Bonafede ha fatto parte della generazione di donne che scrisse le prime opere di storia patriottica risorgimentale utilizzando soprattutto il genere della memorialistica, in particolare con il racconto delle biografie dei familiari protagonisti delle battaglie per l'unificazione italiana...

Biografia

Carolina Pizziconi nacque a Piacenza il 7 agosto 1811, primogenita della "numerosissima figliolanza" di Antonia Antinori e Gaspare Pizzigoni, negoziante di gioielli.. All'età di quattro anni venne adottata dalla zia materna Teresa Antinori e dal marito Luigi Cirri, che non avevano figli, e visse con questa nuova famiglia prima a Roma e poi a Civitavecchia. Solo quando si sposò in giovane età - aveva quindici o sedici anni - con il romano Vincenzo Sabatini, sottotenente della milizia pontificia, Carolina apprese, attraverso i documenti necessari per il matrimonio, che non erano i Cirri i suoi veri genitori e che aveva dei fratelli a Piacenza..

Nel febbraio del 1830 Vincenzo Sabatini morì, lasciando vedova la diciannovenne Carolina, incinta, e orfano il primogenito Luigi, di venti mesi...

Poco più di un anno dopo la giovane si risposò con il cesenate, di origini marchigiane, Marco Aurelio Bonafede, capitano di guarnigione a Civitavecchia, ex combattente dell'esercito napoleonico.. Anche lui vedovo, da giovanissimo si era arruolato come volontario e aveva partecipato alla campagna di Russia. Fu probabilmente il marito, vicino agli ambienti carbonari mazziniani bolognesi, a far nascere in Carolina l’interesse per la storia e a far crescere in lei il sentimento patriottico..

I Bonafede risiedettero fino al 1939 a Civitavecchia, dove Carolina ebbe accesso ai salotti più importanti della città e conobbe gli intellettuali Pietro Manzi e Benedetto Blasi..

Da Civitavecchia a Bologna

Nel 1840 si stabilì con il marito e il secondogenito Vincenzo a Bologna, città in cui Marco Aurelio Bonafede venne nominato comandante della Piazza.. Nel 1843 la carriera di quest'ultimo si interruppe bruscamente: venne destituito dalla carica perché si rifiutò di aprire il fuoco contro i giovani mazziniani promotori di un moto insurrezionale contro il governo pontificio.

L'anno dopo Bonafede morì in circostanze poco chiare; mentre alcune voci ipotizzarono che si fosse trattato di un avvelenamento, la famiglia sostenne che egli era morto di "crepacuore", indicando in Stanislao Freddi, colonnello dei carabinieri pontifici, acerrimo nemico del movimento mazziniano in Romagna, distintosi per aver sottoposto a giudizio sommario i protagonisti del moto di Savigno, l'autore delle angherie e dei dispiaceri che lo avrebbero poi condotto alla morte...

Carolina risiedette nel capoluogo emiliano per quasi cinquant'anni, in un appartamento in via del Poggiale, oggi via Nazario Sauro. Dopo la morte del marito, da autodidatta, avviò la sua attività di scrittrice.

Esordio letterario Nel 1845 pubblicò il suo primo libro, Cenni biografici e ritratti d'insigni donne bolognesi, il cui il fine dichiarato era fornire nobili esempi per l''educazione delle giovinette, “leggiadro ornamento della patria […] nel cui avvenire si compieranno tante belle speranze”.

Anche le opere successive furono animate dall'intento pedagogico di sostenere e trasmettere i valori risorgimentali, incarnati nelle vicende biografiche della sua stessa famiglia.

Carolina Bonafede partecipò alla vita culturale della città e coltivò contatti e scambi con diverse personalità attive nei circoli della produzione letteraria ed editoriale, come il bibliofilo Gioacchino Muñoz, l'erudito Ottavio Mazzoni Toselli, la collaboratrice del settimanale scientifico letterario Il Solerte Claudia Borzaghi Vesi, la poetessa e direttrice della Scuola Superiore Femminile di Bologna Teodolinda Franceschi Pignocchi, amica di Adelaide Zappoli Venturini, Michelangelo Gualandi, gli scrittori Giuseppe Bustelli, Cesare Monari, Luca Vivarelli e Luigi Mercantini che dal 1860 al 1865 fu docente presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna.

