I cavalli nel Medioevo differivano per taglia, corporatura e razza dal cavallo moderno ed erano, in media, più piccoli. Erano anche più centrali per la società rispetto alle loro controparti moderne, essendo essenziali per la guerra, l'agricoltura e i trasporti. Di conseguenza, si svilupparono tipi specifici di cavalli, molti dei quali privi di equivalenti moderni. Mentre la comprensione delle moderne razze equine e dell'equitazione è vitale per qualsiasi analisi del cavallo medievale, i ricercatori devono anche considerare le prove documentarie (sia scritte sia figurative) e archeologiche. Il destriero, il più noto dei cavalli medievali, evoca l'immagine d'un enorme animale rivestito di ferro, in coppia con il suo cavaliere in armatura completa, ma è una rappresentazione stereotipata che non riflette la realtà storica..
I cavalli nel Medioevo erano differenziati non per razza ma piuttosto per uso. Ciò li ha portati ad essere descritti, ad esempio, come "cavalli da guerra" e/o "cavalli da carica", "palafreni" (cavalli da sella/passeggio), cavalli da tiro o cavalli da soma. In alcuni tali se ne identifica la provenienza, per esempio i "cavalli spagnoli", ma non si sa se ciò si riferisse a una o più razze. Un'altra difficoltà deriva dalla flessibilità delle lingue medievali, con diverse parole usate per indicare la stessa cosa o diverse cose indicate dalla medesima parola: ad esempio "corsiero" e "caricatore" sono usati in modo intercambiabile anche nel medesimo documento per indicare il medesimo cavallo; un poema epico può parlare in modo sprezzante d'un ronzino mentre un altro ne elogia abilità e rapidità.
Significativi progressi tecnologici nell'equipaggiamento equestre, spesso introdotti da altre culture, consentirono cambiamenti significativi sia nella guerra sia nell'agricoltura del Medioevo: per esempio i design migliorati per la sella ad albero massiccio; la staffa; il ferro di cavallo e il collare da cavallo.
Di conseguenza, le ipotesi e le teorie sviluppate dagli storici non sono definitive e su molti temi, come l'allevamento o la taglia del cavallo, infuria ancora il dibattito, e per comprendere l'ampiezza dell'argomento è necessario consultare diverse fonti.
Esegesi delle fonti L'ippicoltura medievale è poco conosciuta causa la scarsità delle relative fonti.. Inoltre, si trovavano ancora, almeno fino al X secolo, grandi mandrie di cavalli bradi in Europa, se non altro nelle regioni germano-scandinave. Il ruolo delle abbazie fu determinante per la conoscenza dell'ippicoltura del tempo, grazie ai loro registri, i cartularii,. che costituiscono la principale fonte scritta dall'XI al XIII secolo, insieme alla letteratura cortese. Queste fonti non menzionano l'allevamento di cavalli sul terreno della Chiesa. Non è escluso che le fonti utilizzate dagli storici siano orientate. ma questa assenza di menzione di allevamento da parte della Chiesa può anche suggerire che i cavalli fossero allevati esclusivamente nelle riserve signorili, il che sembra coerente con il loro status di animale da premio utilizzato dall'aristocrazia.. Dapprima riservato alle élite, il cavallo si diffuse gradualmente negli strati più popolari della società medievale. Nel XIII secolo, le classi medie sembravano possedere frequentemente dei cavalli.
L'apporto dell'archeologia fornisce dati marginali e limitati circa il cavallo quale elemento dell'ecosistema, dell'economia e dell'alimentazione medievali poiché l'esame dei resti ossei, di cui quelli equini sono una minoranza, ha ancora una portata troppo circoscritta. Ampiamente documentato, attraverso i ritrovamenti di scavo, sono le deposizioni di cavalli e ancor più i resti di finimenti e bardature inclusi in tombe umane, un fenomeno che esplode in Europa orientale con l'arrivo degli Unni, passa alle popolazioni germaniche a loro soggette (ad esempio gli Ostrogoti) e perdura grazie al sistematico arrivo di popolazioni nomadi dall'Asia centrale per tutto il Medioevo.
