La collezione Orsini è stata una collezione d'arte nata a Roma nel XVI secolo e appartenuta all'omonima famiglia romana.
Seppur il casato annovera tra i suoi successi ben tre papi (Celestino III, eletto nel 1191, Niccolò III, eletto nel 1287 e Benedetto XIII nel 1724)O addirittura quattro se si considera che Leone X de' Medici aveva come madre Clarice Orsini. la collezione non è frutto del mecenatismo pontificio o di cardinali nipoti, ma bensì di quello di esponenti aristocratici della famiglia, su tutti Paolo Giordano I e la sua linea di discendenza del ramo di Bracciano fino ai fratelli Virginio (cardinale), Flavio e il principe Lelio Orsini, ultimi eredi della raccolta.
Estintasi la linea familiare già sul finire del Seicento, la collezione fu frammentata e dispersa in svariate raccolte europee.
Storia
Origini familiari La famiglia Orsini è stata una delle più importanti di Roma già a partire dalla fine del XII secolo, poi fiorita nel corso dei secoli tramite linee familiari ramificate in tutta l'Italia centrale fin anche nel Regno di Napoli.
Come fu per altri casati nobiliari, la grande espansione territoriale ed economica avviene con l’elezione a pontefice di un membro della famiglia. Con le nomine di Celestino III nel 1191 e Niccolò III nel 1287 viene infatti garantita l'acquisizione di titoli, prestigi e proprietà tra Roma, sul Monte Giordano (dove si costituisce un complesso edilizio in cui si stanziano le linee familiari di Pitigliano, Bracciano e Monterotondo), in Campo de' Fiori, castel Sant’AngeloDa qui la distinzione de facto della famiglia Orsini in relazione alla loro residenza: de Monte, de Campo e de Ponte. e in piazza Navona, e i feudi alle porte della città pontificia dislocati tra il Lazio e la Toscana, come Pitigliano, Bracciano, Bomarzo, Soriano nel Cimino, Mugnano in Teverina, Monterotondo, Vicovaro, Tagliacozzo, Palo Laziale, Sant'Angelo Romano, Nerola, San Polo dei Cavalieri, Massa d'Albe, Fiano Romano e Morlupo. Dal 1436 si sviluppa un ramo familiare nel Regno di Napoli, dove comunque il nucleo originario della famiglia già aveva feudi ad Avezzano e in altri luoghi dell'Abruzzo, quello di Gravina di Puglia, i cui successi permettono al casato di avere un ruolo dominante nella città partenopea e un nuovo pontefice a Roma, Benedetto XIII.
Le fortune economiche la famiglia le ottiene nel tempo grazie anche a matrimoni organizzati con altri casati aristocratici del territorio: Clarice Orsini va in sposa a Lorenzo de Medici, Pierluigi Farnese sposa invece Gerolama Orsini, Gian Giordano Orsini nel sposa la figlia di Giulio II della Rovere mentre la moglie di Marcantonio II Colonna è Felicia Orsini, costituendo in quest'ultimo caso un legame "atipico" per la famiglia poiché gli Orsini figurano spesso in aperto conflitto con i Colonna (altre famiglie da cui sono fortemente avversati sono i Borgia e i Savelli).
Cinquecento
Gli inizi della collezione d'antichità di Paolo Giordano I
Fino a metà del Cinquecento la famiglia, particolarmente vastaSpesso i consorti erano anche parenti di differenti linee Orsini. e ramificata sul territorio, dispone di centinaia di feudi, castelli e palazzi. Nel 1550 avviene l'elevazione della signoria di Bracciano a ducato, di cui il primo duca è Paolo Giordano I Orsini, marito di Isabella de' MediciNon una unione nuova tra i due casati, giacché Lorenzo il Magnifico aveva sposato un secolo prima Clarice Orsini, figlia di Jacopo Orsini, mentre il figlio Pietro de' Medici si era unito con Alfonsina Orsini, figlia di Roberto Orsini. e colui che di fatto dà il via alla collezione d'arte e alla linea familiare che sarà titolare della medesima.
