Operazione Galoppo (in russo Операция Скачок – Operacija Skačok, nota anche come operazione DonbassD. Glantz, From the Don to the Dnepr, pp. 82-83., nelle fonti tedesche campagna del DonecD. Glantz/J. House, La Grande guerra patriottica dell'Armata Rossa, p. 220) era il nome in codice assegnato dall'Armata Rossa sovietica alla nuova offensiva sferrata a partire dal 29 gennaio 1943 nel settore del Donec, durante la seconda guerra mondiale sul Fronte orientale, contemporanea alla operazione Stella.

Dopo le continue vittorie sovietiche a partire dall'accerchiamento delle truppe tedesche nella sacca di Stalingrado, Stalin e lo Stavka, ritennero possibile ottenere una vittoria strategica definitiva continuando senza interruzione l'offensiva nel settore meridionale del fronte con l'obiettivo di raggiungere il Dnepr e il Mare d'Azov, tagliando fuori in questo modo tutte le armate tedesche in ritirata dalla regione del Donbass e dal Caucaso.

La manovra strategica, affidata al comando del generale Nikolaj Vatutin, ebbe inizialmente successo e i carri armati sovietici giunsero il 21 febbraio 1943 a pochi chilometri dalle rive del Dnepr a Zaporož'e; a questo punto, tuttavia, logorate dalle difficoltà logistiche e dalle perdite, le unità meccanizzate di punta sovietiche furono colte di sorpresa dalla controffensiva delle Panzerdivision tedesche e dovettero ripiegare dietro il Donec.

L'imprevista sconfitta e la successiva disfatta nella terza battaglia di Char'kov, fecero comprendere a Stalin che la Wehrmacht tedesca, nonostante le sconfitte dell'inverno, era ancora una forza potente, impossibile da sconfiggere con una sola grande battaglia decisiva. Storia Fronte orientale, inverno 1942-1943

L'inizio dell'anno 1943 sul Fronte orientale era stato caratterizzato da una serie quasi ininterrotta di vittorie dell'Armata Rossa: mentre il raggruppamento tedesco del generale Friedrich Paulus, accerchiato nella grande sacca di Stalingrado fin dal 23 novembre 1942, stava subendo dal 10 gennaio 1943 l'attacco finale delle truppe sovietiche che si sarebbe concluso il 2 febbraio 1943 con la resa dei superstiti della 6. Armee, il Gruppo d'armate A del feldmaresciallo Ewald von Kleist, spintosi durante l'estate in profondità nel Caucaso, stava battendo in ritirata a partire dal 30 dicembre 1942 per evitare di essere tagliato fuori e distrutto dalle armate sovietiche che avanzavano dalla prima settimana di gennaio dal Kuban' e da Kotel'nikovo in direzione di Rostov sul DonE. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. 4, pp. 288-291..

Il fronte dell'Asse inoltre era crollato soprattutto a nord, sul medio corso del Don, dopo la disfatta delle armate italiane, dal 16 dicembre 1942 nell'operazione Piccolo Saturno, e di quelle ungheresi dal 12 gennaio 1943 nell'offensiva Ostrogožsk-Rossoš'; il Gruppo d'armate B del generale Maximilian von Weichs era stato praticamente distrutto, mentre il Gruppo d'armate Don del generale Erich von Manstein doveva contemporaneamente difendere il basso corso del Don, per proteggere l'accesso all'importante area mineraria e industriale del Donbass, e la regione a sud del Don, per coprire Rostov e permettere il deflusso del Gruppo d'armate A in ritirata dal CaucasoE. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. 5, pp. 146-150..

Di fronte a questa serie impressionante di vittorie, al crollo di intere armate nemiche e all'evidenza dello sgretolamento del fronte dell'Asse, Stalin e lo Stavka ritennero possibile continuare audacemente le operazioni offensive ed estendere il settore d'attacco con l'obiettivo finale di distruggere tutte le forze tedesche e alleate nel settore meridionale del Fronte orientale entro la fine dell'inverno 1943; una vittoria di queste proporzioni, con l'annientamento previsto di circa 75 divisioni nemiche, avrebbe deciso l'esito della guerra in un colpo solo. Stalin e i suoi generali inoltre pianificavano anche grandi offensive nei settore centrale e settentrionale del Fronte orientale per raggiungere decisivi risultati strategici anche in queste regioniJ. Erickson, The road to Berlin, p. 95..