Gli articoli sul Piccol Reno e il 1848 La sua passione per la scrittura era iniziata diversi anni prima della pubblicazione del Plutarco femminile, come dimostra il ricco articolo di quattro pagine, Cenno storico di Civita-Vecchia. Lettera di Carolina Bonafede al suo figlio Luigi, apparso sul periodico settimanale bolognese Il Piccol Reno nel settembre del 1845, ma composto dall'autrice nel 1841, su sollecitazione del primogenito che le chiedeva informazioni sulla città.

Il figlio Luigi, dopo il trasferimento dei genitori e del fratello Vincenzo a Bologna, era rimasto a vivere con i Cirri, i nonni adottivi e nel 1838, per indirizzarlo al sacerdozio, era stato iscritto al collegio romano dei Canonici regolari del Santissimo Salvatore lateranense.. Dopo alcuni anni, tuttavia, il ragazzo manifestò il desiderio di seguire, come il patrigno, la carriera militare, e dal giugno del 1841 questi lo iscrisse ad un collegio militare a Bologna.. Nell'articolo del Piccol Reno, che comprendeva un excursus storico su Civitavecchia e le sue bellezze, corredato da alcuni appunti autobiografici, la madre, rivolgendosi a Luigi, il "piccolo cadetto dei dragoni pontificii", gli ricordò come ora i suoi doveri, in quanto milite, fossero "centuplicati", perché "è la ragione della sua terra e del padre suo, ed il sovrano de' suoi fratelli che difende"..

Nel 1848 Luigi, soldato di cavalleria, e il fratello diciottenne Vincenzo erano impegnati contro gli Austriaci in Veneto, e in seguito parteciparono entrambi alla difesa della Repubblica romana.. Quando i francesi ristabilirono il papa a Roma si dimisero entrambi dal corpo dei dragoni..

Nell'introduzione alle Memorie letterarie e biografia di Ottavio Mazzoni Toselli, la rivoluzione del '48 e la partecipazione dei figli alla prima guerra d'indipendenza venne interpretata da Bonafede, sulla base delle proprie vicende familiari, come il proseguimento e il trionfo degli ideali di liberazione nazionale sostenuti dal marito durante le campagne napoleoniche. L'opera si presenta come una biografia dello studioso bolognese Ottavio Mazzoni Toselli (1778-1847), filologo e storico morto un anno prima, autore di un Dizionario gallo-italico, di studi sull'archivio criminale di Bologna e di uno scritto sul processo intentato nel 1665 contro Lucia Tolomelli, sospettata di aver avvelenato la pittrice e incisora Elisabetta Sirani..L'apprezzamento con cui fu accolta questa biografia da parte dei contemporanei è testimoniato dal suo dichiarato utilizzo da parte dell'editore negli scritti di Toselli e dall'elogio rivolto ad essa e alla sua autrice dallo scrittore Giuseppe Bustelli. Cfr.:; Giuseppe Bustelli, Scritti, vol. 1, Salerno, Stabilimento tipografico Nazionale, 1878, p. 353.

Nella lettera di cordoglio rivolta alla vedova dell'erudito bolognese contenuta nelle Memorie, la scrittrice, ricordando le proprie sventure e la morte del colonnello Bonafede "vittima de' raggiri e delle insidie", indicò la ragione che le aveva dato la forza di reagire:

I racconti degli anni cinquanta

Negli anni cinquanta in città crebbe l'attenzione per le artiste bolognesi e in particolare la pittrice barocca Elisabetta Sirani divenne oggetto di diversi studi da parte degli intellettuali bolognesi, alla ricerca di figure simbolo della storia della propria città.. Dopo averle dedicato dedicato un capitolo nel suo repertorio biografico del 1845, Bonafede la rese protagonista di un suo racconto nel 1852 e di un'opera teatrale nel 1856..

In quello stesso periodo pubblicò su commissione, sulla strenna bolognese Il lieto augurio, la novella Sofia Mansfeld (1853), ispirata al racconto Il vaso prussiano di Maria Edgeworth, ed Episodio per romanzo storico (1855), una novella incentrata sulle vicende di una famiglia ungherese durante la guerra contro gli Ottomani nel 1716/18, in cui le due donne protagoniste assumono le redini della famiglia dopo la partenza al fronte dei propri familiari. Nel 1856 nell'Albo felsineo si ha traccia di un racconto della scrittrice intitolato Gli studenti, e sottotitolato "novella storico-romantica del secolo XIV".

