LAccademia dei Nobili fu una scuola della Repubblica di Venezia per i figli delle famiglie patrizie impoverite, tra le quali i cosiddetti barnabotti. Era situata sull'isola della Giudecca nel palazzo dell'Accademia dei Nobili, tuttora presente con tale nome.

Storia Le originiCfr. . L'ideazione L'apertura di un'istituzione scolastica a Venezia che provvedesse all'istruzione dei patrizi meno abbienti venne inizialmente proposta al Senato veneziano dal Procuratore di San Marco Ferigo Contarini dagli Scrigni il 15 novembre 1609, stesso anno in cui Galileo Galilei presentò il suo cannocchiale alla Serenissima Signoria. Contarini era disposto a finanziare l'impresa di tasca propria con 1.000 ducati, circa 180.000 euro odierni in valore aureo, nonché si diceva certo che molti altri, «eccitati dalla dignità di quest'opera», lo avrebbero imitato. La sua Scrittura in merito venne accolta favorevolmente: il 12 dicembre 1609, un decreto senatorio deliberò che i Riformatori dello Studio di Padova prendessero in esame la creazione di un Collegio dei Nobili alla Zuecca. Il progetto fu però accantonato per «gli affari della guerra».. Inoltre, il procuratore Contarini morì nel 1618 vedendo il suo proposito irrealizzato.

La fondazione Nel gennaio di quell'anno, il nobiluomo Giovanni Battista ContariniNon si conosce se parente del defunto Ferigo riprese l'idea dell'Accademia dei Nobili e la propose per una seconda volta al Senato, il quale sollecitò nuovamente una decisione in merito da parte dei Riformatori dello Studio di Padova. La nuova proposta del Contarini era molto dettagliata, con piani circa il luogo dove ospitare l'accademia, l'amministrazione della stessa, tipo e numero dei giovani da educarvi, nonché il capitale iniziale per avviarla e le entrate annue per mantenerla attiva. Il 1º maggio 1619 i Riformatori presero in esame la proposta, trovandola «in ogni parte prudente e ben avveduta per l'effetto» che poteva avere.

Dopo l'esame del Senato e alcune modifiche, il 17 agosto 1619 un decreto senatorio stabilì la fondazione dell'Accademia dei Nobili alla Giudecca, «dopo dieci anni da quando Ferigo Contarini per la prima volta [...] ne aveva gettato la prima semente»..

Attività nel SeicentoCfr. . L'isola della Giudecca, nel Seicento, ospitava molte accademie di privati cittadini, come per esempio quella dei Filaleti (amici della verità), quella degli Interessati e quella dei Separati, quest'ultimi così chiamati perché fecero una scissione dagli Interessati.. Il palazzo dell'Accademia dei Nobili alla Giudecca sorgeva inizialmente in un non meglio precisato edificio di proprietà della famiglia Giustinian, luogo diverso da quello odierno, e «aveva davanti il largo canale giudecchino e la riva delle Zattere, e dietro orti verdi e fiorenti di vigne e alberi, e un vasto orizzonte lagunare»..

Economia e organizzazione della vita quotidiana La gestione della neonata accademia fu conferita ai Riformatori dello Studio di Padova, i quali sin da subito provvidero a regolarne gli aspetti economici. Oltre a quelle di patron privati, l'accademia poté fruire anche di sovvenzioni pubbliche da parte dell'ufficio dei Camerlenghi in due rate semestraliPari a 3.000 ducati annui, circa 550.000 euro odierni in valore aureo e dei Procuratori di San Marco. Inoltre, a seguito dell'espulsione dei Gesuiti da Venezia nel 1606, anche parte delle loro entrate fu destinata all'accademiaDel resto, all'inizio del Seicento Venezia comminava pene severe a chiunque avesse fatto studiare i propri figli dai Gesuiti anche al di fuori dello stato veneto. Cfr. . In tutto, l'accademia contava su di una somma annua di 5.600 ducati, circa 1 milione di euro odierni in valore aureoIvi, pp. 27-28.

