Gli italiani di Boston sono una storica comunità di italoamericani residenti nell'area metropolitana di Boston, di cui costituiscono il secondo gruppo di ascendenza, dopo gli irlandesi. La maggior parte si stabilì inizialmente nel North End; altri si stabilirono a East Boston, nel West End, a Roxbury e in altri quartieri.
La maggior parte degli immigrati italiani di Boston provenivano dall'Italia meridionale, appartenevano a classi sociali disagiate, erano analfabeti o scarsamente istruiti e non parlavano inglese. Nel corso della loro storia si trovarono a fronteggiare sfruttamento e discriminazioni, alle quali risposero talvolta con manifestazioni di protesta, organizzazione di sindacati ed attivismo politico, specialmente nel Partito Democratico. Ricevettero inoltre l'aiuto di organizzazioni di beneficenza locali, società di mutuo soccorso e programmi federali come la Works Progress Administration e il GI Bill.
Dopo la seconda guerra mondiale, grazie a tali programmi molti poterono frequentare il college e accedere alla classe media. Molti ottennero prestiti per la casa e si trasferirono in periferia. Il vecchio quartiere italoamericano di North End è stato ormai gentrificato, ma conserva in parte le sue caratteristiche originarie con la presenza di numerosi ristoranti italiani e con l'organizzazione di feste tradizionali.
Storia
Prima del 1855, i registri del censimento non citano italiani residenti a Boston. La maggior parte di essi infatti arrivò in tre ondate migratorie: la prima a partire dalla fine del XIX secolo, la seconda e più numerosa dopo la prima guerra mondiale e la terza dopo la seconda guerra mondiale.
1890-1910 La prima ondata di immigrazione italiana a Boston si è verificata alla fine del XIX secolo. Nel 1890, gli italiani di Boston erano meno di 5.000 e rappresentavano solo il 3% della popolazione straniera in città. Nel 1897, la cifra era salita a 18.000 italiani nel solo North End, oltre a comunità minori a East Boston, Roxbury, nel West End e in altri quartieri.
I primi arrivarono per lo più da Genova e Parma ed erano generalmente più ricchi e più istruiti di quelli delle successive ondate migratorie.
Il North End
Quando gli italiani iniziarono ad arrivare in gran numero, il North End era già occupato da migliaia di immigrati irlandesi ed ebrei. I numerosi caseggiati a basso canone della zona e la vicinanza al centro ne fecero una scelta naturale anche per gli immigrati italiani poveri e della classe operaia. Man mano che il quartiere diventava sempre più italiano, altri gruppi etnici iniziarono a trasferirsi. Gli irlandesi, che vi si erano stabiliti durante la Grande Carestia, erano 15.000 nel 1880; dieci anni dopo ne rimasero solo 5.000. Anche un gran numero di immigrati ebrei si era stabilito lì, aveva avviato attività commerciali e costruito sinagoghe; rimasero più a lungo degli irlandesi, ma alla fine anche loro lasciarono il quartiere. Nel 1905, delle 27.000 persone che vivevano nel North End, 22.000 erano italiani, che tendevano a distribuirsi nel quartiere in gruppi omogenei di origine regionale.
Sostegno alla comunità
Nonostante le due condizioni di vita e le discriminazioni di cui erano oggetto, gli italiani poterono godere anche del supporto materiali di associazioni e filantropi privati.
Tra questi, l'avvocato e politico George A. Scigliano, che si batté per sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema dei "padroni", che sfruttavano gli immigrati tramite sistemi di caporalato, fu promotore di una legge per regolamentare le "banche degli immigrati" gestite in modo approssimativo, famose per aver ingannato i lavoratori con un basso livello di istruzione, fondò la Lega di protezione italiana di Boston e contribuì alla bocciatura di un disegno di legge che avrebbe richiesto la naturalizzazione dei lavoratori.
