La festa della Madonna Santissima del Monte, detta anche Festa di Maria del Monte o Festa del Monte (Festa di lu munti in siciliano) è un secolare evento religioso e civile, con una tradizione radicata fin dal 1503, che si svolge annualmente a Racalmuto la seconda settimana di luglio, dedicato alla compatrona e, dal 1938, Regina di Racalmuto.

La festa riveste un ruolo fondamentale, sia dal punto di vista sociale che da quello culturale per la comunità racalmutese.

È vissuta con grande attaccamento da tutta la cittadinanza ed è caratterizzata da forti passioni e sentimenti che ne esprimono valori e contraddizioni. Dal secolo scorso è celebrata anche nella città di Hamilton, in Canada, per via della forte presenza italiana.

Ogni anno attira migliaia di visitatori, circa diecimila.

Origine

A causa delle invasioni barbariche, attorno al VIII secolo, era numerosa la distruzione delle immagini sacre, a causa dei cosiddetti iconoclastiLetteralmente, "spezzatori di immagini" dal greco εἰκών - eikòn, "immagine" e κλάω - kláō, "rompo"; contestualmente, anche l'imperatore bizantino Leone III Isaurico aderì al movimento del paulicianesimo ed a partire dal 730 emanò una serie di editti volti ad eliminare il culto delle immagini sacre all'interno dell'Impero.Ostrogorsky, p. 150

Per il suddetto motivo, secondo lo storico Corrado Lancia di Brolo, molte immagini furono seppellite dagli stessi fedeli così da garantirne la protezione. Rinvenute nei secoli successivi, alcune furono oggetto di venerazione; sebbene quindi la Madonna del Monte sia stata realizzata in epoca di molto posteriore, si ricordi che nel XVIII secolo era usanza rivestire le immagini sacre di miracoli.

Una versione della leggenda fu redatta da Don Bonaventura Carusellidei Frati Minori Osservanti di Lucca Sicula. che ne compose un dramma in versi attorno al 1848, ma edito a Palermo nel 1856.

Gioeni e Del Carretto: una storica rivalità

Paolo Del Carretto, fratello di Ercole che nel 1503 era Signore di Racalmuto, nello stesso anno offese un membro dei Barresi, potente famiglia di Castronovo, venendo in seguito ucciso dagli stessi; la vittima fu tuttavia vendicata dal legittimo erede, Giovanni III del Carretto, il quale uccise a sua volta due membri della famiglia Barresi.

Leggenda

La festa ha origine da un’antica e suggestiva leggenda riguardante il simulacro.

Da una memoria scritta da Francesco Vinci attorno al 1760, si apprende che, nel 1503, il principe Eugenio Gioeni di Castronovo compì un viaggio in Africa per curare l’ipocondria, accompagnato da parenti di Palermo e settanta membri della servitù. Dopo aver trascorso cinque anni in Libia, un giorno scoppiò un temporale, che portò il principe ed i suoi accompagnatori a rifugiarsi in una grotta.

Scampato il temporale, rinvennero nella spelonca un muro a secco dietro il quale, una volta abbattutolo, rinvennero una magnifica statua di Madonna odigitria, con in braccio l'infante Gesù. Il Gioeni percepì il miracolo come una promessa di guarigione dalla malattia e, promesso di dedicare alla Madonna un tempio ex voto, in maggio fece vela verso la natia Sicilia.

Il principe sbarcò a Punta Bianca, presso Agrigento, dando ordine di trasportare la Madonna su un carro trainato da sei buoi alla volta di Castronovo.

Giunta a RacalmutoPaese composto allora da 700 case e circa abitanti. una domenica di maggio, la carovana fece sosta alla chiesa di Santa Lucia per dissetarsi. Il luogo era allora governato dal conte Ercole del Carretto, nonché marchese di Savona e del Finale, il quale inviò il fidato paggio Ambrogio per indagare il motivo dell'agitazione e dell'assembramento sulla strada, motivati da un sogno compiuto la notte precedente.

Incontratisi nelle vicinanze del Castello, alla vista della splendida Madonna il conte si offrì di pagare tanto oro quanto pesava la statua, ottenendo un secco rifiuto dal Gioeni; allorché, lo scudiero di questi Ferdinando, gli riferì che la statua era diventata pesantissima ed i buoi si erano inginocchiati non volendo più spostarsi.