Questa gigantesca offensiva venne affidata a sud del Don al Fronte Meridionale del generale Rodion Malinovskij, mentre a nord, sul basso e medio corso del Don, al Fronte di Voronež del generale Filipp Golikov e al Fronte Sud-Occidentale del generale Nikolaj Vatutin. La missione più importante sarebbe stata assegnata alle armate del generale Vatutin che dalla regione di Starobelsk sarebbe avanzato con le sue forze mobili in direzione sud-ovest su Slavjansk e poi direttamente su Mariupol', tagliando fuori e schiacciando contro la costa del Mar d'Azov tutte le forze tedesche del feldmaresciallo von Manstein, in combattimento nel Donbass, e del feldmaresciallo von Kleist, in ritirata dal Caucaso verso i ponti di Rostov.

Contemporaneamente all'offensiva principale del generale Vatutin, il Fronte di Voronež avrebbe attaccato più a nord per sbaragliare i resti del Gruppo d'armate B del generale von Weichs e liberare le grandi città strategiche di Kursk e Char'kov, mentre il Fronte meridionale del generale Malinovskij avrebbe raggiunto Rostov e proseguito lungo la costa sempre in direzione di Mariupol'. L'offensiva del generale Golikov, prevista per il 6 febbraio 1943, ricevette il nome in codice di Operazione Stella (Operacija Zvezda); la grande marcia del generale Vatutin, che avrebbe avuto inizio il 29 gennaio, invece sarebbe stata l'Operacija Skačok, "Operazione Galoppo"Nelle fonti sovietiche l'offensiva del generale Vatutin viene anche denominata "operazione Donbass", in: AA.VV., L'URSS nella seconda guerra mondiale, vol. 3, p. 787..

La grande avanzata

Il generale Vatutin aveva dimostrato audacia e determinazione guidando i suoi carri armati nell'operazione Urano che aveva portato all'accerchiamento della 6. Armee a Stalingrado; subito dopo si era ancora distinto per energia e spirito offensivo durante l'operazione Piccolo Saturno, avanzando in profondità fino agli aeroporti tedeschi che rifornivano la sacca; la sua nuova missione, l'operazione Galoppo, era ancora più ambiziosa e difficile. Il 6 febbraio inoltre i compiti assegnati al Fronte Sud-Occidentale dalla nuova direttiva generale dello Stavka, furono molto ampliati e comprendevano, oltre all'avanzata a sud-ovest su Slavjansk e poi Mariupol', una seconda spinta contemporanea verso la linea del Dnepr tra Zaporož'e e Dnepropetrovsk, per prevenire una possibile ritirata generale tedesca a ovest del grande fiume; infine la direttiva prescriveva al generale Vatutin anche di chiudere gli accessi alla Crimea nell'istmo di Perekop e sul Sivaš. Tutte le forze tedesche nel Donbass sarebbero state isolate e distrutte, e il Fronte Sud-Occidentale avrebbe raggiunto il Dnepr tra Kremenčuk e Nikopol'. Le direttive dello Stavka ampliavano gli obiettivi strategici anche degli altri raggruppamenti sovietici e in realtà sembravano confermare che, secondo l'alto comando, i tedeschi non avrebbero opposto forte resistenza e che quindi bisognava inseguirli a distanza ravvicinata senza dare respiro per raggiungere prima del disgelo primaverile una linea estesa tra Černihiv e ChersonJ. Erickson, The road to Berlin, p. 46..

