Marano di Napoli, comunemente abbreviato in Marano (Marano 'e Napule in napoletano), è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Napoli in Campania. Posto in parte sulla collina dei Camaldoli, è uno dei comuni più popolosi e fa parte del territorio denominato agro giuglianese.
Geografia fisica Territorio Si estende su di un territorio collinoso di 15,45 km² a 151 metri sul livello del mare. L'area su cui sorge è relativamente molto giovane geologicamente in quanto si è formata circa 11.000 anni fa (corrispondente al terzo e ultimo dei periodi geologici della zona flegrea). Marano è situato nella Zona Nord della città metropolitana di Napoli a nord-ovest dal centro di Napoli, essa dista all'incirca dall'Asse Mediano e una decina di km dalla Tangenziale di Napoli. Infine la città dista appena dieci chilometri dall'aeroporto internazionale di Napoli-Capodichino.
Clima È presente il clima mediterraneo, le estati sono lunghe e fresche ma la maggior parte umide per via delle perturbazioni provenienti dall'Africa, mentre gli inverni sono relativamente miti ma con intense precipitazioni tra ottobre e gennaio a causa dell'aria umida proveniente dal mar Tirreno, non sono escluse delle giornate molto fredde per la provenienza di correnti artiche dalla Russia facendo così precipitare anche per parecchi giorni temperature intorno o al di sotto dello 0°. Le temperature medie invernali sono di solito inferiori ai 10 °C. Le medie estive sono di 26 °C con valori massimi che possono raggiungere i 38 °C con alto tasso d'umidità.
Origini del nome L'origine del nome Marano è sconosciuta; si ipotizza che l'etimologia del nome sia osco-sannita, da Marahieis-Marana, cioè "scendere con violenza" (per la prorompenza delle acque piovane che, dalla collina di San Rocco, defluivano verso valle).
In alternativa, si ritiene che rappresenti un toponimo prediale (o anche detto fondiario) che deriva da un nome latino (in genere corrispondente al gentilizio). Marano quindi deriverebbe dal tardo latino Marianum che ha all'origine il nome Marius, soggetto al quale è stata assegnata una proprietà fondiaria, il praedium Marianum appunto.
Successivamente si è aggiunta la dicitura di Napoli per distinguerla dalle altre città italiane con lo stesso nome, anch'esse probabilmente proprietà fondiarie di un Marius.
Storia Il territorio maranese mostra tracce antropologiche risalenti all'età neolitica, il che ci dice come questo territorio sia stato abitato già da tempi molto lontani: difatti sono stati ritrovati insediamenti databili all'incirca 8.000 anni fa (lungo la direttrice Marano-San Rocco). Del periodo Osco-Sannita troviamo tracce soprattutto nella zona di Masseria Spinosa, Vallesana e Monteleone; tuttavia la maggior parte di esse sono state distrutte nel tempo, lasciando visibili oggi solo tre strade ancora percorribili, ovvero Cupa dei Cani, Pendine e Cupa Orlando.
Col periodo romano abbiamo una vera e propria fioritura dell'area divenuta crocevia di attività economiche, ludiche e religiose, in quanto situata lungo la deviazione Consularis Campana che collegava Pozzuoli (importante porto commerciale nel periodo imperiale) a Capua (a sua volta collegata a Roma con la via Appia).
Del periodo romano testimonianze evidenti sono il Mausoleo del Ciaurro (la più importante opera architettonica di tipo funerario in Campania) e cinque statue conservate al Museo Archeologico Nazionale di Napoli raffiguranti un liberto di nome Dama, la moglie Terzia (entrambi appartenuti all'imperatore Tiberio), Ercole e due fauni. In seguito alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente, e alla perdita di potere dell'Impero Romano d'Oriente nella regione, entrò a far parte prima del Regno di Sicilia e poi del Regno di Napoli.
In questi secoli sorsero i nuclei originari della città: un villaggio denominato Balisano (o Vallesana), un altro che era il vero e proprio casale di Marano (e quindi identificabile nel centro storico) e il casale di Turris Marano (o Marano delle Torri) nei pressi di Monteleone. Proprio nella zona di Monteleone l'imperatore Federico II fece edificare un castello adibito a residenza di caccia che, tuttavia, alla sua morte fu incendiato a causa di una sollevazione popolare; fu fatto ricostruire dal re Carlo I D'Angiò nel 1275, il quale costrinse sessanta famiglie a risiedere nelle vicinanze dello stesso, fondando di fatto la frazione denominata San Rocco.
