In questa voce viene esposta la storia della segnaletica stradale italiana relativamente al periodo compreso fino al 1959.

Le prime forme di segnaletica stradale in senso moderno iniziarono a comparire nel Regno d'Italia verso la fine del 1800 con l'avvento del ciclismo e dell'automobilismo. Il Touring Club Ciclistico Italiano, poi diventato Touring Club Italiano, iniziò ad installare lungo le strade dei cartelli, dotati di simboli convenzionali e iscrizioni, allo scopo di avvisare e fornire indicazioni ai conducenti in transito.

Si trattava di un'opera a carattere filantropico, svolta da un'associazione dedita alla promozione del turismo e dell'automobilismo, dato che all'epoca si era ancora agli albori dell'automobilismo e la gestione della segnaletica non rientrava tra le normali attività di manutenzione degli enti stradali; d'altro canto, se si escludono alcune disposizioni sulla segnalazione dei ponti, dei sensi di marcia e di alcuni segnali di pericolo, fino al 1936 non esistette in Italia alcuna normativa a valenza nazionale che disciplinasse l'apposizione dei cartelli stradali.

Le prime targhe di tale tipo erano bianche con indicazioni effettuate mediante frecce, simboli e indicazioni di colore rosso; successivamente si passò al colore blu per lo sfondo e a simboli e iscrizioni bianche, combinazione giudicata maggiormente visibile. Una standardizzazione dei simboli relativi ai pericoli si ebbe tra la fine del 1908 e il 1909, quando furono stabiliti quattro simboli standard per segnalare i passaggi a livello, gli incroci e le cunette. Si trattava in ogni caso di un'attività di natura filantropica, che era intrinsecamente legata alla generosità dei donatori (il cui nome figurava sul cartello, in segno di riconoscenza) e a una cronica carenza di fondi; solo dopo la prima guerra mondiale si riuscì a sopperire alla mancanza di fondi, mediante la fondazione di un consorzio con la Pirelli e la FIAT e l'apposizione della pubblicità di tali aziende sui cartelli.

Questo sistema di segnalazioni si evolse e ampliò nel corso del tempo, anche grazie alle varie conferenze internazionali finalizzate alla standardizzazione della segnaletica tra i vari paesi europei; molto significativi furono in particolare gli accordi di Ginevra del 1931, dove furono definite le forme dei cartelli delle varie categorie che furono la base per il decreto interministeriale del 1936 che standardizzò e rese obbligatoria la segnaletica a livello nazionale, eliminando il carattere filantropico e volontaristico del TCI.Di seguito si espone l'evoluzione della segnaletica stradale in Italia nel periodo precedente all'entrata in vigore del Testo Unico sulla circolazione stradale e del relativo regolamento, emanati nel 1959.

I pali indicatori del Touring Club Ciclistico Italiano

Le prime forme di segnaletica stradale in Italia risalgono all'antica Roma. Oltre lo sviluppo della rete romana seguì anche lo sviluppo delle prime forme di segnaletica, costituita essenzialmente da cippi e pietre miliari indicanti le distanze dalle varie città. Alcune pietre miliari indicanti distanze furono usati anche nei secoli successivi alla caduta dell'impero romano. Tuttavia, per poter parlare dell'effettiva segnaletica stradale, è necessario attendere fino alla fine del 1800, con lo sviluppo della circolazione stradale dapprima ciclistica e poi automobilistica.

La comparsa della segnaletica stradale in Italia si deve al Touring Club Ciclistico Italiano (TCCI). Tale associazione, fondata nel 1894 con lo scopo di sviluppare il turismo e il ciclismo in Italia, si prefiggeva di perseguire questo obiettivo anche tramite il «collocare speciali indicatori ai crocivii delle strade nazione», come riportato nel suo statuto.Articolo 2, punto g dello Statuto del Touring Club Ciclistico Italiano. Un estratto di tale statuto è riportato in ciascun numero della Rivista mensile del Touring Club Ciclistico Italiano. La prima posa di tale segnaletica avvenne convenzionalmente nel 1895 a Senigallia, quando il locale viceconsole del Touring curò la posa di cartelli indicanti l'indirizzo del consolato e le distanze chilometriche lungo la strada litoranea; trattasi di una iniziativa isolata ma già a partire da quell'anno il Touring iniziò lo studio delle caratteristiche grafiche dei nuovi "pali indicatori" insieme ad una raccolta fondi necessari alla loro collocazione.

