Efesto () è un personaggio della mitologia greca. Fu il dio del fuoco, delle fucine, dell'ingegneria, della scultura e della metallurgia. Il suo corrispondente nella mitologia romana è Vulcano.
Etimologia
Il nome Efesto (in greco antico: , Hḗphaistos) è di origine antichissima e preellenica. Attestazioni del nome sono state rintracciate già nelle tavolette in scrittura lineare B di epoca micenea, nella forma a-pa-i-ti-jo.Cfr. tavoletta di Cnosso, Kn L 588.1.
Dal punto di vista linguistico, la sua origine rimane oggetto di dibattito tra gli studiosi: Origine non indoeuropea: Secondo il linguista Pierre Chantraine, il termine ha un etimo oscuro e non riconducibile alle radici greche classiche. È stato ipotizzato che possa trattarsi di un prestito derivato da lingue anatoliche o mediterranee, come il cario, il tracio o l'illirico.Pierre Chantraine, Dictionnaire étymologique de la langue grecque (DELG); Brigitte Mader in B. Snell, Lexikon des frühgriechischen Epos, col. 949. Ipotesi di derivazione greca: La mitografia e la filologia ottocentesca hanno tentato di rintracciare collegamenti con radici greche legate al concetto di luce o combustione, tra cui:Adolf Rapp in W.H. Roscher, Ausführliches Lexikon della griechischen und römischen Mythologie, I, col. 2037. Il verbo (êphthai), "essere infiammato"; Il sostantivo (haphḗ), col significato di "accensione"; La radice del verbo (phaínō), "apparire, mostrarsi" o "risplendere"; Una presunta radice σφα- (spha-), col senso di "infiammarsi", da cui un originario *(σ)φαιστός ovvero (phaidrós), "brillante, splendente". L'ipotesi pelasgica: Altre tesi, partendo dalla forma dialettale dorica (Háphaistos), propongono una derivazione da un composto indoeuropeo basato sulle radici *ap ("acqua", che in pelasgico si evolverebbe in *aph*) e *aidh ("illuminare", da cui la terminazione -αιστος), interpretando il nome come "il fuoco nato dalle acque celesti" (il fulmine).Albert Carnoy, Dictionnaire étymologique de la mythologie gréco-romaine (DEMGR).
In un'altra versione, il nome e la figura di Efesto hanno origini antichissime che precedono la letteratura omerica. Testimonianze del suo culto sono state infatti rinvenute in tavolette d'argilla in scrittura Lineare B risalenti all'epoca micenea (XIV-XIII secolo a.C.) a Cnosso, dove il dio viene menzionato con la forma teonimica A-pa-i-ti-jo.Cfr. F. Aura Jorro, Diccionario Micénico, Madrid 1985.
Genealogia
Figlio di Zeus e di Era, oppure concepito per partenogenesi dalla sola Era.
Omero cita due mogli, nell'Odissea Efesto è sposato con Afrodite, mentre nell'Iliade sua moglie è invece Aglaia (una delle Cariti, che Omero usando un patronimico chiama semplicemente CariteOmero, Iliade, XVIII, vv. 382-383: ("La vide venendo avanti Carite dal candido velo, la bella che lo sposo zoppo, il glorioso Efesto, aveva sposato"). Testo originale greco e traduzione inglese consultabili su e che Esiodo identifica espressamente come Aglaia),Esiodo, Teogonia, v. 945: ("Aglaia, la più giovane delle Cariti, il glorioso zoppo Efesto fece sua fiorente sposa"). Testo originale greco e traduzione inglese consultabili su e da cui, nella successiva tradizione orfica, nascono quattro divinità minori (le Cariti giovani), Eucleia, Eufemia, Eutenia e Filofrosine.Orfismo greco, dai frammenti delle Rapsodie
Dalla ninfa Etna ebbe i Palici.Macrobio (Saturnalia, V, 19, 24)Sileno di Calatte (FGrHist 175 F 2)Eschilo, Le Etnee (frammenti)
Dalla ninfa Cabeiro ebbe Cadmilo e i Cabiri.