Allevamento
Alto Medioevo
Durante il declino dell'Impero Romano e l'Alto Medioevo, gran parte del patrimonio riproduttivo di qualità sviluppato durante l'Antichità classica andò perduto a causa di un'ippicoltura incontrollata e dovette essere ricostruito nei secoli successivi. In Occidente, ciò potrebbe essere dovuto in parte alla dipendenza degli invasori germanici dalla guerra basata sulla fanteria, con i cavalli usati solo per spostarsi o inseguire il nemico:. es. gli anglosassoni utilizzavano molto poco i cavalli, stando alle fonti. Tuttavia, c'erano delle eccezioni. Nel VII secolo il regno merovingio conservava ancora almeno un attivo centro romano di allevamento di cavalli.. Anche gli spagnoli conservarono molti cavalli di qualità, in parte per la reputazione storica della regione come terra di allevamento di cavalli e in parte per le influenze culturali legate alla conquista islamica della penisola iberica tra l'VIII e il XV secolo.
Si tratterebbe però di un approccio riduttivo se considerato che, nel generale contesto delle Invasioni barbariche, centrale fu il ruolo giocato dagli Unni, la prima d'una brulicante schiera di popoli dell'Asia centrale che avrebbe, a ondate, seguitato ad investire le terre dell'ex-impero sino al XIII secolo: Avari, Magiari, Bulgari, Peceneghi, Turchi, ecc. Per questi popoli, provenienti dall'ecosistema della grande steppa eurasiatica, il cavallo deteneva assoluta supremazia nelle tattiche bellico-predatorie e nella quotidianità. Indubbiamente, il consolidarsi dell'Impero unno nell'Europa centro-orientale ed i suoi continui contatti e scontri con l'Impero romano d'Occidente e l'Impero romano d'Oriente facilitò l'innesto nelle linee di sangue europee di linee di sangue asiatiche: per esempio il Tarpan che sarebbe rimasto in uso tra i nomadi della steppa sino ai tempi dell'Impero mongolo.
L'allevamento del cavallo da guerra
Le origini del cavallo da guerra medievale sono oscure, anche se si ritiene che avessero un po' di sangue del Berbero e dell'Arabo attraverso lo spagnolo Jennet, un precursore delle moderne razze del Frisone e dell'Andaluso. È anche possibile che altre fonti di sangue orientale provenissero da quella che veniva chiamata la razza nisaica (forse simile al cavallo turkmeno) dall'Iran e dall'Anatolia, un altro tipo di cavallo orientale portato in Europa dalle Crociate. I «cavalli spagnoli», qualunque fosse il loro allevamento, erano i più costosi. Infatti, in Germania la parola "spanjol" divenne il termine per i cavalli da guerra di qualità. Tuttavia, le fonti letterarie tedesche citano anche buoni cavalli provenienti dalla Scandinavia. Anche il regno di Francia produsse buoni cavalli da guerra. Alcuni studiosi attribuiscono ciò alla forte società feudale locale. ma una spiegazione altrettanto probabile è l'influenza storica delle tradizioni di allevamento di cavalli romani conservate dai Merovingi cui accennavamo prima, combinate con l'aggiunta di pregiati ceppi di sangue spagnoli e orientali catturati sulla scia della vittoria di Carlo Martello sugli invasori omayyadi islamici nella Battaglia di Poitiers (732) a seguito della quale i Carolingi iniziarono a strutturare la loro cavalleria pesante gettando le basi per la radicale modifica socio-culturale che avrebbe portato all'affermazione del feudalesimo vero e proprio: il sequestro della terra per garantirsi l'approvvigionamento di foraggio per le mandrie ed il passaggio del pagamento dei tributi in natura dal bestiame generico ai cavalli..
