La mosca dell'olivo, detta anche mosca delle olive o mosca olearia (Bactrocera oleae ()), è un insetto appartenente alla sottofamiglia dei Dacinae. È una specie carpofaga, la cui larva è una minatrice della drupa dell'olivo. È considerata l'avversità più grave a carico dell'olivo.
Distribuzione e importanza Questa specie è associata alle piante del genere Olea e, in particolare, all'olivo. È presente in tutto il bacino del Mediterraneo e in Sudafrica. Dalla fine degli anni novanta è presente anche in California e, probabilmente, si è diffusa in tutto l'areale di coltivazione dell'olivo nella regione neartica. Risultano avvistamenti in Africa, Isole Canarie, Cina, California, Messico e Centro America. (Daane and Johnson 2010; Nardi et al. 2005).
È considerata l'avversità più importante a carico dell'olivo, nelle regioni in cui è presente, arrivando a condizionare sensibilmente l'entità e la qualità della produzione nella maggior parte dell'areale di coltivazione.
L'incidenza dei suoi attacchi tende ad accentuarsi nelle regioni più umide e più fresche dell'areale di coltivazione, con una notevole variabilità secondo la varietà coltivata, mentre diventa meno marcata nelle zone a estati calde e siccitose e su cultivar da olio.
Descrizione
L'uovo è lungo 0,7–1,2 mm circa, è allungato, leggermente appiattito al ventre, con un piccolo tubercolo micropilare biancastro, importante per la respirazione dell'embrione.
La larva è apoda e di forma conico-cilindrica, ristretta anteriormente. Sviluppa attraverso tre stadi (larva di 1ª, 2ª e 3ª età). La larva matura è lunga 6–7 mm, di colore bianco-giallastro, allungata, subconica. I sensori anteriori sono biarticolati e con il secondo articolo conico, il sensorio posteriore ha 8 sensilli. Lo scheletro cefalofaringeo ha apodemi dorsali e ventrali molto brevi, lo sclerite ipostomale è triangolare, manca quello subipostomale, le mandibole sono uncinate. I lobi orali sono percorsi da 10–12 solchi preceduti da ciascun lato da un sensillo placoideo simile a quello della larva di Ceratitis capitata. Gli stigmi anteriori hanno 9–10 lobi. I tre stadi larvali si possono distinguere dal diverso profilo delle strutture cefalofaringee. La diversa conformazione degli stigmi anteriori consente di discriminare le larve della 2ª e 3ª età, mentre la larva di prima età è metapneustica, cioè provvista di un solo paio di stigmi posteriori.
Lo stadio di pupa si svolge all'interno del pupario, una capsula ellittica formata dalla trasformazione dell'exuvia dell'ultima muta larvale. Il pupario è lungo 3,5–4,5 mm, di colore variabile dal bianco-crema al giallo-rossastro, quand'è asciutto. Il cambiamento di colore del pupario consente di stabilire l'età delle pupe.
Gli adulti sono lunghi 4–5 mm. In Italia si riconoscono facilmente dagli altri Tefritidi per la caratteristica piccola macchia scura all'apice dell'ala e per l'estensione della cellula anale (cellula cup), stretta e allungata.
L'adulto maschio presenta nell'ala un indurimento all'apice della cellula anale, il cui tratto ristretto è più lungo che nella femmina. Ai margini del III urite mostra i pettini.
L'adulto femmina ha il capo giallastro con due nette macchie circolari sotto le antenne a poca distanza dall'occhio composto; gli occhi sono verde-bluastri. Il torace può presentare macchiette variabili al posto delle tipiche fasce e linee. Il mesonoto è grigio-bluastro con tre linee nerastre longitudinali. Il callo omerale, le aree mesopleurali e metapleurali e il mesoscutello sono di colore avorio. Le ali sono ialine, con parte dello pterostigma e la macchietta apicale brunastre. L'addome è castano chiaro con macchiettatura variabile: tipicamente sono presenti coppie di macchie nerastre sugli urotergiti I–IV che però spesso si fondono in bande. L'ovopositore è ben visibile, invaginato in parte dell'VII urite che è sempre nerastro. La lunghezza è di 4–5 mm.
