La Cooperativa per la costruzione ed il Risanamento di case per lavoratori in Bologna è una cooperativa edilizia a proprietà indivisa"Le cooperative edilizie a proprietà indivisa hanno lo scopo di realizzare gli alloggi da affidare in godimento ai propri soci. Gli stessi, una volta ottenuta l'assegnazione, ne esercitano solo il possesso, ma la proprietà dell'immobile, che costituisce un patrimonio strumentale, resta in capo alla cooperativa, che ne assicura la manutenzione e la gestione. Il socio utilizzatore corrisponde un canone per l'uso dell'alloggio, esercitando su di esso un 'diritto reale di godimento' che nasce dal contratto societario." Sebastiano Patanè, La trasformazione... cit. fondata a Bologna nel 1884. Al 31 dicembre 2024 conta soci e possiede un patrimonio di unità immobiliari a destinazione abitativa, 107 locali commerciali e 423 box autorimesse, con le relative parti comuni.
Storia Dalla fondazione alla Prima Guerra Mondiale
L'atto costitutivo della "Società Anonima Cooperativa per la Costruzione e il Risanamento di Case per gli Operai in Bologna" fu sottoscritto il 23 marzo 1884 nella residenza della Società Operaia MaschileA inizio 1881 il presidente della Società, Luigi Benfenati, annunciò un progetto per costituire una società per la costruzione di case per operai, a cui aderirono 98 cittadini fra cui Giosuè Carducci, Aurelio Saffi, Quirico Filopanti. in via Marsala 31 a Bologna, davanti al notaio Riccardo BaravelliNel Codice di commercio del 1882, Libro I, Titolo IX, Sezione VII, è varato un impianto giuridico specifico per le cooperative, Codice di Commercio del Regno d'Italia, Roma, Regia Tipografia,1882. Testo digitalizzato a cura di Matteo Pati, Università degli Studi di Brescia, Facoltà di Giurisprudenza, http://www.antropologiagiuridica.it/codecomit82.pdf visitato il 7/11/2022.. Promotori dell'iniziativa, la locale Società Operaia Maschile, alcuni nobili e professionisti, e la Cassa di Risparmio. La situazione degli alloggi popolari a Bologna era drammatica e sollevava preoccupazioni di ordine sanitarioBologna fu colpita da epidemie di colera negli anni 1849; 1855; 1865/67; 1886. Sabbatani, Il cholera morbus... cit.in bibliografia e moraleL'assessore Alberto Dallolio, in una relazione al Sindaco del 1882, scrive che nelle case dei poveri "l'aria non entra nelle stanze che passando per cortili infetti, luridi e così fattamente angusti da parere piuttosto pozzi [...] L'aria di questa scale è così infetta da serrare il respiro. [Il sudiciume] domina ovunque: sulle pareti, sulle masserizie, sulle persone. [...] È lo spazio che nelle case di poveri fa generalmente difetto, con grave danno dell'igiene non solo, ma anche della morale. In una stessa camera, in uno stesso letto, dormono sovente persone di sesso diverso, delle età più disparate" cit. in Bortolotti, Le nostre case... cit. Sull'impegno sociale di Dallolio, vedi: Luciana Lucchi, Il volto "ludico" dell'assistenza sociale: l'esperienza delle colonie per fanciulli, in: AAVV; Le italiane a Bologna. Percorsi al femminile in 150 anni di storia unitaria, Bologna, Editrice Socialmente, 2013, p. 40 e sgg., con numerose famiglie sfrattate che vivevano sotto i portici.
