La prima guerra del nord, anche detta guerra di Livonia, fu un conflitto combattuto dal 1558 al 1583 dal Regno russo contro una coalizione che non agì mai, salvo casi ristrettissimi, in maniera congiunta e composta dalla Confederazione polacco-lituana, dal Regno di Danimarca e Norvegia e dall'Impero svedese per l'ottenimento della supremazia nel Mar Baltico (dominium maris Baltici). Il conflitto scoppiò quando l'esercito russo invase la Livonia, una regione le cui coste (oggi in gran parte territorialmente comprese nella Lettonia) avevano un valore strategico, in quanto luogo di transito delle fiorenti rotte commerciali che collegavano il Baltico all'estremo est europeo.
Il conflitto si aprì con varie vittorie per i russi, i quali erano riusciti a prevalere sull'Ordine di Livonia, scioltosi nel 1561, e il cui Stato successore, il Ducato di Curlandia e Semigallia, era volontariamente divenuto un vassallo della Confederazione polacco-lituana. Le ostilità non proseguirono in maniera ininterrotta, ma furono per diverse volte bloccate da tregue stipulate dalle varie potenze belligeranti. Tra il 1562 e il 1570 le operazioni militari si diradarono, anche per via delle difficoltà economiche e di politica interna insorte in Russia nel 1565 per via della rivolta dei boiardi (instaurazione dell'Opričnina). Mentre i suoi nemici cercavano di adoperarsi per riconquistare i territori perduti, lo zar Ivan IV dovette fronteggiare l'invasione dei tatari di Crimea, che il 24 maggio 1571 incendiarono Mosca e resero decisamente complessa la positiva prosecuzione della guerra per la Russia. Nel 1570 circa, al fine di gestire meglio quanto acquisito sul campo di battaglia, fu costituito dai russi il Regno di Livonia, il quale nella sostanza era uno Stato vassallo di Mosca. Nel corso degli anni Settanta del Cinquecento, le lotte nella regione baltica si susseguirono in maniera frequente, risultando caratterizzate da episodi di grande violenza e brutalità ad opera di entrambi gli schieramenti.
Il Regno di Livonia rimase in essere fino al 1578, anno in cui Magnus di Livonia, il nobile danese che lo stava amministrando con l'approvazione di Mosca, fu destituito da Ivan IV perché gli disobbediva. Negli anni successivi la Confederazione polacco-lituana, allo stesso modo della Svezia, seppe organizzare un'efficace controffensiva che respinse i russi da gran parte della Livonia, sia pur al prezzo di numerose perdite. Le ostilità cessarono solo il 15 gennaio 1582, quando fu siglato l'armistizio di Jam Zapolski tra la Polonia-Lituania e la Russia. Ai sensi di quest'intesa, Ivan IV rinunciava al possesso della Livonia e la restituiva ai polacco-lituani, riottenendo però al contempo alcuni territori che aveva conquistato tra il 1579 e il 1581 su approvazione del re polacco Stefano I Báthory. È possibile che questa concessione fosse stata favorita dalla rinuncia all'assedio polacco-lituano della città di Pskov, trascinatosi per più mesi verso l'ultimissima fase del conflitto.
In virtù della pace di Pljussa del 10 agosto 1583, stipulata dalla Russia e dalla Svezia, a quest'ultima veniva riconosciuto il possesso di alcuni territori che si affacciano sul Golfo di Finlandia, ovvero le province dell'Estonia, dell'Ingria e della Livonia svedese. Il conflitto non placò comunque gli animi di chi desiderava ancora conquistare la Livonia, come per esempio la Russia, o di chi voleva espandere i propri possedimenti sulle coste baltiche, come nel caso della Svezia. Le dispute territoriali sulla Livonia si trascinarono, sia pur con varie interruzioni, addirittura fino alla grande guerra del Nord del 1700-1721, quando la regione finì definitivamente nell'orbita russa.