Con la venuta a Napoli degli spagnoli, Marano si trasformò in un cantiere cambiando il proprio volto. Nel 1630, oltre a comprendere il suo storico territorio, la città inglobava Quarto e il territorio dell'attuale Monterusciello. Inoltre sino a questa data, Marano faceva parte dei casali demaniali di Napoli; tuttavia gli organi di governo, a causa delle difficoltà finanziarie dello Stato, decisero di alienare il casale, insieme ad altri, per ingrossare le casse. Il casale fu dunque venduto ad Antonio Manriquez, marchese di Cirella, al quale successe il figlio Diego nel 1631. A Diego successe la sorella CaterinaPagando un relevio di 605 ducati. cit.Archivio di Stato di Napoli, Spoglio delle significatorie dei relivi, 17, f.276 (nel 1637) e alla sua morte, nel 1690, ad Eufrasia Serbellone (figlia di Caterina Manriquez). Dal 1704, Marano passerà ai nobili CaraccioloMarano passò dapprima a Nicolò Bernardino Caracciolo, pronipote di Eufrasia, e successivamente ai successori Pasquale Caracciolo e Fulvio Gennaro Caracciolo..
Nel 1806, a seguito della riforma amministrativa operata sotto il regno napoletano di Giuseppe Bonaparte, il feudo fu abolito per far spazio alla nascente amministrazione comunale maranese. Dal 1809, Marano è sede di Pretura (divenuto Giudice di pace con la riforma del 1991).
In seguito Marano seguirà le sorti dapprima del Regno delle Due Sicilie e poi dell'Italia. Con la legge elettorale del 1860, il comune di Marano diventa sezione elettorale, comprendente anche il comune di Chiaiano ed Uniti (oggi quartiere di Napoli) e Calvizzano (dal 1865). Nel 1877, per Regio Decreto di Vittorio Emanuele II, dalla sua sezione elettorale verrà distaccato il comune di Chiaiano, mentre nel 1884, per Regio Decreto di Umberto I, verrà distaccato il comune di Calvizzano.
Nel 1948, la frazione di Quarto ottenne l'indipendenza, formando un comune autonomo (oggi chiamato Quarto Flegreo).
Nel 1981, ottenne il titolo di città da parte dell'allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini.
Negli anni 80', la città è divenuta nota nelle cronache locali in quanto vi era localizzato il clan Nuvoletta, clan camorristico-mafiosoAlleato con il Clan dei Corleonesi di Salvatore Riina che, nella compagine della Nuova Famiglia, si contrapponeva alla NCO di Raffaele Cutolo durante la faida di camorra del tempo. La presenza di famiglie camorristiche in zona (Nuvoletta, Orlando, Polverino) ha più di una volta influenzato le capacità amministrative del Comune, che è stato sciolto ben quattro volte per infiltrazioni camorristiche dal 1991 (anno in cui è entrata in vigore la legge in merito).
Simboli
Nello stemma di Marano di Napoli è raffigurato un albero di tiglio su un prato verde, affiancato da un putto alato. Il gonfalone è costituito da un drappo di azzurro, mentre la bandiera è costituita da un drappo di bianco caricato dello stemma comunale al centro.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Le chiese presenti nel territorio del comune sono: Chiesa Madre di San Castrese, eretta intorno al 1600, presenta tre navate e una fonte battesimale a pianta ottagonale Chiesa dell'Annunziata, costruita tra il 1550 e il 1666 Chiesa dello Spirito Santo (XVI secolo) Chiesa di San Ludovico d'Angiò (1972) Chiesa dell'Immacolata Chiesa di Sant'Alfonso Maria de' Liguori Chiesa di San Rocco Chiesa di Gesù Cristo Re e Santa Maria ad Montes Complesso dell'Eremo di Santa Maria di Pietraspaccata, complesso religioso parzialmente scavato nella collina dei Camaldoli Cappella di Santa Maria del Castello Cappella di San Raffaele Cappella di San Marco Cappella del Sacro Cuore di Gesù Chiesa francescana di Santa Maria degli Angeli, nata nel 1609
Aree archeologiche Ciaurro
Situato in via Guglielmo Pepe, è un mausoleo di epoca romana risalente, probabilmente, al I-II secolo d.C.. La scoperta del Ciaurro fu fatta per caso da dei ragazzini, anche se già si era consapevoli della sua esistenza. Inizialmente fu usato come fienile, e poi come deposito. Ma fu solo nel corso del secolo scorso (XX sec.) che il monumento venne tutelato e valorizzato. Attualmente è inserito nella villa comunale a cui dà il nome, costruita ad hoc per il monumento.
