Gli ebrei internati in Italia negli anni della seconda guerra mondiale, tra il 1940 e il 1943, furono circa 10.000.Ebrei stranieri internati in Italia durante il periodo bellico. Tra di loro c'erano in primo luogo le migliaia di profughi che dai Paesi dell'Europa centrale e orientale (Germania, Austria, Polonia, Croazia, Bosnia, Serbia, Romania, ecc.) si erano rifugiati nei territori della Slovenia e della Dalmazia occupati dalla truppe italiane, per sfuggire agli arresti, alle uccisioni e alle deportazioni dell'Olocausto. Tra gli ebrei "stranieri" vanno compresi anche gli ebrei già presenti da anni in Italia prima dello scoppio della guerra che in seguito alle leggi razziali del 1938 avevano perso la cittadinanza italiana o non avevano più speranza di ottenerla, e gli ebrei libici (di cittadinanza inglese) deportati dal Nord Africa. Ad essere internati fu infine anche un gruppo di ebrei italiani antifascisti considerati sovversivi dal regime.
Storia L'internamento degli ebrei stranieri e antifascisti tra il 1940 e il 1943 appartiene a quella prima fase dell'Olocausto in Italia che lo storico Michele Sarfatti ha definito come il periodo in cui a partire dalle leggi razziali fasciste del 1938 si attuò la “persecuzione dei diritti degli ebrei” o "persecuzione giuridica degli ebrei" (e di altre minoranze etniche e religiose), cui seguì la “persecuzione delle vite degli ebrei” o "persecuzione fisica degli ebrei", dall'8 settembre 1943 al 25 aprile 1945, sotto l'occupazione nazista e la Repubblica Sociale Italiana.
Dalle leggi razziali all'internamento (1938-40)
Dopo il 1933 l'Italia aveva accolto con grande liberalità un numero considerevole di profughi ebrei proveniente dai territori sotto il controllo del Terzo Reich. Le leggi razziali fasciste del 1938 cambiarono radicalmente la situazione, privando del diritto di soggiorno tutti gli ebrei "stranieri" e minacciandoli di espulsione se non avessero lasciato il Paese entro 6 mesi. Al tempo stesso però continuarono ad essere concessi "visti turistici" fino all'estate 1939 ed anche dopo l'inizio della guerra i canali di immigrazione e transito rimasero aperti.
Nel periodo che va dall'introduzioni delle leggi razziali in Italia (7 settembre 1938) al momento in cui l'Italia entrò ufficialmente in guerra (10 giugno 1940), oltre 10.000 ebrei stranieri transitati per l'Italia riuscirono a emigrare in altri Paesi.Klaus Voigt, Il rifugio precario. Gli esuli in Italia dal 1933 al 1945, vol. 2, La Nuova Italia, Scandicci 1996.
Già al momento dell'invasione tedesca della Polonia il Ministero degli interni invitò le prefetture a compiere accertamenti sui cittadini di potenziali stati nemici (francesi, inglesi, polacchi) e a predisporre strutture adeguate in vista di un loro internamento. I preparativi si accentuarono con l'attacco tedesco alla Francia e per la prima volta nelle circolari si fece esplicito riferimento agli "ebrei stranieri", inclusi quelli provenienti dalla Germania o paesi alleati i quali anch'essi dovevano essere considerati "appartenenti a Stati nemici".Dalle leggi razziai all'internamento.
L'internamento civile degli ebrei stranieri (1940-43)
I provvedimenti restrittivi nei confronti degli ebrei "stranieri" divennero operativi con l'entrata in guerra dell'Italia nel giugno 1940. Dagli arresti nelle carceri furono esentati gli ebrei immigrati prima del 1919 o sposati con italiani, e in generale le donne e i bambini, che furono invitati a rimanere in attesa di ulteriori istruzioni. Per accogliere e controllare gli ebrei "stranieri" e antifascisti divenne operante una fitta rete di campi per l'internamento civile, generalmente di piccola o media grandezza con l'eccezione di Campagna (vicino a Salerno) e soprattutto di Ferramonti (vicino a Cosenza), che arrivò quest'ultimo ad ospitare oltre 2000 persone. Questo l'elenco dei campi di internamento dove è attestata la presenza di ebrei tra il 1940 e il 1943 (la maggior parte degli ebrei soggiornarono per periodi più o meno lunghi in località diverse, spesso passando dalla prigionia dei campi al regime di internamento libero nei vari comuni della penisola designati dallo scopo. Nell'estate 1943 soltanto un quarto dei 10.000 ebrei internati in Italia erano accolti nei campi di internamento)