LOrologio (L'Arlòi in dialetto reggiano) è un quartiere di abitanti della periferia ovest di Reggio Emilia posto a meno di 2 km dal centro storico della città, lungo l'asse viario che collega il capoluogo di provincia alla Val d'Enza. Viene detto anche quartiere Spirito Santo-Orologio o Zona Acquedotto,Talvolta il luogo è individuato come Rondò dell'Acquedotto o Rotonda dell'Acquedotto, dalla grande rotatoria realizzata in più fasi a partire dagli anni '70 che tuttora cinge il complesso della torre idrica di via Gorizia. per la presenza della prima grande torre piezometrica della città, risalente al 1962. Sulla Via Emilia, al confine con Pieve Modolena, è situata la Collezione Maramotti, museo di arte contemporanea sorto per volontà dell'omonima famiglia cui fanno capo Max Mara e Credem.
Geografia
La località è situata in un ambito di media pianura al confine occidentale del tessuto urbano della città consolidata. È lambita a ovest dal cavo Guazzatore o la Fossa, oggi tombato, a nord dalla via Emilia, a est dall'agglomerato urbano di Regina Pacis e a sud da via Gorizia, la direttrice che collega Reggio a Cavriago, Montecchio e la val d'Enza. La zona è tagliata in due dalla ferrovia Reggio-Ciano e da via Chopin, segmento dell'asse attrezzato del sistema tangenziale di Reggio Emilia.
Confina a nord con Pieve Modolena e il quartiere Carrozzone, a est con Regina Pacis, a sud con Bell'Albero-Premuda e Roncina, a est con Roncina.
L'altitudine varia da 49 a .
Origine del nome Il quartiere Orologio prende il nome dall'antico Casino dell'Orologio, dimora padronale di campagna, oggi centro socio-culturale comunale e centro civico del quartiere, che deve il suo nome a un orologio situato sulla facciata meridionale del fabbricato e demolito nel secondo dopoguerra.Dagli inventari d’archivio si sa che nello stabile vi era un’apposita stanza che conteneva i pesi e gli ingranaggi. Quindi, l’orologio c’era e, come dimostrano alcune vecchie fotografie, era posizionato al centro del casino, fra il cornicione e la falda del tetto che oggi si affaccia sul rondò di via Gorizia.
Storia La zona era abitata già durante l'età del bronzo, come testimoniano i reperti ritrovati nelle vicinanze.
Al periodo romano risale, invece, l'asse di collegamento con Luceria e la valle dell'Enza, poi divenuta strada della Roncina o di Cavriago e, soltanto dopo la prima guerra mondiale, via Gorizia.
Prima delle grandi urbanizzazioni del secondo dopoguerra l'area dell'Orologio era parte della villa e parrocchia di Cavazzoli, il cui territorio si estendeva per ben 7 km a ovest di porta Santo Stefano. La zona, a carattere prettamente rurale, si estendeva fra la via Emilia, la strada della Roncina (via Gorizia), il cavo Guazzatore e i borghi posti lungo il torrente Crostolo affiancati soltanto in epoca fascista dal villaggio di case popolari IACP di via Mascagni. Escludendo le poche case coloniche presenti in loco, i principali nuclei insediativi erano l'Angelo Vecchio, il casino dell'Orologio e villa Ottavi-Terrachini.