Il primo consiglio di amministrazione, riunitosi il 6 settembre 1884 era così composto: conte Francesco Massei, ragionier Enrico Forlai, conte Nerio Malvezzi, marchese Tommaso Boschi, ingegner Giuseppe Lambertini, Ercole Bortolotti, avvocato Pietro Mariotti, ingegner Francesco Boriani, ragionier Annibale Tovoli. Il consiglio identificò un'area edificabile fuori dalle mura cittadine, in corrispondenza di porta sant'Isaia e decise anche l'acquisto di alcune fatiscenti abitazioni in via del PratelloGli edifici furono demoliti e ricostruiti nel 1889. Nuovamente distrutti durante la Seconda Guerra Mondiale furono nuovamente riedificati. Comprendono gli attuali civici 90 e 92, e sono tuttora abitati dai soci., entro le muraAll'epoca la città era ancora cinta da una solida cinta muraria medievale al di fuori della quale vi era la campagna. Anche vaste aree all'interno delle mura erano occupate da orti e coltivazioni. La demolizione delle mura iniziò nel 1902.. La primissima attività della cooperativa si indirizzò verso la costruzione di piccole abitazioni da cedere a riscatto.
Nel 1885, su interessamento di Marco Minghetti, il re d'Italia Umberto I, divenne socio della cooperativa Risanamento a seguito della conversione delle azioni della "Società per la ricostruzione di case per i poveri" del 1861 in azioni della Risanamento, apportando alla neonata cooperativa grande prestigio.
L'attività edilizia della cooperativa iniziò nel 1885, con la costruzione di otto edifici monofamiliari a uno e due piani e uno stabile plurifamiliare, già completati prima della definitiva approvazione del Piano Regolatore e d'Ampliamento nel 1889. Le otto casette monofamiliari furono assegnate, con contratti di vendita a riscatto, già nel 1886 ad altrettante famiglie di soci e lo stabile plurifamiliare viene rapidamente abitato da diverse famiglie con contratti di locazione senza patto di futuro acquisto. Il 9 agosto 1885 l'allora Sindaco di Bologna posò la prima pietra del primo edificio della Risanamento, progettato da Ercole Bortolotti, il quale, per contenere i costi eliminò qualsiasi orpello decorativo. Nel cortile posteriore vi erano il pozzo, la fossa biologica e l'orto, mentre nella parte anteriore vi era un piccolo giardino che dava sulla strada. Era un edificio monofamiliare, ubicato in via Livio Zambeccari, 4 che fu venduto a riscatto. Nel 1886 fu ultimata la costruzione del primo edificio plurifamiliare ai civici 12, 14 e 16 di via Livio Zambeccari, progettato da Giuseppe Lambertini. Il fabbricato, in origine, era costituito dalla parte centrale dell'odierno edificio al civico 14, ed era composto da otto appartamenti. Poi, in corso d'opera fu deciso di alzare i solai trasformandoli in modesti appartamenti; mentre le due ali furono lasciate più basse perché prive di solai.Nel 1932 furono sopraelevate le parti laterali dell'edificio, su progetto dell'ing. Tabarroni. Danneggiato dai bombardamenti, il fabbricato fu subito ripristinato e, nel 1957, fu ristrutturato. Negli anni 1975-76 fu demolita la lavanderia e risistemato il cortile. M. Poli, 125 anni fa, le prime case della Risanamento, "Tribuna dei Soci", 5, 2011, p. 10.
