La Schola cantorum è, nelle antiche basiliche cristiane, lo spazio della navata centrale, antistante il presbiterio e l'altare, riservato ai cantori o salmistiI salmisti intonavano la prima parte dei salmi, cui faceva seguito il canto dei fedeli. e delimitato da un recinto o balaustra di pianta rettangolare. A partire dalla fine del secolo XVI, in osservanza alle istanze di rinnovamento del gusto barocco e soprattutto alle nuove disposizioni liturgiche del Concilio di Trento, che diedero luogo a precise regolamentazioni per l'arte e l'architettura sacra, la maggior parte delle scholae cantorum è stata smantellata, al fine di liberare la navata centrale delle chiese da tutti gli elementi che ne complicavano la spazialità e ne limitavano l'ariosità, così da accentuare visivamente e strutturalmente il presbiterio come cuore liturgico dell'edificio.

Struttura

La schola cantorum è collocata all'estremità della navata principale, davanti al santuario, venendo a costituire un ambiente separato, quasi un edificio nell'edificio, delimitato da un recinto e di solito sopraelevato di un gradino rispetto al piano della navata.

Negli esempi conservati, il recinto delle scholae cantorum è costituito di pilastrini o lastre di pietra o di marmo variamente decorati con bassorilievi, tarsìe, mosaici ecc., raffiguranti motivi liturgici o più semplici disegni geometrici; i singoli elementi, a seconda che siano massicci o traforati, sono detti plutei o transenne; più raramente potevano essere in legno o metallo. La continuità del recinto è interrotta da due varchi centrali, che consentono l'accesso all'interno: l'anteriore (la cosiddetta porta santa, che permette la visione dell'altare maggiore e comunica con il presbiterio) e il posteriore (per lo più chiuso da un cancelletto). Il recinto è realizzato ad altezza d’uomo per garantire la riservatezza e impedire possibili distrazioni dei coristi.

Sui due lati longitudinali del recinto sono a volte presenti due specie di balconi rialzati (sorta di pulpiti detti amboni), accessibili mediante brevi scale e utilizzati per la lettura dell'Epistola e del Vangelo. La presenza originaria degli amboni è in realtà discussa. In effetti, nei resti della maggior parte delle basiliche antiche nelle quali sia possibile intravedere le fondamenta del recinto, non si rinvengono massi di fondazione che attestino l'esistenza degli amboni. I quali tuttavia, addossati ai plutei, sono presenti oggi, ad esempio, nelle scholae delle basiliche di S. Maria in Cosmedin, di Santa Sabina e di San Clemente, a Roma. Da questa circostanza si può dedurre che l'inserzione degli amboni sia avvenuta successivamente e che sia divenuta più frequente nel secolo XII. In alcuni casi è presente un solo ambone. All'interno del recinto sono ospitate le sedute per i cantori, costituite da sedili o panche di legno mobili, ovvero da sedute stabili, in pietra e addossate al lato interno della balaustra.Nella basilica di San Clemente a Roma, ad esempio, i plutei scolpiti da entrambe le facce sembrano escludere la presenza di sedili in pietra addossati al recinto; che sono invece presenti nella schola cantorum di Santa Maria in Cosmedin, come ricostruita nel 1898. Anche la schola della basilica dei Santi Giovanni e Paolo, sempre a Roma, sarebbe stata provvista di banchi fissi, come testimonierebbe Pompeo Ugonio, che nel 1588 descrive l'impianto ancora medievale della chiesa e la schola successivamente demolita: "Più oltre si trova un spatio di marmo, chiuso, con sedili del medesimo attorno, che appoggiano alle colonne della chiesa. Questo spatio serviva per la scuola de Cantori, che diciamo hoggidì la Cappella." (Pompeo Ugonio, Historia delle Stationi di Roma che si celebrano la Quadragesima, Roma, appresso Bartolomeo Bonfadino, 1588, p. 29). La descrizione dell'Ugonio tuttavia non è affatto chiara: sembra infatti di poter intendere piuttosto che i sedili di marmo fossero collocati attorno (cioè esternamente) al recinto, tanto che (egli dice) "appoggiano alle colonne della chiesa".

In diverse basiliche romane si possono vedere esempi di scholae cantorum: a San Clemente al Laterano,L'attuale schola di San Clemente fu eretta nel secolo XII, nell'ambito delle opere di ricostruzione promosse da papa Pasquale II nel 1108, sulle macerie della basilica inferiore (secoli IV-XI) devastata dai normanni di Roberto il Guiscardo. Furono reimpiegati la schola cantorum e l'altare dell'antica basilica, che erano stati donati da papa Giovanni II (533-535; su diverse transenne del recinto dell'attuale schola è infatti presente il monogramma di Johannes). La nuova schola, tuttavia, non riebbe le stesse dimensioni della precedente, perché lo spazio disponibile nella nuova navata era minore che nella navata sottostante. Al centro della struttura odierna, i due amboni e il candelabro tortile per cero il pasquale (seconda metà del secolo XIII), in marmo e mosaico, di fattura cosmatesca, come tutto il pavimento della schola e dell'intera navata.