L'amministrazione del patrimonio e l'organizzazione della vita all'interno dell'accademia furono inizialmente affidate ad un rettore laico e ad un Economo nell'accademia, il primo dei quali fu un certo Paolo Tauris, nominato nel 1620 e riconfermato nel 1625 per altri cinque anni. Nel 1630, dopo un concorso pubblico venne nominato tale Daniele Sabbadini, «mandoler a San Marco»Ossia venditore di mandorle, il quale rimase in carica fino al 1647. Rettori, economi e insegnanti dovevano tutti essere «laici et sudditi della Repubblica»., anche se sovente erano i chierici ad insegnare per via della difficoltà nel reperire maestri laici.

Sulla scorta dell'Accademia dei Nobili alla Giudecca, nel 1635 venne istituito a Padova il Collegio dei Nobili Veneti, il quale era aperto a tutti i nobili dei territori della Serenissima - non solo, quindi, ai patrizi veneziani. Questo Collegio non aveva esclusivamente finalità assistenziali come l'Accademia alla Giudecca, bensì si proponeva di istruire anche chi tra i nobili non fosse decaduto e indigente. Ospitato nelle sale della precedente scuola patavina gesuita - requisita dopo l'espulsione della compagnia nel 1606 - il Collegio dovette però chiudere nel 1642 a causa di pochi scolari e, quindi, poche retteIvi, pp. 17-19..

Tra il 1658 e il 1662 l'amministrazione dell'Accademia alla Giudecca venne offerta ai Gesuiti stessi, riammessi nei territori veneti nel 1657. La compagnia di Gesù, tuttavia, la rifiutò perché consapevole dei limiti della Repubblica di Venezia nella sua gestione..

Regole per gli scolari L'accademia accoglieva una quarantina di giovani patrizi «di male agiate famiglie»., i quali dovevano avere tra i dieci e i tredici anni e non potevano essere figli di genitori la cui decima superasse i venti ducati. Inizialmente, permanevano fino al compimento dei diciott'anni. e comunque non più di sei anni dalla data di ingresso. Ogni scolaro riceveva vitto, alloggio e una somma di 50 ducati per corrispondere alle proprie necessità. Tale somma fu successivamente decurtata a 25 ducati per coloro i quali si fossero arruolati in Marina, con corresponsione degli altri 25 ducati solamente una volta terminato il servizio di due anni come cadetti ufficiali - nobili di nave o di galea nella terminologia veneziana.

Vi si studiava latino, retorica, letteratura, filosofia, diritto, matematica, medicina e nautica. Gli scolari dovevano adempiere agli obblighi dello studio e della carità e vestivano una particolare divisa quando erano fuori dall'accademia: una mantellina azzurra, un abito di panno nero, un berretto di velluto rosso con cucito sopra il leone di San Marco.. Avevano un rigido codice che regolava visite di parenti e uscite di piacere. Per esempio, i visitatori potevano essere ricevuti solo una volta alla settimana e con modalità simili a quelle dei monasteri di clausura; gli scolari potevano inizialmente recarsi in visita ad altre persone solo in caso di grave infermità di queste e, successivamente, incontrare solo padre, madre, fratelli e sorelle, oppure i loro tutori e protettori. Un servitore con turno settimanale sorvegliava entrate e uscite e aveva l'obbligo di riferire giornalmente al rettore gli avvenimenti quotidiani.

Nonostante tutte queste limitazioni, sembra che gli scolari fuggissero comunque.. Per rimediare a ciò, nel febbraio 1629 l'amministrazione scolastica decise che chi avesse infranto le regole sulle uscite avrebbe dovuto ricevere parere positivo e unanime da parte degli stessi Riformatori dello Studio di Padova per rimanere o essere riammesso all'accademia, in caso di espulsione.

Mala gestione e indisciplina «Ridotta alla mancanza di tutte le cose»Ivi, p. 20, nel 1655 l'Accademia dei Nobili visse un periodo di crisi: l'economo del tempo - tale Francesco Laghi - trascurava l'amministrazione e accumulò debiti ingenti8.000 ducati, ossia circa 1 milione e mezzo di euro odierni in valore aureo.; i servitori erano più del bisogno, senza paga, lavoravano male se non addirittura si dimostravano lavativi; gli scolari non ricevevano più vitto né la biancheria da parte dei parenti, gli insegnanti non avevano più il vino. «Convittori, maestri, dipendenti, per non morire di fame e di freddo avrebbero dovuto abbandonare il Collegio»Ibidem, cosa che effettivamente accadde, in quanto il numero dei convittori scese da 40 a 12 tra il 1655 e il 1657.

