Il nome Angola è un termine portoghese che deriva dalla parola bantu N'gola, che indica il nome dato ai sovrani Ambundu nel XVI secolo. Questo periodo in portoghese è noto come Era do Menos Grande.
Periodo pre-coloniale
L'area dell'attuale Angola fu abitata durante il paleolitico e il neolitico, come attestato dai resti trovati a Luanda, in Congo, e nel deserto del Namibe. All'inizio della storia documentata arrivarono anche altri popoli e culture.
I primi a stabilirsi furono i San. La situazione cambiò all'inizio del VI secolo d.C., quando i Bantu, già in possesso di tecnologia per la lavorazione dei metalli, la ceramica e l'agricoltura iniziarono a migrare dal nord. Quando raggiunsero l'attuale Angola, incontrarono i San e altri gruppi. L'istituzione dei Bantu ha richiesto molti secoli e ha dato origine a vari raggruppamenti che hanno assunto diverse caratteristiche etniche.
La prima grande entità politica della zona, nota alla storia come il Regno del Kongo, apparve nel XIII secolo e si estendeva dal Gabon a nord al fiume Kwanza a sud, e dall'Atlantico a ovest fino al fiume Cuango a l'Est.
La ricchezza del Kongo proveniva principalmente dall'agricoltura. Il potere era nelle mani dei Mani, aristocratici che occupavano posizioni chiave nel regno e che rispondevano solo all'onnipotente re del Kongo. Mbanza era il nome dato a un'unità territoriale amministrata e governata da un Mani; M'banza-Kongo, la capitale, aveva una popolazione di oltre cinquantamila abitanti nel XVI secolo.
Il Regno di Kongo era diviso in sei province e comprendeva alcuni regni dipendenti, come Ndongo a sud. Il commercio era l'attività principale, basata su un'agricoltura altamente produttiva e un crescente sfruttamento della ricchezza mineraria. Nel 1482, le caravelle portoghesi comandate da Diogo Cão arrivarono in Congo e nel 1484 esplorò l'estrema costa nord-occidentale di quella che oggi è l'Angola. Seguirono altre spedizioni e presto furono stabiliti stretti rapporti tra i due stati. I portoghesi portarono armi da fuoco e molti altri progressi tecnologici, oltre a una nuova religione (il cristianesimo); in cambio, il re del Congo offrì molti schiavi, avorio e minerali.
La colonia portoghese
I portoghesi si insediarono lungo la costa occidentale dell'Africa verso la fine del XV secolo. L'esploratore Diogo Cão scoprì il fiume Congo nel 1483, egli eresse una colonna alla foce del fiume che prese da allora il nome di Rio do Padrão. Dopo aver incontrato la popolazione indigena, l'esploratore portoghese scoprì che la regione era retta da un grande monarca dall'appellativo di Manikongo ovvero signore del regno di Kongo, la cui capitale era M'banza-Kongo.
I portoghesi intrecciarono subito dei rapporti di cooperazione con i sovrani di M'banza-Kongo: il diplomatico Gonçalo de Sousa venne inviato in una missione diplomatica ufficiale nel 1491, introducendo al suo seguito anche i primi missionari. Il sovrano Nzinga Nkuwu venne battezzato in quel periodo, prendendo il nome cristiano di João I del Congo in onore del re del Portogallo. Suo figlio Afonso Mvemba Nzinga istituì la religione cristiana come religione di Stato nel 1520.
Nel 1596 papa Clemente VIII dichiarò il regno sede episcopale, e la chiesa principale, edificata nel 1548 e intitolata al Salvatore (São Salvador) fu nominata cattedrale, ed aveva come amministrazione sia il regno del Congo che le colonie portoghesi in tutta l'Angola. Il Portogallo aveva diverse missioni nel vicino regno meridionale del Ndongo, la prima delle quali venne creata nel 1520 ma fu sciolta. Una seconda missione fu inviata nel Ndongo nel 1560, guidata da Paulo Dias de Novais, e composta da Gesuiti.
Dias de Novais tornò in Portogallo nel 1564 lasciando a capo della missione il gesuita Francisco de Gouveia. In Portogallo, con l'accordo di permettere ai coloni portoghesi di fondare colonie private sul territorio, la corona concesse a Dias de Novais di conquistare e governare tutti i territori a sud del fiume Kwanza. In forza di questo accordo Dias de Novais tornò in Angola con un contingente armato e nuovi missionari gesuiti.