Tra i suoi figli legati alla terra e alla storia dei mortali si contano il re di Atene Erittonio (nato dal suo seme raccolto in un batuffolo di lana da Atena, oppure avuto da Attide), Perifete (o Corunete avuto da Anticlea), Cercione, Ardalo, Oleno, Radamanto, Filammone, Palemone e Pylius (Πύλιος, l'uomo di Lemno che accolse e curò Filottete quando venne abbandonato sull'isola).Fozio, Biblioteca, cod. 190 (compendio di Tolomeo Efestione, Libro VI): si menziona Pilio (Pylius), figlio di Efesto, che curò Filottete a Lemno. Testo originale greco consultabile su ; traduzione inglese consultabile su
Mitologia
Efesto era una divinità deforme fin dalla nascita, zoppo, di aspetto sgradevole e dotato di un carattere volubile e talvolta solitario. A queste imperfezioni faceva però riscontro una straordinaria forza muscolare nelle braccia e nelle spalle, unita a un'abilità artigianale e ingegneristica senza pari e capace di dare vita a creazioni di un'impareggiabile perfezione tecnica e artistica.
Atena, la sua nascita e la rivalità tra Zeus ed Era
Il preludio al concepimento di Efesto incomincia prima della nascita di Atena e durante una delle numerose dispute familiari tra Zeus (re degli dèi e maschio infedele), e sua moglie Era, femmina tradita e sempre alla ricerca di una vendetta o rivalsa.
Atena, antecedente a Efesto, nacque dalla testa di Zeus che, dopo aver ingoiato la sua prima moglie Meti,Esiodo, fr. 343 Merkelbach-West, vv. 6, 13-15: ("[... Meti ...] madre di Atena ... essa dunque partorì Meti ... ma egli inghiottì Meti"). si fece spaccare la testa per farla uscire (nascere). e questo evento scatenò l'ira di Era che, ferita nell'orgoglio, si sentì pubblicamente umiliata nel suo ruolo di dea protettrice del matrimonio e della fecondità e così ritiratasi in solitudine e invocando le antiche forze telluriche e i Titani, la regina degli dei concepì così per partenogenesi il piccolo Efesto, infondendo nel nascituro tutta la propria frustrazione e il proprio desiderio di rivalsa.
Apollodoro e Omero non raccontano di questo aneddoto ma scrivono che Efesto sia nato dall'unione biologica di entrambi, ponendosi in netto contrasto con la tradizione della partenogenesi.
Efesto neonato manifestò subito una vistosa deformità agli arti inferiori ed Era, vergognandosi della bruttezza del figlio che aveva partorito e desiderando nasconderlo alla vista delle altre divinità, lo scagliò giù dall'Olimpo facendolo precipitare nell'Oceano (inteso come mare la divinità Oceano), dove fu trovato da Teti ed Eurinome che si presero cura di lui. Efesto visse per nove anni all'interno di una grotta sottomarina e lì allestì la sua prima fucina e apprese i segreti della metallurgia, forgiando splendidi gioielli, spille e ornamenti per le sue protettrici e affinando al contempo il proprio risentimento verso la madre divina.
La vendetta del trono d'oro
Desideroso di vendicarsi dell'abbandono patito, Efesto mise a frutto la sua straordinaria maestria e forgiò un trono d'oro di eccezionale bellezza, all'interno del quale rispose una serie di ingegnosi meccanismi efficaci e invisibili. Inviò quindi il manufatto sull'Olimpo, presentandolo come un dono di riconciliazione con Era, ma non appena lei vi si sedette sopra, dei lacci d'acciaio scattarono improvvisamente bloccandola in una morsa indissolubile. Nessuna divinità olimpica, nonostante i ripetuti sforzi fisici e magici, riuscì a spezzare i legami o a liberarla.
Di fronte all'impotenza generale, gli dei compresero che solo l'artefice del trono avrebbe potuto sciogliere l'incantesimo ed Ares (presuntuoso) si offrì di riportare Efesto con la forza sull'Olimpo e gli tese un agguato, ma il dio del fuoco si difese energicamente con una barriera di fiamme divampate direttamente dalla sua incudine e costringendo Ares a una ritirata umiliante.Libanio, Narrazioni, 7. Nel frattempo, e mentre l'Olimpo affrontava questa paralisi, sulla Terra (inteso come il mondo dei mortali) si stavano consumando gli eventi legati a una nuova e tormentata maternità di Zeus, che avrebbe fornito la chiave per risolvere la crisi.