Prima di iniziare ad edificare il fabbricato, la Cooperativa tracciò un piano della zona prevedendo anche alcune strade (le attuali vie Livio Zambeccari, Pasquale Muratori"Pasquale Muratori (1804-1861), fu un personaggio risorgimentale che prese parte ai moti di Savigno nel 1843 e dopo il loro fallimento fuggì in Francia dove rimase esule fino al 1860 quando rientrò in Italia e divenne ufficiale medico dell'esercito italiano. Era nato a Tignano di Sasso Marconi." M. Poli, I primi insediamenti, "Tribuna dei soci" 1 / 2008, p. 8. e Giuseppe Pacchioni). Nel 1889 il Comune di Bologna donò un'area entro le mura, nella zona denominata "orti Garagnani" (attuali vie Milazzo, Cairoli, Rosselli, quest'ultima, all'epoca, denominata via Marghera) dove fu costruito in due fasi (1892 e 1896) e con l'aiuto della Cassa di Risparmio, un fabbricato che si caratterizza per aver gran parte degli alloggi serviti con ballatoio, una tipologia edilizia rarissima a Bologna. Successivamente furono costruiti altri stabili nel rione sant'Isaia e fu demolita e riedificata la casa in via del Pratello. Nel 1896 furono affittati i primi cinque negozi realizzati dalla Cooperativa. L'importanza dell'opera compiuta dalla Risanamento fu riconosciuta con il conferimento della medaglia d'oro alla Esposizione Generale Nazionale di Palermo del 1891-1892 e successivamente alla Esposizione Generale Italiana di Torino del 1898, con una lusinghiera motivazione:
Nel 1901 il patrimonio della Risanamento era rappresentato da 12 stabili plurifamiliari per un valore di circa e la rendita degli affitti era di circa . Nello stesso anno la Società entrò in crisi a causa, come si appurò in seguito, di un illecito dell'allora presidente Pietro Mariotti che, in difficoltà per affari personali, aveva abbondantemente prelevato denaro dalle casse della società, agendo all'insaputa del Consiglio di Amministrazione che diete comunque le dimissioni. Il nuovo Consiglio di Amministrazione si insediò il 22 ottobre 1901, presieduto dall'avv. Alessandro Poggeschi con vicepresidente l'ing. Augusto Barigazzi. Il nuovo presidente riuscì, il 3 aprile 1902 a ottenere un vantaggioso accordo con la Cassa di Risparmio che concesse condizioni favorevoli tali da permettere alla Cooperativa di riprendersi. Le difficoltà continuarono fino al 1905, quando la società fu in grado di riprendere l'attività di edificazione, grazie anche alle agevolazioni fiscali accordate nel 1908 e dai premi comunali istituiti a favore dei costruttori di case popolari. La legge sulle case popolari, 31 maggio 1903, n. 254, nota come legge Luzzatti, dava impulso all'edilizia popolare definendo gli organismi autorizzati ad operare in tal ambito. Prevedeva la possibilità di costituire enti a livello comunale e provinciale per promuovere, realizzare e gestire edilizia pubblica finalizzata all'assegnazione di abitazioni ai meno abbienti. In seguito all'entrata in vigore del Regolamento del 24 aprile 1904, il Comune applicò, a partire dall'anno seguente, nuove agevolazioni fiscali a sostegno dell'edilizia popolare con l'assegnazione di un duplice premio e la donazione gratuita di aree edificabili. Nel frattempo era divenuto evidente come soltanto una élite privilegiata di operai potesse permettersi le case a riscatto, mentre i lavoratori a più basso reddito necessitavano di abitazioni di costo contenuto e compatibile con le modestissime possibilità economiche.
Dal 1906 al 1916 la Cooperativa continuò l'attività edilizia nel rione sant'Isaia ed espanse le attività anche nel rione Bolognina, grazie a un'area ceduta dal Comune, e fuori porta san Vitale nel rione Libia, dove nel 1913 fu edificato il primo stabile (attuale via Bentivogli nn. 46 e 48) di quello che diventerà l'insediamento più grande della Cooperativa. Nel 1910 iniziò il rapporto professionale fra l'ing. Ildebrando TabarroniLa qualità architettonica degli edifici di Tabarroni era stata sancita dal secondo premio ottenuto nel 1908 al concorso per il miglior progetto di una casa per abitazione civile, indetto dal Collegio degli Ingegneri di Bologna. L. Guardigli, Libera professione..., cit. p. 22. e la Cooperativa, che si protrasse fino all'inizio della seconda guerra mondiale. Nel 1916 il patrimonio immobiliare comprendeva 24 fabbricati con complessivi vani abitabili abitati da 546 nuclei familiari. Tali numeri escludevano una trentina di case che erano state costruite dalla Cooperativa e poi cedute a riscatto.
Gli anni della Prima Guerra Mondiale erano stati caratterizzati da una tolleranza che era stata scambiata, a sentire il presidente, per debolezza:
Dai soci vennero molte richieste di imbiancatura degli ambienti giustificati da ragioni igieniche in particolare da inquilini che avevano avuto casi di influenza "Spagnola" in casa.