La battaglia di Marengo fu combattuta il 14 giugno 1800 tra le forze repubblicane del generale francese e Primo console Napoleone Bonaparte e le forze imperiali del generale austriaco Michael von Melas. Lo scontro rappresentò l'ultimo atto della Seconda campagna d'Italia e il suo esito fu determinante nell'influenzare l'andamento della guerra.
Napoleone, nel tentativo di consolidare la propria posizione all'interno del governo francese, aveva deciso di pianificare ed attuare un'ambiziosa campagna militare in Italia, credendo in questo modo di riuscire a portare alla conclusione il conflitto con l'Austria ed attirare a sé i consensi necessari per legittimare in qualche modo la propria presa di potere dopo il colpo di Stato del 18 brumaio. Dopo aver radunato un esercito, l'Armata di Riserva, il generale corso attraversò le Alpi, sconfisse la debole opposizione austriaca in Valle d'Aosta, scendendo nelle pianure piemontesi e proseguendo la propria marcia verso Milano. Avendo circondato ed intrappolato l'esercito austriaco in Piemonte, si preparò ad attaccarlo e sconfiggerlo definitivamente.
Dopo un giorno di torrenziali piogge, cogliendo alla sprovvista lo stesso Bonaparte, il generale von Melas decise di attaccare i francesi il 14 giugno con tutte le forze che era riuscito ad accumulare nei pressi di Alessandria, suo quartier generale: le deboli avanguardie francesi, in netta inferiorità numerica, cercarono di porre una strenua resistenza nell'attesa dei rinforzi. Nonostante l'arrivo di varie ondate di soldati francesi e dello stesso Bonaparte sul teatro degli scontri, i repubblicani non riuscirono a frenare la pressione dei soldati imperiali e si allontanarono in un primo momento da Marengo, quasi ad ammettere una sconfitta.
Nel frattempo, però, la divisione Desaix giunse sul posto, portando con sé numerose forze fresche e risollevando il morale dei francesi: con un ultimo deciso attacco, i francesi travolsero i soldati nemici, che convinti della vittoria si aggiravano in maniera disordinata sul campo di battaglia, rovesciando del tutto l'esito dello scontro e strappando una decisiva ma costosa vittoria. Il giorno seguente, gli austriaci firmarono un armistizio con i francesi, ritirando le proprie forze dietro al Mincio. La vittoria, il cui eco si sparse rapidamente in tutta l'Europa, consolidò la posizione di Napoleone al centro del governo francese e segnò l'inizio dell'egemonia francese nell'Europa continentale per il successivo decennio.
Contesto storico
Dopo la fine della sua vittoriosa campagna alla guida dell'Armata d'Italia, Bonaparte aveva lasciato l'Europa tentando la fortuna con una spedizione militare in Egitto, nella speranza di compromettere l'economia britannica e portare la potenza d'oltremanica alla resa.. Approfittando della partenza del generale francese, le potenze europee ostili alla neonata repubblica mossero guerra contro la Francia.. Ben presto le rosee aspettative dei francesi si scontrarono contro la netta superiorità delle forze della coalizione: i repubblicani furono fermati in Germania dall'arciduca Carlo e pesantemente sconfitti in Italia dal maresciallo Suvorov prima e da von Melas in seguito. Tra i francesi, solo il generale Massena era riuscito a riportare delle vittorie in Svizzera...
Al suo ritorno in Francia, Napoleone decise di prendere parte alle macchinazioni di Sieyés e rovesciare il Direttorio, l'inefficiente e corrotto governo francese, sostituendolo con un consolato. Il colpo di Stato, attuato il 18 brumaio, ebbe pieno successo: il Direttorio fu sciolto, così come gli altri principali organi della repubblica, e Napoleone ottenne per sé il ruolo di Primo console, diventando quindi la nuova guida della Francia ed accentrando a sé il potere..
