Attivo prevalentemente a Parma, è uno dei pochi artisti di rilievo del XII-XIII secolo dei quali ci sia giunto il nome. Insieme a Nicola Pisano costituisce una delle personalità (quella di Benedetto in anticipo rispetto a Nicola) che contribuirono alla diffusione della cultura gotica in Italia e alla sua rielaborazione in chiave classica. Biografia

Forse originario della Lombardia, in particolare della Val d'Intelvi, e formatosi all'interno della corporazione di lapicidi e architetti detti magistri antelami (pronuncia Antèlami), la sua attività è accertata solo nell'area di Parma dal settimo decennio del XII secolo al secondo o terzo decennio del XIII.

La ricostruzione dei dati biografici dell'Antelami, la sua origine, la formazione artistica e le vicende professionali che lo avrebbero visto operare come scultore e come architetto, si appunta sulle uniche due iscrizioni datate che l'artista ha lasciato a Parma, quella del 1178 sulla Deposizione della cattedrale (Benedictus Antelami dictus) e quella del 1196 sull'architrave del portale nord del battistero (Benedictus), oltre che sul confronto critico delle opere parmensi autografe con altre sculture di area emiliana e francese.

Per le affinità formali ravvisabili tra alcune sue opere e i portali della cattedrale di Chartres, o la porta Sainte-Anne della cattedrale di Notre-Dame a Parigi, si ritiene dovesse essere a conoscenza non solo della scultura e dell'architettura romanica dell'Italia settentrionale, ma anche degli sviluppi artistici di area francese. Si è ipotizzata pertanto una sua presenza, in qualità di apprendista, nel cantiere per il chiostro della chiesa di Saint-Trophime ad Arles; De Francovich aveva pensato a due viaggi di formazione, uno nell'Île-de-France (dopo il 1191), dove sarebbe venuto in contatto con le novità dell'arte gotica di Chartres, e un altro dopo il 1218 a Laon;Géza De Francovich, Benedetto Antelami, 1952. Queste ipotesi, che servivano a spiegare gli sviluppi dell'arte di Antelami, sono oggi considerate superate (W. Sauerlaender, 1995). Quintavalle colloca un possibile viaggio di formazione in Francia verso il 1172 - 73.

Da un diretto contatto con l'arte provinciale dell'impero romano Benedetto può aver tratto la sua rievocazione del classicismo primoimperiale, che nei rilievi dell'Arco di Orange sapeva trasmettere la forza dell'autorità in modo sublimato, contenendo le tensioni dinamiche all'interno di un composto e distaccato linearismo. Un simile riferimento culturale, innovativo nel panorama romanico dominato dalle scuole di Wiligelmo e Niccolò, non poteva non essere consapevole e doveva rientrare nell'ambito delle esigenze comunicative della committenza. La prima presenza di Benedetto a Parma fece seguito a un mutamento politico che ricondusse la città all'osservanza romana, sotto la guida del vescovo Bernardo II (vescovo dal 1169, morto nel 1194), dopo una fase scismatica e filoimperiale. La riorganizzazione dell'area presbiteriale del duomo, per volontà del vescovo, alla quale la bottega dell'Antelami attese tra i primi anni sessanta e i primi anni ottanta del XII secolo, ne manifestava alla popolazione l'indirizzo, sancendo l'autorità della chiesa quale unico veicolo per la salvezza eterna.

Oltre alle opere parmensi firmate, che circoscrivono le notizie biografiche entro il 1216, sono stati attribuiti all'Antelami giovane due leoni stilofori reimpiegati nella facciata della cattedrale di Genova, ritenuti parte di un pulpito, opere che altri studiosi ritengono di data più tarda (circa 1210) e realizzati da uno stretto collaboratore del maestro per un non finito portale destinato alla fronte dell'edificio romanico (di cui farebbero parte anche altre sculture reimpiegate nell'attuale facciata: due mensole sottostanti ai leoni stessi, di cui una non finita, e due rilievi con scene di circo su modello classico installati ai lati dell'arcata maggiore. È stata riferita ancora all'Antelami la ricostruzione della zona occidentale del duomo di Fidenza, importante chiesa di passaggio sulla strada dei pellegrinaggi verso Roma (benché l'entità dell'intervento della bottega antelamica non sia chiaramente definita) e la serie scultorea frammentaria destinata originariamente al duomo di Parma e attualmente in parte reimpiegata nel battistero. A Parma come a Fidenza Antelami operò come caput magister, una delle formule con le quali si indicavano gli architetti nei documenti medievali.