Nel 1895 venne stabilito il formati di tali segnali: ciascuno di essi era formato da un palo di ferro a Y di circa 3 metri e su cui era installato un pannello di ghisa. Su di esso vi erano le scritte "T.C.C.I." e, in basso, "dono di ...", mentre nella parte centrale del segnale vi era l'indicazione in forma scritta che si voleva riportare, per esempio, "Attenzione! Discesa pericolosa". Di solito aveva sfondo color turchese con scritte in bianco, mentre i pali erano verniciati con pittura al minio, un rosso-arancione vivo. Tale grafica venne confermata definitivamente nell'anno seguente, fatto salvo per l'aggiunta del logo del TCCI tra le indicazioni, e nel 1897 si iniziò con la posa dei primi 100 segnali, che continuò anche negli anni successivi, adottando sostanzialmente lo stesso formato grafico ma sostituendo i pali di ferro con sostegni in legno, giudicati meno costosi.

Un primo cambio della grafica si ebbe nel 1900, quando il congresso della LIAT (Lega Internazionale delle Associazioni Turistiche) di Parigi, ratificando una proposta fatta l'anno prima al congresso di Londra, introdusse due nuovi segnali privi di iscrizioni aggiuntive per la segnalazione di discese pericolose e di altri pericoli o divieti che comportassero la necessità di smontare dalla bici. L'utilizzo di simboli e l'abbandono delle iscrizioni rispondeva all'esigenza di rendere comprensibili le indicazioni anche ai conducenti esteri, non necessariamente in grado di comprendere le varie lingue locali. Entrambi i cartelli introdotti si basavano sull'utilizzo di frecce di colore rosso in campo bianco: per le discese la freccia era orientata in maniera obliqua (ed eventualmente corredata dalla pendenza e dalla lunghezza della discesa) mentre per segnalare la necessità di appiedare la freccia era verticale e diretta verso il basso. Per quanto riguarda i segnali di direzioni venne conservato il formato adottato in precedenza, ossia fondo turchino con frecce e scritte bianche.

Di seguito sono mostrate delle ricostruzioni, con alcuni dettagli grafici (come i colori delle bordature e della targhetta del donatore) che non sono noti con precisione; il cerchio bianco rappresenta il logo del Touring Club Italiano (nuova denominazione assunta dal TCCI), omesso nelle seguenti riproduzioni grafiche.

I cartelli indicatori Col passare degli anni il Touring, contestualmente al continuare l'opera di posa dei nuovi cartelli segnaletici, costituì un'apposita commissione congiunta con l'Automobile Club Italiano con lo scopo di migliorare la visibilità e la qualità dei segnali. Tra la fine del 1903 e l'inizio del 1904 venne adottato il nuovo sistema elaborato dalla commissione. I cartelli vennero suddivisi in tre categorie: segnalazioni di direzione, posti agli incroci per fornire indicazioni e direzioni stradali e contenevano i nomi delle località interessate e le rispettive distanze chilometriche segnalazioni di rallentamento, poste in modo particolare in prossimità di un centro abitato e servivano tanto ai viaggiatori quanto agli abitanti delle singole località per prevenire litigi, evitare incidenti e dare un maggior senso civico a chi guidava nei confronti di coloro che occupavano la strada a piedi segnalazioni di pericolo, per segnalare un pericolo come una discesa ripida, una svolta pericolosa, un passaggio a livello, una strada interrotta, e così via

Un'aggiunta al gruppo dei cartelli la si ebbe all'inizio del 1906 quando fu sviluppato un nuovo cartello per la segnalazione degli uffici doganali.