Preludio al ritorno sull'Olimpo e la duplice nascita di Dioniso
Mentre Efesto continuava il suo esilio lontano dagli dei, Zeus si invaghì della mortale Semele e la fecondò. Informata dell'ennesimo adulterio, Era decise di vendicarsi direttamente contro la rivale e assunte le sembianze di Beroe, l'anziana nutrice di Semele, insinuò in Semele il dubbio che il suo amante divino fosse in realtà un impostore mortale. Così Semele, seguendo il consiglio della dea (nelle sembianze di Beroe), pretese da Zeus la prova d'amore di mostrarsi a lei nella sua piena maestà olimpica, esattamente come faceva nell'intimità nuziale con la regina degli dei.
Ignara del pericolo, la donna ottenne da Zeus un giuramento inviolabile sulle acque dello Stige (il fiume del giuramento inviolabile degli dei) e il re degli dèi, vincolato dalla promessa, si manifestò a lei sul suo carro celeste tra folgori, lampi e fiamme divine, così la stanza della principessa fu devastata dal fuoco e lei, Semele, incapace di tollerare la sfolgorante gloria divina, morì consumata dal calore. Zeus riuscì tuttavia a sottrarre al rogo il feto ormai giunto al sesto mese di gestazione e praticò un'incisione nella propria coscia per cucirvi all'interno il piccolo. Al nono mese, Zues riapri la sua coscia e da solo diede alla luce Dioniso, che per tale ragione ricevette l'epiteto di Dimétor (Διμήτωρ, "nato due volte").
Zeus inoltre, nascose Dionisio da Era affidandolo a Ermes con il compito di darlo a Ino, che persuase il marito (Atamante) di allevarlo, ma Era lo scoprì e prima che potesse prenderlo, Zeus intervenne nuovamente trasformando Dioniso in un capretto e ordinando a Ermes di trasferirlo sul remoto monte Nisa, dove la ninfa Nisa lo allevò sotto la guida di Sileno. In questo isolamento selvaggio, Dioniso crebbe e scoprì la coltivazione della vite e l'arte della fermentazione del vino.
Il ritorno trionfale di Efesto all'Olimpo
Divenuto adulto e desideroso di ottenere il riconoscimento del proprio rango divino, Dioniso decise di sfruttare la sua miracolosa scoperta per risolvere la crisi del trono d'oro, ricorrendo all'astuzia laddove Ares aveva fallito. Si recò presso la fucina di Efesto e gli offrì del vino (una bevanda fino ad allora sconosciuta) e lo fece ubriacare. Conquistata la sua fiducia, Dioniso convinse Efesto a seguirlo e lo condusse in trionfo sull'Olimpo, adagiato sul dorso di un mulo e scortato da un festante corteo di satiri e menadi.Libanio, Progimnasmi, II, 26. Efesto, giunto al cospetto degli dèi in stato di ebbrezza, dettò dapprima le sue condizioni (riammissione nel consesso degli dei olimpici e l'unione in matrimonio con Afrodite) e poi, avuto il consenso, sbloccò il sistema da lui inventato e sua madre (Era) fu finalmente libera.Scoli a Omero, Odissea, VIII, 300.
Il tradimento di Afrodite e l'astuzia di Efesto
Efesto aveva sposato Afrodite ma lei amava Ares, e lei (Afrodite), preferiva il dio della guerra a lui, il dio della forgia. E così Afrodite riceveva nel suo letto Ares, ma quel letto era nella casa di Efesto. Un giorno Elio (oppure Fetonte), mentre solcava i cieli trasportando il Sole sul suo carro, vide i tradimenti di Afrodite e lo disse a Efesto, ma il dio della forgia non reagì con impeto ma si mise a lavorare nella sua forgia. Efesto forgiò una rete magica di catene invisibili che nascose nel letto e attese che gli amanti (ed i loro incontri ) avvenissero. Così ottenne che Ares e Afrodite venissero catturati in quel letto in una morsa così stretta che gli impediva ogni loro minimo movimento.
Efesto, avvertito nuovamente da Elio, si diresse furioso verso casa e spalancò le porte della camera da letto. Poi, fermatosi sulla soglia, invocò a gran voce Zeus e tutti gli abitanti dell'Olimpo affinché assistessero a quello scandaloso tradimento. Le dee, per pudore, non si mossero a gli dèi maschi accorsero invece in massa. Nudi li videro, e vergognosi. Tra le divinità olimpiche maschili divampò una fragorosa risata perché il lento e storpio Efesto aveva catturato il più rapido e forte degli dèi. Poseidone intervenne e, facendosi garante della situazione assicurò che Ares avrebbe pagato per l'adulterio commesso ed Efesto accettò infine di sciogliere la rete magica e liberare i prigionieri.
L'istinto di un uomo, l'amore di una donna