Una zona di sacrificio o zona sacrificale o area sacrificale, talvolta indicata con il termine inglese sacrifice zone, è un'area permanentemente modificata da pesanti alterazioni ambientali e/o da disinvestimenti economici, generalmente contro la volontà delle popolazioni locali.

Commentatori, tra cui Chris Hedges, Joe Sacco e Steve Lerner, sostengono che l'attività industriale tenderebbe per sua natura a creare zone di sacrificio. Un rapporto del 2022 delle Nazioni Unite evidenziò che milioni di persone in tutto il mondo vivono in aree fortemente colpite da inquinamento, in particolare a causa delle attività dell'industria pesante e dell’estrazione mineraria, che possono essere classificate come zone di sacrificio.

Definizione Secondo la definizione riportata nella pubblicazione Sacrifice zones: the front lines of toxic chemical exposure in the United States, realizzata nel 2010 dal MIT, le zone di sacrificio rappresentano un tipo di uso del territorio non voluto dalla popolazione locale (locally unwanted land use) nel quale i residenti vivono nelle immediate vicinanze di industrie o basi militari fortemente inquinate.

Paola Imperatore definisce le zone di sacrificio come "territori su cui vengono sistematicamente scaricate le esternalità negative della produzione capitalista poiché ritenuti sacrificabili in nome del profitto".

Origine ed evoluzione del concetto L'origine del concetto di zona di sacrificio è oggetto di dibattito. Ryan Juskus sostiene che derivi dal settore zootecnico, in quanto originariamente indicava gli spazi nei quali gli allevatori concentravano gli escrementi del bestiame, per proteggere i restanti pascoli.

In seguito, l'espressione sarebbe stata ripresa dall’American Indian Movement e da alcuni gruppi ambientalisti, portandola dall'ambito tecnico a quello generale.

Invece, secondo Helen Huntington Smith, il termine fu usato per la prima volta negli anni '70, nell'ambito della discussione sugli effetti a lungo termine dell'estrazione mineraria del carbone negli Stati Uniti Occidentali. In particolare, tale termine fu introdotto per la prima volta nel report del 1973, redatto del comitato di studio dell'Accademia nazionale delle scienze e dell'Accademia nazionale di ingegneria sulla bonifica dei terreni nei quali insisteva l'attività estrattiva del carbone. In tale documento veniva suggerita la possibilità di dichiarare come "zone di sacrificio nazionali" alcune aree difficilmente bonificabili, al fine di concentrare gli sforzi in zone dove il ripristino ambientale avrebbe avuto maggior probabilità di successo.

Allo stesso modo, nel 1975, Genevieve Atwood scrisse su Scientific American:

Sull'utilizzo di tale termine, Huntington Smith scrisse nel 1975:

Il termine scatenò un dibattito pubblico, al quale presero parte ambientalisti e politici, tra i quali il futuro governatore del Colorado, Richard Lamm.

Il termine continuò ad essere utilizzato nel contesto dell'estrazione a cielo aperto almeno fino al 1999.

Nel 2022 a seguito della contaminazione da Pfas nel ricco Nordest italiano (Veneto), della relativa missione ONU, è stato sviluppato dai movimenti ecologisti veneti il concetto di Zona di Sacrificio ad Alto Reddito (ZASR), tradotto in inglese High-Income Sacrifice Zone, HISZ. Concetto poi usato da diverse università, analisti e attivisti (come Greenpeace), per spiegare l'ultimo stadio della produzione capitalista. In calce un'esposizione sintetica.

Uso del termine Cile Il concetto di zona di sacrificio è comparso nel dibattito politico cileno nel 2011, in riferimento al porto di Quintero e all'adiacente città di Puchuncaví, dove si concentrano 15 aziende ad elevato impatto ambientale, a seguito di una fuoriuscita di sostanze chimiche inquinanti avvenuta quell'anno.

Italia In Italia il concetto di zona di sacrificio è stato impiegato nel 2022 nel dibattito sull'inquinamento a Taranto.

Inoltre, secondo il movimento No Cav, anche le Alpi Apuane sono diventate una zona di sacrificio.

Stati Uniti L'Agenzia per la protezione dell'ambiente (EPA) affermò in un rapporto del 2004 che "nessuna comunità, ricca o povera, bianca o nera, dovrebbe diventare una zona di sacrificio."

Alcuni commentatori, tra cui Chris Hedges, Joe Sacco, Robert Bullard e Stephen Lerner, sostengono che per le comunità a basso reddito e minoritarie, come ad esempio quelle a maggioranza afroamericana, hanno maggior probabilità di vivere in zone di sacrificio.

Le zone di sacrificio sono un argomento centrale nella graphic novel Days of Destruction, Days of Revolt, scritta da Hedges e illustrata da Sacco.