Il sistema introdotto nel 1903 non restò in vigore a lungo: già verso la fine del 1906, venne adottato un nuovo set di segnalazioni. La differenza risiedeva nei colori, che ritornarono ad essere bianco e blu (già utilizzati nei primissimi segnali installati dal TCCI), giudicati maggiormente visibile di notte. Oltre ai segnali di pericolo e di direzione, nello stesso anno, il Touring iniziò a divulgare e produrre i segnali stradali per indicare i nomi dei centri abitati, in modo da aver un'indicazione comune a tutti i paesi d'Italia. Su questi cartelli, di dimensione × e pensati per essere affissi ai muri degli edifici, vi erano riportati il nome della località, scritto in carattere evidente, e poi i nomi e le distanze dai capoluoghi di provincia, circondario, mandamento e, nel caso delle frazioni, del capoluogo comunale. Erano poi indicati i servizi più comuni ed utili all'epoca, quali l'ufficio postale, quello telegrafico, la stazione ferroviaria o tranviaria (o talvolta, se non presente, la distanza a quella più vicina), il medico, e le indicazioni di direzione per ogni senso di marcia verso i comuni prossimi da un lato e dall'altro del paese.

Nel 1907 il sistema si arricchì di due ulteriori nuovi segnali: un pannello a scacchi da montare sui cancelli dei passaggi a livello, in modo da aumentarne la visibilità, e un cartello di confine tricolore utilizzato per segnalare i confini nazionali. Quest'ultimo fu posto ai principali confini stradali del regno e venne inaugurato in pompa magna, contemporaneamente in tutti i posti di dogana, l'anno successivo.

Un ulteriore cambio al sistema delle segnalazioni, relativamente ai soli cartelli di pericolo, lo si ebbe tra la fine del 1908 e gli inizi del 1909 quando, in seguito alle decisioni del congresso di Parigi delle associazioni turistiche, i segnali di pericolo furono ridotti a quattro (cunetta, svolta pericolosa, passaggio a livello, incrocio pericoloso)In Italia oltre ai quattro segnali qui elencati venne mantenuto anche il segnali di rallentamento. e ne furono standardizzati i simboli. In tale congresso venne deliberato che lo sfondo dei segnali fosse di colore blu con simboli ed iscrizioni in bianco mentre per la forma si optò per quella circolare. Per quest'ultima caratteristica le delegazioni del Touring Club e dell'ACI fecero opposizione, adducendo la buona leggibilità del formato rettangolare e il fatto che cartelli circolari fossero già in uso presso le ferrovie (e quindi possibile fonte di confusione in caso di strade parallele alla rete ferroviaria). Il congresso accettò la riserva della delegazione italiana e pertanto in Italia venne conservato il formato rettangolare.

Il sistema delineato dal congresso di Parigi trovò un riconoscimento ufficiale nella convenzione internazionale per la circolazione degli autoveicoli, firmata a Parigi l'11 ottobre 1909. Per quanto riguarda la segnaletica, la convenzione stabilì la grafica dei quattro segnali di pericolo oltre a dettare alcune disposizioni sul loro collocamento. In particolare venne stabilito che: salvo casi particolari i segnali di pericolo non dovessero essere collocati all'interno dei centri abitati i segnali dovessero essere collocati a 250 m dal punto pericoloso e in caso di impossibilità di rispettare questa distanza dovessero essere prese delle disposizioni speciali i segnali dovessero essere montati con orientazione perpendicolare alla strada L'Italia ratificò la convenzione di Parigi il 24 marzo 1910Regio decreto n. 169 che dà piena ed intera esecuzione alla annessa convenzione conclusa fra l'Italia e vari altri stati, intesa a regolare la circolazione delle automobili, G. U. n.100 del 29 aprile 1910.. Si noti come i cartelli allegati al testo della convenzione fossero di forma circolare ma i segnali di pericolo installati in Italia anche in seguito all'entrata in vigore della convenzione abbiano mantenuto la forma rettangolare e non sembra esserci alcuna evidenza di adozione di cartelli circolari.