Dubbia è la sua presenza durante i lavori per la chiesa di Sant'Andrea a Vercelli la quale, legata stilisticamente al gotico renano e lombardo, sembra estranea alla sintesi di linguaggio classico e gotico cui era giunto l'Antelami.

Opere La cattedrale di Parma

La prima opera documentata di Benedetto è l'altorilievo con la Deposizione dalla croce, datata 1178, parte della decorazione di un pontile, o di un pulpito,Secondo la ricostruzione di Quintavalle che vi annette due lastre (Ultima cena e Giudizio universale), i leoni stilofori e altri frammenti conservati al Museo del duomo di Parma. che si trovava nel duomo di Parma e che rientrava nell'ambito del programma di ridefinizione dell'area presbiteriale insieme all'altare maggiore (Arca dei Santi Abdon e Sennen) e alla cattedra episcopale, programma di difficoltosa lettura a causa di manomissioni intervenute nel XVI secolo. Lungo il lato superiore della lastra, oggi collocata nel braccio meridionale del transetto, sono incisi il nome dell'autore e la data:

"ANNO MILLENO CENTENO SEPTVAGENO OCTAVO / SCVLTOR PAT(RA)VIT M(EN)SE SE(C)V(N)DO ANTELAMI DICTVS / SCVLPTOR FVIT HIC BENEDICTVS"

Nell'anno 1178 (mese di aprile) uno scultore realizzò (quest'opera); questo scultore fu Benedetto detto Antelami.Il distico concede molte licenze alla metrica e alla rima, soprattutto per l'aggiunta non prevista della precisazione del mese (mense secundo); nel calendario medievale il primo mese è marzo, pertanto l'opera fu completata nel mese di aprile, probabilmente in coincidenza con la Settimana Santa.

L'altorilievo raffigura il momento nel quale il corpo di Cristo viene calato dalla croce, con vari elementi tratti dall'iconografia canonica della Crocifissione (i soldati romani che si contendono la veste di Cristo, le personificazioni dellEcclesìa e della Sinagoga, ecc.) e della Resurrezione (le tre Marie). Si possono leggere in questo lavoro già maturo i principali riferimenti culturali di Benedetto: la cultura del primo gotico francese nella forma delle figure, derivata dalle statue-colonna, le iconografie e i partiti decorativi di origine classica nella personificazione del sole e della luna (due teste umane inserite in ghirlande) e nelle rosette che ornano il bordo superiore. Classico è anche l'ornato a racemi della fascia che orla la composizione, eseguito con la tecnica orientale della niellatura, o per essere più precisi di incrostazione a mastice.

Una maggiore attenzione al dato reale allontana le forme di Benedetto dalle figure di Wiligelmo e dalla tradizione del romanico, spingendole ulteriormente nella direzione di una apertura al gotico. La capacità compositiva dello scultore mantiene il movimento e il ritmo della scena entro equilibri adatti a una espressione composta del dolore. .

La cattedra episcopale, che rientrava nel programma di decorazione del presbiterio, ribadisce la complementarità di architettura e scultura tipica dell'opera dell'Antelami. Sui fianchi che chiudono il sedile sono rappresentate la Conversione di San Paolo e il San Giorgio che uccide il drago, due telamoni sotto i braccioli mantengono una certa tensione romanica nell'adattamento della forma alla funzione e si alzano sulle teste dei due mastini che reggono sul dorso le lastre a bassorilievo concluse superiormente da due leoni anch'essi contenuti entro i limiti geometrici dell'opera. Già attribuita alla mano del maestro, la cattedra, insieme all'arca delle reliquie, è stata riconosciuta come opera di un collaboratore, denominato da Quintavalle (1990) Maestro di Abdon e Sennen, in base ai nomi dei martiri titolari dell'arca.