Originariamente egli aveva l'intenzione di fornire il contingente armato come mercenari in rinforzo ai sovrani di Congo e Ndongo. Dopo diverse vittorie, un portoghese ormai da lungo tempo presente in Angola, Francisco Barbuda, convinse il re del Ndongo che la presenza dei mercenari bianchi era destinata a portare alla rovina il suo regno. Seguendo i consigli di costui, il sovrano del Ndongo ordinò di uccidere o espellere dalle sue terre tutti i portoghesi. Nel 1579 un fulmineo attacco contro la loro presenza, costrinse i portoghesi ed i loro servitori di origine congolese, a fuggire dal Ndongo e rifugiarsi nella regione intorno alla città di Luanda.
I portoghesi vennero soccorsi dal sovrano del Congo, Álvaro I, il quale inviò il suo esercito a proteggere i portoghesi e ad attaccare il Ndongo come rappresaglia per aver ucciso gli schiavi congolesi. Sebbene l'esercito congolese venisse sconfitto nell'attraversamento del fiume Bengo, Dias de Novais riuscì a conquistare Luanda e a prendere il piccolo forte di Nzele nei pressi del fiume Kwanza. Dal 1575 al 1589, anno della sua morte, Dias de Novais cercò di espandere e di recuperare i territori prima sotto il controllo portoghese nella valle dello Kwanza.
Cercò per questo di allearsi con i capi tribù locali ostili al regno del Ndongo, tra i quali il più importante fu il capo della tribù di Muxina. Grazie a queste alleanze i portoghesi riuscirono a conquistare la provincia di Ilamba situata tra i fiumi Kwanza e Bengo, ed in una dura battaglia nel 1582 riuscirono a conquistare la zona nei pressi dell'intersezione tra il fiume Kwanza e il Lucala dove fondarono l'avamposto di Massangano.
Il periodo successivo fu di stallo, coronato da una pace stipulata nel 1599. I governatori portoghesi successivi, rendendosi conto di essere troppo deboli per attaccare il regno del Ndongo, furono ben felici di finire le ostilità e di servirsi nel contempo delle inimicizie politiche del sovrano del Ndongo ai propri fini. In cambio il regno del Ndongo avrebbe dovuto diventare vassallo dei portoghesi e pagare un tributo di 100 schiavi ogni anno. Nessuno di questi punti fu mai mantenuto.
Il periodo Imbangala Intorno al 1600 i portoghesi incontrarono per la prima volta la tribù degli Imbangala, una popolazione di razziatori che imperversava nel regno di Benguela e con i quali intrecciarono relazioni commerciali. Lo scambio era tra vari beni provenienti dall'Europa e i prigionieri di guerra degli Imbangala da trasformare in schiavi. Intorno al 1615 i governatori portoghesi assoldarono alcune di queste bande di razziatori per servire nelle loro armate. Il governatore Luis Mendes de Vasconcelos se ne servì con successo quando, nel 1618, le unì alle sue armate per un attacco al regno del Ndongo. Nei successivi tre anni egli riuscì ad espellere il sovrano del Ndongo dalla sua capitale Kabasa forzando a trovare rifugio nelle Isole Kindonga sul fiume Kwanda, catturando alcuni membri della famiglia reale.
50.000 persone furono catturate durante le ostilità e inviate come schiavi in Brasile e nelle Indie Portoghesi, i primi schiavi africani a mettere piede nella colonia americana in Virginia, facevano parte di questi convogli che venivano presi d'assalto dai pirati inglesi. All'apice del conflitto, il sovrano di Ndongo inviò a Luanda una ambasciata guidata da sua sorella Njinga Mbandi per negoziare la pace nel 1622. Le bande di guerrieri Imbangala non si erano rivelate così disciplinate come i portoghesi speravano ed avevano razziato non solo i territori controllati dal regno di Ndongo ma anche quelli controllati dal Portogallo.