Antefatti
Nonostante il colpo di Stato avesse garantito a Napoleone e agli altri cospiratori il potere politico necessario per agire in libertà, la posizione dei golpisti del 18 brumaio era tutt'altro che solida: memori dei passati colpi di Stato contro il regime repubblicano, Napoleone ed i suoi collaboratori cercarono immediatamente di attirare verso di sé il consenso della popolazione civile, sperando in questo modo di legittimare, almeno parzialmente, la loro presa di potere ed evitare una sollevazione contro il Consolato.. Il primo atto di Bonaparte fu quello di cercare di la pace con le altre potenze europee: la Prussia, rimasta fino ad allora neutrale, ribadì la propria posizione mentre la Russia, il cui zar Paolo I era estremamente deluso dai disastri di Zurigo, della campagna svizzera di Suvorov e dell'invasione dell'Olanda, accettò di buon grado di uscire dalla guerra e ritirare i propri uomini dal conflitto. Nulla smosse inglesi e austriaci, intenzionati a proseguire nelle ostilità..
Il Primo console inviò due dei suoi migliori generali a comando delle forze ancora impegnate contro gli austriaci: a Massena fu affidata l'Armata d'Italia mentre a Moreau toccò l'Armata del Reno. Nel frattempo, nel cuore della Francia, Napoleone aveva incaricato Berthier, suo braccio destro e ministro della guerra, di radunare un esercito, noto come l'Armata di Riserva.. La formazione di questo esercito, di cui nessuno al di fuori di pochi generali nel circolo di Bonaparte sapeva dell'esistenza, serviva ad uno scopo ben preciso: costringere gli austriaci ad arrendersi con la forza. Napoleone, infatti, aveva compreso che poteva usare la Svizzera, riconquistata l'anno precedente da Massena ed ancora in saldo possesso francese, come una base per lanciare le proprie operazioni indisturbato sia in Italia sia in Germania. Dopo il rifiuto di Moreau di collaborare, Napoleone decise di volgere le proprie attenzioni all'Italia e di sfruttare la propria armata per distruggere l'esercito austriaco sotto il comando di von Melas: i francesi avrebbero attraversato le Alpi, piombando alle spalle degli austriaci; avrebbero preso Milano per tagliare via ogni possibile via di fuga e poi li avrebbero accerchiati e distrutti....I piani di Napoleone subirono un'improvvisa accelerazione quando le forze di von Melas attaccarono il debole esercito di Massena in Liguria, spezzandolo in due tronconi ed assediando Genova. L'unica difesa rimasta tra gli austriaci e la Francia era il generale Suchet, che difendeva la linea del Var.. Dopo aver atteso che l'esercito di Moreau iniziasse la propria campagna ed aprisse loro un varco per passare in Italia indisturbati, gli uomini dell'Armata di Riserva iniziarono a dirigersi verso Ginevra, dalla quale sarebbero partiti per arrivare in Italia.. L'Armata di Riserva valicò il Colle del Piccolo San Bernardo e giunse a metà maggio in Valle d'Aosta. Dopo aver sconfitto un piccolo gruppo di austriaci a Châtillon, i francesi trovarono nei soldati del Forte di Bard un ostacolo ben più ostico da superare. Aggirata la posizione, le avanguardie francesi, guidate da Lannes, arrivarono ben presto in pianura, dove si scontrarono con gli austriaci nei pressi del fiume Chiusella, riportando una prima vittoria. Seguì a breve un nuovo successo nei pressi di Turbigo, dove l'esercito repubblicano passò il Ticino, dirigendosi rapidamente verso Milano. L'entrata dei francesi in città fu accolta molto tiepidamente, differentemente da quanto era successo quattro anni prima...
L'improvvisa comparsa dei francesi in pianura allarmò von Melas, impegnato sino a quel momento sul Var, che rientrò rapidamente ad Alessandria a riorganizzare l'esercito e pianificare rapidamente la sua strategia.. Nel frattempo, però, la città di Genova, dove Massena e gran parte del suo esercito avevano coraggiosamente sopportato due mesi di assedio, capitolava il 5 giugno, liberando migliaia di soldati sotto il comando del vicemaresciallo Ott: nei giorni successivi le divisioni sotto il comando di Ott cercarono un passaggio per fuggire dall'accerchiamento francese ma vennero intercettate il 9 giugno da Lannes tra Montebello e Casteggio e vennero messe in fuga.... La vittoria di Lannes impedì agli imperiali di sfuggire all'accerchiamento francese, che andava facendosi più stretto con il passare dei giorni. Il 13 giugno, sotto una pioggia battente, le forze di Napoleone superarono la Scrivia e si accamparono a San Giuliano, solo qualche chilometro più a est di Alessandria, dove migliaia di austriaci sotto il comando di von Melas erano radunati..
