La necropoli di Monterenzio loc. Chiesa Vecchia è una necropoli di genti etrusche e celtiche, nel comune di Monterenzio nella valle dell'Idice.

Localizzazione

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L’area si trova a 26 Km. da Bologna, nel territorio amministrativo della Città metropolitana di Bologna una decina di chilometri del confine con la Toscana (Passo della Raticosa). La necropoli si sviluppa sul versante ovest della collina in tre linee parallele, precedute da una via di circolazione nel lato a valle. Le tombe più antiche (seconda metà del IV sec. a.C.) si trovano nella parte più alta della collina mentre le più recenti stanno nella parte più bassa (primo quarto/metà del III sec. a.C.).

Scavi Scoperta nel 1882 sotto la cima di una delle maggiori alture tra il torrente Idice e il Sillaro, (600 m. s.l.m.) dove sorgeva il piccolo borgo di Monterenzio e la Chiesa parrocchiale di S. Stefano. I materiali recuperati all’epoca (un elmo e una lancia di ferro) furono consegnati a Giovanni Gozzadini, e depositati al Museo Archeologico di Bologna, dove si trovano tuttora.

Nel 1988 una campagna di scavi di emergenza diretta da D.Vitali ha portato alla scoperta di una decina di tombe celto-etrusche, databili dalla metà del IV ai primi del III sec. a.C.

Nel 1999 ha preso il via un programma decennale di scavi diretti da D. Vitali, Th. Lejars, S. Verger che ha portato alla scoperta di 39 tombe, quasi tutte a inumazione, di adulti (maschi e femmine) e bambini. Durante gli scavi sono venuti in luce parte di abitato dell’età del bronzo recente (XIII sec. a.C.), un’area votiva e i lembi di un abitato etrusco-umbro (VI-III sec. a.C.).

Di notevole interesse storico-archeologico i corredi funebri che vi sono stati ritrovati, conservati al Museo archeologico Luigi Fantini di Monterenzio e parte dell'allestimento museale. Oltre agli strigili, vasellame da banchetto, kyathoi in bronzo e specchi.

Descrizione

Le fosse delle tombe hanno delle dimensioni importanti (fino a 3,8 m. di lunghezza per 2,30 m. di larghezza). Esse contenevano un cassone di legno alto tra i 40 e i 70 cm.  Testimoniato dalle tracce di legno carbonizzato del fondo, delle pareti e del coperchio. La parte esterna delle fosse era sormontata da un tumulo di terra e pietre.

Un’organizzazione sistematica del corredo funebre è messa in scena all’interno della cassa: gli oggetti di parure sopra il corpo, gli indicatori dello status del morto (armi, strigili, conocchie fusaiole, specchi) accanto al corpo o in disparte, il servizio da banchetto e del simposio (vasi di ceramica, utensili di bronzo e di ferro) disposti entro uno spazio geometrico che  indica la esistenza di una tavola che venne apparecchiata. Attorno o sopra il vasellame si trova un’abbondante dotazione di cibo testimoniata da resti di costole o di vertebre di suini o di ovini.

La presenza di tombe di guerriero (15 tombe su 50) corrisponde alla situazione di Monte Tamburino sul Monte Bibele, dove la deposizione di armi in numerose tombe maschili sottolinea l’importanza attribuita allo status e al ruolo del guerriero e all’esercizio della guerra nella società celto-etrusca del IV e III sec. a.C.

4 guerrieri sono stati incinerati, 11 sono stati inumati (2 adolescenti, 6 morti tra 20 e 35 anni di età) 3 morti all’età di 35-50 anni).

A Monterenzio Vecchio si sottolinea la presenza eccezionale  di 11 bambini (1 neonato, 8 sotto i 5 anni, e 2 di  5-16 anni). Vi sono inoltre 8 tombe di donne, quasi tutte di età avanzata (sopra i 50 anni) e di 4 uomini sprovvisti di armi (1 di oltre 50 anni e gli altri tra i 35 e i 50 anni).

In sintesi, le due necropoli di Monterenzio Vecchio e di Monte Tamburino sul Monte Bibele contano un corpus di 220 tombe conosciute e si distinguono per l’alto numero di individui armati  che formano più del 40% della popolazione adulta.

Se non si tiene conto delle tombe infantili, la percentuale di guerrieri a Monterenzio Vecchio supera il 60% della popolazione. L’età di morte dei guerrieri (tra i 20 e i 40 anni, ma anche più giovani) denuncia l’esistenza di azioni militari e cioè il ruolo dinamico dei gruppi armati della valle dell’Idice.

La medesima evoluzione dell’armamento alla celtica sia a nord sia a sud delle Alpi (tipi di fodero, tipi di cinturoni, decorazioni) dà l’immagine di  comunità aperte e intercomunicanti, con contatti regolari  tra i due versanti continentale e peninsulare dalla metà del IV alla metà del III sec. a.C. Durante le campagne di scavi, iniziate a partire dal 1999, nella necropoli sono state ritrovate una cinquantina di sepolture, la maggior parte delle quali del tipo a inumazione. Di particolare interesse le tombe 1 e 36, che sembrano corrispondere alle sepolture di capi guerrieri.

Via Flaminia minor Secondo sopralluoghi effettuati dal 2016 sotto la guida dell'architetto Antonio Gottarelli nel territorio comunale di Monterenzio e Castel San Pietro Terme, si è rafforzata l'ipotesi che il tracciato dell'antica via Flaminia minor transappenninica passasse sul crinale Idice-SillaroIl crinale tra la valle dell'Idice e la valle del Sillaro. di Monterenzio Vecchio, nei pressi della necropoli, arrivando fino alla città romana di Claterna all'incrocio con la via Emilia.

Note

Bibliografia

Daniele Vitali, Die keltische Kunst und die Boier in Italien, Gräberfelder der Boier: Monte Bibele und Monterenzio Vecchio (Prov. Bologna), in M. Schönfelder, (ed.), Kelten! Kelten? Keltische Spuren in Italien, Begleitbuch zur Ausstellung im RGZMainz, 19 Mai - bis 1 August 2010, Forschungen am RGZMainz Bd.7, (Mainz 2010), 34-37. Daniele Vitali, Thierry Lejars, Gräberfelder der Boier: Monte Bibele und Monterenzio Vecchio (Prov. Bologna), in M. Schönfelder (ed.), Kelten! Kelten? Keltische Spuren in Italien, Begleitbuch zur Ausstellung im RGZMainz, 19 Mai - bis 1 August 2010, Forschungen am RGZMainz Bd.7, Mainz 2010,16-19.

Voci correlate Necropoli di Monte Tamburino Museo archeologico Luigi Fantini

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