L'uomo che bruciava i cadaveri (Spalovač mrtvol) è un film del 1969 diretto da Juraj Herz.
Tratta dal romanzo omonimo di Ladislav Fuks, la sceneggiatura è stata scritta a quattro mani da Fuks e il cineasta stesso. Il film, misto di satira e horror ambientato nella Praga degli anni Trenta, segue le vicende di Karel Kopfrkingl (interpretato da Rudolf Hrušínský), lavoratore in un crematorio, e la sua trasformazione in un pluriomicida influenzato dal nazismo e dal buddismo tibetano – Kopfrkingl crede che i suoi omicidi stiano «liberando» le anime dei defunti, arrivando ad accettare la gestione dei primi campi di sterminio.
Fu distribuito nel marzo 1969, e successivamente venne bandito dalle autorità sovietiche fino al 1990, anno della caduta del socialismo reale in Cecoslovacchia. Diventato un cult horror, è stato elogiato dalla critica cinematografica, che lo considera come uno dei migliori film cechi nonché punto di riferimento della Nová vlna e capolavoro di Herz.
Trama Praga, fine degli anni Trenta. Il ceco Karel Kopfrkingl si gode il lavoro in un crematorio. Gli piace leggere il Libro tibetano dei morti di Alexandra David-Néel e sostiene l'idea secondo cui la cremazione allevi le sofferenze terrene. A un ricevimento incontra Reinke, con cui aveva combattuto per l'Austria nella prima guerra mondiale. Reinke convince Kopfrkingl a sottolineare la sua presunta eredità tedesca, incluso mandare il suo timido figlio alla scuola tedesca. Reinke suggerisce quindi che la moglie mezza ebrea di Kopfrkingl stia frenando il suo avanzamento nel lavoro.
Produzione Sceneggiatura La sceneggiatura del film si basa sul romanzo di Ladislav Fuks Il bruciacadaveri (Spalovač mrtvol); fu scritta a quattro mani da Fuks e il regista Juraj Herz in due anni. Quest'ultimo, molto soddisfatto con la stesura originale, decise di lasciare delle pagine vuote in caso gli fossero venute altre idee: quelle pagine non vennero mai utilizzate. Fuks e Herz condividevano la passione per l'umorismo macabro, anche se al secondo non piacque la pesantezza dei dialoghi presenti nel romanzo, da lui ritenuti poco cinematografici.
Riprese
Le riprese vennero effettuate in diverse location: le scene del «Tempio della morte», nome dato al crematorio da Kopfrkingl, furono girate in tre strutture diverse.
La prima fu un crematorio di Praga, dove vennero girate le scene relative al suicidio di Dvorak, l'omicidio di Mili e il tentato omicidio di Zina. Gli attori finivano le riprese sempre alle 15:00, poiché non volevano trovarsi nei pressi delle bare e dei cadaveri: le scene vennero girate tra luglio e agosto, mesi in cui il caldo intensificò l'odore acre dei corpi. La seconda struttura consistette in un'urna funeraria di Plzeň, mentre l'ultima fu un crematorio di Pardubice, selezionato dallo scenografo. Di stampo cubista, è stato utilizzato per tutte le scene esterne del crematorio.
Nessuno degli attori ebbe problemi con il lavorare nei crematori, fatta eccezione per Jiří Menzel., Interviste: Stanislav Milota. Vlasta Chramostová, interprete della moglie di Kopfrkingl, era solita provare ogni parte da sola; per Hrušínský invece era buona la prima, in quanto non era solito prepararsi per i suoi ruoli, preferendo recitare direttamente sul set. Dopo l'invasione sovietica dell'agosto 1968, l'attore dovette nascondersi «da qualche parte in una fattoria» per due mesi prima di poter recitare le scene negli interni: la produzione si fermò.
Fotografia L'uomo che bruciava i cadaveri fu girato in bianco e nero nonostante la contrarietà del regista Juraj Herz, che avrebbe preferito farlo a colori usando dei costumi neri e delle location molto scure. Gli unici colori brillanti sarebbero stati quello della pelle degli attori e il rosso del sangue nelle scene degli omicidi. A quest'idea si oppose il direttore della fotografia Stanislav Milota, che – ritenendola una scelta fallimentare – annunciò il suo ritiro dal progetto in caso fosse stata seguita: Herz scelse quindi di girare tutto in bianco e nero.
Il film venne girato muto, con l'audio e i dialoghi aggiunti in post-produzione. Milota utilizzò degli obiettivi grandangolari in modo da far sembrare le stanze piene di bare più grandi, e degli obiettivi fish-eye per distorcere i primi piani di Rudolf Hrušínský, rendendo il suo aspetto più grottesco. I fish-eye non erano diffusi in Cecoslovacchia, così Milota fu costretto ad andare in Francia per procurarsene uno.
Finale alternativo Per il regista Herz, L'uomo che bruciava i cadaveri è «l'unico film che è come volevo io» fatta eccezione per la sequenza finale, dove il protagonista diventa responsabile delle cremazioni per il Partito (nel film non si fa mai riferimento esplicito al Partito Nazista).
Il finale alternativo venne girato quando la Cecoslovacchia fu invasa dalle truppe del Patto di Varsavia: due dipendenti del crematorio parlano di quanto Kopfrkingl sia un buon uomo, chiedendosi che fine abbia fatto. Si trovano in un bar nei pressi della Casa municipale, e dalle finestre si vede il passare dei carri armati sovietici. La scena successiva mostra l'esplosione di un edificio e delle facce depresse nel riflesso delle schegge di vetro tra le macerie. Si vede nuovamente il volto di Kopfrkingl, nel mezzo della folla, gioioso e sorridente. Il finale alternativo venne mostrato nel 1969 al direttore dello studio, che lo rifiutò e, secondo il regista, bruciò i negativi «perché era spaventato delle possibili conseguenze».
Distribuzione L'uomo che bruciava i cadaveri ebbe la sua premiére il 14 marzo 1969. Fu proiettato al Festival del Cinema di Sitges nel 1972.
Divieti In Cecoslovacchia, il film venne censurato dalle autorità sovietiche dal 1973 al 1990, anno in cui ci fu una seconda distribuzione nelle sale.
Edizioni home video Il film fu distribuito in DVD il 10 aprile 2006 dalla Second Run, seguito da una seconda ridistribuzione, sempre in DVD, della Dark Sky Films il 31 marzo 2009.
Accoglienza Critica Secondo l'aggregatore di recensioni Rotten Tomatoes, il film ha ottenuto un indice di apprezzamento dell'89% sulla base di 9 recensioni. Sul Česko-Slovenská filmová databáze, l'88% delle recensioni è positivo; contrariamente, AllMovie gli assegna un voto di 1,5 su 5.
Marco Romagna di Quinlan gli assegna un voto di 10 su 10, considerandolo «capolavoro determinante di Juraj Herz e caposaldo di tutta la nuova onda cecoslovacca»; viene elogiata anche l'interpretazione di Hrušínský, «sublime [...] presente in ogni istante e capace di coprire con i suoi monologhi oltre la metà del film, eppure costantemente in sottrazione come una pentola a pressione pronta a esplodere, come un predatore nascosto, come la prima vittima di se stesso e della sua distruttiva goccia di sangue "infettato" dal nazismo».
Note
Collegamenti esterni
Categoria:Film sull'Olocausto Categoria:Film sulla seconda guerra mondiale