Il Fronte Sud-Occidentale schierava per l'operazione Galoppo quattro armate e un "gruppo mobile", appositamente costituito con quattro corpi corazzati, due brigate corazzate indipendenti e tre divisioni di fucilieri e messo al comando del generale Markian Popov; la 17ª Armata aerea con circa 300 aerei supportava le operazioni del Fronte. In totale il generale Vatutin disponeva di 29 divisioni di fucilieri, sei corpi corazzati, un corpo meccanizzato, un corpo di cavalleria e tre brigate corazzate indipendenti, con circa soldati e 360 mezzi corazzatiY. Buffetaut, Objectif Kharkov!, p. 45.. Il raggruppamento mobile del generale Popov aveva 137 carri armati in totale e avrebbe dovuto avanzare in profondità per condurre a termine la manovra aggirante sulla direttrice Slavjansk, Volnovacha, Mariupol', tagliando la ritirata alle truppe tedesche in combattimento nel DonbassAA.VV., L'URSS nella seconda guerra mondiale, vol. 3, p. 763-764.. I piani del generale Vatutin prevedevano che la 1ª Armata della Guardia del generale Vasilij Kuznecov sarebbe avanzata verso Krasnyj Lyman, sfruttando lo sfondamento del "gruppo mobile", mentre sulla destra la 6ª Armata del generale Charitonov avrebbe marciato da Starobil's'k su Balaklija e Krasnograd per coprire il fianco del gruppo principale contro possibili interferenze tedesche provenienti dalla regione di Poltava e Char'kovJ. Erickson, The road to Berlin, pp. 45-46.. l'ala sinistra del Fronte Sud-Occidentale, la 3ª Armata della Guardia del generale Dmitrij Leljušenko e la 5ª Armata corazzata, avrebbe attaccato in forze sulla linea del Donec in direzione dell'importante centro industriale di Vorošilovgrad, per tenere impegnate le forze tedesche.

Le forze tedesche in combattimento in questo settore del fronte, dopo le continue sconfitte, erano particolarmente deboli e disarticolate; essendosi disgregate le armate italiana e ungherese, le linee erano solo debolmente presidiate da gruppi tedeschi isolati che cercavano di controllare i centri più importanti. Il Gruppo d'armate B era in attesa dell'arrivo dei rinforzi promessi dall'OKH per poter stabilizzare la situazione tra Kursk e Char'kov, mentre più a sud si trovava il cosiddetto "Distaccamento Fretter-Pico", con tre esauste divisioni di fanteria, la 19. Panzer-Division e la 27. Panzer-Division con solo 22 mezzi corazzati in totaleY. Buffetaut, Objectif Kharkov!, p. 48.. Lungo il Donec si trovava il "Distaccamento Hollidt", dipendente dal Gruppo d'armate Don, che cercava di difendere Vorošilovgrad e mantenere il collegamento sulla sinistra con il "Distaccamento Fretter-Pico" con deboli reparti di fanteria e due Panzerdivision ancora forti, la 6. Panzer-Division e 7. Panzer-Division con circa 110 mezzi corazzati in totaleY. Buffetaut, Objectif Kharkov!, p. 39.. Il feldmaresciallo von Manstein doveva combattere contemporaneamente anche a sud del Don dove la 4. Panzerarmee del generale Hermann Hoth cercava di difendere il più a lungo possibile Rostov per dare tempo alla 1. Panzerarmee del generale Eberhard von Mackensen del Gruppo d'armate A, di completare la ritirata dal Caucaso e passare a nord del fiume.

Il feldmaresciallo von Manstein sperava di poter completare al più presto la ritirata delle truppe tedesche attraverso Rostov e di poter quindi rafforzare il suo schieramento facendo ripassare a nord del Don sia la 1. Panzerarmee che la 4. Panzerarmee, che si sarebbero inserite a sinistra del "Distaccamento Hollidt" riprendendo il collegamento sulla sinistra con il Gruppo d'armate B e sbarrando la strada alle colonne corazzate sovieticheP. Carell, Terra bruciata, pp. 209-210.. Questi complessi movimenti erano ancora in corso quando ebbe inizio, il 29 gennaio 1943, l'offensiva del Fronte Sud-Occidentale del generale Vatutin.