Il Ciaurro occupa un'area di circa 400 m²; le sue pareti presentano delle nicchie, le quali contenevano le urne cinerarie. Le pareti, come anche le nicchie, sono di tufo, forse proveniente dalla collina dei Camaldoli, mentre il perimetro dell'entrata, come anche quello della finestra, è fatto con mattoni di cotto i quali, dopo un'attenta analisi, sono risultati provenire dai Campi Flegrei (visto che il terreno presenta molte tracce di zolfo). Nelle pareti di tufo sono intarsiati dei rombi.
Una volta il Ciaurro presentava anche una grande cupola, distrutta, poi, dagli agenti atmosferici. Il crollo della cupola decretò solamente la rottura del pavimento e non il crollo dell'intero vano, salvando così il secondo piano. L'unico piano intatto è il piano terra, il quale si trova a circa 3 metri sotto il livello attuale del terreno. A tutt'oggi non si sa bene chi vi fosse stato sepolto, ma sono state fatte nel tempo diverse supposizioni; la più accreditata è quella che vede in Tirone, uomo politico, oratore e discepolo di Cicerone, il proprietario del monumento. L'unica cosa di valore ad essere ritrovata (a parte l'intera struttura) è un cofanetto ornato con all'interno 30 monete d'argento.
Ciauriello Il Ciauriello è una villa romana, risalente a un periodo tra il I e il IV secolo d.C., presente nel cosiddetto Bosco della Salandra. Della villa, sono arrivati a noi pezzi di opus reticulatum e le cisterne per l'acqua.
Il suo nome è di origine araba: come il Ciaurro, deriva dall'arabo "tjaurr", che significa infedele (termine con cui i saraceni indicavano tutti i resti romani, perché pagani); il vezzeggiativo è dato dal fatto che, come resti, sono di dimensione inferiore al Ciaurro.
Il Ciauriello, oggigiorno, è in rovina.
Aree naturali Bosco della Salandra Nell'area compresa tra la Piana di Quarto e la Collina dei Camaldoli, Marano presenta un bosco di faggi, denominato Bosco della Salandra.
Il bosco presenta diverse peculiarità e non pochi resti archeologici. Nel bosco è presente anche una grotta, detta Grotta del Brigante, che fu rifugio per il brigante Alfonso Cerulo, che seminò il terrore in zona in epoca post-unitaria, tra il 1863 e il 1867. La grotta in questione è stata utilizzata anche in periodi ancora più remoti: è presente infatti una incisione realizzata da un frate gesuita nel 1615.
Il bosco è tutelato dalla Soprintendenza ai Beni Culturali dal 2010, ma sin dagli anni 90' è nel degrado: non sono pochi gli sversamenti illeciti di rifiuti e i tagli abusivi degli alberi per ricavare legname. La stessa grotta del brigante Cerulo è stata una discarica abusiva di amianto.
Nella zona del bosco è presente anche l'Eremo di Santa Maria di Pietraspaccata. Un eremo semi-rupestre, che ospitato nel corso dei secoli numerosi frati, oggi in condizioni di assoluto degrado. Il bene è di proprietà della Curia di Pozzuoli e nessuna iniziativa - tesa alla sua salvaguardia - ha finora sortito gli effetti sperati. L'eremo, infatti, è tuttora a rischio crollo.
Architetture civili
La città di Marano ha anche due palazzi storici: Palazzo Battagliese e Palazzo Merolla. Entrambi gli edifici, ristrutturati negli ultimi anni con fondi comunali e sovracomunali, sono attualmente in stato di abbandono o inutilizzati.