Orfeo ( , pronuncia ) è un personaggio della mitologia greca. Fu un cantore, argonauta e fondatore dell'orfismo.Cfr. Vittorio Macchioro, Eraclito: nuovi studi sull'orfismo, Laterza, 1922Kern, Orphicorum Fragmenta, Berlin, 1922.

Etimologia

L'etimologia del nome Orfeo () è complessa e non esiste un'ipotesi univocamente dimostrata. La filologia moderna esamina principalmente due strade: Secondo il linguista Pierre Chantraine, il nome potrebbe derivare dalla radice indoeuropea *orbho- (da cui il latino orbus e il greco , "orfano"), con il significato di "colui che è privato", in chiaro riferimento al tragico destino che lo vide privato della sposa. Altri studiosi, come Albert Carnoy, lo ricollegano invece al termine (órphnē), ovvero "oscurità" o "tenebra", associando il nome alla sua celebre discesa nel mondo sotterraneo dei morti.

Genealogia

Figlio di Eagro o di Apollo e di Calliope oppure di Eagro e di Menippe () o di PolimniaScholia su Apollonio Rodio, Le Argonautiche 1.23.

Sposò Euridice. Una tradizione alternativa, riportata dal poeta ellenistico Ermesianatte, attribuisce alla sposa il nome di AgriopeErmesianatte, frammento 7 Light (citato in Ateneo di Naucrati, Deipnosophisti, XIII, 597a). che potrebbe essere lo stesso personaggio.

Fu il padre di Museo, di una figlia di nome DriopeCfr. Scoli a Teocrito, I, 3/4c.() e di un figlio di nome Dres ().

Mitologia

Nel contesto del mito, Orfeo rappresenta la figura dell'artista per eccellenza, capace di incarnare con la potenza del suo canto i valori universali dell'arte. Al contempo, secondo l'analisi del filologo Giulio Guidorizzi, la sua figura assume i tratti tipici dello sciamano, in grado di ammansire la natura selvaggia e di compiere il viaggio rituale dell'anima lungo gli oscuri sentieri della morte.Giulio Guidorizzi, *Il mito greco*, Vol. 1, Mondadori, Milano 2009, p. 77. Questo intreccio indissolubile tra l'amore, l'arte e la dimensione misterica è ciò che ha garantito al suo mito una fortuna ininterrotta nei secoli successivi.

Il dono della musica e il potere del canto

Orfeo ricevette in dono da Apollo una lira (o cetra), alla quale volle aggiungere due corde per portarle a un totale di nove, in omaggio alle nove Muse che lo avevano istruito nell'arte poetica. Il suo talento divenne talmente straordinario che il suo canto e la sua musica non solo affascinavano gli esseri umani, ma avevano il potere di ammansire le belve feroci, deviare il corso dei fiumi e persino muovere le rocce e le piante dalle loro radici.

La spedizione degli Argonauti

Grazie alla sua fama, Orfeo venne reclutato da Giasone per partecipare alla spedizione degli Argonauti ed il suo ruolo si rivelò di fondamentale importanza strategica per la sopravvivenza dell'equipaggio poiché con la sua musica scandiva il tempo dei rematori, placava le tempeste marine e sedava le liti tra gli eroi a bordo della nave Argo. L'episodio più celebre della spedizione avvenne quando la nave si trovò a passare nei pressi dell'isola delle Sirene e dove Orfeo, intonando una melodia sacra e potente, riuscì a coprire le loro voci ammaliatrici, impedendo così ai compagni di cedere al loro richiamo mortale e salvando l'intera flotta.

La perdita di Euridice e la discesa agli Inferi

L'evento centrale del mito di Orfeo è legato alla tragica storia d'amore con la sposa Euridice. Poco tempo dopo le nozze, la ninfa morì improvvisamente a causa del morso di un serpente velenoso calpestato tra l'erba alta e sopraffatto dal dolore, Orfeo decise di tentare un'impresa mai riuscita ad un comune mortale e volle scendere nell'Ade per strappare la moglie alla morte.