I due schieramenti Esercito francese
Piani di battaglia e situazione generale
Napoleone e il grosso dell'Armata di Riserva arrivarono tra San Giuliano e Tortona il 13 giugno, dopo aver passato lo Scrivia, ingrossato dalle recenti piogge. Il console era particolarmente preoccupato a causa dei ridotti numeri della sua cavalleria: le operazioni di ricognizione e perlustrazione della zona furono quindi impossibili. Non potendo fare affidamento sulla cavalleria, Napoleone decise di mandare in avanscoperta il corpo di Victor, chiedendo al generale di occupare la cittadina di Marengo e di fare una breve perlustrazione lungo la Bormida per verificare la presenza di forze nemiche. Victor si ritrovò dinnanzi a una debole retroguardia, circa - austriaci, che riuscì a scacciare verso Alessandria senza troppa difficoltà. Gardanne avrebbe voluto proseguire l'inseguimento oltra la Bormida, ma il passaggio sul fiume era pesantemente coperto dall'artiglieria nemica. Per quanto concernesse la sua ricognizione sul Bormida, questa diede esito negativo: nessuna traccia di altri grossi reparti austriaci.....
Queste nuove informazioni sviarono Bonaparte: se von Melas non si trovava ad Alessandria ma aveva lasciato coperta la cittadina di Marengo poteva essersi spostato solo verso sud, in direzione di Genova, dove si trovavano le forze di Hohenzollern. Giunto in Liguria avrebbe quindi potuto attraversare nuovamente gli Appennini ed arrivare a Mantova dopo una lunga marcia o, grazie al supporto della flotta inglese, montare una resistenza nel capoluogo ligure. Di conseguenza, Napoleone si decise ad inviare Desaix, appena arrivato dall'Egitto, con la divisione Boudet a Rivalta per tagliar loro la strada verso Novi, Acqui e la Liguria. Allo stesso modo, per proteggere il suo fianco destro, inviò la divisione di Monnier verso Castelnuovo Scrivia.. Napoleone, che manteneva un certo senso d'inquietudine, ad un certo punto manifestò l'intenzione di tornare a Pontecurone, per ricevere aggiornamenti sulle divisioni di La Poype e di Moncey, ma l'esondazione dello Scrivia lo costrinse a rimanere a Torre Garofoli, il suo quartier generale nei pressi di Tortona...
Il posizionamento delle sue truppe era dunque il seguente:
la divisione Gardanne, mandata in avanti da Victor, occupava la cascina Pederbona,Talvolta viene riportato anche come "Paderbona", "Padrebona" o "Pietrabuona". tra la Bormida e Marengo; il resto delle forze di Victor, costituite dalla divisione Chambarlhac, si trovano a Marengo; la cavalleria del generale Kellermann si trovava alle spalle del villaggio mentre quella di Champeaux copriva la strada verso Sale; Lannes si trovava nella piana di Marengo, nei pressi di San Giuliano, a formare una seconda linea di difesa qualche chilometro dietro a Victor; Monnier e la sua divisione restarono sullo Scrivia; Napoleone assieme alla Guardia Consolare era in riserva a Torre Garofoli; la divisione sotto il comando di Desaix si stava allontanando in direzione di Rivalta..
Queste forze erano accompagnate da 40 cannoni. Comunque, Napoleone per il giorno seguente immaginava di ottenere delle informazioni sugli austriaci e schiarirsi le idee sulle loro intenzioni, sicuramente non di ingaggiare battaglia. Lasciando i suoi uomini così sparsi, il comandante francese si espose ad un grosso rischio: se avesse saputo che gli austriaci intendevano attaccarlo, probabilmente avrebbe mantenuto vicino a sé le forze di Desaix ed avrebbe richiamato La Poype dal Ticino..
Ordine di battaglia L'armata all'inizio della battaglia era così composta: Corpo d’armata: generale di divisione Victor