Seppur gli esponenti più illustri del casato sono condottieri che si distinguono per la loro abilità alle armi, l'origine della collezione artistica è merito proprio di uno di questi. Descritto nelle fonti antiche come un uomo dedito esclusivamente alla guerra, dai modi rozzi e con una vita sentimentale discussa, il suo ruolo di committente e mecenate di opere d'arte è venuto alla luce solo in tempi recenti, grazie al quale si promuove una nuova immagine del casato, più raffinata e colta, in linea con le altre nobiliari del panorama romano del tempo (Medici, Farnese, Peretti).
Paolo Giordano commissiona in prima istanza i cicli di affreschi per il castello di Bracciano (già in possesso della famiglia dal 1470 con l'edificazione per volere di Napoleone Orsini e completata con il figlio Gentil Virginio, nonché bisnonno di Paolo Giordano, di cui le gesta sono rimembrate in un affresco commissionato ad Antoniazzo Romano nel 1490 per l'arco di entrata al cortile d'onore del castello, oggi staccato ed esposto in un altro ambiente del medesimo forte) e con le Storie di Alessandro Magno e di Psiche, realizzate da Taddeo e Federico Zuccari intorno al 1560. Nel 1565 viene invece pubblicato il testo dellHistoria di Casa Orsina, scritto da Francesco Sansovino con lo scopo di celebrare i fasti familiari. Coeva a questa fase di accrescimento del prestigio familiare è la nascita della collezione di pitture e sculture che Paolo Giordano inizia a reperire sul mercato d'antiquario e in scavi effettuati ad hoc sui feudi di proprietà, di cui tra i più proficui vi è quello di Palo Laziale, dove rinvengono molti reperti d'antichità tra cui una Venere con Cupido, un'altra Venere, un Marsia scorticato, una Testa di Adriano e un Busto di Faustina, tutti poi donati tra il 1567 e il 1568 alla famiglia della moglie, di cui la seconda che suscitò una tale attenzione da parte di Francesco I al punto che questi chiese all'Orsini di potergli far recapitare come omaggio altre opere rinvenute.
La base principale di Paolo Giordano è inizialmente il palazzo di Monte Giordano a Roma, nello stesso sito in cui hanno dimora presso gli edifici di loro proprietà i rami di Pitigliano e di Monterotondo (come il cardinale Giovan Battista Orsini, che già sul finire del Quattrocento aveva nel palazzo la sua ricca collezione di lapidi e iscrizioni antiche). A causa dell'insorgere di debiti piuttosto consistenti già a partire dalla metà del XVI secolo diventa tuttavia necessario effettuare alcune cessioni importanti: nel 1567 viene data la zona di Veio ad Alessandro Farnese mentre nel 1569 sono concessi in locazione alcuni lotti di terra a Palo Laziale.
Intorno al 1570 Paolo Giordano abbandona temporaneamente i panni di collezionista per concentrarsi esclusivamente sulla carriera militare, che culmina nel 1571 con la partecipazione alla battaglia di Lepanto. Le uniche manovre registrate in senso mecenatistico vengono effettuate ricoprendo il ruolo di mediatore per conto di Ferdinando de' Medici a Firenze, che era alla costante ricerca di alcune opere d'antichità.
Nonostante i primi pezzi raccolti, al 1580 non è ancora registrata una collezione Orsini degna di menzione. Nelle tre residenze principali del tempo, quindi il palazzo di Roma presso Monte Giordano, il castello di Bracciano e quello di Palo, sono citate esplicitamente solo sette sculture antiche (tutte a Bracciano) mentre il nucleo di Palo, seppur consistente, non è viene ritenuto meritevole di un inventario puntuale.
L'acquisto di pezzi antichi dalla collezione Stampa (1582)
Nel 1582 Paolo Giordano compera dagli antiquari e fratelli Giovanni Antonio e Vincenzo Stampa un intero blocco di opere antiche, particolarmente prezioso sia per quantità che qualità, composto da 183 pezzi più alcuni busti e teste, per un compenso pattuito pari a complessivi 1.000 scudi. Contestualmente a questi fatti viene finanziato un ammodernamento del castello di Bracciano a opera dell'architetto Giacomo Del Duca, il quale ottiene l'incarico di trasformare l'allora fortezza medievale in un castello a uso ducale. In quest'ottica il nuovo edificio avrebbe dovuto ospitare anche opere d'arte utili a rappresentare adeguatamente il prestigio della famiglia regnante.