L'Ugonio, nel 1588 (op. cit., pp. 123-124), così descrive la schola di San Clemente: "le tavole di marmo, che serrano un certo spatio racchiuso nel mezzo della Chiesa, il qual spatio dicono, che serviva per la scola de Cantori, che hoggi chiamiamo Cappella. [...] Nel mezzo [nella navata] è quel spatio chiuso che habbiamo detto per uso della cappella, con i pulpiti di marmo fatti da Nicola primo". Singolare il dubbio dell'Ugonio sulla destinazione dello spazio descritto ("dicono, che serviva per la scola de Cantori"); inoltre, egli intende erroneamente il monogramma come sigillo di papa Nicola I, che avrebbe restaurato la basilica inferiore nell'860 ("Queste lettere di questa maniera intrecciate insieme dicono NIKOLAUS, et si veggono scolpite per le tavole di marmo"). in Santa SabinaLa schola cantorum di Santa Sabina, assieme agli amboni, all'iconostasi e al ciborio, fu eretta da papa Eugenio II nell'824. La schola attuale è in realtà una ricostruzione effettuata nel 1936 (quando i restauri di Antonio Muñoz riportarono la basilica alla forma originaria), ispirandosi alla schola paleocristiana del secolo IX e riutilizzando alcuni resti dei pilastri e dei plutei antichi rinvenuti nel pavimento e nei muri, completati con riproduzioni a graffito. Le lastre marmoree laterali sono decorate con motivi vegetali, animali ed altri motivi della simbologia cosmogonica. All'interno del recinto è presente una lastra tombale ricomposta che costituiva il coperchio della cassa marmorea che racchiudeva le reliquie di Santa Sabina e di altri martiri (Serapia, Evenzio, Alessandro e Teodulo). La lastra fu spezzata dall'architetto Domenico Fontana nel 1527, durante il restauro della basilica e lo spostamento della sepoltura dei martiri: i frammenti, inizialmente gettati via, furono ricomposti al centro della schola. Una leggenda narra che la lastra sia stata spezzata dal diavolo, che avrebbe scagliato il Lapis Diaboli (ossia la pietra nera di forma rotonda visibile su una colonna tortile a sinistra della porta di ingresso) contro san Domenico che pregava (Claudio Rendina, La grande guida dei monumenti di Roma: storia, arte, segreti, leggende, curiosità, Roma, Newton & Compton, 2002, p. 248). e in Santa Maria in Cosmedin;In buona parte ricostruita è anche la schola cantorum di Santa Maria in Cosmedin, originariamente del secolo XII, poi in parte smantellata e infine ricomposta durante i lavori di restauro della chiesa del 1896-1899, integrando gli elementi perduti con altri nuovi in stile. La schola fu probabilmente realizzata nell'ambito delle opere di rinnovamento della chiesa attuate durante il pontificato di papa Callisto II (1119-1124) da parte del suo camerlengo Alfano (forse a imitazione dell’analoga struttura della basilica di San Clemente al Laterano, risalente al 1118), provvista di una pergula, infine completata fra XIII e XIV secolo con la realizzazione del candelabro del cero pasquale (la colonnina tortile che sostiene il cero è stata donata nel 1716 da Giovanni Mario Crescimbeni). In occasione di vari interventi ottocenteschi, l'area della schola cantorum, già privata delle transenne di recinzione, fu accorciata; ma con il restauro degli anni 1896-1899 riacquistò le dimensioni originarie e fu dotata di transenne marmoree, opera di Paolo Bottoni. Su un pluteo è la seguente iscrizione commemorativa: INSTAVRATIS PLVTEIS AC SVBSELLIIS / MAGNAM PARTEM EXCISIS ET EVERSIS / VETUS SCHOLA CANTORVM / AD PRISTINVM DECVS REVOCATA EST / ANNO DOMINI MDCCCXCVIII (ossia: «Ricostruiti i plutei e i sedili, che erano stati in gran parte abbattuti e distrutti, nel 1898 l'antica schola cantorum fu riportata al decoro originario»).

Ai lati della schola sono presenti due amboni: a sinistra quello per la lettura dell'Epistola, della tipologia a giardino, in marmo pavonazzetto con basamento in marmo greco; a destra quello per il Vangelo, della tipologia a loggia, prevalentemente in pavonazzetto con inserti in breccia dei Pirenei (al centro della parte anteriore) e porfido grigio (sul retro). Sull'ambone destro è collocato il candelabro del cero pasquale, la cui base è una scultura di leone accovacciato, attribuibile a Pasquale Romano. Il presbiterio è separato dalla schola cantorum tramite la pergula marmorea, il cui architrave, che si estende alle navate laterali, è sostenuto da colonnine poggianti su transenne decorate a mosaico. Il pavimento presenta una ricca decorazione in stile cosmatesco realizzata in marmi policromi e inserti musivi, con elementi in opus sectile dell'VIII secolo. Al di sotto della schola cantorum vi è la cripta dell'VIII secolo. in Sabina, nella chiesa di Sant'Antimo a Nazzano.Nicola Severino: "abbastanza piccola rispetto alle grandi basiliche romane, ma rispetta in tutto l’architettura romanica del XII secolo: a tre navate ed abside semicircolare extra-perimetro, un presbiterio, un pavimento cosmatesco e una Schola cantorum con un ambone in marmo sulla sinistra". Si veda la scheda catalogo del Ministero dei Beni Culturali.