Nella varietà asiatica SILVESTRI tutto il corpo è giallastro e su di esso spiccano intensamente le fasce e le linee scure del mesonoto.
Ciclo
Le femmine depongono le uova a partire dall'estate inoltrata, quando l'oliva ha almeno un diametro di 7–8 mm. L'ovideposizione avviene praticando una puntura con l'ovopositore sulla buccia dell'oliva e lasciando un solo uovo nella cavità sottostante. La puntura ha una caratteristica forma triangolare dovuta a un effetto ottico. Una puntura fresca ha un colore verde scuro, mentre le punture vecchie hanno un colore bruno-giallastro a seguito della cicatrizzazione della ferita.
La schiusura dell'uovo avviene dopo un periodo variabile secondo le condizioni climatiche: da 2–3 giorni nel periodo estivo a una decina di giorni nel periodo autunnale. La larva neonata scava inizialmente una galleria superficiale, ma in seguito si sposta in profondità nella polpa fino ad arrivare al nocciolo, che in ogni modo non viene intaccato. Durante lo sviluppo larvale avvengono due mute con conseguente incremento delle dimensioni della larva.
In prossimità della terza muta la larva di III età si sposta verso la superficie e prepara il foro di uscita per l'adulto rodendo la polpa fino a lasciare un sottilissimo strato superficiale. In questa fase l'oliva mostra chiaramente i sintomi dell'attacco perché si presenta più scura in corrispondenza della mina. Sulla superficie è bene evidente un'area circolare traslucida dovuta alla pellicola residua lasciata. La pupa resta quiescente nella cavità sottostante, protetta all'interno del pupario formato dall'esuvia della larva matura.
A maturità l'adulto rompe l'esuvia della pupa e fuoriesce dal pupario. Con una pressione rompe la pellicola superficiale lasciata dalla larva e sfarfalla lasciando il foro di uscita. Nel tardo autunno e in inverno il comportamento cambia: la larva matura fuoriesce dall'oliva e si lascia cadere nel terreno dove avviene l'impupamento.
Gli adulti sono glicifagi e si nutrono principalmente di melata. Essendo la loro dieta base povera di proteine, sono particolarmente attratti da materiali che emanano sostanze azotate volatili, come ad esempio gli escrementi degli uccelli, allo scopo d'integrare il fabbisogno proteico. Questo comportamento è importante perché può essere sfruttato nei programmi di lotta e di monitoraggio utilizzando come attrattivi le proteine idrolizzate e i sali d'ammonio.
Esigenze ambientali
Lo svolgimento del ciclo è strettamente legato alle condizioni ambientali, in particolare l'andamento climatico e le caratteristiche delle olive. La conoscenza di questi parametri, congiuntamente al monitoraggio della popolazione, è necessaria per attuare efficaci programmi di lotta integrata.
Il clima influenza il ciclo soprattutto con la temperatura e in misura minore l'umidità. La durata delle singole fasi biologiche è riassunta nella seguente tabella:
Stadio Estate Autunno/Inverno Uovo 2–3 giorni 10 giorni (autunno) Larva 10–13 giorni ≥20 giorni Pupa 10 giorni fino a 4 mesi (pupe svernanti) Adulto Anche diversi mesi
La durata della fase giovanile varia perciò da un minimo di circa 20 giorni a un massimo di 5 mesi nella generazione svernante.
La temperatura ha un ruolo importante anche sulla vitalità e sui ritmi di riproduzione. Temperature superiori ai 30 °C provocano il riassorbimento dei follicoli ovarici riducendo la fecondità delle femmine: una femmina depone in media 2–4 uova al giorno in piena estate e 10–20 uova in autunno. Temperature persistenti sopra i 32 °C per diverse ore al giorno provocano anche mortalità superiori all'80% delle uova e delle larve di I età.