Antefatti La Livonia prebellica
Nella prima metà del XV secolo, la Terra Mariana, una regione economicamente prospera compresa nei confini delle moderne Lettonia ed Estonia,. era stata riorganizzata a livello amministrativo e convertita nella Confederazione livoniana.. I territori venivano gestiti dai Cavalieri di Livonia, un ordine religioso cavalleresco formalmente sottoposto all'Ordine teutonico, dal vescovado di Dorpat, di Ösel-Wiek, nonché, in Curlandia, dall'Arcidiocesi di Riga e dalla città di Riga.. Oltre a quest'ultima, le città di Dorpat e Reval (Tallinn), così come altre fortezze, godevano di uno di status particolare che consentiva loro di regolarsi in modo quasi indipendente. Le istituzioni principali, col tempo, divennero assemblee comuni che si tenevano regolarmente ed erano noti come landtag. Il potere doveva essere equamente ripartito tra clero e Ordine; tuttavia, nacquero spesso contrasti, in particolare per il predominio su Riga, un prospero porto situato in una posizione geograficamente favorevole. Nel 1500, dopo secoli di acredini, emerse una nuova spaccatura, stavolta in campo religioso, riguardante la diffusione del luteranesimo. Tra il 1520 e il 1550, la Riforma aveva attecchito in maniera capillare negli odierni Paesi baltici; chiamato a prendere posizione, l'Ordine di Livonia (nel frattempo distaccatosi dai teutonici e divenuto autonomo) si dimostrò sostanzialmente tollerante, rimanendo dal canto suo fedele al cattolicesimo.. Per via delle numerose guerre e delle lotte intestine scatenatesi per il potere, la Livonia si scoprì improvvisamente debole, oltre che priva di adeguate difese e alleati stranieri che potessero supportarla in caso di attacco. Ad inguaiare un quadro che sembrava già compromesso si aggiunsero il Granducato di Lituania e il Granducato di Mosca, che intendevano perseguire politiche espansionistiche a scapito dell'ordine cavalleresco. Lo storico inglese Robert I. Frost ha dichiarato a proposito di questa instabilità: «Spossata da liti interne e minacciata da macchinazioni politiche degli Stati confinanti, la Livonia non appariva assolutamente in grado di resistere a un attacco [straniero]»..
Il Landmeister (Gran maestro) dell'Ordine, assieme ai feudatari che presidiavano le fortezze livoniane, apparteneva a una nobiltà assai gelosa dei propri privilegi e che contrastava la formazione di una borghesia che potesse aspirare a un maggiore ruolo sociale.. Anche il clero si contraddistingueva per un certo immobilismo e si preoccupò sempre di difendere i propri interessi, piuttosto che tutelare le rivendicazioni degli altri. Rispettivamente nel 1539 e nel 1555, Guglielmo di Brandeburgo fu nominato arcivescovo di Riga e Cristoforo di Meclemburgo suo coadiutore grazie all'intervento di suo fratello Alberto di Hohenzollern, ultimo Hochmeister (Gran maestro) prussiano che aveva secolarizzato lo Stato monastico dei cavalieri teutonici e che nel 1525 si era proclamato duca di Prussia.. Guglielmo e Cristoforo intesero perseguire gli interessi di Alberto in Livonia, compresa l'istituzione di un ducato livoniano ereditario ispirato al modello prussiano.. Tuttavia, a differenza di Alberto, l'Ordine intendeva ristabilirsi in Prussia (Rekuperation),. motivo per cui si oppose alla prospettiva di una secolarizzazione della Livonia e alla creazione di un ducato ereditario.
Aspirazioni delle potenze limitrofe Quando iniziò la guerra di Livonia, la Lega anseatica aveva già perso il monopolio sui proficui e prosperi commerci intrattenuti nel Mar Baltico.. A causarne il declino fu l'inserimento nel mercato di flotte mercenarie europee, in particolare dai Paesi Bassi asburgici e dalla Francia. Le navi anseatiche si dimostrarono non in grado di competere con quelle da guerra delle potenze occidentali.. Poiché la Lega non si rivelò capace di allestire una flotta adeguata a causa del negativo andamento dei commerci,. le città livoniane che ne facevano parte (Riga, Reval e Narva) rimasero prive di tutele sufficienti.. La marina della Danimarca-Norvegia, la più potente del Baltico, controllava l'Öresund, l'ingresso principale verso le acque orientali del Baltico. Oltre al controllo sulle dogane situate in quella zona, le quali riscuotevano dei dazi sulle imbarcazioni che transitavano, la Danimarca-Norvegia deteneva il possesso di isole strategicamente importanti quali Bornholm e Gotland..