Grazie alla potenza ultraterrena del suo canto e al suono della sua lira, Orfeo riuscì a incantare il traghettatore Caronte, a placare il cane Cerbero ed a commuovere gli stessi sovrani degli Inferi, Ade e Persefone. Commosso dalla melodia, Ade (il dio dei morti) acconsentì a liberare Euridice, ma con a un'unica e tassativa condizione, ovvero durante il cammino di risalita verso la luce, Orfeo avrebbe dovuto precedere la sposa senza mai voltarsi a guardarla finché non fossero giunti a destinazione e così il viaggio di risalita si svolse nel silenzio delle tenebre ma, ormai giunto in prossimità della superficie, Orfeo venne assalito dal dubbio (o da un impeto d'amore) e voltatosi per verificare che la moglie lo stesse davvero seguendo, violò il veto divino. Fu così che l'ombra di Euridice (per gli antichi greci non c'era un'anima ma un'ombra) fu risucchiata per sempre nella profondità dell'Ade, lasciando Orfeo nella disperazione.

La morte di Orfeo

Secondo la tradizione mitologica, Orfeo fu l'iniziatore e l'inventore dei misteri di Dioniso ma dopo aver perso Euridice per la seconda volta, il cantore sprofondò in un dolore inconsolabile, decidendo di ritirarsi tra le montagne della Tracia e rifiutando per sempre l'amore di qualsiasi altra donna. Inoltre decise di non venerare nessun'altra divinità che non fosse il Sole (che lui identificava con Apollo).Pseudo-Eratostene, Catasterismi, 24

Orfeo ebbe infine una morte violenta poiché, durante un "baccanale", un gruppo di donne tracie (o Menadi), infuriate per essere state rifiutate ed escluse dai suoi riti sacri, lo assalì in preda al furore dionisiaco (ovvero lo stato di estasi distruttiva, dovuto dall'abuso di alcol) ed in preda alla follia lo uccise e lo fece a pezzi. Poi le donne gettarono i suoi resti nel fiume Ebro ma la sua testa, ancora intatta ed attaccata alla lira, continuò a cantare mentre galleggiava verso il mare (ed oltre) e fino a raggiungere l'isola di Lesbo, che da quel momento divenne la patria della poesia lirica. Le Muse, impietosite, raccolsero le sue membra sparse e le seppellirono in Pieria ai piedi del monte Olimpo, dove si dice che gli usignoli cantino più dolcemente che in qualunque altro luogo. Le Muse infine posero la sua cetra nel cielo, dando origine alla costellazione della Lira.

Secondo Pausania quelle donne complottarono per ucciderlo, perché aveva persuaso i loro mariti ad accompagnarlo nei suoi viaggi. Pausania scrive inoltre che Orfeo morì a causa di un fulmine scagliato da Zeus perché aveva rivelato alcuni misteri ad uomini che non li avevano mai sentiti prima.Conone, f. 45 (115 ).

I Misteri dionisiaci e l'influenza orfica

I misteri di Dioniso, di cui Orfeo era considerato l'iniziatore, costituivano un insieme di riti religiosi di tipo misterico incentrati sul raggiungimento dell'estasi (enthousiasmos, letteralmente "l'avere il dio dentro di sé"). A differenza della religione olimpica ufficiale, che prevedeva un netto distacco tra l'essere umano e la divinità, questi culti promettevano agli iniziati la salvezza dell'anima e una vita beata nell'oltretomba.

Il rituale si basava sul superamento temporaneo dei limiti della coscienza e delle convenzioni sociali, ottenuto attraverso danze frenetiche, musiche dal ritmo ipnotico ed il consumo rituale di vino, percepito come veicolo della presenza stessa del dio.

La figura di Orfeo si inserisce in questa tradizione come colui che ne "riformò" o ne strutturò gli aspetti più selvaggi, ovvero, forte della sua esperienza di catabasi (quando cercò di riavere sua moglie dall'Ade), il cantore avrebbe codificato le formule rituali, le purificazioni e le conoscenze esoteriche necessarie per proteggere l'anima nel suo viaggio ultraterreno.Cfr. Giorgio Colli, La sapienza greca: 1. Dioniso, Apollo, Eleusi, Orfeo, Adelphi, 1977. Da questo nucleo originario si svilupperà successivamente l'orfismo, un movimento religioso e filosofico più ascetico e strutturato della precedente religione greca.