Il duomo di Fidenza

Tra il 1178 e il 1196 (negli anni non documentati che intercorrono tra i lavori per il duomo e quelli per il battistero di Parma) viene collocato l'intervento a Borgo San Donnino (Fidenza). Con l'aiuto della bottega Benedetto ristruttura la parte occidentale del duomo modellando la facciata con tre ingressi e sistemando due campanili ai lati secondo una tipologia altomedievale già ripresa dal gotico del nord della Francia (Laon). Dalla Provenza deriva invece il fregio continuo, ma interrotto da interventi successivi, che avrebbe dovuto unire i portali e le torri.

L'apparato decorativo, incentrato sul tema del pellegrinaggio, esteso a quasi tutta la facciata della cattedrale, opera in gran parte di un collaboratore, presenta in una serie di bassorilievi le Storie di San Donnino, lEterno ed i Profeti sull´arcata del frontespizio, il profeta Enoc, Ercole e il leone nemeo, Erode, la Cavalcata dei Magi e il Viaggio dei pellegrini, la Consacrazione del vescovo di Fidenza e altre raffigurazioni simboliche. Due statue a tutto tondo del Re Davide e del profeta Ezechiele vengono poste entro nicchie accanto al portale centrale: questa ripresa della scultura a tutto tondo entro nicchie non ha precedenti immediati e giunge direttamente dall'epoca tardoantica.

Il battistero di Parma

L'architettura

Tra il 1196 e il 1216, anno in cui l'edificio risulta officiato ma non terminato, Benedetto lavorò al battistero di Parma in qualità di architetto e scultore. L'inizio dei lavori nel 1196 è attestato da quanto riportato sull'architrave del portale nord:

BIS BINI DEMPTIS / ANNIS DE MILLE DUCENTIS // INCEPIT DICTUS / OPUS HOC SCULTOR BENEDICTUS

Tolti quattro anni (due volte due) al 1200 lo scultore Benedetto iniziò questa operaIl distico in questo caso rispetta metrica e rima.

L'opera è una ripresa consapevole dell'architettura antica, dai battisteri paleocristiani alle esedre termali romane. Senza precedenti è lo sviluppo in altezza, come se si trattasse di una torre ottagonale tronca. La superficie esterna è modulata da una complessa articolazione degli elementi architettonici, con pieni e vuoti che ritmano effetti di chiaroscuro. Al pian terreno, su tre facciate, si aprono portali strombati con archi a tutto sesto, richiamati sugli altri lati da archi ciechi animati da coppie di semicolonne in una collocazione insolita, che concorre ad avvicinare i portali al ritmo degli archi di trionfo romani, piuttosto che all'esuberanza dei portali gotici francesi. Sempre all'esterno i quattro registri superiori sono costituiti da loggette architravate interrotte in corrispondenza dei contrafforti sugli angoli. L'ultima fascia, decorata da archetti ciechi di dimensione sfasata rispetto alle loggette sottostanti, è stata aggiunta all'inizio del Trecento.

All'interno il battistero è scandito da 16 arcate (ad ogni lato esterno ne corrispondono due interni) con altrettante nicchie; la cupola a ogiva risale a un successivo intervento dei Maestri campionesi.

La scultura Il progetto decorativo originario doveva sicuramente riguardare i tre portali con le rispettive lunette all'interno e all'esterno dell'edificio, e fu verosimilmente realizzato da Benedetto con l'aiuto di pochi collaboratori.

I tre portali esterni, detti Portale della Madonna, Portale del Giudizio e Portale della Vita, alludono alla salvezza umana tramite il battesimo, ma a ciascuno viene riservata una decorazione studiata secondo la funzione del portale. All'interno le lunette dei portali raffigurano episodi biblici: Fuga in Egitto, Presentazione al tempio, Re Davide che suona l'arpa.