Biografia Figlio di Vincenzo, un medico aderente alla carboneria e di ideali mazziniani, nacque a Bucchianico, dove compì i primi studi; li proseguì presso il Regio collegio di Chieti e poi a Napoli, dove fu allievo dei letterati Basilio Puoti e Francesco De Sanctis, del filosofo Bertrando Spaventa e del medico Pietro Ramaglia. La madre, Giulia Carbone, era di distinta famiglia, affine a quella degli Spaventa poi divenuti amicissimi del De Meis. Si laureò in medicina teorico-pratica e nel 1841 divenne socio dellAccademia degli Aspiranti naturalisti, di cui diventerà presidente nel 1848; fu poi medico aggiunto dellOspedale degli Incurabili e aprì una scuola privata di grande successo, dove insegnò anatomia, patologia, fisiologia e scienze naturali. Fu poi rettore del Collegio Medico di Napoli.

Dopo la promulgazione della costituzione nel Regno di Napoli venne eletto deputato per la circoscrizione Abruzzo Citra; sostenne la protesta di Pasquale Stanislao Mancini contro la repressione operata dalle truppe borboniche contro i manifestanti del 15 maggio e l'accusa di tradimento al re.

Fu quindi costretto all'esilio; dopo un soggiorno a Genova e a Torino, si stabilì a Parigi. Esercitò gratuitamente la professione di medico per gli esuli e gli emigrati italiani; insegnò antropologia all'università ed entrò in contatto con il mondo scientifico parigino, diventando assistente del fisiologo Claude Bernard e ottenendo da Armand Trousseau l'incarico di insegnare semeiotica medica. Strinse anche un proficuo rapporto con il filosofo Victor Cousin. Rientrò in Italia nel 1853, prima a Torino e poi a Modena, dove insegnò fisiologia all'Università.

Tornò a Napoli nel 1860 e divenne assistente di Francesco De Sanctis, ministro dell'istruzione nel governo provvisorio, e venne eletto membro straordinario del Consiglio Superiore della Pubblica istruzione.

Fu deputato al Parlamento del Regno d'Italia dal 1861 al 1867, sedendo tra i ministeriali.

Non si sa né dove né quando fu iniziato in Massoneria; è certo tuttavia che nel 1867 fu membro della Loggia Felsinea di BolognaVittorio Gnocchini, L'Italia dei Liberi Muratori, Erasmo ed., Roma, 2005, pp. 100-101..

Dal 1863 fu professore di Storia della medicina presso l'Università di Bologna, dove morì nel 1891.

Pensiero scientifico-filosofico Il suo naturalismo lo spinse a cercare un fondamento filosofico-spirituale alle scienze della natura, che egli trovò nell'idealismo di Hegel.

De Meis recepì in particolare la dottrina della Naturphilosophie tedesca, avanzando anche alcune critiche verso quella di matrice hegeliana, e conciliandola con l'esercizio della sua professione medica, che egli basava su una concezione vivente della natura, come spirito che si determina nella materia in modi sempre più complessi.

Fu anche amico intimo e collega del filosofo Pietro Siciliani, del quale condivise in parte la speculazione intorno al positivismo.

Fama postuma Venne citato, di passaggio, nel romanzo di Luigi Pirandello Il fu Mattia Pascal.Il protagonista del romanzo infatti ascolta casualmente, durante un viaggio in treno, una conversazione fra due eruditi, e dato che è uscita la notizia della sua morte, sceglie come proprio nuovo cognome "Meis", traendolo da "De Meis". Il nome sarà "Adriano", udito dal fu Mattia nella stessa conversazione, che attribuiva a Camillo De Meis la tesi che due statue nella città di Peneade rappresentassero Cristo e la Veronica (colei che si sostiene abbia asciugato il viso di Gesù durante il calvario). In queste pagine del romanzo pirandelliano (capitolo VII), Mattia Pascal prova uno straordinario senso di ebbrezza legato alla propria libertà.

A De Meis fu intitolata la Biblioteca provinciale di Chieti nel nuovo palazzo costruito nel 1936. Presso il parco del Pincio a Roma gli è dedicato un busto, ed uno simile anche nella villa comunale di Chieti. A lui è intitolata una strada del Comune di Napoli.

Concetti chiave Idea e Fatto Secondo l’impostazione di Angelo Camillo De Meis tutto ciò che esiste nel mondo fisico ha una matrice ideale per cui «il fatto ci è misura dell’idea e l’idea del fatto»A.C. De Meis, Prelezione al corso di fisiologia dato nella R. Università di Modena nell’anno scolastico 1859-60, Napoli, Stabil. tipogr. Di T. Cottrau, 1861, p. 10. , con la conseguenza che l’idea senza il fatto è «un puro nome, un’ombra vana e senza realità», mentre il fatto senza l’idea è anch'esso un’astrazione, «è una veste senza la viva persona, un corpo senza l’anima»Cfr. Op. cit., p. 9. .

La relazione esistente tra il fatto e l'idea in fisiologia medica viene riproposta come rapporto tra l’organo e la sua funzione: «non vi sono due principi, ma uno; non v’è una funzione e un organo; la funzione è la vita e la sostanza dell’organo, ed è lo stesso organo»A. C. De Meis, Degli elementi della medicina, Bologna, Monti, 1864, p. 12.. La vita è dunque funzione, e più precisamente il risultato dall’armonica interrelazione tra le funzioni degli organi; tuttavia, se l’individuo non è vivo non può avvenire neppure lo sviluppo degli organi per cui la vita è condizione per l’organogenesi nell’embrione: «la funzione crea l’organo e l’organo ricrea ed esegue la funzione»Ibidem..