In questo clima, nel 1655 era rettore un certo Giovan Battista Conchiato. Sotto il suo rettorato successe un fatto che scandalizzò Venezia. Un giorno, sei ragazzi tra i più grandi presero a ingiuriare e maltrattare gli insegnanti. Non paghi, fuggirono poi oltre il canale della Giudecca e misero a soqquadro la contrada di San Trovaso, gridando, ingiuriando e molestando chiunque capitasse loro a tiro. Furono ripescati dai Signori della Notte nella casa di una meretrice della zona, arrestati e indagati per volere del Consiglio dei Dieci. Quattro di loro, a seguito di ulteriori maltrattamenti degli insegnanti, vennero poi espulsi, mentre gli altri vennero chiusi nelle camere di punizione e «richiamati al dovere con opportuni castighi».. Il rettore Conchiato venne licenziato e si cambiarono gli insegnanti, ma qualche tempo dopo un altro rettore, tale Angelo Pagnesi, non sembrò essere da meno. Si scrisse di lui: «Dimentica obblighi e doveri, amministra senz'ordine, spende e spande per suo conto», salvo poi dover fuggire via dai territori veneziani perché esiliato dal Consiglio dei Dieci.

Nonostante inefficienze, ruberie e turbolenze da parte degli scolari, il Senato veneziano tentò di provvedere con cura all'accademia per tutto il corso del Seicento, trovando nuovi patron che lo finanziassero, eseguendo lasciti testamentari a favore dell'istituto, appianando in parte i debiti, riformando la disciplina interna e provvedendo ai bisogni di convittori e dipendenti.

Attività nel SettecentoCfr. .

Dopo un periodo di relativa tranquillità economica alla fine del SeicentoEconomo è tale Francesco Damiani, in carica per oltre mezzo secolo (1658-1710), negli anni tra il 1700 e il 1704 l'Accademia dei Nobili iniziò a versare nuovamente in condizioni difficili. Nuovi interventi statali decisi dal Senato nell'ottobre 170460 ducati mensili - circa 10.000 euro odierni - e altri 500 ducati per vestiario, utensili e ripianamento di alcuni debiti., grosse donazioni testamentarie6.000 ducati - oltre 1 milione di euro odierni - da parte del patrizio mons. Stefano Trevisan. e una gestione oculata delle spese, fecero rientrare i problemi finanziari.

Nel 1712, l'Accademia dei Nobili venne trasferita nell'omonimo palazzo tuttora esistente in Fondamenta Sant'Eufemia, acquistato ad un tale Marchiò Cavalli, Primario dell'Avogaria de ComunIvi, pp. 28-29. Tra gli anni 1716 e 1718, periodo in cui Venezia combatteva la Seconda guerra di Morea contro gli Ottomani, vennero cambiati tre economi annualmente - Stefano Meris, Andrea Cigna, Pietro Fanzelli - e la cassa dell'accademia versava nuovamente «in gravissima angustia»Ivi, p. 30.

L'amministrazione dei padri somaschi Un'approfondita indagine del Savio Cassiere N.H. Francesco Garzoni nel 1724 mette in luce tutte le carenze nell'amministrazione dell'Accademia dei Nobili. Per ovviare ad esse, i Riformatori dello Studio di Padova diedero incarico a Garzoni di trovare delle congregazioni religiose dispose a sobbarcarsi l'amministrazione dell'Accademia alla Giudecca.

Con decreto senatorio del 14 settembre 1724 subentrarono, quindi, i Chierici regolari di Somasca, ordine religioso fondato nel Cinquecento, tuttora esistente e votato a istruzione ed educazione cristianaMario Escobar (cur.), Ordini e congregazioni religiose (2 voll.), SEI, Torino 1951-1953.. I somaschi proposero un piano gestionale che faceva risparmiare una somma notevole ogni anno110 ducati, circa 20.000 euro odierni in valore aureo, ma la proposta iniziale del loro Padre Provinciale di spostare l'accademia nel collegio/seminario del sestiere di Castello fu bocciata.. Il nuovo rettore, padre Stanislao Santinelli, e gli altri somaschi entrarono nell'Accademia dei Nobili il giorno 31 ottobre 1724 alle ore 22Ivi, p. 48.

Le novità introdotte dai padri somaschi