delfi, dove venne collocata come monumento per i mortali e venerata come l'Omphalos ("ombelico del mondo"). Liberati i fratelli e stretta alleanza con i Ciclopi e i Centimani, Zeus diede inizio alla Titanomachia contro Crono ed i Titani per il dominio dell'universo guerra che fu vinta da Zeus.
Rea, come ogni altra figura femminile, non partecipò attivamente alla guerra ma si preoccupò di mettere in salvo la giovane Era, affidandola ad Oceano e Teti che portarono con loro ai confini del mondo. Rea inoltre non seppe mai che, prima del matrimonio con Zeus, la stessa Era si unì carnalmente con lui.
Negli Inni Omerici
Secondo gli Inni omerici, Rea fu tra le grandi dee presenti a Delo per assistere alle travagliate doglie di Latona e alla nascita di Apollo. Inoltre, dopo che Ade rapì Persefone, fu inviata da Zeus come messaggera presso Demetra (la madre di Persefone ritiratasi ad Eleusi per il dolore e la rabbia), per placarne l'ira e convincerla a far ritorno sull'Olimpo.
Nel poema di Nonno di Panopoli
Nelle Dionisiache, Rea assume un ruolo cosmico di primaria importanza, figurando come la "Grande Madre" ctonia e protettrice dell'ordine divino, fortemente assimilata alla dea frigia Cibele. Su incarico di Ermes, la dea accolse il piccolo Dioniso infante per sottrarlo alle persecuzioni di Era ed allevandolo tra le montagne della Frigia, dove fu sua balia e nutrice. Rea, quando in seguito Era rese folle Dioniso, lo ospitò presso la sua dimora purificandolo dalle sue colpe, risanandolo dalla pazzia, donandogli le vesti rituali ed iniziandolo ai propri misteri orgiastici.
Il supporto della dea si rivela fondamentale anche durante la campagna militare di Dioniso contro gli Indiani, contesto nel quale Rea interviene attivamente fornendo al nipote un'armatura divina forgia-astri, inviando in suo aiuto i Coribanti ed i Satiri, e confortandolo nei momenti di sconforto strategico. In tutto il poema, Nonno la descrive costantemente alla guida di un carro d'oro trainato da leoni ruggenti e circondata dal suono dei timpani e dei cembali, elemento che sancisce la completa fusione iconografica tra la Titanide greca e la Magna Mater asiatica.
Culto e iconografia
Il culto di Rea si caratterizza per una spiccata natura montana, vegetazionale e ctonia, legata alla fertilità della terra e alla protezione della vita selvatica. Con il consolidarsi dell'età classica ed ellenistica, la sua figura venne progressivamente sovrapposta e assimilata a quella della dea frigia Cibele (la Magna Mater). Nella Geografia, Strabone, documenta la capillare penetrazione del culto di Rea nelle regioni dell'Asia Minore, dove le due divinità condividevano il carattere montano e la pluralità degli epiteti topici legati alle vette a loro consacrate.
I riti orgiastici e la musica sacra
Il culto di Rea-Cibele era accompagnato da manifestazioni rituali di tipo estatico ed orgiastico, ufficiate dai suoi sacerdoti (i Galloi od i Coribanti) e le cerimonie prevedevano danze frenetiche, grida rituali e l'uso di una caratteristica triade musicale (αὐλός, τύμπανον e κύμβαλα), pensata per indurre la possessione, l'estasi rituale e l'invasamento divino.
Secondo la tradizione riportata da Euripide nelle Baccanti, l'invenzione dell'aulos rituale era attribuita ai Coribanti e ai Satiri, che ne avevano fatto dono a Rea per accompagnare i canti dionisiaci.
Strabone evidenzia la costante sovrapposizione rituale tra i Cureti cretesi (protettori di Zeus fanciullo) ed i Coribanti della Frigia. Le cerimonie in onore della dea erano ufficiate dai sacerdoti Galloi e caratterizzate da danze armate estatiche, grida rituali e da una triade strumentale (composta da aulos, cimbali e timpani), di cui fu lei l'inventrice insieme a Dioniso idonea ad indurre il trance.
Luoghi di culto e iconografia
I principali centri cultuali della dea comprendevano le grotte del monte Ida e di Psychro a Creta, l'isola di Samotracia (sede dei Misteri dei Cabiri) e la città di Pessinunte in Galazia, celebre per la conservazione del baetylus (la pietra nera sacra alla dea).
Nell'arte greca e romana, Rea-Cibele è raffigurata come una matrona sul trono o su un carro d'oro che reca sul capo una corona a forma di mura e torri cittadine, (un attributo questo che ne evidenzia il ruolo di protettrice delle città e della civiltà) ed in compagnia di leoni (accucciati ai piedi del trono o impegnati a trainarne il carro) simbolo del dominio divino sulle forze della natura selvatica e spesso ha nelle mani il timpano rituale o una patera per le libagioni.
Nel fregio della Gigantomachia dell'Altare di Pergamo (oggi al Pergamonmuseum di Berlino), la dea è scolpita mentre combatte a cavallo di un leone.
Epiteti di Rea e Cibele
Idaea (dal monte Ida cretese o troiano) Dindymene (dal monte Dindimo in Frigia) Berecyntia (dai monti Berecinti)
Note
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Collegamenti esterni
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