James Donnaruma, un immigrato salernitano, nel 1905 fondò La Gazzetta del Massachusetts, un popolare quotidiano in lingua italiana. Come editore usò la sua influenza per aiutare gli italiani, sostenendoli nel suo giornale, scrivendo lettere al Congresso, raccomandando persone per lavori, sostenendo candidati politici italiani e facendo generose donazioni di beneficenza.
La North Bennet Street Industrial School fu fondata nel 1885, con il supporto della filantropa Pauline Agassiz Shaw, per fornire formazione professionale a immigrati italiani ed ebrei. La North End Union, un'agenzia di servizi sociali fondata dalla Benevolent Fraternity of Churches nel 1892, forniva cibo, asili nido, corsi di cucina e altri aiuti. Il club Saturday Evening Girls, fondato da Edith Guerrier nel 1901, ospitò discussioni e conferenze educative, pubblicò un giornale chiamato SEG News e gestì un'acclamata fabbrica di ceramiche con un negozio a Boston. Nel 1904 Domenico D'Alessandro fondò, con l'aiuto di Giorgio Scigliano, il Sindacato Italiano dei Lavoratori per combattere lo sfruttamento dei lavoratori immigrati.
"Un popolo eccitabile"
Per la Boston yankees e puritana di quegli anni, gli immigrati italiani erano esotici e un po' inquietanti. Il sociologo Frederic Bushée li descrisse come "un popolo eccitabile" ma "nel complesso... bonario e amichevole".
Dopo il linciaggio di 11 italiani a New Orleans nel 1891, 1.500 italiani di Boston, — con "capelli e occhi neri come il carbone", secondo il Boston Globe — si riunirono a Faneuil Hall per protestare e chiedere giustizia.
Nell'agosto del 1905, circa 200 membri della Liguria Society di North End stavano sfilando lungo Federal Street quando un conducente di tram si rifiutò di fermarsi per loro. Ne seguì una rissa nota come il Federal Street Riot del 1905.
Prima guerra mondiale Nel 1917 c'erano circa 50.000 italiani che vivevano a Boston. Circa 8.000 italiani di Boston prestarono servizio nell'esercito americano durante la prima guerra mondiale, mentre altri prestarono servizio nell'esercito italiano.
Dopo la fine della guerra, decine di migliaia di italiani emigrarono a Boston, la stragrande maggioranza provenienti dal sud Italia: molti da Sciacca in Sicilia, e altri da Napoli, Abruzzo, Calabria e Potenza.
Nel 1918, la pandemia influenzale spagnola colpì gravemente l'affollato North End e tanti bambini rimasero orfani a causa della pandemia per accudire i quali fu creata la Home for Italian Children, in seguito ribattezzata Italian Home for Children, situata a Jamaica Plain. L'istituzione esiste tuttora e offre trattamenti residenziali e diurni per bambini con difficoltà emotive e di apprendimento.
Il 15 gennaio 1919, il serbatoio di stoccaggio della melassa da 2,3 milioni di galloni della Purity Distilling Company si aprì, provocando la Great Melasses Flood. Un'enorme ondata di melassa fluì lungo Commercial Street verso il lungomare, uccidendo 21 persone e ferendone 150. Gli avvocati dei proprietari cercarono di incolpare dell'esplosione gli anarchici italiani, ma in seguito si scoprì che l'incidente era stato causato da problemi costruttivi e scarsa manutenzione del serbatoio. Tuttavia queste voci alimentatorono il sentimento anti-italiano.
Anni 1920
Durante il proibizionismo a Boston operarono alcuni contrabbandieri italiani, ma per la maggior parte l'attività era controllata dalle bande irlandese ed ebraiche guidate da Frank Wallace e Charles "King" Solomon, nelle quali operavano comunque anche persone di altre etnie. La famiglia criminale Patriarca, fondata da Gaspare Messina nel 1916, si espanse negli anni '20 ma non prese il sopravvento a Boston fino al 1931, quando assassinarono Wallace e gli irlandesi assassinarono Solomon.