Inizialmente, il principe Gioeni pensò ad un tradimento da parte del Carretto, così entrambi sguainarono le spade in procinto di combattere, ma furono interrotti dalle grida del popolo che adorava la Madonna. Abbandonati i suoi propositi, il principe tornò nella sua Castronovo, mentre invece la statua venne collocata proprio nella chiesa di Santa Lucia in cui, tra il 1737 ed il 1747, è stato edificato il Santuario a Maria Santissima del Monte.

La leggenda è raffigurata in due quadri databili tra il 1628, in cui venne costruita la chiesa di San Giuseppe, ed il 1688, anno della dipartita di padre Giuseppe Lo Sardo. Collocati in precedenza nella sagrestia, sono stati recentemente restaurati su commissione del rettore Luigi Mattina, insediatosi dal 1971, e oggi esposti nel Santuario.

Raffigurano, rispettivamente l'arrivo della statua a Punta Bianca ed il suo arrivo a Racalmuto.

Il Santuario

La chiesa a Maria Santissima del Monte venne edificata per volere del sacerdote Pietro Signorino, che ottenne l'autorizzazione dal Vescovo di Girgenti, Monsignor Lorenzo Gioeni.

Il chierico spirò il 10 aprile 1747, nominando la Vergine sua erede universale, con l'obbligo di una messa quotidiana.

Intorno al 1883 la chiesa, con rettore Ignazio Tirone, fu restaurata dai fratelli Grisafi su progetto di Dionisio Sciascia, e terminata otto anni più tardi, nel 1891. Ulteriore decorazione fu sostenuta dalla baronessa filantropa Mariangela Tulumello.

L'edificio venne elevato a Santuario da Monsignor Giovanni Battista Peruzzo il 24 maggio 1940.

L'altare La custodia della Madonna- alta quasi sei metri- fu fatta realizzare dal governatore Antonino Lo Brutto nel 1767, sotto la quale vi sono conservate reliquie di altri santi quali, ad esempio: San Teofilo, Santa Reparata, Santa Giustina, San Acacto, San Innocenzo Martire, Sant'Onesto, Sant'Onorio.

Svolgimento

La festa della Madonna del Monte com’è conosciuta oggi ebbe origine probabilmente intorno al 1747, anno della costruzione del nuovo Santuario, diventando più solenne tra il 1777 ed il 1781, alla comparsa dei Ceri, assumendo un forte significato anche esteriormente.

Fino a quel punto, infatti, le Associazioni di borghesi, ogliari, commercianti di ceriali e mugnai, si riunivano all'altare del Santuario, offrendo la cera alla Vergine ex voto per grazia da ricevere o per grazia ricevuta, nel contesto di ragioni familiari, affettive o legate all'auspicio di buon raccolto.

La festa, che fino ai primi anni '50 si svolgeva nel mese di maggio e poi fino agli anni ‘80 a giugno, fu spostata a luglio per consentire agli emigrati di assistere alla processione.

La novena

La festa è preceduta dalla recita di una novena, che negli ultimi giorni di mercoledì e giovedì è dedicata, rispettivamente alle Vocazioni religiose, alle anime consacrate e alle associazioni parrocchiali per liturgie particolari un giorno; quello seguente è dedicato agli ammalati di mattina e ai giovani di sera per liturgie proprie.

La kermesse propriamente detta si svolge tradizionalmente nella seconda settimana di luglio con una durata di cinque giorni, iniziando il venerdì e proseguendo fino al martedì.

La festa religiosa si concentra però tra il venerdì e la domenica. I giorni successivi si è svolto, tradizionalmente nella piazza Crispi, un concerto di musica leggera tra i cui cantanti si annoverano artisti del calibro di Iva Zanicchi, Severino Gazzelloni con il suo flauto dorato, i Cugini di Campagna ed altri ancora.

Venerdì

Le celebrazioni iniziano con ventuno scoppi di cannone sparati alle 18:00 in Piazza BaronaNella quale, fino ai primi anni duemila, si svolgeva un caratteristico mercato degli animali., mentre la banda comunale “Giuseppe Verdi”Fondata dal sindaco Gaspare Matrona nel 1870, ne fu primo direttore il maestro Francesco Divona mentre oggi il ruolo è ricoperto da Francesco Carrara. suona per le vie della città: inizia così la festa vera e propria.In precedenza partecipavano anche diverse altre Bande, e molto prestigiose, che accorrevano da tutto il Meridione mentre invece la Banda comunale veniva di molto declassata. Seguono numerosi applausi, e da qui il tradizionale detto “sbampà la festa” (sta andando a fuoco).