L'edificio di più antica fondazione del quartiere è l'antica osteria dell'Angelo (o Angelo Vecchio), situato sulla via Emilia fuori porta Santo Stefano.Attualmente lo stabile ospita un ferramenta. Prima di diventare un luogo di sosta e ristoro ospitava un ospedale nominato addirittura in un documento dell'archivio capitolare di Reggio dell'882. Pochi anni dopo, nell'889, fu dato in beneficio al vescovo Pietro, per compensarlo delle devastazioni subite dal passaggio degli Ungari. Ancora nel 1200 l'ospedale era destinato ai pellegrini e agli infermi e lo stesso è citato come ospedale "Plebis" nell'estimo dei fuochi del 1315. Dell'osteria si hanno notizie dal 1471. Alla fine del XVI secolo vi soggiornarono le maestranze impegnate nella costruzione del Tempio della Beata Vergine della Ghiara.Il casino dell'Orologio, che diede poi il nome all'intero quartiere, è invece documentato a partire dal ‘600, ma è probabile che la sua fondazione risalga al 1500, periodo in cui emerge la cultura della villa signorile in campagna. Si sa che fino al ‘700 l’area era di proprietà del "Ritiro delle cittadine di Modena", un’opera pia poi sciolta dal duca estense Francesco III che – anticipando lo spirito della rivoluzione francese – soppresse molti enti religiosi e pii istituti alienandone i beni. Fu poi acquistato dai Conti Cassoli, Righi-Albertini e Demanio nazionale Malaguzzi (sec. XIX), famiglia Spaggiari (1871), famiglia Ottavi che, nel 1954, lo cedette alla famiglia Lombardini per poi essere acquisito dal Comune di Reggio il quale, su spinta dei giovani della FGCI che nella primavera del 1978 ne occuparono area e pertinenze, permise di trasformarlo in un centro socio-culturale e ricreativo autogestito. Il casino dell’Orologio è anche, però, al centro di una leggenda che risale alla rivoluzione e agli anni che vanno dalla fine del ‘700 a inizio ‘800. Un inventario spiega che al secondo piano del fabbricato principale vi era una camera da letto denominata “Camera del francese”. Pare che fosse così denominata in quanto Napoleone Bonaparte avrebbe soggiornato proprio qui, durante il suo ingresso a Reggio.Ancora negli anni ’80 molti anziani affermavano ciò come fosse una certezza.
Dal punto di vista storico l'edificio degno di maggior nota riguarda il Casino Ottavi (poi divenuta Casa Mussini), una dimora situata sull'attuale via Gorizia esistente già nel XVIII secolo, che nell'estate del 1944 ospitò un incontro clandestino fra Benito Mussolini, il feldmaresciallo Albert Kesselring e il generale Rodolfo Graziani, comandante dell'esercito della Repubblica di Salò. A organizzarlo fu il colonnello delle S.S. Eugen Dollman, interprete ufficiale dei colloqui fra il Fhurer con Mussolini, che in quel periodo abitava nella villa, allora di proprietà della contessa Lavinia Ottavi in Brazzà di Savorgnan.Il Casino Ottavi, nel libro di Dollmann è denominato Villa Roncina, dal toponimo del limitrofo borgo Nel suo libro Un libero schiavo, Dollmann spiegò che fu scelta proprio Reggio Emilia in quanto baricentrica e strategica dal punto di vista politico e militare nell'allora occupato Nord Italia. Il colonnello tedesco racconta come da lui facessero la spola persone e personaggi di ogni estrazione e censo, dai fascisti ai partigiani, ad alti esponenti del clero e semplici contadini, per richieste di aiuto o altro.
Più recente è la costruzione di Villa Terrachini, posta sulla via Emilia fra Reggio e Pieve Modolena. Risalente al 1855-60 la dimora, circondata da un importante giardino chiamato volgarmente dai reggiani "bosco Terrachini", fu inizialmente di proprietà della famiglia Linari, per diventare patrimonio degli Ottavi (1860),Il prof. Ugo Pellini, botanico e storico, scrive che l'edificio fu ristrutturato e dotato di un esteso parco, con pregevoli specie arboree, dall’illustre ingegnere Prospero Ottavi, il responsabile del traforo del Frejus. poi venduta nel 1912 ai Terrachini e ancora oggi di proprietà dei Ferri Ricchi loro eredi. Fu proprio nella dépendance di villa Terrachini che nacque il celebre tenore reggiano Ferruccio Tagliavini. E fu sotto i grandi alberi del suo parco che, per sfuggire ai bombardamenti alleati, si nascosero i carri armati della 1. SS-Panzer-Division "Leibstandarte SS Adolf Hitler" la quale, a partire dall'agosto del 1943, aveva preso possesso di questa tenuta. Da qui partì il