Le opere antiche facenti parte del lotto di vendita Stampa includono svariate statue a figura intera, tra cui una di Apollo citaredo, una di Mercurio alato, una di Minerva, una di Pallade, una di Perseo con la testa di Medusa, una di Ercole giovane, 105 teste di personaggi del mondo antico, dagli imperatori ai filosofi, una ventina di torsi (con e senza testa, ma sempre privi di gambe), bassorilievi e svariati ornamenti per fontane.
I fratelli instaurarono in questa circostanza un sodalizio col duca, per il quale assumono nel frattempo anche l'incarico di direttori degli scavi sui loro feudi (come Cerveteri e Palo) e di consulenti dei lavori di restauro per il castello di Bracciano. I due antiquari, tuttavia, non riescono comunque ad ottenere da questo rapporto i privilegi sperati (nuovi contatti con l'ambiente collezionistico aristocratico romano o ulteriori richieste di opere da comperare) a causa dell'aggravarsi della condizione finanziaria ed economica della famiglia Orsini durante l'ultimo quarto del secolo e della prematura morte che colse il duca sul finire del 1585, per via della quale i fratelli Stampa non fecero in tempo neanche a ricevere il compenso spettante.
La morte di Paolo Giordano I (1585) e la gestione sotto Virginio
Il testamento redatto alla morte di Paolo Giordano nel 1585 registra la collezione (a quel momento prettamente di antichità, con qualche pittura, per lo più ritratti di famiglia di Scipione Pulzone e di Ludovico Leoni e anche pitture di Jacopo Bassano, di cui una Cena in Emmaus) disposta tra il castello di Palo, quello di Bracciano e nelle due dimore a Roma, soprattutto quella de Campo per le sculture, poiché è qui che vengono di volta in volta sistemate le opere rinvenute, seppur non sempre esposte in maniera ottimale, ma spesso ammassate in depositi o sale inutilizzate in attesa di trasferimento verso nuova ubicazione definitiva.
Gli succede nella gestione dei beni uno dei figli, Virginio Orsini (1572-1615), allora ancora minorenne. Nel 1586 dona al granduca di Toscana Francesco I de' Medici una serie di statue antiche della collezione di Paolo Giordano I: una Diana cacciatrice, una Venere con un Cupido, un Marsia scorticato e un'altra Venere. Appena un anno dopo il nuovo granduca Ferdinando si occupò di seguire per procura l'Orsini, in attesa che compisse la maggiore età. Nel 1594 Virginio paga una parte dei debiti accumulati dal padre e dalla famiglia con la vendita del feudo di Mentana a Michele Peretti. Tuttavia non riesce ad estinguere quello che rimaneva in essere nei confronti dei fratelli Stampa poiché entrambi sono a quella data già deceduti.
Virginio Orsini, secondo duca di Bracciano e principale esponente di tutta la dinastia, si sposa nel 1589 con Flavia Damasceni Peretti, una nipote di Sisto V, da cui ebbe molti figli. I due ricevono nel 1593 in dono dal pontefice Peretti il palazzo Piceni che fu del banchiere Ottavio Costa. Sul finire del Cinquecento Virginio trasferisce tuttavia la collezione nel palazzo romano sul Monte Giordano, che rimane dimora principale della famiglia, mentre una parte della collezione di antichità del padre dislocata tra Palo, Bracciano e il palazzo de Campo.
Alcuni appartamenti della palazzina Piceni vengono invece contestualmente comperati per 7.000 scudi nel 1593 da Corradino Orsini del ramo di Bomarzo, figlio del famoso Vicino, colui che commissionò il palazzo familiare e il Sacro bosco siti nello stesso feudo viterbese. Corradino è anch'egli particolarmente attivo in ambito collezionistico familiare, la cui raccolta la alimenta fino alla sua morte nel 1610. Oltre a seguire personalmente la conclusione dei lavori al palazzo Orsini e al parco di Bomarzo, si occupa inoltre di far decorare immediatamente nel 1594 la loggia del piano nobile della palazzina romana dei Piceni, con affreschi del Cavalier d'Arpino con la Vittoria di Cupido su Pan circondato dalle rappresentazioni di Adone, Ganimede, Proserpina, Leda, Giunone e Venere, e con dodici scene della Vita di Ercole nelle lunette.
Seicento