Questa interdipendenza di fatto e idea implica che la realtà, prima di tutto quella naturale, non possa essere considerata disgiuntamente dalla sua componente ideale, razionale, intesa sia come legge di natura, che come forza propulsiva dello sviluppo naturale: la natura ha «in sé il principio e l’energia della sua progressiva determinazione»A. C. De Meis, Darwin e la scienza moderna, Bologna, Monti, 1886, p. 21. e il suo sviluppo è un processo che «ha il suo principio non fuori ma dentro di se stesso; quello che è a sé il suo principio e la sua ragione»A. C. De Meis, Degli elementi della medicina, cit., p. 28..

Nell’ideorealismo demeisiano non è dunque possibile considerare l’elemento naturale senza la sua componente ideale, ma non è neppure concepibile l’idea pura se non in una dimensione concreta; tale impostazione è alla base della valutazione secondo cui il lavoro di De Meis «rappresenta ancor oggi lo sforzo più grande che un pensatore italiano di parte idealista abbia fatto per comprendere la materia senza immediatamente vanificarla come manifestazione dell’idea assoluta»R. Pasi, La critica al positivismo in A. C. De Meis, in “Emilia”, III, (1954), p. 274.. Tra i suoi contemporanei, Francesco Fiorentino sosteneva che «positivista nel buon senso della parola, vale a dire in quanto esige l’accordo dell’Ideorealismo con gli studi sperimentali, chiamerei solo tra noi Camillo De Meis»F. Fiorentino, La filosofia contemporanea in Italia, Napoli, 1876, p. 54.. Pensiero ed Essere Il rapporto tra idea e fatto può essere ulteriormente indagato ricorrendo alla più esaustiva relazione tra pensiero ed essere. L’essere è relativo all’esistenza fisica, naturale, al fatto, ma anche al pensiero, all’idea, in quanto il principio razionale è effettivamente interno alla natura e rappresenta il motore dello sviluppo di tutto ciò che esiste: «il pensiero è il fondamento e il tetto, e sì la travatura dell’edifizio della natura» A. C. De Meis, Deus Creavit, Dialogo I, in “Rivista Bolognese”, 1869, p. 739.. Le leggi di natura sono dunque proprietà dei fatti naturali e, assieme alla forza creatrice, sono espressione della razionalità in natura che si manifesta anche come pensiero umano, per cui al termine dello sviluppo naturale «il pensiero è distinto in spettacolo e spettatore. È spettacolo in quanto egli è l’essere che si muove; ed è spettatore in quanto che lo seconda nel suo movimento, ma non vi si mescola altrimenti come pensiero»Op. cit., p. 730.. Se l'uomo è pensiero consapevole capace di comprendere la natura, quindi nel ruolo di "spettatore", allo stesso tempo è parte integrante della natura, partecipa dello "spettacolo", anzi, è il fine e la realizzazione del progetto razionale presente in natura: «Ipse fecit nos; questa è vecchia. Ipsi fecimus nos, questo è il nuovo tempo, la scienza nuova, il vero secolo decimonono»Op. cit., p. 726.. La storia naturale rappresenta dunque la storia evolutiva dell'uomo sulla terra, il processo del pensiero che da legge naturale e forza creatrice della natura diviene pensiero umano, evidenziando come alla base della realtà vi sia un unico pensiero, cioè il pensiero divino che è «il sole che feconda di lontano l’ovulo non ancora diviso, principio immediato, indivisamente femminino e mascolino. L’essere è l’ovulo dell’universo; il sole è il pensiero, ed è lo stesso ovulo»Op. cit., p. 735..

Da queste premesse consegue l'impossibilità che in natura vi sia una componente accidentale intesa come pura casualità, caos, perché anche l'elemento accidentale deve rispondere alle dinamiche razionali di causa-effetto e costituire parte essenziale per la realizzazione del progetto naturale; nell'evoluzione naturale il passaggio da una specie alla successiva avviene necessariamente secondo criteri razionali per mezzo dell'accidente: «ogni tipo vivente è già idealmente quello che dee succedergli, ma non basta a crearlo, a produrlo realmente nella natura, senza il concorso di cause accidentali e d’esterni influssi»A. C De Meis, I Mammiferi, Volume 1^, Torino, Tipografia del Piccolo Corriere d’Italia, 1858, p. 67.. L’esigenza di salvaguardare tale prospettiva spinge De Meis a considerare che l’acquisizione, in risposta agli stimoli dell'ambiente, di caratteristiche ereditabili all’interno di una popolazione avviene secondo le modalità indicate da Lamarck e non secondo quanto sostenuto da Darwin, poiché nel primo «vi è una variabilità funzionale, accomodativa, e però piena di ragione, laddove in Darwin è una variabilità vuota, cieca, sorda, muta, e senza punto ragione»A. C. De Meis, I tipi animali, Lezioni, I, Bologna, Monti, 1872, p. 84.. La scelta di De Meis è comprensibile considerando che solo agli inizi del 1900 è avvenuta la rivalutazione del lavoro di Gregor Johann Mendel Versuche über Pflanzen-Hybriden a seguito delle indagini condotte da Hugo de Vries, Carl Correns e Erich von Tschermak, e che è stata poi effettuata la conciliazione tra le ricerche di Mendel e quelle Darwin ad opera di Ronald Aylmer Fisher.

A priori e A posteriori