L'allevamento del cavallo da guerra da parte della nobiltà medievale, per la quale il possesso del cavallo tanto quanto delle armi sarebbe divenuto conditio sine qua no di status, portò ad abusi. Già nel IX secolo, non era raro che le cavalcate dei nobili, di svago o d'addestramento, devastassero prati e raccolti. Del pari, era abbastanza diffuso che quegli stessi nobili, dopo averne devastato i campi, pretendessero dai contadini il foraggio per i loro cavalli una volta arrivato l'inverno.
Programmi di allevamento e linee di sangue Man mano che si comprendeva l'importanza dell'allevamento di cavalli per il successo in guerra, i programmi di allevamento pianificati aumentarono. Molti cambiamenti furono dovuti all'influenza della cultura islamica attraverso le Crociate oltre che Al-Andalus.. Gli arabi conservavano ampi pedigree dei loro cavalli berberi e arabi attraverso una tradizione orale. Alcuni dei primi alberi genealogici scritti nella storia europea documentata sono stati conservati dai monaci certosini che allevavano lo spagnolo Jennet. Poiché sapevano leggere e scrivere e quindi tenere registri accurati, ai monaci fu affidata la responsabilità dell'allevamento di cavalli da alcuni membri della nobiltà, in particolare in Spagna. Questi pedigree scritti per alcune razze di cavalli esistono dagli Anni 1330. In Inghilterra, una fonte comune di cavalli da guerra erano i pony selvaggi della brughiera che venivano radunati ogni anno dagli allevatori, tra cui i monaci cistercensi, per usarli come cavalli da sella o cavalleria leggera. Una di queste razze era il Pony Fell che aveva origini simili al moderno Frisone.. In Francia, a partire dal XIII secolo, vennero importati dalla Frisia, regione allora rinomata per la qualità del suo allevamento, i cosiddetti cavalli «Norrois», di solito impiegati come palafreni.. Nel Trecento, i papi di Avignone apprezzarono molto i cavalli spagnoli che importarono in sì gran numero da creare un fiorente commercio equino tra l'Aragona e la Linguadoca.. Alla fine del Medioevo, l'Alvernia era una regione importante per l'allevamento di cavalli in Francia ed esportava le sue bestie in tutto il Mediterraneo..
Eredità dell'ippicoltura medievale Le tracce delle linee di sangue dei destrieri scomparvero dalla documentazione scritta durante il XVII secolo, quando il cavallo "pesante" medievale scomparve in via definitiva dalla scena bellica. Molte razze da tiro moderne rivendicano un legame con il magnus equus medievale ed alcuni storici considerano razze come il Percheron, il Belga da tiro e il Suffolk Punch probabili discendenti del destriero. Altri storici scartano questa teoria, poiché la documentazione suggerisce che il cavallo da guerra medievale fosse piuttosto diverso dal moderno cavallo da tiro.. Ciò teoria suggerirebbe che i cavalli da guerra siano stati incrociati con i cavalli da lavoro "a sangue freddo", poiché i cavalli da guerra, e il destriero in particolare, erano rinomati per la loro natura a "sangue caldo"..
Alcune razze di cavalli moderne hanno subito poco (o nessun) incrocio sin dal Medioevo e quindi rivendicano una stretta vicinanza ai loro antenati: es. il cavallo islandese, la cui razza è pura dall'anno 982.
Tipi di cavallo
Durante il Medioevo, i cavalli furono raramente classificati per razza quanto piuttosto per tipo: cioè descritti per il loro utilizzo o i loro attributi fisici. Molte delle definizioni non sono precise e altre addirittura intercambiabili. Prima del XIII secolo circa, furono scritti pochi alberi genealogici. Pertanto, molti termini per i cavalli nel Medioevo non si riferivano alle razze come le conosciamo oggi ma descrivevano aspetto o utilizzo.
In generale, il tipo di cavallo rispecchiava la ricchezza dell'utilizzatore: un signore non avrebbe mai cavalcato lo stesso tipo di animale che i contadini usavano per arare o trasportare i prodotti nelle fiere. La qualità e il prezzo del cavallo erano dunque proporzionali alla qualità dell'utilizzatore..
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