Le basse temperature hanno invece un'importanza decisamente limitata in quanto la vitalità è compromessa dalle temperature inferiori ai 0 °C. Date le condizioni climatiche ordinarie nell'areale di vegetazione dell'olivo si deduce che le basse temperature interferiscono sulla dinamica di popolazione solo nelle zone più settentrionali dell'areale dell'olivo e in inverni particolarmente rigidi.
In generale si può dire che sono ottimali le temperature comprese fra i 20 °C e i 30 °C sia per le ovideposizioni sia per lo sviluppo larvale, unitamente a un decorso climatico umido.
Il secondo fattore ambientale di controllo è rappresentato dalle caratteristiche intrinseche delle olive e dalla fase fenologica della pianta. Le femmine ricevono stimoli sensoriali che denotano il grado di recettività dell'oliva, fenomeno che permette loro di scegliere le olive: prima dell'ovodeposizione la femmina "saggia" la dimensione, il colore e l'odore e, sembra, la presenza di determinate specie batteriche. Sono frequenti soprattutto in piena estate le punture sterili, provocate dalle femmine per saggiare la recettività dell'oliva. L'etologia della mosca è un aspetto al quale si sta rivolgendo una particolare attenzione negli ultimi anni per studiare metodi di lotta preventiva basati sull'impiego di prodotti repellenti (rame, caolino, farina di basalto, ecc.).
Lo sviluppo larvale è invece condizionato dalla consistenza della polpa e soprattutto dalle dimensioni della drupa. Nelle olive da mensa, infatti, la mortalità estiva è più contenuta in quanto la larva riesce a sfuggire agli effetti letali delle alte temperature migrando in profondità. La consistenza della polpa è invece un carattere intrinseco. Ne consegue che la suscettività agli attacchi della mosca ha rilevanti differenze secondo la cultivar.
Dinamica di popolazione
A differenza di altre specie, la successione delle generazioni di Bactrocera oleae non è marcatamente distinta per la scalarità delle ovideposizioni e la longevità degli adulti. Nell'arco di un anno si hanno in genere da 3 a 5 generazioni, ma in molte annate si può avere anche una sesta generazione, che si sviluppa in primavera sulle olive non raccolte rimaste sull'albero.
L'entità della popolazione varia nel corso dell'anno, ma si riscontrano due picchi: il primo in piena primavera, in corrispondenza degli sfarfallamenti degli adulti della generazione svernante, il secondo, più intenso, all'inizio dell'autunno quando le olive presentano il massimo grado di recettività, le temperature si abbassano leggermente e il clima diventa più piovoso. In Sardegna questi picchi di popolazione si verificano in genere nei mesi di aprile/maggio e di settembre/ottobre.
Fattori di predisposizione La predisposizione agli attacchi della mosca è legata a diversi fattori, sia intrinseci sia estrinseci. I principali sono di natura climatica (temperatura e piovosità), perciò possono esserci marcate differenze di anno in anno. Tuttavia non vanno trascurati altri fattori di natura genetica o agronomica.
In definitiva le condizioni ambientali favorevoli agli attacchi della mosca sono le seguenti: Regime termico moderato con temperature non superiori ai 32–34 °C. Clima umido. Cultivar precoci. Cultivar da mensa o a duplice attitudine. Coltivazione in regime irriguo.
In ragione di questi fattori, l'incidenza della mosca dell'olivo aumenta passando dalle regioni meridionali a quelle settentrionali e dalle regioni costiere a quelle più interne. Per quanto riguarda la stagione, in linea di massima le infestazioni estive sono generalmente contenute ad eccezione degli ambienti più freschi e delle cultivar più sensibili, mentre si hanno picchi d'infestazione a partire dal mese di settembre fino all'arrivo dei primi freddi, soprattutto con un decorso climatico piovoso.
Un altro fattore, apparentemente singolare, è il rapporto fra l'alternanza di produzione, fenomeno a cui l'olivo è particolarmente predisposto, e l'intensità degli attacchi: in genere gli attacchi sono più intensi nelle annate di scarica (bassa produzione) e più contenuti in quelle di carica (alta produzione). Le cause di questo comportamento sono in parte biologiche e in parte agronomiche.