Viaggio in Italia è un film del 1954 diretto da Roberto Rossellini. Accolto da critiche negative al momento dell'uscita in Italia, viene «comunemente considerato vero e proprio avamposto della modernità cinematografica».

Trama Una coppia dell'alta classe media inglese, lui piuttosto arrogante, lei perbenista, viaggiano in automobile lungo l'Italia fino a Napoli per sistemare una questione di eredità. Sposati da otto anni, Alex e Katherine Joyce sono in realtà due persone che non hanno più nulla da dirsi, due estranei che reagiscono in maniera differente rispetto agli eventi e anche rispetto al paesaggio che li circonda. Lui va spesso a Capri da amici, mentre lei preferisce conoscere la città e alcuni luoghi caratteristici, che però finiscono per rattristarla. Quando hanno ormai deciso di interrompere il proprio legame col divorzio, vengono coinvolti in una processione che si snoda lungo le strade di Maiori: la folla li allontana e li divide, ma il disperato ricongiungimento e l'abbraccio finale fra i due lascia sperare in una riconciliazione.

Produzione Dopo l'insuccesso degli ultimi film (Stromboli, Europa '51 e La macchina ammazzacattivi), Rossellini si era interessato a un progetto di Zavattini sulla realtà italiana degli anni '50 che doveva intitolarsi Italia mia. Il progetto si arenò quando Carlo Ponti, in un primo momento interessato a produrlo, si tirò indietro; fu allora che Rossellini pensò alla versione cinematografica di Duo, romanzo di Colette del 1934 sui problemi di una coppia di sposi. Il ruolo della protagonista femminile sarebbe stato affidato ovviamente a Ingrid Bergman, mentre per quello del marito si pensò a George Sanders, che aveva già recitato accanto a lei a Hollywood. Nell'attesa che il meccanismo produttivo si mettesse in moto e che Sanders arrivasse dagli Stati Uniti, il regista girò alcune scene con Ingrid in visita alle antichità di Napoli, ma venne a sapere che non avrebbe potuto utilizzare il romanzo di Colette perché i diritti non erano più disponibili. A questo punto dovette improvvisare una sceneggiatura ex novo, scrivendo ogni giorno quello che avrebbe girato l'indomani, mandando in paranoia i direttori di produzione e soprattutto sconvolgendo Sanders, abituato alla precisione dell'industria cinematografica americana.Stefano Masi, Enrico Lancia, I film di Roberto Rossellini, Gremese Editore, Roma, 1987. ISBN 9788876052811

La mentalità italiana fa emergere la vita della coppia inglese in crisi in un modo profondo, ovvero attraverso il passato nascosto nell'arte antica e nelle leggende o semplicemente nell'immaginazione, che viene immediatamente messa in moto attraverso oggetti di buon gusto più recenti quali mobili, porcellane e quadri contenuti all'interno della villa.

L'opera vuole essere anche un omaggio alla città partenopea (da poco uscita dalla brutalità della seconda guerra mondiale), dando modo di esplorare le sue bellezze come il Museo nazionale, la sibilla Cumana, il cimitero delle Fontanelle, Capri, la solfatara di Pozzuoli e l'Hotel Excelsior.

Accoglienza All'uscita, la pellicola fu accolta in patria da stroncature "storiche". Tullio Kezich accusò Rossellini di «metodo inadeguato, dilettantesco nel senso peggiore» nel mettere ordine nella matassa di intenzioni da cui nascevano i suoi film.Tullio Kezich, Sipario, nº 102, ottobre 1954 Secondo Ezio Colombo, Viaggio in Italia confermava «l'assoluta, progressiva, irrimediabile decadenza» del regista.Ezio Colombo, Festival, nº 96, 30 ottobre 1954. Arturo Lanocita elencava una serie di difetti marginali (la dispersività, l'inserimento di scene inutili come quella della prostituta, la sovrabbondanza di voci partenopee nella colonna sonora) ma sosteneva che il difetto maggiore era la riconciliazione, assolutamente ingiustificata a pochi minuti dalla decisione del divorzio.Arturo Lanocita, Corriere della Sera, 8 settembre 1954, p. 4

Molti anni più tardi, Rossellini dichiarò in un'intervista a Adriano Aprà: i protagonisti «si rifugiano l'uno nell'altro con lo stesso atteggiamento di chi è sorpreso nudo e si stringe nell'asciugamano, si stringe a chi gli sta vicino, si copre in un certo senso. Questo è il valore che doveva avere il finale».Andrea Crozzoli, Cinemazeronotizie nº 7, luglio-agosto 2016, p. 2

Mentre in Italia non fu riconosciuto all'epoca il valore innovativo della sua struttura libera e disarticolata, dell'uso della luce naturale e dell'uso del suono con rumori, canti e bisbiglii della vita reale, il film fu accolto invece con grande favore in Francia, tanto che Jacques Rivette ebbe a scrivere: «Con l'apparizione di Viaggio in Italia tutti i film sono improvvisamente invecchiati di dieci anni»,Jacques Rivette, Cahiers du cinéma, aprile 1955</ref> mentre George Sadoul riporta che «fu straordinariamente ammirato dai giovani critici dei Cahiers du cinéma ed ebbe una vasta influenza su diversi registi della nouvelle vague d'ogni paese»,<ref>Georges Sadoul, Il cinema, Vol. 3° - I film N - Z / Aggiornamento, Sansoni Enciclopedie pratiche © 1981, Traduzione, revisione e adattamento a cura di Paolo Gobetti e Goffredo Fofi, Appendice di aggiornamento di Andrea Vannini, © 1965, 1978 Éditions du Seuil, Parisda Godard a Chabrol, dall'incomunicabilità di Antonioni ai primi film di Wim Wenders, fino a Copia conforme di Kiarostami, passando per Martin Scorsese, che si è servito del titolo in un suo documentario sul cinema italiano.

Il giovane François Truffaut inviò a Rossellini una lettera in cui, oltre a manifestargli la sua reverenza e la sua stima, lo informava che i distributori francesi avevano stravolto il montaggio, da cui avevano ricavato un lungometraggio intitolato La divorcée de Naples. Insieme agli amici, Truffaut promosse un'azione legale contro il distributore e ottenne il ripristino della versione originale e la circolazione di quest'ultima anche nelle sale francesi.

Oltre all'utilizzo innovativo del sonoro, Viaggio in Italia è stato apprezzato per l'eccezionale apporto dato da Ezio Serafin alla fotografia: la luce naturale, con il suo gioco di chiaroscuri, riesce a cogliere tutto il non-detto e a riempire il vuoto dato dalla recitazione straniata dei due protagonisti. Già collaboratore di Antonioni in Cronaca di un amore e I vinti, Parolin riuscì a ottenere una illuminazione priva di contrasti, con un bianco assoluto che Rivette paragonò al colore di Matisse..

Il film è stato sottoposto a restauro in 4 K a Cinecittà e quindi presentato alla 83ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia (2026) in occasione dei 120 anni dalla nascita di Rossellini.

Note

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Categoria:Film diretti da Roberto Rossellini Categoria:Film drammatici Categoria:Film ambientati a Napoli Categoria:Film del neorealismo Categoria:Film con composizioni originali di Renzo Rossellini