Questi scritti, oltre che rappresentare un periodo di fertile produzione letteraria, segnalano la contiguità di Bonafede con i protagonisti più noti e vivaci dell'ambiente letterario bolognese: collaboravano infatti a queste pubblicazioni importanti intellettuali e patrioti bolognesi, come Carlo Pepoli, Salvatore Muzzi e Fanny Ghedini Bortolotti..

Tornati a Bologna nel 1850, i figli della scrittrice si dedicarono inizialmente ad altre attività; Luigi coltivò l'arte del canto e si esibì nei teatri come baritono. Insieme al fratello Vincenzo, nel 1853 venne coinvolto nel moto repubblicano che doveva scoppiare nelle Romagne subito dopo la rivolta di Milano.. Al fallimento del previsto sollevamento della città lombarda, a Bologna seguì un'ondata di repressione poliziesca che colpì i membri dei comitati mazziniani. Vincenzo fuggì in Piemonte per sottrarsi all'arresto e si arruolò nella legione anglo-italiana;. di stanza in Lancashire, conobbe la futura sposa Penelope Every-Clayton. Luigi nel 1853 venne arrestato, torturato e processato con i membri del comitato bolognese mazziniano. Graziato nel 1855, riprese la sua carriera di baritono.

Nel 1859 entrambi i fratelli ritornano a combattere nelle guerre d'indipendenza..

Le Memorie degli anni sessanta

Negli anni sessanta il riferimento alle vicende biografiche della propria famiglia, intrecciate agli eventi politici di Bologna e dell'Italia risorgimentale, prevalse su tutta la produzione letteraria di Bonafede..

Il 1º ottobre 1860 il figlio Luigi morì nella battaglia del Volturno durante la spedizione dei Mille. Tre anni dopo Carolina Bonafede ne scrisse la biografia, ripercorrendone le principali tappe della vita e il percorso formativo - dalla scelta di rinunciare al sacerdozio per dedicarsi alla carriera militare, su esempio del padre, alla partecipazione alla prima guerra d'indipendenza; dall'arresto a Bologna e le torture subite nel 1853, al lungo periodo di detenzione; dalla sua scarcerazione nel 1855, alla morte in battaglia a Capua, arruolato, tra i Mille, nel corpo degli zuavi dell'esercito meridionale.

Le Memorie, dedicate "ai fratelli e alle sorelle" cresciuti con i genitori a Piacenza e di cui aveva perso traccia, rappresentano il riconoscimento e il ricongiungimento della scrittrice "nata Pizziconi" con la famiglia originaria e l'intreccio dei legame tra famiglia e nazione sul terreno dei comuni affetti e degli ideali di libertà e indipendenza incarnati dal figlio perito in battaglia... Le Memorie affermano nel contempo la sua identità di scrittrice come madre e moglie di patrioti, custode della memoria dei familiari caduti perché "altra parte d'Italiani avessero libera la parola e libero il braccio alla totale emancipazione della comune patria":.

La scrittrice non fu tuttavia restia ad un impegno personale nell'arena politica. Frequentò e supportò alcune combattenti mazziniane, come Anna Grassetti Zanardi; con quest'ultima, Carlotta Trebbi e Nina Evangelisti fondò nel 1862 la Società patriottica femminile bolognese, con lo scopo di raccogliere sussidi per il compimento dell'unità nazionale. Nel 1865 la Ladies’ Society of Bologna, di cui era presidente onoraria Teresita Garibaldi, inviò al governo statunitense una lettera di cordoglio per l'assassinio di Abramo Lincoln, "martire della libertà".

Anni settanta Gli ultimi scritti di Bonafede risalgono agli anni settanta: il primo è dedicato alla memoria dei nipoti, tra i quali compare Emele Taylor, la bimba adottata dal figlio Vincenzo (1830-1896) e dalla moglie Penelope Every-Clayton (1835-1913), che visse quattro anni con Carolina e morì a Bologna nel 1868.

A Roma pel dì 1. luglio 1871, scritto dopo l’unificazione, anch'esso rivolto ai nipoti, racconta la storia dell'Italia degli ultimi settant'anni "nella prospettiva d’una storia familiare condivisa"..