Come risultato della trattativa la principessa Nzinga riuscì ad ottenere la restituzione dei prigionieri di guerra, il ritorno del re nella capitale e il ritiro di un forte presso Ambaca costruito dal governatore portoghese come base delle operazioni. Il successore di Mendes do Vasconcelos, João Correia de Sousa, accettò i termini del trattato, in parte perché sperava di continuare la politica espansionistica del suo predecessore servendosi degli Imbangala questa volta contro il Congo.
Nel 1622 iniziò una campagna sanguinosa contro il territorio di Kasanze, nei pressi di Luanda e sotto la giurisdizione del Congo. Nel 1622 nella battaglia di Mbumbi un grosso esercito congolese venne sconfitto ma il sovrano del Congo, Pedro II del Congo inviò una seconda armata ancora più vasta e sconfisse i portoghesi ed i loro alleati Imbangala. A seguito di questa sconfitta e delle sue ripercussioni sui portoghesi del Ndongo, Correia de Sousa subì l'esilio e venne arrestato in Portogallo.
La guerra con la regina Nzinga
Dopo la disastrosa condotta di Correia de Sousa, la corona portoghese inviò come governatore Fernao de Sousa, nel 1624. Il nuovo governatore cercò di regolamentare il sistema fiscale dell'Angola, ed ebbe precise direttive di non scatenare nuovi conflitti. Tuttavia egli insistette nel tenere la posizione portoghese nell'Ambaca e si rifiutò di consegnare i prigionieri di guerra così come stabilito nel precedente trattato di pace. Oltre a ciò si rifiutò di riconoscere come sovrana di Ndongo la regina Nzinga, succeduta al fratello dopo la sua morte per suicidio nel 1624. Come conseguenza del fallimento del trattato il conflitto contro Ndongo venne nuovamente aperto, fino al 1639 quando la regina trattò una nuova cessazione delle ostilità con il Portogallo.
L'occupazione olandese
Dal 26 agosto 1641 al 21 agosto 1648, l'occupazione delle aree costiere da parte della Compagnia Olandese delle Indie Occidentali costrinse i portoghesi verso l'interno. Dopo la conquista di Luanda, essi si ritirarono verso il fiume Bengo, ma dopo la stipula di un'alleanza tra olandesi e regno del Congo, anche il Bengo venne attaccato ed i portoghesi furono costretti a ritirarsi verso Massangano.
In realtà gli olandesi non erano interessati all'occupazione dell'Angola, almeno non quanto il desiderio di rivalsa del re del Congo Garcia II del Congo e della regina Njinga che avevano entrambi fatto loro pressione per assisterli nella cacciata dei portoghesi. Tuttavia essi si resero conto che non avrebbero potuto detenere il monopolio del traffico degli schiavi soltanto con il possesso di Luanda e di altre poche zone intorno alla capitale, così nel 1647, uniti alle forze della regina Nzinga, gli olandesi si scontrarono con i portoghesi nella battaglia di Kombi e sbaragliarono l'armata portoghese, ma la vittoria fu breve, poiché dal Brasile venne inviato un forte contingente di soldati, guidato da Salvador Correia de Sa, che sconfisse gli olandesi ed i loro alleati, cacciandoli da Luanda e costringendoli ad abbandonare l'Angola.
Riaffermarsi del dominio portoghese Salvador de Sa cercò di riaffermare il dominio portoghese, durante il suo governatorato che durò dal 1648 al 1652, tuttavia egli ebbe scarsi successi, l'unico dei quali fu costringere il regno di Nzinga a ritirarsi ulteriormente da Cavanga a Matamba. I suoi successori durante il XVII secolo altro non fecero se non rinnovare la guerra contro i regni circostanti e riempire navi piene di schiavi prima del blocco tedesco. Le campagne militari furono alquanto disastrose, dopo la parziale vittoria contro il regno del Congo nella battaglia di Mbwila del 1665, i portoghesi subirono molte diserzioni da parte dei loro stessi coloni, scontenti per i danni subiti dal conflitto e per le perdite fra i loro schiavi.
Fu così che un ulteriore tentativo di invasione del Congo nel 1670 si rivelò una totale sconfitta nella battaglia di Kitombo. Gli stessi alleati che li avevano assistiti durante la guerra contro la regina Njinga ora si rivoltarono nel 1670 e la sedizione della rivolta, con l'assedio della capitale Mpungo Andongo nel 1671 fu ottenuta a caro prezzo.