Nella processione serale, tradizionalmente alle 20:30, la Madonna viene trasportata per la città in una processione detta di "Trionfo" o della "Fiaccolata", rievocando il momento dell’arrivo trainata dai buoi sopra un carro rustico e preceduta da due file di persone con fiaccole variopinte. Successivamente, dalle 22:30, si svolge la sfilata del corteo con personaggi in sontuosi costumi d’epoca.

Giunto il carro in Piazza Crispi, la principale del paese, si svolge un’affascinante recita scritta dal sindaco Eugenio Napoleone Messana nel luglio 1978, rivista in seguito, nel 1982, da Nicolò Macaluso e Piero Carbone: l’interpretazione attuale ha sostituito l’originaria versione del Caruselli, in disuso dal 1955, con un testo più moderno.

Anche in questo caso, una rievocazione storica con protagonisti il Conte Ercole Del Carretto, signore di Racalmuto, e il principe Eugenio Gioeni, del vicino paese di Castronovo, accompagnati dallo scudiero Ferdinando e dal paggio Ambrogio, con tutto il seguito di cortigiani.

Il testo attuale si segnala per la maggiore presenza di personaggi femminili, come la Contessa di Racalmuto, lo spostamento della rappresentazione dalla domenica al venerdì ed inoltre l’introduzione del personaggio di Giacinto in funzione di prologo.

Sabato

I festeggiamenti continuano il sabato con la sfilata dei tradizionali ceri da parte delle confraternite dei Borghesi (burgisi), degli Ogliari (ugliara), dei Commercianti Cerialicoli (cicirara) e dei Mugnai, ad oggi non più presente, a cui dal 2023 si è aggiunto un quarto carro dedicato agli emigrati racalmutesi nel mondo ad opera dello scultore Giuseppe AgnelloLo stesso che ha scolpito, nel 1997, la statua di Leonardo Sciascia collocata sul marciapiede del Circolo Unione nel Corso Garibaldi..

Ceri o Cilii Tali strutture sono dette blannuna, dallo spagnolo “Blandon”, che significa appunto grande cero, e dalla fine del Settecento sfilano lungo le vie principali del paese. Questi avevano la funzione di illuminare il cammino dei devoti, fondandosi sull'antico rito pagano simboleggiante la fiamma di luce che squarcia l'oscurità delle tenebre.

La candelora, meglio nota con i suoi equivalenti siciliani “cannalora” o “ciliu” (“cereo”) rappresenta l'offerta della cera alla santa patrona, attraverso torce da bruciare o ardere per atto devozionale o per accompagnare la celebrazione degli uffici divini: prima dell'illuminazione pubblica, istituita dal sindaco Gaspare Matrona, avevano anche la funzione di rischiarare la piazza e il corso principale, da cui passavano. Una festa delle candelore fu istituita nel 492 da papa Gelasio I oppure, secondo altri, da papa Sergio I nel 687.

Il cero dei borghesi, il più grande, risale al 1888, ed è adornato di vessilli raffiguranti la Madonna e spighe di grano. Il sabato sera, giunto nel Corso Garibaldi, a 150 metri dal Duomo, il cero dei borghesi si arresta: a questo punto tradizionalmente gli scapoli, che hanno fatto promessa di matrimonio entro l’anno, lottano per conquistare lo stendardo in oro.

Formatisi le fazioni a sostegno dell’uno o dell’altro, i giovani si azzuffano tra di loro giungendo anche alle mani pur di impadronirsi dell’agognata bandiera, pitturata o ricamata a mano con bordi in oro su commissione del vincitore dell'anno precedente: colui che riesce per primo ad afferrarla viene nominato vincitore, che rimane trionfatore con lo stendardo in mano fino all'arrivo in chiesa.Fino ancora agli anni '30 e '40 del Novecento era vista come una grande impresa; per tale motivo, ancora in paese l'espressione "E chi piglià lu Ciliu?" (Avrà preso il Cero?) resta come sinonimo di un grande traguardo raggiunto.