Nel 1923 fu costruito l'aeroporto Logan nell'East Boston, quartiere con una considerevole popolazione italiana. I residenti della zona furono tutt'altro che entusiasti dell'aeroporto e del rumore e del traffico che inevitabilmente ne derivavano.
Sacco e Vanzetti
Prima del loro arresto nel 1920, gli anarchici italiani Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti vivevano a Stoughton e Plymouth, Massachusetts, e avevano legami politici con Boston. La maggior parte degli italiani di Boston, sebbene non fosse solidale con la causa anarchica, credeva che la coppia fosse vittima di pregiudizi anti-italiani.
Nel 1927, in seguito all'esecuzione di Sacco e Vanzetti nella prigione statale di Charlestown, furono sistemati presso l'impresa di pompe funebri Langone nel North End, dove i feretri furono visitati da oltre 10.000 persone in due giorni. All'impresa di pompe funebri fu recapitata una corona di fiori con scritto "In attesa dell'ora della vendetta". Domenica 28 agosto, un corteo funebre di due ore si mosse lungo la città con migliaia di persone in processione e oltre 200.000 ad assistere. Il Boston Globe lo definì "uno dei funerali più straordinari dei tempi moderni".
Cinquant'anni dopo, nel 1977, il governatore del Massachusetts Michael Dukakis emise un proclama, sia in inglese che in italiano, in cui dichiarava il 23 agosto il Giorno della Memoria di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, e chiedeva alla cittadinanza "di riflettere su questi tragici eventi e di attingere ai loro lezioni storiche la determinazione a impedire che le forze dell'intolleranza, della paura e dell'odio si uniscano ancora per superare la razionalità, la saggezza e l'equità a cui aspira il nostro sistema legale".
Nel 1997, Thomas Menino, il primo sindaco italoamericano di Boston, e il governatore ad interim Paul Cellucci accettarono formalmente a nome della città una bassorilievo che commemora Sacco e Vanzetti. Il pezzo, creato da Gutzon Borglum (artista famoso per Monte Rushmore), era stato più volte offerto in dono alla città nei decenni precedenti e sempre puntualmente rifiutato. Nel 1937, il governatore del Massachusetts Charles Hurley definì tale offerta "un gesto palesemente assurdo", mentre il sindaco di Boston Frederick Mansfield disse che "non aveva alcuna possibilità di essere accettato". Anche nel 1947 e nel 1957 la donazione fu respinta. Il pezzo è ora appeso nella lobby delle Collezioni Speciali della Biblioteca Pubblica di Boston. Mostra i due uomini di profilo, con una citazione dall'ultima lettera di carcere di Vanzetti:
Anni 1930
Nel 1930 il North End aveva una densità di popolazione superiore a quella di Calcutta, con più di 44.000 italiani che vivevano in un'area di meno di un miglio quadrato. La maggior parte viveva in case popolari sovraffollate con servizi igienici esterni condivisi. Meno del 20% degli appartamenti disponeva di servizi igienici, i residenti si lavavano presso bagni pubblici. Tuttavia, la microcriminalità nel quartiere era relativamente bassa.
Alla fine degli anni '30, il sociologo William Foote Whyte trascorse diversi anni vivendo nel North End, studiando le dinamiche sociali delle bande locali e degli allibratori. La sua intenzione era quella di tornare in seguito per compiere studi sulla famiglia e la vita religiosa della gente, ma problemi di salute gli impedirono di farlo. Nel 1943 pubblicò un caso di studio rivoluzionario intitolato Street Corner Society: The Social Structure of an Italian Slum che divenne un bestseller e un classico testo universitario per studenti di sociologia e antropologia. Anni dopo la pubblicazione del libro, Whyte ha rivelato le identità dietro gli pseudonimi che aveva usato nel suo studio: tra loro c'erano Joseph A. Langone, Jr. e sua moglie Clementina Poto Langone, che appaiono nel libro come Mr. and Mrs. Giorgio Ravello.