L'Orfismo

Dalle riforme rituali attribuite ad Orfeo si sviluppò l'orfismo, un movimento religioso e filosofico che si diffuse nel mondo greco a partire dal VI secolo a.C. A differenza del carattere temporaneo ed estatico dei misteri dionisiaci, l'orfismo si strutturò come una vera e propria dottrina di vita basata su testi scritti (i cosiddetti Poemi orfici) e su un rigido codice etico e comportamentale.

I pilastri fondamentali della dottrina orfica includevano: Il dualismo antropologico: L'essere umano era considerato composto da due parti distinte: un corpo mortale, visto come una prigione od una tomba (sōma sēma), ed un'anima divina e immortale. La metempsicosi (o trasmigrazione delle anime): Gli orfici credevano che l'anima fosse condannata a reincarnarsi ciclicamente in corpi umani od animali (la "ruota delle nascite"), per espiare ad una colpa originaria. La purificazione e l'iniziazione ai riti erano l'unico modo per spezzare questo ciclo e permettere all'anima di ritornare tra gli dei. L'ascetismo ed il vegetarianesimo: Per mantenere la purezza rituale ed evitare la contaminazione con l'elemento corporeo, gli iniziati seguivano uno stile di vita rigoroso che vietava i sacrifici di sangue ed il consumo di carne, oltre ad imporre l'uso di abiti bianchi di lino.Cfr. Vittorio Macchioro, Eraclito: nuovi studi sull'orfismo, Laterza, 1922.

Le Lamine Orfiche

Una delle testimonianze archeologiche più straordinarie della pratica orfica è costituita dalle cosiddette "Lamine orfiche in foglia d'oro, rinvenute nelle tombe di numerosi iniziati in varie località della Magna Grecia (come Thurii e Vibo Valentia) e dell'isola di Creta antica.

Questi piccoli reperti contenevano brevi testi scritti in greco antico che fungevano da vero e proprio "passaporto" o guida per l'anima del defunto nel suo viaggio nell'oltretomba. Sulle lamelle erano incise le istruzioni esatte su quale percorso seguire nel regno di Ade (ad esempio, evitare la fonte del Lete, che dona l'oblio ed invece bere alla fonte di Mnemosine, la Memoria) e le formule rituali da pronunciare davanti ai guardiani infernali ed a Persefone per dichiarare la propria origine divina ed ottenere la liberazione eterna.

Il mito di Dioniso Zagreo e l'origine dell'umanità

Il nucleo teologico dell'orfismo, che giustifica il bisogno di purificazione dell'essere umano, risiede nel mito di Zagreo. Secondo i frammenti dei poemi orfici, il piccolo Dioniso venne designato dal padre come suo successore al trono del mondo, ma i Titani, gelosi e istigati da Era (la moglie di Zeus il re degli Olimpi), attirarono il fanciullo con dei giochi, lo rapirono, lo uccisero e ne fecero a pezzi il corpo, divorandone le carni.Kern, Orphicorum Fragmenta, frammenti 210-220.

Zeus, scoperto il delitto, fulminò i Titani riducendoli in cenere. Da queste ceneri, che contenevano sia la materia ribelle dei Titani sia i resti del corpo divino di Dioniso da loro ingerito, nacque l'umanità. Di conseguenza, secondo la dottrina orfica, ogni essere umano possiede una doppia natura, ovvero una componente corporea e malvagia (derivata dai Titani) ed una componente spirituale, divina e luminosa (derivata da Dioniso), che l'anima ha il dovere di liberare attraverso i riti di purificazione.

La teogonia orfica e l'Uovo cosmico

Oltre al mito di Zagreo, l'orfismo proponeva una propria cosmogonia che si discostava sensibilmente da quella tradizionale di Esiodo. Secondo i racconti orfici, all'origine del cosmo vi era il Tempo (Chronos), dal quale si generarono l'Etere ed il Caos. Successivamente, il Tempo creò un Uovo cosmico d'argento nelle profondità dello spazio.

Dall'apertura di questo uovo nacque Phanes (detto anche Protogono, cioè "il primogenito"), la divinità splendente della luce e della generazione, che portava in sé i semi di tutte le cose e che diede inizio alla creazione dell'universo visibile. Questa concezione dell'Uovo come nucleo primordiale della vita rappresenta uno dei simboli più celebri e caratteristici del misticismo orfico.Kern, Orphicorum Fragmenta, frammenti 54-70.

Evoluzione del mito