Nel 2012 Hedges citò come esempi di zone di sacrificio Pine Ridge, South Dakota e Camden, New Jersey.

Nel 2014 Naomi Klein scrisse che "gestire un'economia basata su fonti energetiche che rilasciano veleni come parte inevitabile della loro estrazione e raffinazione ha da sempre richiesto zone di sacrificio".

Il termine è stato utilizzato anche nel contesto dell'esplorazione spaziale. Julie Michelle Klinger ad esempio ha affermato che "la geopolitica ambientale della Terra e dello spazio è inestricabilmente legata dalla politica spaziale di privilegio e sacrificio - tra persone, luoghi e istituzioni". Oliver Dunnett, vedendo la conquista dello spazio in ottica colonialista ed estrattivista, lo definì come “zona di sacrificio finale”.

Nazioni Unite Nel 2022 l'ONU ha messo in guardia sul fatto che il crescente inquinamento e i cambiamenti climatici stiano rendendo l'intero pianeta una zona di sacrificio.

Zona di sacrificio ad alto reddito Una zona di sacrificio ad alto reddito è un territorio ricco o benestante che subisce gravi danni socioambientali, causati da inquinamenti sistemici dovuti ad attività industriali o produttive, rovesciando la regola classica per cui il degrado colpisce solo le aree povere. Di solito, le aree di sacrificio (o sacrifice zones) sorgono in zone svantaggiate o a basso reddito, dove le persone hanno meno potere politico - cognitivo, educativo, giuridico, economico - per difendersi. Quando invece il fenomeno si verifica in un contesto economicamente prospero - come è avvenuto in alcune zone del Veneto colpite dall'inquinamento da PFAS - significa che la ricerca del profitto economico e la dipendenza da industrie nocive superano i confini della povertà, intaccando anche i territori ricchi e apparentemente protetti. Questo nuovo concetto è stato formalizzato e diffuso in particolare dai movimenti ecologisti veneti, come il collettivo PFAS.land, per denunciare il caso della contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) nelle province di Vicenza, Verona e Padova, associandolo al caso americano della DuPont nel West Virginia.

Una "zona di sacrificio ad alto reddito" ZSAR (High-Income Sacrifice Zone, HISZ) si configura quindi come un'evoluzione paradossale del concetto sociologico ed ecologico tradizionale di zona di sacrificio. Mentre classicamente queste aree coincidono con comunità marginalizzate, povere o minoritarie, nel contesto del ricco Nordest italiano questo termine è stato coniato per descrivere territori economicamente ricchi e industrializzati che accettano la devastazione ambientale - il "suicidio del territorio"- in nome del profitto e dell'occupazione redditizia, sacrificando la salute e le stesse istituzioni che spesso colludono con i responsabili diretti dei crimini ambientali, come le multinazionali della chimica protagoniste del celebre Processo Miteni. In queste zone la società capitalista ha deciso di sacrificare se stessa - la propria terra, i propri figli - come ultima via del profitto, a tutti i costi: «La prepotenza del modello capitalista mette a rischio di sacrificio il concetto stesso di società. La Zona di Sacrificio ad Alto Reddito è l’ultimo respiro dell’universo capitalistico». L'apparente benessere materiale e la ricchezza economica diffusa fungono da "anestetico" sociale.

Tale concetto, teorizzato dall'attivista Alberto Peruffo, è stato presentato pubblicamente per la prima volta al Palazzo Bo dell'Università di Padova durante una conferenza transdisciplinare che affrontava la contaminazione da Pfas a seguito della missione speciale dell'ONU sulle nuove zone di sacrificio italiane, quelle appunto del Veneto centro-occidentale, una delle regioni più ricche d'Europa. Su queste "nuove zone di sacrificio" legate alla contaminazione da PFAS il relatore speciale delle Nazioni Unite Marcos Orellana ha pubblicato un report di allarme nel luglio 2026, con l'obiettivo di giungere al bando di queste temibili sostanze artificiali, i "forever chemicals", considerate estremamente tossiche e pericolose non solo per gli esseri umani, ma per tutti gli esseri viventi.

Note

Bibliografia Dumping in Dixie di Robert Bullard. Routledge, 1990, 302 pp. Sacrifice Zones: The Front Lines of Toxic Chemical Exposure in the United States, di Steve Lerner. Cambridge, MA:MIT Press, 2010. 346 pagg. Days of Destruction, Days of Revolt, di Chris Hedges e Joe Sacco. Illustrato. 302 pp. Libri nazionali, 2012. 302 pagg.,

Voci correlate

Estrattivismo Neocolonialismo Ecocidio Locally unwanted land use Conflitto ambientale Giustizia ambientale Environmental Justice Atlas No cav

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