Il saldo controllo danese delle coste baltiche meridionali, unito alla mancanza pressoché totale di porti che non fossero isolati dal ghiaccio durante i mesi freddi, limitò gravemente la possibilità da parte della Svezia di inserirsi nella lotta per il predominio commerciale dell'Europa nord-orientale.. Ciononostante, il Paese si affermò gradualmente in ambito economico grazie alle esportazioni di legname, ferro e soprattutto rame; il numero crescente di scambi permise, sia pur in maniera lenta, di allestire una flotta. Ritenendo troppo gravosa l'ipotesi di scontrarsi con la Danimarca, Stoccolma guardò a sud-est, in particolare a meridione del Golfo di Finlandia, e si convinse che la distanza geografica dai porti della Livonia non era poi così limitante.. Qualche anno prima dello scoppio del conflitto, la Svezia aveva già cercato di espandersi in Livonia (un primo tentativo fu già compiuto secoli prima durante la crociata livoniana), ma l'intervento dello zar Ivan IV bloccò temporaneamente questa campagna espansionistica scatenando la guerra russo-svedese del 1554-1557, conclusasi con la pace di Novgorod.
Una volta soggiogata la Repubblica di Novgorod (1478) e quella di Pskov (1510),. la Moscovia era giunta a lambire i confini orientali della Confederazione di Livonia e si era ulteriormente rafforzata dopo l'annessione dei khanati di Kazan' (1552) e di Astrachan' (1556). Lo scenario di un conflitto tra la Russia e le potenze occidentali appariva un rischio decisamente concreto, poiché essa voleva inserirsi nella disputa per il predominio dei commerci marittimi sul Baltico. Il nuovo porto di Ivangorod, costruito nel 1550 da Ivan IV sulla sponda orientale del fiume Narva, fu presto ritenuto poco adeguato per via delle acque poco profonde.. Qualche anno dopo, lo zar chiese alla Confederazione livoniana il pagamento di circa marchi per continuare ad amministrare il vescovado di Dorpat. Poiché secoli prima la Repubblica di Pskov impose il pagamento di questo tributo a Dorpat minacciandola di azioni di rappresaglia, Ivan IV ritenne questo vecchio obbligo ancora vigente e lo sfruttò come pretesto per poter ammassare delle truppe verso ovest. Alla fine, i livoniani promisero di pagare questa somma a Ivan entro il 1557, ma subirono delle minacce da Mosca quando tale accordo non fu rispettato, circostanza che pose fine ai negoziati in corso. Ivan comunicò in maniera inequivocabile che l'esistenza dell'Ordine sarebbe dipesa dall'accettazione o dal rifiuto del pagamento del tributo, proponendo un aut aut. Lo zar promise che, in caso di pagamento, la Russia si sarebbe impegnata a proteggere la Livonia militarmente qualora questa fosse stata attaccata da eserciti stranieri, oltre a ripristinare le relazioni pacifiche in corso prima di quest'incomprensione. Se tale proposta non fosse stata accettata, lo zar si disse pronto a invadere la Livonia con il suo esercito. A giudizio degli storici, era chiaro che Ivan si era già convinto a far marciare le sue truppe verso ovest, a prescindere dalla risposta che sarebbe stata recapitata dall'Ordine di Livonia. Le intenzioni russe erano quelle di stabilire un corridoio tra il Baltico e i nuovi territori conquistati sul Mar Caspio. Se davvero la Russia voleva concretizzare il suo obiettivo di inserirsi in modo stabile nelle reti di commercio europee, necessariamente bisognava guardare ai porti della Livonia.