contingente che l'8 settembre 1943 uccise 5 militari italiani alla caserma Zucchi. In quell'occasione era presente anche il colonnello Joachim Peiper che dieci giorni più tardi si macchiò dei crimini dell'eccidio di Boves. La villa fu poi oggetto di pesanti bombardamenti aerei e fu restaurata nell'immediato dopoguerra. Fino agli anni Cinquanta il suo parco ospitò la festa de l'Unità provinciale.A partire dagli anni '60 lo sviluppo residenziale crebbe vertiginosamente provocando la saldatura della località di Roncina con il quartiere di Regina Pacis senza soluzione di continuità. Già diversi anni prima fra via Mascagni e la via Emilia si erano insediate alcune piccole industrie che crebbero per tutti i decenni successivi: all'inizio degli anni '60, fra villa Terrachini e il cavo Guazzatore l'imprenditore Achille Maramotti eresse l'allora nuovo stabilimento della casa di moda Max Mara, attivo fino agli anni 2000. Fu in data 1º novembre 1967 che per decreto vescovile venne stralciata da Regina Pacis la nuova parrocchia dello Spirito Santo che, nel 1976, vedrà costruita la nuova chiesa in via Mascagni. A guidarla, con il titolo di priore, il parroco don Mario Gasparini, ancora guida pastorale della comunità cattolica. Proprio in quel periodo, sul fronte laico progressista, cominciò l'incubazione di quello che, dal 1978, diventerà il principale centro di aggregazione sociale e ricreativa del quartiere: il complesso del casino dell'Orologio, un centro non solo geografico ma anche funzionale del quartiere Orologio. Nato da un'occupazione portata avanti dai giovani della FGCI del quartiere, il centro di aggregazione divenne poi un hub culturale e di servizi che contribuì anche evitare la scomparsa di un complesso insediativo risalente al XVI secolo. Dal recupero dell'antica corte agricola, realizzato principalmente da volontari e dall'amministrazione comunale, nacquero diversi spazi pubblici tuttora attivi quali: il teatro, il centro sociale, la ludoteca, uno spazio culturale e la sede della circoscrizione, che rimase nei locali dell'Orologio sino alla sua soppressione, avvenuta nel 2009. Altre significative trasformazioni di rilievo si ebbero negli anni '70 e '80, con la realizzazione della nuova chiesa parrocchiale dello Spirito Santo, sorta in via Mascagni e dell'asse attrezzato di via Chopin (1988) che funge da tangenziale ovest della città. Nel 1989 in un'area interclusa fra il rondò dell'acquedotto, la nuova centrale ENEL di via Gorizia e l'asse attrezzato di via Chopin viene portato a termine il parco del Gelso, in onore allo storico gelso situato al centro del cortile del casino dell'Orologio e ricucito al complesso monumentale tramite un sottopasso ciclopedonale posto al di sotto della tangenziale. Qualche anno più tardi, verso la metà degli anni '90, il quartiere viene dotato del centro diurno comunale La Coccinella e, nel 1999, della casa protetta Villa Le Magnolie, a servizio di tutti il territorio dell'allora Circoscrizione Terza di Reggio Emilia. In quel periodo, con il PRG del 1999, viene riconfermata la previsione, risalente al 1984, di realizzare circa alloggi fra a sud di villa Terrachini: il cosiddetto piano particolareggiato di Parco Ottavi. Tuttavia, la crisi dell'edilizia iniziata nel 2005, continuata con la crisi finanziaria del 2007-2008 e la successiva crisi del debito sovrano europeo ha bloccato la realizzazione degli appartamenti e portato al fallimento le storiche cooperative di costruzione che dovevano portarli a termine. Queste avevano, però, già ultimato buona parte delle opere di urbanizzazione e l'enorme parco pubblico di , comprensivo di due laghi di , intitolato nel decennale della sua scomparsa all'illustre concittadina e prima presidente donna della Camera dei Deputati Nilde Iotti. Nel 2007 presso all'interno dell'ex stabilimento Max Mara di via Fratelli Cervi (Via Emilia) apre la Collezione Maramotti, fra i più importanti musei di arte contemporanea d'Italia. A metà degli anni 2010, presso gli storici fabbricati di servizio di villa Terrachini, a nord di Parco Nilde Iotti, viene realizzato il nuovo nido d'infanzia Laura Terrachini.
Monumenti e luoghi di interesse Architetture religiose
Chiesa parrocchiale della Spirito Santo (1976), via Mascagni Oratorio del complesso monumentale Villa Ottavi-Terrachini (sec. XIX), via Fratelli Cervi Architetture civili